Pillole di Libri

Libri da leggere, libri da scoprire...
In questa sezione vi proponiamo alcuni testi che abbiamo amato o che ci sembra interessante condividere e far conoscere. 

 

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copertina "Le Ragazze di Ventas” , titolo originale “La voz Dormida”, è l’esempio di come la ricerca della Verità, associata a Passione e ad Amore per la Storia, possa portare a quello che definirei un capolavoro.

Dulce Chacòn ci accompagna alla scoperta di quella Verità per troppo tempo volutamente omessa, riposta in fondo al cassetto chiuso dei momenti da dimenticare: la Resistenza spagnola contro Francisco Franco. Una Verità scomoda, che riapre ferite che la Spagna, e l’Europa in generale, hanno maldestramente tentato di risanare. Ancora una volta la ferita è troppo profonda e i punti di sutura, fatti di omertà, voglia di dimenticare, oscurare, ricominciare distruggendo e non facendo tesoro di quanto gli eventi insegnano, sono troppo deboli. La Verità vuole uscire. E lo fa attraverso le pagine di questo romanzo meraviglioso, esplodendo come un urlo imponente e liberatorio, come uno scroscio di pioggia fredda ed impertinente, che ti bagna, ti attraversa, ti coinvolge intimamente.

Perché la Storia non può lasciare indifferenti, meno che mai quando le sue protagoniste sono Donne: mogli, amanti, madri, nonne, bambine, adolescenti. Ma soprattutto guerrigliere. Donne che hanno combattuto per affermare la Repubblica e la Democrazia in una Spagna piegata dalla dittatura fascista ed oscurantista di Franco.

Hortensia, condannata a morte perché comunista dell’Agrupaciòn Guerrillera de Extremadura y Centro, che ha combattuto al fianco del suo amore Felipe con le armi strette nel pugno chiuso in nome della Libertà. Rinchiusa a Ventas, dove darà alla luce Tensi, e morirà poco dopo urlando “Viva la Repubblica” e guardando negli occhi il suo boia, senza piegarsi a rinunciare ai suoi ideali. Hortensia che morirà senza aver riabbracciato il suo amore, braccio destro di Paulino, il Chaqueta Negra, capo dei guerriglieri datisi alla macchia, alla Resistenza nei boschi. Lei, che lascerà sua figlia Tensi alla sorella Pepita, la quale la crescerà leggendole i quaderni che Hortensia ha scritto in carcere.

Pepita, che non ama la politica, non ama ciò che non capisce, perché è la politica con la guerra e la Resistenza che l’ha portata via da Cordoba, che l’ha strappata dall’amore di sua sorella, che l’ha condannata a stare venti anni lontana dal suo uomo, Paulino nascosto sui monti, Fuggito in Francia e, una volta tornato, rinchiuso nel Carcere Centrale di Burgos. Paulino che cambia identità, che non è più il Chaqueta Negra, ma è Jaime Alcantara, che non verrà condannato a morte e sposerà il suo amore, Pepita. Lei, avvolta inconsapevolmente dalla tela di un “ragno peloso”, che è la politica: farà da staffetta e messaggera per i guerriglieri, rischierà la sua vita, vedrà Felipe morto durante un’imboscata dei falangisti senza che abbia potuto amare ancora una volta Hortensia e aver conosciuto Tensi, il frutto di quell’amore. Perché Felipe, che si chiamava Mateo, è morto per salvare i suoi compagni e il Chaqueta Negra. E per salvare Celia, la ragazzina di 16 anni che prima si chiamava Elvira ed è la sorella di Paulino, evasa da Ventas, dove divideva la cella con Hortensia “che stava per morire”; con Reme, che l’abbracciava e l’amava come fosse figlia sua, che ha una sedia di paglia e un marito, “povero Joaquin”, che la aspetta per amarla nel loro letto, che entrerà di nuovo nel Partito; con Tomasa, che ha una storia nel cuore di cui non parla, che non potrà salutare Hortensia prima che venga uccisa perché verrà lasciata per mesi in isolamento, che chiede del mare, perché è nel mare che si trova il suo cuore e il suo dolore; con Sole, che evaderà con l’aiuto di Felipe e Paulino da Ventas per ritrovare sua figlia, che ha perso un occhio perché non ha tradito: i militari della Guardia Civil glielo hanno strappato dall’orbita e ora è costretta a celarsi dietro un paio di lenti scure. Sole, che aiuterà Hortensia a partorire e Tomasa a sopravvivere, che fuggirà con la figlia Amalia in Francia attraversando i Pirenei a piedi. Sole che non tornerà più. Mai più.

