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copertinaNon so come succede, come ogni volta si ripete il “miracolo”. O meglio, non so perché succede sempre. Immaginate la scena: entrate in una libreria, magari in un giorno pieno di sole, i cui raggi però non riescono proprio a penetrare il muro grigio che vi siete edificati intorno all’anima, volete curiosare, magari appoggiarvi ad un muro o sedervi su un divanetto e  sfogliare qualche pagina, tanto per distrarre i vostri pensieri da QUEL punto che vi tartassa, magari non avete l’intenzione di comprarvelo un libro (cosa sulla quale si potrebbe discutere: perché “comprare”, quindi “pagare”, un libro, soprattutto visti i prezzi degli ultimi tempi?! “I libri sono idee. Dovrebbero circolare liberamente nella società. Essere gratis o costare poco. Pensare che il sapere sia riservato a quelli che possono comprarlo è assurdo. Il sapere è universale”. Quindi “un libro non si compra, si recupera”[G. Belli]….;) ; quand’ ecco, sentite uno sguardo che si appoggia su di voi, un richiamo, quasi un flusso che vi circonda…abbassate gli occhi… ed eccolo lì. Il vostro sguardo si posa su una copertina discreta, sulla quale trionfano un nome ed un titolo: le vostre mani si muovono convulsamente, prima titubanti, poi frenetiche su quel mattoncino di carta; cominciate  a scoprirlo, ad interessarvi; magari appartenete  anche  a quella categoria di folli che leggono le prime frasi e  poi volano all’ultima pagina a memorizzare le ultime righe e cominciano ad immaginare da soli quello che succede nel cuore di quei due estremi(…si confesso, sono adepta della setta che professa questa cerimonia…!). E così è successo di nuovo. Uscite con il vostro pacchetto, alleggeriti nell’anima da quel grigiore che vi attanagliava poco prima e, arrivati nel vostro posto ideale, vi mettete a leggere. Meraviglioso. Ed è proprio così che mi sono ritrovata tra le mani il libro di cui voglio parlarvi: “La donna abitata” (“La mujer habitada”), opera della nota scrittrice nicaraguense Gioconda Belli, combattente appartenente al fronte nazionale di liberazione sandinista(FSLN, Frente sandinista de liberación nacional, movimento rivoluzionario e partito politico nicaraguense d’ispirazione marxista) contro la dittatura somozista (appoggiata da Ronald Reagan per altro…toh…l’onnipresente USA..!!) che mieteva vittime in Nicaragua, autrice di altri meravigliosi libri, tra cui ”Il paese sotto la pelle. Memorie di amore e guerra” (che, permettetemi, nel suo titolo originale rende molto di più, e chi si è innamorato della musicalità spagnola può capirmi”El paìs bajo mi piel”), “Waslala”, “Sofìa dei presagi”, e di molte poesie alcune edite nella raccolta “L’occhio della donna”.  

L’ho aperto. Mi sono lasciata rapire. Riscatto inesistente. Non voglio più tornare. Già dalla prima frase ho capito che sarebbe stato un incontro indimenticabile.

