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{tab=Recensione}

copertinaVivere. Suonare. Suonare. Vivere. Coniugare la scala delle note con la tastiera della vita, usare come diario di confidenze un pentagramma, correre con le dita sui giorni del calendario come sui tasti del pianoforte… Un’impresa da musicisti. Forse un gioco da equilibristi, un’acrobazia da campioni, oppure una spirale di delirio, di dolore, o anche entrambe le cose insieme. Impossibile saperlo, impossibile sapere o tentare di comprendere perché i più grandi musicisti jazz non ce l’abbiano fatta, non abbiano resistito  non tanto al peso del successo quanto allo scorrere inesorabile della vita quotidiana.

"Credo si debba avere del dolore dentro per fare del buon jazz" si legge fra le righe del libro, righe in cui spiccano i noti nomi di Charlie Parker e Chet Baker, di Lester Young e Billie Holiday, di Bud Powell e Miles Davis (…), dimostrazioni eclatanti di quanto spesso la vita e il jazz non siano riusciti a creare un armonico connubio, ma si siano distaccati fino a formare due binari paralleli, destinati a non incontrarsi mai. E allora bisogna inevitabilmente scegliere: suonare o vivere?

E' il caso di Luca Flores, di fatto protagonista del libro, che ne è fedele ricostruzione  biografica. Il nome probabilmente non vi dirà niente, d’altronde le luci del palcoscenico si sono spente troppo presto per lui. Eppure c’è stato qualcuno che le ha riaccese, che ha voluto rispolverare il sipario e farcelo conoscere questo Luca Flores, un musicista di talento, un ragazzo segnato dal dolore.

E questo qualcuno è stato Walter Veltroni. Dimenticatevi per un istante della figura di quest’uomo con la fascia da sindaco, con la faccia da politico… pensate a lui semplicemente come uno scrittore, anzi, lo scrittore. Lo scrittore de “Il disco del mondo”, un’opera che, vi assicuro, con la politica non ha assolutamente niente a che fare.

Tutto è cominciato, come l’autore stesso ci racconta, da una notte come tante, una di quelle notti in cui il silenzio ti avvolge con tutta la sua suggestione, una di quelle notti che senza la musica tutto sembra vuoto e privo di significato. In una di quelle notti, basta un click sul tasto PLAY perché le note prorompano fuori dallo stereo ed inizino a riempire la stanza con tutto il loro struggente grido di dolore. Note che corrono, che si rincorrono, che scorrono sopra l’anima di un uomo che non riesce a rimanere indifferente. E decide di sapere, di conoscere, di informarsi. Chi è che ha suonato quelle note così tremendamente coinvolgenti? Chi le ha potute plasmare con tanto sentimento, con tanta profetica passione?

Da qui ha inizio “Il disco del mondo”, ovvero la storia di Luca Flores. Uno che la musica l’amava davvero. E per cui la vita era sempre stata troppo difficile, segnata come fu da un drammatico incidente stradale, di cui Veltroni ci racconta la dinamica. Luca, sua sorella Barbara, sua madre Iolanda e un'amica di quest'ultima con la figlia salgono in macchina per accompagnare Luca dal dentista, quando il veicolo prende a sbandare e finisce fuori strada. Nessuno si fa male, giusto qualche lieve contusione. Nessuno, a parte il guidatore: la gonna della mamma di Luca rimane impigliata nel cerchione dell’automobile. E anche la vita di Luca rimarrà impigliata lì, in quel ricordo che lo tormenterà per tutta la vita, accompagnato da un inspiegabile, involontario, inconsapevole senso di colpa. Quel senso di colpa infantile, che i bambini sanno portarsi dentro per anni dietro un silenzio, un sorriso mancato, un comportamento bizzarro. E nessuno se ne accorgerà finché quel bambino, cresciuto, non darà evidenti segni di disagio. Luca sta male, Luca è strano, Luca si taglia i polpastrelli per non suonare più, Luca si spacca un timpano con un cacciavite riscaldato per non lasciarsi più suadere da quelle ammalianti note. Ma non basta, ancora non basta, quel senso di colpa che già ha fatto a brandelli la sua anima continua a rodere dentro, a rosicchiarlo pezzetto per pezzetto. E intanto la passione per la musica non viene mai meno; pur con le cicatrici sulle dita Luca continua a suonare, sordo da un orecchio continua a comporre. E' un'attrazione fatale quella che ha sempre avuto per la musica. E il 'terzo incomodo' è inevitabilmente la vita, quella vita che continua a porgli davanti il ricordo di un dolore incommensurabile; quella vita da eliminare, per rimanere finalmente con il suo unico vero amore, per sempre.

All'interno del libro, finito di stampare nell'aprile 2003 edito da Rizzoli, oltre a citazioni illuminanti, troverete pagine e pagine di materiale visivo: dalle foto della famiglia Flores, agli appunti di Luca, ad un DVD (gustatevi le scene finali, sono incredibilmente suggestive) che riprende tutti coloro che si sono prestati ad inserire quel tassello del profilo di Luca a loro più familiare, allo scopo di ricostruire tutto il mosaico della vicenda esistenziale dell'artista. Come se l'Autore volesse dimostrare che il suo libro tratta di una storia vera, verissima: non c'è nulla di inventato, nessuna trasfigurazione ideale. "Il disco del mondo" non è un romanzo, ma una biografia. Una "vita breve", si scorge scritto sulla copertina.

"How far can you fly? [Quanto lontano puoi volare?]" è il brano che suggella come una preziosa ceralacca tutta questa tragedia; Luca cambiò il titolo in "Ladder", la Scala. La scala della vita, nei primissimi gradini della quale era rimasto drammaticamente impigliato. La scala della Musica, che aveva percorso correndo senza fiato fino all'ultimissimo gradino: ecco, ora finalmente Luca Flores può volare.

 

{tab=Scheda tecnica}
Autore: Walter Veltroni
Titolo: Il disco del mondo
Casa editrice: Rizzoli
Anno di pubblicazione: 2003

{tab=Conosci l'autore}

autore

Walter Veltroni è nato a Roma nel 1955, è un politico e giornalista italiano, ex segretario nazionale del Partito Democratico, ex- sindaco di Roma.
Il suo ultimo libro è "Noi".

 

{tab=Curiosità}
Dal libro di Veltroni è tratto il film "Piano, solo" del 2007, regia di Riccardo Milani, con Kim Rossi Stuart

{tab=La citazione}
flores"Io amo quei musicisti che cantano, scrivono e suonano ogni nota come se fosse l'ultima" (Luca Flores)

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