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AFROFOBIANei documenti ufficiali ONU e UE si fa sempre più uso del termine afrofobia per indicare “paura eccessiva” e avversione nei confronti di africani e afro-discendenti. In realtà il razzismo moderno nei confronti dei neri ha origine molto antica e mutazioni recentissime. Il libro ricostruisce, attraverso un’analisi storica e sociologica di uno dei più importanti esperti sul tema, il sociologo Mauro Valeri, le metamorfosi del razzismo da quello schiavista a quello coloniale, da quello di stato a quello democratico, da quello ribaltato a quello di guerra. Con particolare attenzione al razzismo italiano dal 1860 ad oggi.

Afrofobia è la storia del razzismo dalle “origini” ai nostri giorni scritta da uno dei più importanti esperti sul tema, Mauro Valeri.

Prima ancora che i termini di razza e di razzismo, nell’accezione moderna, venissero inseriti nei dizionari, scrive Valeri nell’introduzione: «il nero era già stato marchiato a fuoco sulla pelle e nell’anima. Un marchio di disprezzo, indelebile, inferto con violenza dai bianchi per esigenze di dominio economico, sociale e psicologico.

Tutto ha inizio ai primi del Cinquecento, a seguito della “conquista” del Nuovo Mondo e della decisione delle potenze europee di renderlo economicamente vantaggioso avviandovi un sistema di piantagioni che richiedevano un numero elevato di lavoratori abituati al clima tropicale, reperibili a buon prezzo e facilmente ricambiabili.

Fallita la possibilità di utilizzare i nativi o un’emigrazione europea di massa, la scelta ricade sui neri dell’appena “scoperta” costa occidentale africana, i quali, dopo essere stati catturati, stivati su navi in condizioni al limite della sopravvivenza, una volta arrivati nelle Americhe vengono venduti come schiavi. Prende così avvio la tratta negriera, che coinvolge circa 12 milioni e mezzo di africani per quella che è una delle più grandi deportazioni di massa della storia».

Soprattutto nella fase iniziale, quando i “padroni della tratta” sono prevalentemente le cattolicissime Spagna e Portogallo, il marchio del disprezzo assume i connotati della maledizione religiosa. In seguito, a questa visione del nero e dell’Africa non sfugge neanche il filosofo tedesco Friedrich Hegel, per il quale “il negro rappresenta l’uomo naturale nella sua totale barbarie e sfrenatezza”, affermazioni che saranno riprese per molti decenni. Secondo il sociologo Mauro Valeri il disprezzo e la paura del nero sono alimentati da tre paure di fondo, che rappresentano quindi i presupposti dell’afrofobia: la paura della ribellione, quella del mescolamento e, la paura, quella più radicata e persistente, dell’uguaglianza nei diritti tra cittadini dal diverso colore della pelle.

Mauro Valeri ha diretto l’osservatorio nazionale sulla xenofobia dal 1992 al 1996, e dal 2005 è responsabile dell’osservatorio su razzismo e antirazzismo nel calcio. Ha insegnato sociologia delle relazioni etniche all’università “La Sapienza” di Roma. Ha pubblicato diversi saggi sul tema del razzismo. Vive a Roma.

MAURO VALERI, AFROFOBIA. Razzismi vecchi e nuovi. 
Fefè Editore Pagine 220 / prezzo 13,00 euro 

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