Questo romanzo è la storia di un incontro, di una conoscenza, profonda ed inconsapevole al contempo, tra due donne, Lavinia  ed Itzca: due meravigliose creature che vivono , in due epoche diverse, l’identico dramma di dover lottare per liberare la propria Patria, affermare la loro posizione di combattenti, amanti e strateghe, sebbene appartenenti alla categoria del così detto gentil sesso. Itzca è una guerriera inca che si batte contro l’invasione del “biondo” spagnolo: è una donna che decide di lottare al fianco del suo uomo, Yarice, rinunciando alla tranquilla vita fatta d’attesa, di illusione di ritorno ad un’epoca felice; segue il suo Amore, il suo istinto, lottando anche contro il ferrato maschilismo che contraddistingue i capi della sua tribù; rinuncia alla sua tranquillità, ma non si piega alla prostituzione per evitare la morte, all’imposizione di una religione che cancella le sue origini per evitare la schiavitù. E lotta. Si trova a dover sacrificare anche parte della sua femminilità: è una di quelle coraggiose che si nega la maternità per non regalare schiavi agli spagnoli, che soffre quando impone il rifiuto al suo uomo e lo sente gridare di dolore come un animale ferito. E dopo 25 primavere di vita e molte lune passate a  lottare nei boschi, Tatloca la chiama a sé: il dio al quale è consacrata la accoglie tra le sue braccia, facendola cadere nel suo letto d’acqua ferita durante l’ennesima imboscata tesa dall’invasore. E lei rinasce. Il suo soffio vitale, i suoi pensieri, le sue emozioni scorrono ora in un albero di arance, nelle sue foglie, nel succo dei suoi frutti. Ed è così che avviene, come una mistica comunione, l’incontro tra lei e Lavinia, sua immagine speculare dei tempi moderni, la quale vive in una città centroamericana, che raccoglie, anche nel suo nome, tutte le contraddizioni della vita: Faguas, agua y fuego, acqua e fuoco, distrutta dalla feroce dittatura dei Grandi Generali. Itzca entra nel sangue di Lavinia attraverso il succo delle arance, e così la sua antica saggezza  e la sua forza la guidano, come un impulso profondo e sconosciuto, aiutandola a prendere coscienza di se stessa e delle sue azioni. Lavinia entra in contatto con il Movimento di Liberazione Nazionale attraverso Felipe, novello Yarice, un uomo che emana vibrazioni selvagge e remote: i loro corpi, le loro anime, le loro strade, non possono che incontrarsi, scontrarsi, intrecciarsi, trovando un’intesa profonda ed unica. Anche Lavinia si scontrerà contro il muro del maschilismo, per altro malcelato, di questa società così moderna, eppure ancora così ancorata a stilemi antichi ed inutili; lotterà contro l’indifferenza della gente e contro le convenzioni sociali  ipocrite e limitanti, soprattutto della classe aristocratica alla quale appartiene; rafforzerà la sua posizione indipendente , entrerà nelle fila del Movimento, combatterà per abbattere la dittatura e cambiare le sorti del suo Paese, sacrificherà la sua vita sull’altare del supremo valore della Libertà in nome dell’eterno ideale della giustizia sociale e dell'amore verso gli oppressi: e al culmine del suo sacrificio sentirà una forza antica scorrerle dentro, scuotendola nelle radici più profonde del suo essere.

La Belli ci racconta una storia meravigliosa, con uno stile che circonda, rapisce, ponendoci davanti ad una realtà estrema, per altro piuttosto autobiografica: sembra di sentirla la sua penna che scivola veloce sul foglio, disegnando i contorni di situazioni e personaggi molto coinvolgenti. Il ritmo incalzante non permette distrazioni. Tutto rapisce. E’ un libro che lascia il segno, uno di quelli che si fa sottolineare, stropicciare, vivere; uno di quei libri che non poteva non insegnare qualcosa, lasciando una traccia importante in chi lo legge. E questo perché quello che abbiamo tra le mani è un vero e proprio inno alla Vita, un omaggio alla Giustizia, un’offerta alla riscoperta della Femminilità, della Sensualità e a tratti dell’Erotismo come atto rigeneratore e creativo, una riscoperta di tutti quei valori e quelle sensazioni che ci fanno sentire parte integrante di un tutto armonico che scorre, ma non permette di dimenticare.

 

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Autore: Gioconda Belli
Titolo: La donna abitata
Casa editrice: Super E/O prima edizione Tascabile
Anno di pubblicazione: 2006

{tab=Conosci l'autore}

autoreGioconda Belli (Managua, 9 dicembre 1948) è una poetessa, giornalista e scrittrice nicaraguense. Ha al suo attivo quattro libri di narrativa, nei quali vengono esplorati alcuni temi ricorrenti, come le vicissitudini politiche del suo paese e la lotta sandinista, il femminismo e l'emancipazione della donna, il rapporto tra l'america precolombiana e il sudamerica attuale, e un certo livello di misticismo. È anche autrice di diverse raccolte di poesie, caratterizzate da una poetica sensuale e femminile.

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