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copertinaNel romanzo“Zuckerman scatenato” l’autore, Philip Roth, oltre alla tormentata vicenda personale di Nathan Zuckerman traccia anche la figura dello stalker rancoroso, che appare così come descritta nella classificazione di Mullen e Pathè e che nel libro è splendidamente impersonata da Alvin Pepler.
E’ bene ricordare, prima di proseguire nella narrazione, che gli stalkers rancorosi sono individui fermamente intenzionati a perseguire i loro piani punitivi, ritenendo giustificati i comportamenti molesti. Le azioni che intraprendono non sono solamente dirette alla semplice vendetta ma anche alla riabilitazione ed alla rivendicazione delle loro ragioni, creando nella vittima uno stato di paura e tensione.
Nathan Zuckerman è uno scrittore che un giorno diviene di fama mondiale in seguito alla pubblicazione di un romanzo che ha per protagonista Gilbert Carnovsky, un personaggio scandaloso per il mondo ebraico, talmente indegno da attirare sull’autore il biasimo di tutta la comunità alla quale lo scrittore stesso appartiene. Ma non solo, i lettori confondono Carnovsky con Zuckerman considerando il libro un romanzo autobiografico.
Già nelle prime pagine del racconto fa la propria comparsa Alvin Pepler, ex marine, ex concorrente di un quiz televisivo, il quale, come scopriremo poi, ritiene Zuckerman responsabile di avergli rubato l’idea del romanzo.
Di grande effetto il momento in cui Pepler cerca di stabilire una relazione comunicativa con Zuckerman. Lo scrittore si trova seduto all’interno di una tavola calda, immerso nei suoi pensieri ed intento a scorrere il menù del ristorante, quando all’improvviso gli si avvicina Alvin Pepler, a lui sconosciuto, dicendogli: <<Mi Scusi. Volevo solo ringraziarla>>.
Pepler dimostra nei confronti di Zuckerman un interessamento eccessivo, pressante, chiaramente volto ad ottenere il controllo del rapporto da instaurare e quindi della vittima. Usa la tecnica della condivisione dell’esperienza e dei troppi dettagli per cercare di abbassare le difese dell’interlocutore. Dice Pepler: <<Quello che rende la cosa incredibile è che anch’io sono di Newark>>, e ancora: <<Nato e cresciuto. Lei se ne andò nel quarantanove, giusto?...>>. Lo scrittore mostra perplessità: <<Zuckerman ordinò il suo sandwich e una tazza di tè. Come fa a sapere che me ne sono andato nel quarantanove? da “Life”, immagino>>. Pepler non si ferma alla condivisione dell’esperienza, esercitando nei confronti del proprio bersaglio un assedio spietato, falsamente amorevole, come appare nella scena del gelato: <<E poi, improvvisamente, guardò Zuckerman con la stessa tenerezza di un padre in gita col proprio figlioletto. –Ci vuole sopra i canditi, Nathan?>>.
Proprio come un gelato al gusto di fragola e limone, dopo il sapore dolce Pepler fa assaggiare a Zuckerman la sua parte acida, con questa telefonata anonima e ricattatoria che merita essere citata per comprendere appieno la condotta dello stalker e l’accuratezza delle informazioni che riesce a raccogliere sulla vita della propria vittima.
<<- Non riattaccare, Zuckerman. Non riattaccare, se non cerchi rogne… …Ho un messaggio importante per te, Zuckerman. Sarà meglio che ascolti attentamente.>>
<<- Chi parla?>>
<<- Voglio una parte di quei soldi.>>
<<Quali soldi?>>
<<Piantala. Tu sei Nathan Zuckerman, Zuckerman. I tuoi soldi.>>
<<Guardi, questo non è divertente, chiunque lei sia>>…..
<<Tua madre vive a Miami Beach, al 1167 di Silver Crescent Drive. Abita in un condominio, di fronte all’appartamento della tua vecchia cugina Essie e di suo marito, il signor Metz, il giocatore di bridge. Loro stanno al 402, tua madre al 401. Una donna delle pulizie di nome Olivia viene tutti i martedì. Il venerdì sera tua madre cena con Essie e il suo gruppo al Century Beach. La domenica mattina va al tempio ad aiutare col bazar. Il giovedì pomeriggio c’è il suo club. Si siedono intorno alla piscina e giocano a canasta: Bea Wirth, Sylvia Adlerstein, Lily Sobol, la cognata di Lily, Flora, e tua madre. Altrimenti va a trovare il tuo vecchio nella casa di cura. Se non vuoi che tua madre sparisca, ascolta quello che ho da dire e non perdere tempo a ironizzare sulla mia voce. Si dà il caso che questa sia la voce con cui sono nato. Non tutti sono perfetti come te.>>
<<- Chi parla?>>
<<- Sono un tuo ammiratore. Lo ammetto, nonostante gli insulti. Sono un tuo ammiratore, Zuckerman. Sono uno che ha seguito la tua carriera per anni e anni, ormai. Ho aspettato a lungo che tu sfondassi. Sapevo che un giorno sarebbe successo. Doveva succedere. Tu hai un vero talento. Li fai vivere, i tuoi personaggi. Anche se, francamente, non credo che questo sia il tuo libro migliore.>>
Le informazioni che Pepler assume sul conto del proprio obiettivo, in questo caso la madre dello scrittore, non sono casuali ma ben orientate e messe tutte insieme a formare un accuratissimo dossier. Questo ci fa pensare all’enormità di tempo ed alle energie che lo stalker è disposto ad impegnare per raccogliere notizie sui propri bersagli.