A queste donne, a queste Storie, a queste Vite, è dedicato l’ultimo romanzo della Chacòn, deceduta nel 2003, un anno dopo la pubblicazione dell’opera, a 49 anni. Un romanzo senza dubbio emozionante, soprattutto perché ciò che viene narrato è stato raccontato all’autrice proprio da quelle donne che hanno vissuto questo orrore. Vicende umane meravigliosamente intrecciate tra loro, piene di attesa, paura, coraggio, amore. Nomi che la Storia non può e non deve dimenticare, vite di cui si deve parlare, per non cedere di nuovo alle barbarie, per sentirsi sempre più radicati alle radici del proprio Popolo, del proprio Paese, ancora una volta fare della Storia una maestra di vita. Perché il Silenzio, come il Dolore, ti schiaccia nella morsa del Tempo, che non ha premura, e i racconti, le Parole, sono l’unico mezzo per far rivivere queste memorie, per farle resistere.

E “Resistere è Vincere”.

 

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Autore: Dulce Chacòn
Titolo: Le ragazze di Ventas
Casa editrice: Neri Pozza
Anno di pubblicazione: 2002

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autoreDulce Chacòn è nata a Zafra il 3 Giugno del 1954. Nata in una famiglia aristocratica, storicamente conservatrice, di destra, subito si è rivelata molto legata agli ideali progressisti, in ampio contrasto con l’impronta familiare. Scrittrice impegnata nel sociale, si è, ad esempio, battuta per i diritti delle donne che patirono la carcerazione nel periodo della repressione franchista, si è apertamente schierata nel 2003 contro la guerra in Iraq, dove si recò personalmente con altri esponenti della cultura progressista spagnola e qui collaborò con alcune associazioni per la difesa dei diritti umani; da sempre attenta all’educazione dei giovani, era profondamente convinta del ruolo fondamentale della cultura come guida degli adolescenti nel loro diventare Uomini, si preoccupava di far accendere in loro l’amore per la letteratura, non applicando i metodi coercitivi scolastici. Fu autrice prolifica: scrisse romanzi, poesie, opere teatrali, vincendo numerosi premi di concorsi letterari, tra cui “Miglior Libro dell’Anno” nel 2002 in Spagna proprio con “La Voz Dormida”. Molte delle sue opere sono dedicate alla ricostruzione della memoria storica del periodo della guerra civile e della dittatura franchista. Nell’ottobre del 2003 le venne diagnosticato un cancro ormai in stato avanzato, e nel dicembre dello stesso anno si spense lasciando un vuoto culturale incolmabile.

{tab=Curiosità}
Per dar vita a questa sua ultima opera la Chacòn ha viaggiato per circa quattro anni per tutta la Spagna, raccogliendo quelle storie che poi andranno a comporre questo monumento alla Verità.

