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copertina

Federico Aldrovandi, 18 anni, muore la notte del 25 settembre 2005 nel corso di un intervento operato da due pattuglie della polizia, nell’immediata periferia di Ferrara.

Dopo quattro anni, a seguito di un lungo processo, gli agenti responsabili vengono condannati.

Un fatto di cronaca, un evento che può sembrare una tragica fatalità ma non è tutto come si vuol far credere. Solo l’amore e il coraggio di una madre può cercare a qualunque costo la verità, nonostante le apparenze e quello che viene riportato dai verbali della polizia.

Il libro è un racconto che mescola gli aspetti reali della vicenda ai ricordi di una madre, del suo amore per il figlio, un ragazzo come tanti che ha subito una  inaudita violenza.
Quello che gli agenti riferiscono cioè la particolare agitazione che ha condotto il ragazzo all’autolesionismo, non è la verità, ma per accertarla è stato necessario rompere il muro di omertà e di omissioni che le forze dell’ordine hanno creato intorno all’accaduto, sollevare l’interesse e l’attenzione dei mass-media, cercare persone disposte a testimoniare e a fare un po’ di luce sulle vicende che quella notte hanno provocato la morte del giovane.
Attraverso le dolci e commoventi parole della madre riusciamo a percepire e accogliere un dolore immenso, la solitudine di chi si ritrova a dover sopravvivere appigliandosi ai ricordi, orme lievi che fanno lievitare pian piano il dolore della perdita e della separazione. “So che ti farò vivere ancora nei miei ricordi, schermi di speranza miei e solo miei, nei quali posso metterti ancora i calzini e allacciarti le scarpe tutti i giorni”.
Perché i figli sono sempre l’immagine alla quale i genitori sacrificano una parte della loro libertà, uno specchio degli anni passati che si proietta nel presente, un legame che  diventa più forte nel distacco traumatico quando i fantasmi appaiono di notte e di giorno a disegnare il vuoto, l’assenza di chi è andato via senza nemmeno un saluto.
In questo libro il dolore  di una madre diventa tangibile come una lama che penetra nel cuore e nella mente generando il coraggio della ricerca della verità, da gridare a tutti come una liberazione. “In tutti i casi tu saprai che non sono rimasta in silenzio, che tutto quello che dovevo fare l’ho fatto, che ancora una volta la vita me l’hai restituita tu, col tuo sorriso, con i tuoi occhi di luce troppo presto spenta.”

 

{tab=Scheda tecnica}

Autore: Francesca Boari
Titolo:
Aldro
Casa editrice:  Corbo Editore – Ferrara
Anno di pubblicazione: 2009

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autore

Federica Boari è nata a Ferrara nel 1966, città dove vive e lavora. All’insegnamento di storia e filosofia negli istituti superiori, affianca, da sempre, attività e esperienze nell’ambito artistico, letterario e filosofico. Il suo esordio narrativo è del 2008 con il volume “ Il prezzo del riscatto”con prefazione di Eugenio Borgna, edito da Cicorivolta.

 Dalle parole del sindaco di Ferrara: “ Non si può accettare che per difendere e celare l’operato della pubblica sicurezza vengono posti sotto accusa la scuola, le istituzioni civiche, gli amici di Federico, i giornalisti e tutti coloro che continuavano a manifestare i loro dubbi …dietro la versione della morte per overdose c’era anche questo di intollerabile: il palese tentativo di scaricare la responsabilità vera della morte di Federico a chi lo aveva educato o non lo aveva saputo educare”.

 

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Non ci sono curiosità

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“ Chiudo gli occhi e all’improvviso me la vedo davanti la morte, il viso bianco, trasparente, senza veli, con un lungo manto viola. Che dice signora? Vuole giocare a scacchi? Eh, no, non ci cado, la conosco già questa storia, io con lei non ci gioco, non è ad armi pari”

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