Ecco, infine, che in un dialogo tra Zuckerman e Pepler, il persecutore mostra tutto il rancore provato nei confronti dello scrittore, accusandolo appunto di avergli rubato l’idea del romanzo. Dice Pepler: <<…Perché ha avuto nella vita tutte le occasioni possibili e immaginabili! Mentre quelli che non le hanno avute, ovviamente non potevano!...>>, <<…Le ossessioni che ha descritto, guarda caso, erano le mie, e che lei lo sapeva…. Che lei lo ha rubato!>>
<<- Che io ho fatto cosa? Rubato cosa?>>
<<- Dalle cose che mia zia Lottie disse a sua cugina Essie, che le disse a sua madre, che le disse a lei. Di me. Del mio passato.>>

Alvin Pepler impersona in maniera perfetta lo stalker rancoroso; percepisce se stesso come vittima di un’ingiustizia, sentendosi per questo motivo legittimato nel compiere il proprio comportamento molesto, creando paura e tensione nei confronti di Nathan Zuckerman, ritenuto responsabile di avergli rubato l’idea del romanzo. E’ così che lo scrittore capisce che il termine “bersaglio” è qualcosa di più di un semplice modo di dire.

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Autore: Philip Roth
Titolo: Zuckerman scatenato
Casa editrice: Einaudi
Anno di pubblicazione: 2005

{tab=Conosci l'autore}

autorePhilip Roth, nato a Newark (New Jersey) nel 1933, vince il premio Pulitzer nel 1997 e nel 2002 riceve la Gold Medal per la narrativa, il più alto riconoscimento dell’American Academy of Arts and Letters. Figlio di piccoli borghesi, ebrei osservanti, ha fatto oggetto della sua narrativa la condizione ebraica, proiettata nel contesto urbano dell’opulenza americana. Il romanzo “Zuckerman Scatenato” è stato definito dal “The New York Times Review of Books” un capolavoro, “…sicuro in ogni suo tocco, trasparente ed essenziale come un vaso di cristallo”.

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Zuckerman è stato rappresentato sul grande schermo in La macchia umana, nel 2003, regia di Robert Benton, con Antony Hopkins e Nicole Kidman. La parte di Zuckermann è interpretata da Gary Sinise.

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