{tab=La citazione}
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copertinaCon La befana e er battiscopa, Pier Mattia Tommasino ci propone un’opera introspettiva ed ironica in cui accanto al dialetto storico, entra il neoromanesco della Storta che, svincolato dalle ferree regole accademiche e grazie al frequente apporto di conii personali, ci svela, come d’incanto, un’altra immagine di Roma.
La poesia sembra, al giorno d’oggi, voler prendersi nuove rivincite sulle frastornanti chimere della globalizzazione omologante. Ancor più se essa si propone nelle vesti di un nuovo romanesco, quello della Storta, in cui viene dato ampio risalto al lato più nascosto, periferico, meno conosciuto di Roma. Il giovane e talentuoso Pier Mattia Tommasino ci propone ne “La befana e er battiscopa”, una arguta, ironica alternanza di rimandi tra il testo in dialetto e la sua traduzione, che non è altra rispetto al testo base, ma ne è semplicemente il controcanto: “ecchime qua, sur ponte, ‘mbriaco avanzo de balera, co le chiavi ‘n mano, a fa’ er cascamorto co la morte. Ecchime, cor core ch’è na misticanza de botti, de ricordi, de sputi ‘n faccia, de voja d’ammolinamme a sto fiume splatanato” (eccomi qua, sul ponte, ubriaco avanzo di balera, con le chiavi in mano, a fare il cascamorto con la morte. Eccomi, nel cuore un miscuglio di battiti, di ricordi, di sputi in faccia, di voglia di farmi mulinello di questo fiume splatanato.)
Poesia, termine d’origine latina, significa semplicemente fare. Fare il verso da vertere: ossia girare, ri-girare, cambiare ad oltranza. Di poesia in poesia si viene così trasportati in un vortice dialettale nella continua trasmutazione tra due opposti moti sapientemente intrecciati. Per far fronte al vuoto che avanza fuori e dentro di noi l’unico rimedio è uscire dalla corrente del mondo: -annisconnete ner gnente, “scorentinamise dar monno…”- (nasconderti nel niente, “usciamo dalla corrente del mondo…”). C’è ansia di auto-investigazione e ricerca di verità in questa raccolta che sollecita gli interrogativi esistenziali sul destino dell’uomo sospeso tra vita e morte, anzi tra amore e morte: “solo li morti e l’innammorati se sbracheno pe nu riarzasse” (solo i morti e gli innamorati si sdraiano per non rialzarsi”). L’amore, contraltare della morte e suo alter-ego, è carnale così come il linguaggio impastato di quotidianità. La lingua infatti, per usare le parole di Ugo Vignuzzi, è “tutta sostanziata di cose, memorie e radici terragne ri-adibite nella dimensione esistenziale e poetica modernissima dell’io narrante”. La parola, in un mondo messo a dura prova dalla prevaricante ondata di dis-valori, rivendica quindi una sorta di specularità neo-orfica, quasi aspirasse a coniugare nel profondo l’archetipo classico e la sua difficile declinazione nella contemporaneità, passando attraverso l’empirìa dell’esperienza soggettiva che fa i conti con l’amarezza ontologica: “è er buffo de vive che me piscia, sta fibbia micca che nun po’ esse” (è il dovere di vivere che mi abbandona, questa missione ingenua che non può essere). Il male di vivere a volte è così insopportabile che “sarebbe da fà ‘r vento e nun pagà er conto co la morte” (dovremmo scappare via senza pagare il conto con la morte).
La scrittura magnetica di Pier Mattia Tommasino è capace di determinare coinvolgimenti emotivi non facilmente riportabili a strumenti di gnoseologia o di mera gratificazione estetica, sebbene siano strettamente collegati a problematiche implicanti una condizione dell’essere: “mettece sopra che sta vita è risicata risicata, che semo du scherzetti de cicogna, signozzi de ‘n inzogno, fiji der mammatrone” (aggiungi che questa vita è corta un soffio, che siamo due scherzetti di cicogna, singhiozzi di un sogno, figli del groppo in gola). Ragione e passione tendono ad incontrarsi, sublimando le risultanze d’informazioni in un gioco infinito di rimandi. La potenzialità del pensiero si sposa perfettamente con la capacità di sentimento che cerca d’esorcizzare la fuggevolezza della vita ed insieme la paura della morte: “ma che t’angarelli a fà?, nun ze po’ cojonà la cojonella de sta vita  farfarella che te córe tra le mano, scóre dentro e stévera ner gnente” (è inutile competere, non si può raggirare questa presa in giro che è la vita indiavolata che ti corre tra le mani, scorre dentro e stévera nel niente).

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Autore: Pier Mattia Tommasino
Titolo: La Befana e er battiscopa
Casa editrice: Cofine
Anno di pubblicazione: 2006

{tab=Conosci l'autore}

autorePier Mattia Tommasino è nato nel 1977 a Roma, dove risiede. Laureato in Lettere presso l’Università di Pisa, ha curato la traduzione di Pinocchio in dialetto formiano, Le venture di Peppeniéglio di Giovanni Bove (2005) ed in lingua oriya, Dushahasi Pinocchio di Biswanath Mishra (2005). Suoi testi poetici, in lingua e in neoromanesco, sono apparsi nelle riviste “Alla bottega” e “Periferie”, e nell’antologia La regione invisibile. Poesia e dialetto nel Lazio. Tuscia meridionale e Campagna romana nord-occidentale (ed. Cofine, 2005). 

