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books“ Al centro del cortile i vasi d’aspidistra, intorno le palme, gli oleandri, il noce. Tutti pensavano che i giorni del garbino erano finiti. Quel che sarebbe stato non sapevano, però era certo che il vento aveva risucchiato pensieri stagnanti, dolori mummificati, certi rancori portati avanti con inerzia. Quando ormai si era spento ogni ricordo di chi o cosa li aveva generati. Il temporale si portò via l’estate e le scorie degli umori tristi”.

 

{tab=Recensione}

copertina

Un viaggio al centro del ciclone (“scijone”), metafora che riporta tutti all’origine, al nucleo primordiale quando le monadi della materia si uniscono sprigionando e decifrando l’energia e il codice della vita. I personaggi rappresentano i frammenti di queste particelle elementari che incontrandosi hanno vissuto la loro vita, mescolando, esaltando o reprimendo i loro più intimi desideri. Il vento caldo del garbino può essere paragonato a un catalizzatore che accelera e ingigantisce desideri, malinconia, tristezza e gioia di vivere.” Anche nel cuore degli uomini c’è un posto in cui s’ingorgano le parole, sentimenti, il caldo e il freddo delle passioni, il furore della rabbia e la disperata volontà di superarla”. E così i ricordi si materializzano con una forza tale da far sembrare l’aspetto fisico dei protagonisti un fragile baluardo esposto alla frammentazione, al filtro inclemente della natura che separa e unisce seguendo quasi una legge fisica di inerzia o movimento. E proprio in questa prospettiva che il  romanzo lega indissolubilmente, in un ritmo intenso ed incalzante, il particolare, descritto con minuziosa ossessione, all’universale senso della vita e della ricerca della sua essenza. Momenti di grande calma, una calma apparente che prepara la “rivuddura”, il capovolgimento della uniforme e piatta esistenza che si affaccia, come un occhio indiscreto, sul cortile di Via Orientale 18. Il garbino accelera le trasformazioni del tempo meteorologico, protagonista indiscusso, che rappresenta il ritorno alle origini in cui  i protagonisti ricercano una loro definizione, il legame significativo con  i misteri più profondi dell’animo. Il romanzo chiude la narrazione guidando ancora una volta il lettore all’intimo e vitale connubio con la natura e la sua palpitante rinascita, un ciclo vitale che accomuna i personaggi alle piante rigogliose che fanno da sfondo variegato alla trama del racconto. L’autrice nei suoi libri scopre ogni volta, usando un linguaggio di grande impatto evocativo, il legame intimo con le parole, quelle parole che diventano messaggi che si ascoltano in silenzio e lasciano tracce che solo il vento può con forza imprigionare nella tela dei ricordi.

 

{tab=Scheda tecnica}

Autore: G. Alberico
Titolo:
  Il vento caldo del garbino
Casa editrice:  ed. Mondadori
Anno di pubblicazione: 2007

{tab=Conosci l'autore}

autorGiulia Alberico è nata a San Vito Chietino nel 1949 e vive a Roma.
Insegnante di Italiano e Storia nelle scuole superiori, ha pubblicato tra gli altri i libri "Madrigale", "Il gioco della sorte", "Come Sheherazade" ed il presente "Il vento caldo del garbino".

{tab=Curiosità}
Non ci sono curiosità

{tab=La citazione}
“ Al centro del cortile i vasi d’aspidistra, intorno le palme, gli oleandri, il noce. Tutti pensavano che i giorni del garbino erano finiti. Quel che sarebbe stato non sapevano, però era certo che il vento aveva risucchiato pensieri stagnanti, dolori mummificati, certi rancori portati avanti con inerzia. Quando ormai si era spento ogni ricordo di chi o cosa li aveva generati. Il temporale si portò via l’estate e le scorie degli umori tristi”.

 

 

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