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 copertinaUn viaggio attraverso l’esperienze, le speranze e le battaglie di persone che, ognuna a modo suo, si sono opposte alla Mafia.

“E’ possibile che la guerra alla criminalità organizzata, che soltanto dieci anni fa, pareva non lontana dal successo, abbia avuto un epilogo tanto peregrino?”. Con questa domanda l’autore conclude le ultime pagine di questo breve ma intenso libro. La mafia dopo le stragi di Capaci e di Via d’Amelio e con la conseguente reazione delle istituzione e soprattutto della società civile, sembrava essere prossima ad una sconfitta; anche in questo caso è parsa scomparire per riemergere in modo silenzioso, una strategia dell’inabissamento, non più stragi, ma nascondersi per tornare piu’ forte di prima. Questo è il quadro dell’evoluzione del fenomeno mafioso che emerge dal libro, analizzato attraverso le esperienze difficili ma coraggiose di Giancarlo Caselli, Rita Borsellino e Francesco Forgiane.

Anni di lotta alla criminalità e di ricerca dei livelli più alti di collegamento tra mafia e politica, il “terzo livello” di cui aveva parlato Buscetta,  hanno caratterizzato il periodo di Giancarlo Caselli alla Procura di Palermo. Istituendo i processi agli interlocutori politici della mafia – sopra a tutti il Processo Andreotti – l’azione di Caselli ha subito nel corso degli anni attacchi politici e mediatici sempre più forti: “Non era la carica che potessi ricoprire, ma la mia persona ad essere screditata. Non erano i miei limiti, gli errori certamente commessi l’oggetto della disputa, lo scontro era sul metodo”.

Certi livelli di lotta alla mafia sembrano intoccabili, le collusioni, le connivenze, gli scambi, gli accordi d’affari, il rapporto con la politica e con l’economia sono settori infrangibili; quel muro di gomma che permea ancora parti importanti della società civile, della Mafia che si fa Stato.

L’esperienza di Rita Borsellino e di Francesco Forgiane sono invece due esempi di mobilitazione civile, anche se con modalità diverse. La Borsellino ci racconta del suo risveglio sociale, dopo la morte del fratello. La sua esperienza è quella comunicativa, del trasmettere le emozioni e le esperienze di vita del fratello, ma al tempo stesso diventa anche un atto civile di cambiamento: “Comprese che tutto quello che il giudice aveva fatto nella sua vita di uomo e di magistrato si poteva riassumere nella ricerca dell’uomo[…]Non giudicava mai cercava di capire”

Francesco Forgiane è invece un politico del Parlamento siciliano, un uomo che lotta all’interno stesso delle istituzioni, una voce sola che si infrange contro una società politica intrinsecamente coinvolta in una mentalità mafiosa, come a dire: “La mafia c’è, esiste e noi ne dobbiamo tener conto e anzi la sfruttiamo per i nostri interessi”.

L’autore attraverso uno stile intenso ma disincantato, ci pone davanti ad un quadro desolante, immutabile, senza urli o proclami ma con le voci e le testimonianze dei nostri protagonisti con i loro dubbi, la certezza nella legge, le speranza e le sconfitte; la risposta dello Stato dice, non è mai stata una prevenzione ma solo una reazione a momenti particolarmente drammatici della storia del nostro paese.

La lotta alla mafia non può essere questo: il sacrificio di pochi nell’indifferenza di tanti e anzi con l’ostruzionismo e l’opposizione di una certa classe politica e mediatica: “Per combattere la criminalità organizzata era necessario che tutta la società civile le si contrapponesse. Un’intera organizzazione compatta contro un’altra organizzazione […] Il minimizzare i danni arrecati dalla mafia ingigantiva la capacità degli uomini d’onore nel penetrare capillarmente in ogni ambiente, ad ogni livello.”

Emblematico è il risultato di un recente sondaggio svolto tra i ragazzi di Palermo, da cui è emerso che secondo la maggioranza di loro la Mafia è più forte dello Stato, uno Stato fatto di inattuazione delle regole e di lontananza dai problemi e dalla gente, di latitanza, ma attenzione come diceva Borsellino: “Non sono le istituzioni ad essere malate, da mettere in discussione, ma gli uomini che in un preciso momento occupano, talvolta abusivamente, il ruolo delle istituzioni”.

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Autore: Riccardo Castagneri
Titolo: Il riflesso della mafia
Casa editrice: Round Robin Editrice
Anno di pubblicazione: 2006

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autoreRiccardo Castagneri, giornalista, vive a Torino dove è corrispondente del portale di inchiesta e informazione “Rivista online.com”.
Collabora con il gruppo L’Espresso, Antimafia 2000 e Narcomafia



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