{tab=Curiosità}
Con la raccolta inedita "La befana e er battiscopa" si è classificato al secondo posto del Concorso nazionale di poesia in dialetto "Città di Ischitella-Pietro Giannone" del 2006.

{tab=La citazione}
“La befana viè e te sfotte,
te fotte l’ammore e t’anninna ner gnente,
core de spazzacamino,
fantasima de ‘n parmo ne la cennere”

(La befana viene e ti sfotte,
ti ruba l’amore e t’addormenta nel niente,
cuore di spazzacamino,
fantasma di un palmo nella cenere.)

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copertinaCome giustamente ha osservato Giovanni Dall’Orto, che ne cura la prefazione, con questo studio si è voluto colmare un vuoto nella ricerca storica sull'omosessualità in Italia; l’autore ha quindi riportato alla luce diversi fatti di cronaca, conosciuti o meno, che, in tempi non troppo lontani, videro coinvolti gli “urningi”, come si definivano allora i gay.

E così si va dal caso di due gay condannati per essere stati “uditi” e non visti nel loro rapporto sessuale, al più classico abuso sugli alunni da parte del sacerdote del collegio, dalla condanna del colonnello per “atti immorali” sui sottoposti, alla lesbica che uccide il marito per vivere segretamente con la compagna. Il saggio, scritto con tono piano e giornalistico (Oliari è collaboratore di diversi periodici), riporta anche fatti che all’epoca occuparono le pagine della cronaca, come la condanna per prossenetismo e per pornografia del fotografo tedesco von Plueschov nella Roma del 1907, o i “fatti di Varazze” dove, per un sospetto caso di abuso sessuale da parte di un padre salesiano sul giovane Besson, vi furono manifestazioni di piazza in tutta l’Italia, con morti alla Spezia, aggressioni fisiche ai preti e persino l’intervento del papa e del Capo del Governo. Con “L’omo delinquente” (il richiamo ironico va al titolo del celeberrimo L'uomo delinquente del criminologo ottocentesco Cesare Lombroso) Oliari apre una finestra sul modo di percepire l’omosessualità nell’Italia di fine Ottocento inizio Novecento, meno penalizzata dal punto di vista giuridico, ma vista come una malattia di carattere neuro-psichiatrico e comunque sempre come un male immorale, tale da aggiungere, a chi rimaneva coinvolto in uno scandalo, una sorta di doppia colpa.

{tab=Scheda tecnica}
Autore: Enrico Oliari
Titolo: L'omo delinquente. Scandali e delitti gay dall'Unità a Giolitti
Casa editrice: Prospettiva editrice
Anno di pubblicazione: 2006

{tab=Conosci l'autore}

autoreDal suo sito:
"Nel 1993 scelgo di non nascondere ne' a me stesso, ne' agli altri, il mio orientamento omoaffettivo: c'è bisogno di lottare per quei diritti civili di libertà e di uguaglianza di cui i gay italiani non godono. E lo faccio senza rinunciare al mio credo politico di uomo di destra, convinto della mia coerenza e della necessità che vi sia un'apertura alla tematica anche nel mondo di centrodestra;
nel 1995 sono eletto presidente di Arcigay di Trento, carica che ho ricoperto per due anni. L’impostazione che do al mio impegno consiste in lavoro articolato su quattro fronti: politico, ricreativo, di sostegno individuale e culturale. Muovo quindi i primi passi nel mondo della militanza del movimento omosessuale italiano; nel 1996 entro a far parte del Consiglio nazionale dell’Arcigay, do vita alla trasmissione radiofonica “Libertà d’esistere”, sulla bolzanina Radio Tandem, ed organizzo diverse conferenze, fra cui “Omosessualità: che fare?”, “Mamma, sono gay” e “La coppia omosessuale”; nel giugno 1997 partecipo attivamente all'organizzazione del gay pride di Venezia;
nel settembre dello stesso anno ideo e fondo con Alessandro Gobbetti, Marco Jouvenal e Marco Volante, GayLib, l’associazione nazionale dei gay liberali e di centrodestra.  Acquisisco una certa visibilità mediatica, come si può vedere dalla mia rassegna stampa; nel 2005 partecipo al primo incontro europeo delle associazioni gay di centrodestra, organizzato da GayLib Francia; nel 2006 esco con il mio primo saggio storico, "L'omo delinquente - Scandali e delitti gay dall'Unità a Giolitti"; nel 2009 porto il mio contributo, "La persecuzione degli omosessuali: un approccio storico contestualizzato e privo di ideologismi" all'incontro "La memoria degli altri", organizzato a Roma per la Giornata della Memoria. Il 17 maggio presento a Torino il mio nuovo saggio "Omosessuali? Compagni che sbagliano. Omosessualità e comunismo: ciò che non bisogna sapere".

