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copertina "Le Ragazze di Ventas” , titolo originale “La voz Dormida”, è l’esempio di come la ricerca della Verità, associata a Passione e ad Amore per la Storia, possa portare a quello che definirei un capolavoro.

Dulce Chacòn ci accompagna alla scoperta di quella Verità per troppo tempo volutamente omessa, riposta in fondo al cassetto chiuso dei momenti da dimenticare: la Resistenza spagnola contro Francisco Franco. Una Verità scomoda, che riapre ferite che la Spagna, e l’Europa in generale, hanno maldestramente tentato di risanare. Ancora una volta la ferita è troppo profonda e i punti di sutura, fatti di omertà, voglia di dimenticare, oscurare, ricominciare distruggendo e non facendo tesoro di quanto gli eventi insegnano, sono troppo deboli. La Verità vuole uscire. E lo fa attraverso le pagine di questo romanzo meraviglioso, esplodendo come un urlo imponente e liberatorio, come uno scroscio di pioggia fredda ed impertinente, che ti bagna, ti attraversa, ti coinvolge intimamente.

Perché la Storia non può lasciare indifferenti, meno che mai quando le sue protagoniste sono Donne: mogli, amanti, madri, nonne, bambine, adolescenti. Ma soprattutto guerrigliere. Donne che hanno combattuto per affermare la Repubblica e la Democrazia in una Spagna piegata dalla dittatura fascista ed oscurantista di Franco.

Hortensia, condannata a morte perché comunista dell’Agrupaciòn Guerrillera de Extremadura y Centro, che ha combattuto al fianco del suo amore Felipe con le armi strette nel pugno chiuso in nome della Libertà. Rinchiusa a Ventas, dove darà alla luce Tensi, e morirà poco dopo urlando “Viva la Repubblica” e guardando negli occhi il suo boia, senza piegarsi a rinunciare ai suoi ideali. Hortensia che morirà senza aver riabbracciato il suo amore, braccio destro di Paulino, il Chaqueta Negra, capo dei guerriglieri datisi alla macchia, alla Resistenza nei boschi. Lei, che lascerà sua figlia Tensi alla sorella Pepita, la quale la crescerà leggendole i quaderni che Hortensia ha scritto in carcere.

Pepita, che non ama la politica, non ama ciò che non capisce, perché è la politica con la guerra e la Resistenza che l’ha portata via da Cordoba, che l’ha strappata dall’amore di sua sorella, che l’ha condannata a stare venti anni lontana dal suo uomo, Paulino nascosto sui monti, Fuggito in Francia e, una volta tornato, rinchiuso nel Carcere Centrale di Burgos. Paulino che cambia identità, che non è più il Chaqueta Negra, ma è Jaime Alcantara, che non verrà condannato a morte e sposerà il suo amore, Pepita. Lei, avvolta inconsapevolmente dalla tela di un “ragno peloso”, che è la politica: farà da staffetta e messaggera per i guerriglieri, rischierà la sua vita, vedrà Felipe morto durante un’imboscata dei falangisti senza che abbia potuto amare ancora una volta Hortensia e aver conosciuto Tensi, il frutto di quell’amore. Perché Felipe, che si chiamava Mateo, è morto per salvare i suoi compagni e il Chaqueta Negra. E per salvare Celia, la ragazzina di 16 anni che prima si chiamava Elvira ed è la sorella di Paulino, evasa da Ventas, dove divideva la cella con Hortensia “che stava per morire”; con Reme, che l’abbracciava e l’amava come fosse figlia sua, che ha una sedia di paglia e un marito, “povero Joaquin”, che la aspetta per amarla nel loro letto, che entrerà di nuovo nel Partito; con Tomasa, che ha una storia nel cuore di cui non parla, che non potrà salutare Hortensia prima che venga uccisa perché verrà lasciata per mesi in isolamento, che chiede del mare, perché è nel mare che si trova il suo cuore e il suo dolore; con Sole, che evaderà con l’aiuto di Felipe e Paulino da Ventas per ritrovare sua figlia, che ha perso un occhio perché non ha tradito: i militari della Guardia Civil glielo hanno strappato dall’orbita e ora è costretta a celarsi dietro un paio di lenti scure. Sole, che aiuterà Hortensia a partorire e Tomasa a sopravvivere, che fuggirà con la figlia Amalia in Francia attraversando i Pirenei a piedi. Sole che non tornerà più. Mai più.

A queste donne, a queste Storie, a queste Vite, è dedicato l’ultimo romanzo della Chacòn, deceduta nel 2003, un anno dopo la pubblicazione dell’opera, a 49 anni. Un romanzo senza dubbio emozionante, soprattutto perché ciò che viene narrato è stato raccontato all’autrice proprio da quelle donne che hanno vissuto questo orrore. Vicende umane meravigliosamente intrecciate tra loro, piene di attesa, paura, coraggio, amore. Nomi che la Storia non può e non deve dimenticare, vite di cui si deve parlare, per non cedere di nuovo alle barbarie, per sentirsi sempre più radicati alle radici del proprio Popolo, del proprio Paese, ancora una volta fare della Storia una maestra di vita. Perché il Silenzio, come il Dolore, ti schiaccia nella morsa del Tempo, che non ha premura, e i racconti, le Parole, sono l’unico mezzo per far rivivere queste memorie, per farle resistere.

E “Resistere è Vincere”.

 

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Autore: Dulce Chacòn
Titolo: Le ragazze di Ventas
Casa editrice: Neri Pozza
Anno di pubblicazione: 2002

{tab=Conosci l'autore}

autoreDulce Chacòn è nata a Zafra il 3 Giugno del 1954. Nata in una famiglia aristocratica, storicamente conservatrice, di destra, subito si è rivelata molto legata agli ideali progressisti, in ampio contrasto con l’impronta familiare. Scrittrice impegnata nel sociale, si è, ad esempio, battuta per i diritti delle donne che patirono la carcerazione nel periodo della repressione franchista, si è apertamente schierata nel 2003 contro la guerra in Iraq, dove si recò personalmente con altri esponenti della cultura progressista spagnola e qui collaborò con alcune associazioni per la difesa dei diritti umani; da sempre attenta all’educazione dei giovani, era profondamente convinta del ruolo fondamentale della cultura come guida degli adolescenti nel loro diventare Uomini, si preoccupava di far accendere in loro l’amore per la letteratura, non applicando i metodi coercitivi scolastici. Fu autrice prolifica: scrisse romanzi, poesie, opere teatrali, vincendo numerosi premi di concorsi letterari, tra cui “Miglior Libro dell’Anno” nel 2002 in Spagna proprio con “La Voz Dormida”. Molte delle sue opere sono dedicate alla ricostruzione della memoria storica del periodo della guerra civile e della dittatura franchista. Nell’ottobre del 2003 le venne diagnosticato un cancro ormai in stato avanzato, e nel dicembre dello stesso anno si spense lasciando un vuoto culturale incolmabile.

{tab=Curiosità}
Per dar vita a questa sua ultima opera la Chacòn ha viaggiato per circa quattro anni per tutta la Spagna, raccogliendo quelle storie che poi andranno a comporre questo monumento alla Verità.

{tab=La citazione}
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