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{tab=Recensione}

copertinaLisbona, agosto 1938.
La sedentaria e sempre uguale vita di un noto giornalista portoghese, subisce una svolta decisiva nell’incontro con due ragazzi sovversivi. Punto, fine dalla storia.
La trama di “Sostiene Pereira” è così semplice da lasciarsi facilmente riassumere in queste poche righe. Disarmante, deludente… eppure affascinante:  così facendo Antonio Tabucchi, non fa che ammiccare complice al suo lettore pretendendolo attento quanto appassionato, come per sfidarlo a carpire anche il più profondo significato nascosto fra le righe o inaspettatamente raggomitolato fra le pieghe delle sue pagine. Già perché l’autore di Sostiene Pereira per lo più allude, accenna, insinua, in un rispetto del fruitore e degli stessi personaggi che si fa a dir poco totale: non troverete mai un suo personale giudizio, una sua intromissione, un suo commento esplicito. E con buona pace –permettetemi un breve excursus filosofico- dell’anima di Croce: “Sostiene Pereira” rappresenta proprio l’opposto dell’opera ideale crociana, della famosa teoria del nesso dei distinti: arte, logica, economia, etica…tutto è fuso e confuso nell’opera di Tabucchi, con un risultato che non esito a definire pregevole. Pregevole anche grazie al curioso modus narrandi che caratterizza quest’opera: il narratore è sì esterno, ma si fa voce della voce. Mi spiego: la vicenda è presentata come un resoconto del resoconto del protagonista che la vive; esemplificando nella maniera più nitida possibile: gli avvenimenti accadono, Pereira racconta (o meglio sostiene; di qui il titolo, che si ripresenta costantemente in tutto il libro), Tabucchi scrive. E come scrive! Dire “con il cuore” sarebbe retorico scontato banale e chi più ne ha più ne metta, ma in fondo non così lontano dalla pura verità, basti pensare al rapporto che egli riesce a costruire con il protagonista del suo romanzo: Pereira era “solo un personaggio in cerca d’autore. Non so perché scelse proprio me per essere raccontato(…) ma lo accolsi con affetto”. Una relazione d’intimità quasi familiare che viene inevitabilmente trasmessa al lettore; non si può, francamente, non provare un’irrefrenabile simpatia per il caro vecchio Pereira, peraltro descritto secondo parametri lontani dal tradizionale, che tuttavia mirano a concentrare l’attenzione del lettore sui particolari, anche e soprattutto quelli apparentemente insignificanti. Di Pereira rimarrà sempre, benché sfocata, l’immagine di un intellettuale grassoccio e cardiopatico un po’ avanti con gli anni, cattolico insicuro, vedovo nostalgico, che trascorre le sue giornate in modo invariato, traducendo racconti francesi per la pagina culturale del giornale portoghese “Lisboa” (di cui è divenuto da poco il direttore, dopo trent’anni di esperienza di cronaca nera), parlando con il ritratto della moglie e bevendo in continuazione spremute di limone.
Eppure non avremo mai una nitida focalizzazione del personaggio. Non si sa il suo nome, che non viene neanche lontanamente accennato nel corso dei ben venticinque capitoli in cui si articola il romanzo; e non abbiamo modo di sapere con esattezza qualcosa, che so, della sua infanzia o giovinezza ad esempio, né di ricostruirne un ritratto fisico preciso. Tabucchi sceglie di lasciarci in preda alla nostra immaginazione, senza con questo astenersi da descrizioni complete ed esaurienti di momenti fondamentali per la storia, come l’incontro del protagonista con due rivoluzionari decisi a battersi contro la feroce dittatura salazarista portoghese, Marta e Monteiro Rossi. Allora Pereira si troverà di fronte a due giovani pronti a lottare fino all’estremo sacrificio in nome dei loro ideali, due ragazzi che, senza rendersene conto, si dimostreranno capaci di insegnare qualcosa di estremamente importante ad un uomo maturo che, definendoli “ottimisti senza futuro”, s’illudeva di non aver più nulla da imparare, ormai:
“…Marta bevve un sorso di vino di porto e disse: noi non facciamo la cronaca, dottor Pereira, è questo che mi piacerebbe che lei capisse, noi viviamo la Storia”.
Sarà proprio dal casuale contatto con questi due imprevedibili personaggi che la vita di Pereira verrà movimentata, scombussolata, stravolta fino all’estremo del pericolo. E a quel punto il giornalista dovrà decidere se ritornare alla monotona ma sicura vita di sempre, o dire finalmente basta, alzare quella testa che per anni aveva tenuto passivamente abbassata, che aveva annuito ciecamente obbediente ad un governo cruento e magari persino carnefice, e dare così una svolta decisiva alla sua piatta esistenza.
Il libro si rivela pertanto una preziosa fonte d’insegnamenti, tanto dal punto di vista letterario quanto da quello umano; una sorta di cartaceo diffusore di messaggi di fondamentale importanza, un particolare megafono capace di far risuonare forte nelle orecchie dei suoi lettori quest’esortazione: lottare sempre e comunque per ciò in cui si crede. Fino in fondo. E’ questo, il vero evento:

“L’evento è un avvenimento concreto che si verifica nella nostra vita e che sconvolge o che turba le nostre convinzioni e il nostro equilibrio, insomma l’evento è un fatto che si produce nella vita reale e che influisce sulla vita psichica (…), sostiene Pereira.”

 

{tab=Scheda tecnica}
Autore: Antonio Tabucchi
Titolo: Sostiene Pereira
Casa editrice: Feltrinelli
Anno di pubblicazione:  1994

{tab=Conosci l'autore}

autoreAntonio Tabucchi nasce a Pisa nel 1943. Come "Sostiene Pereira", anche altre sue opere risentono dell'influenza letteraria, sociale e culturale portoghese ("La testa perduta di Damasceno Monteiro", 1997), da sempre interesse preponderante dell'autore. Tabucchi ha infatti tra l'altro curato e tradotto l'edizione italiana dell'opera di Fernando Pessoa e le poesie di Carlos Drummond De Andrade.

Tra i riconoscimenti possiamo ricordare il Premio Campiello ed il Premio Europeo della Letteratura.

Le sue opere divengono non solo lavori cinematografici (oltre al sottocitato film di Faenza, ricordiamo tra l'altro "Piccoli equivoci senza importanza" con Charlotte Rampling e Fabrizio Bentivoglio), ma anche testi teatrali ("I dialoghi mancati", 1998).

Attualmente è docente di Lingua e Letteratura portoghese all'Università di Siena.

{tab=Curiosità}
Nel 1995 Sostiene Pereira diventa un film. Diretto e sceneggiato da Roberto Faenza, vanta tra l'altro un cast importante (Marcello Mastroianni è Pereira, ma ci sono anche Nicoletta Braschi -Marta- e Stefano Dionisi -Monteiro Rossi-) e la straordinaria interpretazione musicale di Ennio Morricone.

{tab=La citazione}
"La smetta di frequentare il passato, cerchi di frequentare il futuro"

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