{tab=Curiosità}
E' possibile visitare il suo sito www.oliari.com

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copertinaCome giustamente ha osservato Giovanni Dall’Orto, che ne cura la prefazione, con questo studio si è voluto colmare un vuoto nella ricerca storica sull'omosessualità in Italia; l’autore ha quindi riportato alla luce diversi fatti di cronaca, conosciuti o meno, che, in tempi non troppo lontani, videro coinvolti gli “urningi”, come si definivano allora i gay.

E così si va dal caso di due gay condannati per essere stati “uditi” e non visti nel loro rapporto sessuale, al più classico abuso sugli alunni da parte del sacerdote del collegio, dalla condanna del colonnello per “atti immorali” sui sottoposti, alla lesbica che uccide il marito per vivere segretamente con la compagna. Il saggio, scritto con tono piano e giornalistico (Oliari è collaboratore di diversi periodici), riporta anche fatti che all’epoca occuparono le pagine della cronaca, come la condanna per prossenetismo e per pornografia del fotografo tedesco von Plueschov nella Roma del 1907, o i “fatti di Varazze” dove, per un sospetto caso di abuso sessuale da parte di un padre salesiano sul giovane Besson, vi furono manifestazioni di piazza in tutta l’Italia, con morti alla Spezia, aggressioni fisiche ai preti e persino l’intervento del papa e del Capo del Governo. Con “L’omo delinquente” (il richiamo ironico va al titolo del celeberrimo L'uomo delinquente del criminologo ottocentesco Cesare Lombroso) Oliari apre una finestra sul modo di percepire l’omosessualità nell’Italia di fine Ottocento inizio Novecento, meno penalizzata dal punto di vista giuridico, ma vista come una malattia di carattere neuro-psichiatrico e comunque sempre come un male immorale, tale da aggiungere, a chi rimaneva coinvolto in uno scandalo, una sorta di doppia colpa.

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Autore: Enrico Oliari
Titolo: L'omo delinquente. Scandali e delitti gay dall'Unità a Giolitti
Casa editrice: Prospettiva editrice
Anno di pubblicazione: 2006

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autoreDal suo sito:
"Nel 1993 scelgo di non nascondere ne' a me stesso, ne' agli altri, il mio orientamento omoaffettivo: c'è bisogno di lottare per quei diritti civili di libertà e di uguaglianza di cui i gay italiani non godono. E lo faccio senza rinunciare al mio credo politico di uomo di destra, convinto della mia coerenza e della necessità che vi sia un'apertura alla tematica anche nel mondo di centrodestra;
nel 1995 sono eletto presidente di Arcigay di Trento, carica che ho ricoperto per due anni. L’impostazione che do al mio impegno consiste in lavoro articolato su quattro fronti: politico, ricreativo, di sostegno individuale e culturale. Muovo quindi i primi passi nel mondo della militanza del movimento omosessuale italiano; nel 1996 entro a far parte del Consiglio nazionale dell’Arcigay, do vita alla trasmissione radiofonica “Libertà d’esistere”, sulla bolzanina Radio Tandem, ed organizzo diverse conferenze, fra cui “Omosessualità: che fare?”, “Mamma, sono gay” e “La coppia omosessuale”; nel giugno 1997 partecipo attivamente all'organizzazione del gay pride di Venezia;
nel settembre dello stesso anno ideo e fondo con Alessandro Gobbetti, Marco Jouvenal e Marco Volante, GayLib, l’associazione nazionale dei gay liberali e di centrodestra.  Acquisisco una certa visibilità mediatica, come si può vedere dalla mia rassegna stampa; nel 2005 partecipo al primo incontro europeo delle associazioni gay di centrodestra, organizzato da GayLib Francia; nel 2006 esco con il mio primo saggio storico, "L'omo delinquente - Scandali e delitti gay dall'Unità a Giolitti"; nel 2009 porto il mio contributo, "La persecuzione degli omosessuali: un approccio storico contestualizzato e privo di ideologismi" all'incontro "La memoria degli altri", organizzato a Roma per la Giornata della Memoria. Il 17 maggio presento a Torino il mio nuovo saggio "Omosessuali? Compagni che sbagliano. Omosessualità e comunismo: ciò che non bisogna sapere".

