{tab=Recensione}

copertinaNelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano
a sommo di minuscole biche.
E. Montale, meriggiare pallido e assorto, tratto da Ossi di Seppia, Mondadori, 2003

Niente di più efficace che questi versi di Eugenio Montale per descrivere la società di massa. Oggi come non mai vi è una stretta correlazione tra l’uomo e le formiche rosse descritte nella splendida quartina. Gran parte dell’umanità “civilizzata” è quotidianamente impegnata in una febbrile quanto confusa rincorsa, tutto si svolge in maniera veloce, la società pretende rapidità: è questa l’era del turbocapitalismo. L’analista politico – militare Edgar Luttwak ci avvisa che siamo tutti sopra un aereo guidato da un pilota automatico, che acquista sempre più accelerazione ma non si sa dove è diretto.
In questa società apparentemente ordinata ma fondamentalmente caotica si è perso di vista il prossimo. Tendiamo a costruire intorno a noi una gabbia che ci isola e ci difende dall’altro, sia esso il vicino di casa o, addirittura, il figlio, il coniuge, il genitore. Non mancano i casi di cronaca scaturiti da questa condizione.
Scerbanenco aveva colto il cambiamento in corso negli anni ’60 del secolo scorso: una trasformazione che riguardava l’intera società e che di conseguenza interessava anche la maniera di condurre le indagini, le azioni criminali ed i comportamenti delinquenziali.
Proprio in una società che sta iniziando ad incrinarsi è ambientato il libro “I milanesi ammazzano al sabato”. Lo scenario nel quale si muovono i personaggi del noir è l’Italia dei primi elettrodomestici e della corsa alla motorizzazione, di massa anche questa. Sullo sfondo si scorge una Milano insolita, priva della caratteristica nebbia, lontanissima dalla sfolgorante Milano “da bere”; una città in qualche modo amara, così come amara è la vicenda narrata.
L’investigatore è il Commissario Luca Lamberti, medico radiato dall’ordine per aver praticato un’eutanasia, quindi arruolatosi in polizia. Lamberti si trova davanti un’indagine triste e complessa, così come possono essere solo quelle che hanno per vittime persone oggettivamente deboli. Si tratta del rapimento di una ragazza fragile che brutali personaggi privi di scrupoli, approfittando della sua minorità mentale, la inducono a prostituirsi per poi sbarazzarsene nel momento in cui è considerata inutile.
Lamberti dovrà far luce su un caso che racchiude molti drammi: quello di una ragazza bellissima affetta da ritardo mentale, elefantiasi ed ipererotismo; quello di un padre disperato che non riesce a comprendere la lentezza operativa dell’investigazione; quello del poliziotto stesso che, come don Chisciotte, lotta contro i mulini a vento; quello di una città che un giorno, svegliandosi, scopre di non essere più quella di prima; ma soprattutto il dramma di una famiglia che, come accade anche oggi, si ritrova da sola ad affrontare il disagio della malattia mentale. “Vi sono nel mondo centinaia di famiglie, forse migliaia, decine di migliaia, che si tengono in casa figli malati di mente o deformi, focomelici, epilettici, o con perversioni sessuali, dementi. Se li tengono in casa, specialmente se sono povere famiglie, poveri genitori, o di media agiatezza, i ricchi di solito li chiudono nelle cliniche, loro invece nascondono in casa quella che in fondo considerano, oltre che una disgrazia, una vergogna, imboccano giovanotti di venti anni che fanno ancora la pipì a letto, portano in carrozzella mongoloidi ottusi di dodici anni che pesano cento chili e non sanno ancora camminare; si dissanguano per tenere nascosta la disgrazia, per ammorbidirla, per farla apparire agli amici, e ai vicini e conoscenti, come una malattia un po’ lunga, o una cosa normale anche se triste.”

Scerbanenco, amaramente, va anche a toccare tasti dolorosi per chi vive tutti i giorni la realtà delle investigazioni e quanto scriveva quaranta anni fa a maggior ragione vale ancora oggi. E’ cambiato l’hardware, adesso esistono sistemi di comunicazione e banche dati telematiche impensabili in quel periodo, ma le difficoltà pratiche che l’investigatore incontra quotidianamente sono rimaste identiche. Così come appare statica la situazione della giustizia, tanto che quello che l’autore narrava negli anni ‘60 potrebbe essere benissimo l’argomento di conversazione carpito questa mattina, tra due persone, alla fermata dell’autobus: ”Anche l’avessero preso subito, il criminale che l’aveva così mostruosamente uccisa avrebbe avuto pochi anni di condanna, che sarebbero divenuti sempre più pochi in seguito ad amnistie, condoni e grazie varie, e così lo si sarebbe poi rivisto, dopo poco, in giro per qualche baruccio di via Torino o intorno a largo Cairoli, con le basette profilate da uno dei primi parrucchieri di Milano, e con in tasca un centomila estorte a qualche disgraziata a cui erano piaciute quelle basette, quegli occhi da gallina, quel mento sfuggente e quella bocca diritta da cattivo.”
Dopo aver letto questo libro non si rimane quelli di prima, la storia incide profondamente l’anima del lettore: lascia il segno, è un contenitore di pensieri, da meditare e portare con sé.

{tab=Scheda tecnica}
Autore: Giorgio Scerbanenco
Titolo: I milanesi ammazzano al sabato
Casa editrice: Garzanti (collana Gli Elefanti)
Anno di pubblicazione: 1999 (Prima ed. 1969)

{tab=Conosci l'autore}

autoreNato nel 1911 a Kiev da madre italiana e padre ucraino, il vero nome è Vladimir Scerbanenko, si può considerare il punto di riferimento di tutti gli scrittori italiani del genere noir. Arriva in Italia da bambino, accompagnato dalla madre, in seguito alla fucilazione del padre avvenuta durante la rivoluzione russa. In Italia svolge lavori di operaio tornitore, magazziniere, milite della Croce Rossa. Dopo la seconda guerra mondiale inizia a scrivere collaborando con periodici femminili, dapprima come correttore di bozze, poi come autore di romanzi rosa sino a divenire direttore. Nella sua carriera scrive circa novanta romanzi ed un migliaio di racconti. E’ l’ideatore della figura del Commissario Duca Lamberti.
Nel 1968 con il libro “Traditori tra tutti” (1966) vinse il Grand Prix de Littérature Policière. Muore a Milano nel 1969.

{tab=Curiosità}
Nel 2008, ispirandosi a questo romanzo, gli Afterhours hanno intitolato un loro album I milanesi ammazzano il sabato.

{tab=La citazione}
non sono presenti citazioni

Studio di Psicoterapia MenteSociale

studio mix

Indirizzo: Via dei Castani 170, 00171 Roma
ideaCon i mezzi pubblici lo Studio è vicino a: metro C fermata Gardenie, Tram 19 e Tram 15, numerose linee di bus

Email: info@mentesociale.it

Telefono: 0664014427

ORARI DI SEGRETERIA ED APERTURA AL PUBBLICO:
Lunedì dalle 10.00 alle 13.00
Martedì dalle 10.00 alle 13.00  (anche Sportello Psicologico)
Mercoledì dalle 17.00 alle 20.00
Giovedì dalle 10.00 alle 13.00 (anche Sportello Legale)
Venerdì dalle 10.00 alle 13.00
ideaIn altri orari o giorni è possibile lasciare un messaggio in segreteria, sarete ricontattati il prima possibile.

Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.