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copertinaCome giustamente ha osservato Giovanni Dall’Orto, che ne cura la prefazione, con questo studio si è voluto colmare un vuoto nella ricerca storica sull'omosessualità in Italia; l’autore ha quindi riportato alla luce diversi fatti di cronaca, conosciuti o meno, che, in tempi non troppo lontani, videro coinvolti gli “urningi”, come si definivano allora i gay.

E così si va dal caso di due gay condannati per essere stati “uditi” e non visti nel loro rapporto sessuale, al più classico abuso sugli alunni da parte del sacerdote del collegio, dalla condanna del colonnello per “atti immorali” sui sottoposti, alla lesbica che uccide il marito per vivere segretamente con la compagna. Il saggio, scritto con tono piano e giornalistico (Oliari è collaboratore di diversi periodici), riporta anche fatti che all’epoca occuparono le pagine della cronaca, come la condanna per prossenetismo e per pornografia del fotografo tedesco von Plueschov nella Roma del 1907, o i “fatti di Varazze” dove, per un sospetto caso di abuso sessuale da parte di un padre salesiano sul giovane Besson, vi furono manifestazioni di piazza in tutta l’Italia, con morti alla Spezia, aggressioni fisiche ai preti e persino l’intervento del papa e del Capo del Governo. Con “L’omo delinquente” (il richiamo ironico va al titolo del celeberrimo L'uomo delinquente del criminologo ottocentesco Cesare Lombroso) Oliari apre una finestra sul modo di percepire l’omosessualità nell’Italia di fine Ottocento inizio Novecento, meno penalizzata dal punto di vista giuridico, ma vista come una malattia di carattere neuro-psichiatrico e comunque sempre come un male immorale, tale da aggiungere, a chi rimaneva coinvolto in uno scandalo, una sorta di doppia colpa.

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Autore: Enrico Oliari
Titolo: L'omo delinquente. Scandali e delitti gay dall'Unità a Giolitti
Casa editrice: Prospettiva editrice
Anno di pubblicazione: 2006

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autoreDal suo sito:
"Nel 1993 scelgo di non nascondere ne' a me stesso, ne' agli altri, il mio orientamento omoaffettivo: c'è bisogno di lottare per quei diritti civili di libertà e di uguaglianza di cui i gay italiani non godono. E lo faccio senza rinunciare al mio credo politico di uomo di destra, convinto della mia coerenza e della necessità che vi sia un'apertura alla tematica anche nel mondo di centrodestra;
nel 1995 sono eletto presidente di Arcigay di Trento, carica che ho ricoperto per due anni. L’impostazione che do al mio impegno consiste in lavoro articolato su quattro fronti: politico, ricreativo, di sostegno individuale e culturale. Muovo quindi i primi passi nel mondo della militanza del movimento omosessuale italiano; nel 1996 entro a far parte del Consiglio nazionale dell’Arcigay, do vita alla trasmissione radiofonica “Libertà d’esistere”, sulla bolzanina Radio Tandem, ed organizzo diverse conferenze, fra cui “Omosessualità: che fare?”, “Mamma, sono gay” e “La coppia omosessuale”; nel giugno 1997 partecipo attivamente all'organizzazione del gay pride di Venezia;
nel settembre dello stesso anno ideo e fondo con Alessandro Gobbetti, Marco Jouvenal e Marco Volante, GayLib, l’associazione nazionale dei gay liberali e di centrodestra.  Acquisisco una certa visibilità mediatica, come si può vedere dalla mia rassegna stampa; nel 2005 partecipo al primo incontro europeo delle associazioni gay di centrodestra, organizzato da GayLib Francia; nel 2006 esco con il mio primo saggio storico, "L'omo delinquente - Scandali e delitti gay dall'Unità a Giolitti"; nel 2009 porto il mio contributo, "La persecuzione degli omosessuali: un approccio storico contestualizzato e privo di ideologismi" all'incontro "La memoria degli altri", organizzato a Roma per la Giornata della Memoria. Il 17 maggio presento a Torino il mio nuovo saggio "Omosessuali? Compagni che sbagliano. Omosessualità e comunismo: ciò che non bisogna sapere".

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E' possibile visitare il suo sito www.oliari.com

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