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E' possibile visitare il suo sito www.oliari.com

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copertinaLa Mafia è imbattibile? Questo è l’interrogativo che suscita la lettura di un bel libro di Travaglio – Lodato dal titolo "INTOCCABILI" .

Gli autori partendo da una disamina della genesi mafiosa fin dalle sue origini, si concentrano principalmente sul periodo seguito alle stragi di Capaci e di Via D’Amelio, con l’arrivo a Palermo di Caselli e i conseguenti processi eccellenti che seguirono a quel periodo investigativo (Andreotti, Musotto, Cuffaro, Contrada, Dell’Utri, Mori e Carnevale).

La triste tesi di fondo è che fino a quando gli interessi collusivi tra Politica, Affari e Mafia non saranno realmente intaccati, la mafia in quanto cultura sociale integrata nel territorio non potrà neanche minimamente essere estirpata.

Quando finalmente in seguito agli attentati in cui morirono Falcone e Borsellino e con l’arrivo di Caselli si cercarono di scardinare gli intrecci più alti, quelli della mafia con i colletti bianchi, la reazione, ben descritta dagli autori, del mondo politico e di molti settori istituzionali fu feroce sia contro la procura di Palermo che verso l’unico vero strumento di lotta alla mafia, i collaboratori.

Una vera e propria campagna mediatica mistificò il vero esito di tanti processi eccellenti e portò alla distruzione dei più importanti principi che furono la base del famoso Pool Antimafia di Falcone e Borsellino, quello stesso metodo investigativo che tanti risultati aveva dato negli anni ottanta con l’istituzione finale del Maxi-Processo.

In ultima analisi gli autori, analizzano gli scenari futuri, l’arrivo di Grasso, il completo smembramento della procura di Palermo, l’attacco anche personale a molti giudici, e la perdita finale di quella famosa “circolarità delle informazioni” che tanto aveva aiutato gli investigatori per ricostruire gli intrecci perversi tra mafia, politica e mondo economico.

Questo breve e sicuramente non esaustivo escursus di un libro molto dettagliato e documentato, non rende giustizia a chi ha tanto fatto per far emergere verità scomode, spesso nascoste e non rende giustizia a tanti che sono morti nella lotta alla mafia, ma questo libro non lascia speranze: fino a quando non si vorranno colpire i veri manovratori la mafia non potrà essere estirpata, fino a quando parte del mondo politico siciliano e nazionale resterà colluso la mafia non si potrà combattere, bisogna alzare il tiro, ma non si capisce come si può fare, vista la diffusione dei collegamenti e degli interessi in ballo, crollerebbe tutto? Forse, e allora facciamolo crollare!!

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Autore: Saverio Lodato e Marco Travaglio
Titolo: Intoccabili
Casa editrice: BUR
Anno di pubblicazione: 2005

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Saverio Lodato

aut1Nasce a Reggio Emilia il 6 marzo 1951, è giornalista e saggista italiano. Lavora per il quotidiano l'Unità. E' autore di numerosi libri di successo sulla Sicilia e sulla mafia tra cui Ho ucciso Giovanni Falcone (intervista a Giovanni Brusca), La mafia ha vinto (intervista a Tommaso Buscetta), La linea della palma (intervista ad Andrea Camilleri).

 

Marco Travaglio

aut2Si laurea in Storia Contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Torino, cominciando poi la propria attività come giornalista in piccole testate di area cattolica, come Il nostro tempo dove conobbe Giovanni Arpino che, nell'ottobre del 1987, lo presentò a Indro Montanelli iniziando con lui nel 1988, la collaborazione al Giornale e poi a La Voce. Travaglio ha poi collaborato con diversi quotidiani e periodici, fra cui Sette, Il Messaggero, Il Giorno, L'Indipendente, Il Borghese e L'Espresso. Dal 2006 è co-conduttore nella trasmissione di approfondimento giornalistico AnnoZero, condotta da Michele Santoro. Dal 2009 è promotore e giornalista collaboratore de "Il Fatto Quotidiano", un nuovo giornale diretto da Antonio Padellaro. Il titolo è un chiaro rimando alla trasmissione che il compianto Enzo Biagi condusse su Rai Uno.

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{tab=Recensione}

copChi è Frankie, che gestisce un locale ormai fetido, in una non ben specificata periferia? Cosa porta con sé Jack, chino dietro all’ennesimo whisky, in uno dei buchi peggiori al mondo? Ed infine, chi è Jean, che riporta la luce in questa bettola, innescando una vorticosa girandola di storie e di ricordi?

Con queste domande si apre il bel racconto di Claudia Catalli, alla sua prima prova da autrice, ma che dimostra già un’ottima struttura narrativa ed un’originale attenzione ai personaggi, ad un vissuto che lentamente ritorna, nella costruzione di un castello di personalità infime, ma sempre inclini ad una riabilitazione, ad una pacificazione con un mondo che li ha divorati, trasformati, battuti.

Un castello che, così come si è creato, si distruggerà in una miriade di frammenti di verità, da cui il lettore potrà scegliere e prenderne la propria: quella più comoda, come quella più difficile ed inaccettabile.

In un’ambientazione quasi metafisica, che sembra uno specchio dei sentimenti dei diversi personaggi, è proprio questo il bivio di fronte a cui ci pone l’autrice: esiste la Metamorfosi, il cambiamento? Esiste un punto di rottura, dal quale non si torna indietro? Oppure tutti paghiamo i nostri errori e le nostre viltà in un continuum di perdizione dalla quale non si può fuggire?

Comunque sia, si tratta di un ottimo esordio, da parte di un’affascinante penna che si porge a noi dilatando indefinitamente lo spazio del foglio ed in cui la scrittura ci pone con le spalle al muro di fronte alla pagina scritta.

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Autore: : Claudia Catalli
Titolo: Metamorfosi
Casa editrice: Il Filo
Anno di pubblicazione: 2005

{tab=Conosci l'autore}

autoreClaudia Catalli è nata a Roma il 25 gennaio 1986, dove vive. Studia presso la facoltà di Filosofia dell'Università "La Sapienza".
Metamorfosi è la sua prima pubblicazione.
Tra le altre annoveriamo il DAG - Dizionario Atipico del Giallo. 
Ha collaborato con MenteSociale per diversi anni.

 

 

{tab=Curiosità}
La prefazione è curata dall'ex sindaco di Roma, Walter Veltroni che scrive: <<Con piacevole abilità, Claudia Catalli costruisce un proprio universo narrativo chiuso, nel quale muove e confonde le proprie pedine, le combina, le costringe in un cerchio ossessivo nel quale tutto perde origine e fine, quasi in un teatro pirandelliano nel quale i suoi personaggi cercano un senso ed un tempo>>.

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MenteSociale

studio mix

Indirizzo dello studio: Via dei Castani 170, 00171 Roma
ideaCon i mezzi pubblici lo Studio è vicino a: metro C fermata Gardenie, Tram 19 e Tram 5, numerose linee di bus

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Telefono: 0664014427

ORARI DI SEGRETERIA ED APERTURA AL PUBBLICO:
Dal lunedì al venerdì. dalle 10.00 alle 13.00
ideaIn altri orari o giorni è possibile lasciare un messaggio in segreteria, sarete ricontattati il prima possibile.

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