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Terry O’Quinn, alias John Locke, e Jorge Garcia, alias Hurley, direttamente dall’isola dei misteri di Lost sono sbarcati a Roma per raccontare ai fan e ai giornalisti la loro esperienza nel serial che ha rivoluzionato la fiction americana degli ultimi anni. All’incontro doveva essere presente anche Henry Ian Cusick, il criptico Desmond che è entrato a far parte del cast a partire dalla seconda stagione, ma un’improvvisa influenza (a luglio?) lo ha costretto in albergo.

Terry O’Quinn cosa le piace davvero del suo personaggio e perché non vuole proprio lasciare l’isola?terry o quinn
O’Quinn: Di lui ammiro la passione e la determinazione, il modo con cui ha vinto la paura, nonostante nella vita precedente allo schianto dell’aereo fosse un debole e un perdente. Lui è l’unico a credere di non essere finito sull’isola per caso, per questo vuole rimanerci. Per Locke, l'isola è ciò che il destino aveva in serbo per lui, l'occasione per riscattare la sua vita precedente. Fargli cambiare idea è quasi impossibile.

Che rapporto avete nella realtà con i vostri personaggi? Terry O’Quinn è davvero così spirituale come il suo personaggio e Jorge Garcia crede davvero, come Hurley, che esista la sfortuna e che sia persino contagiosa?
O’Quinn: Oggi molto più di prima credo che gli incontri e gli eventi che ci troviamo ad affrontare sul nostro cammino non siano affatto casuali. A me è successo proprio quando sono stato scritturato per questa serie: attraversavo un periodo difficilissimo sia dal punto di vista professionale che personale e, all’improvviso, tutto è cambiato. Io credo nelle coincidenze, ma credo anche che nella vita possano accadere cose davvero magiche, che nessuno di noi è in grado di spiegare razionalmente. Nella realtà, penso di sentirmi più vicino al Locke della prima serie serie, ho molte più cose in comune con lui che con il Locke attuale.

Garcia: Io non credo nei cattivi presagi e nemmeno che esistano delle persone che portino sfortuna o che siano di ostacolo allo svilupparsi di determinati eventi. Il problema è che Hurley lo crede e per questo, almeno per ora, devo fare in modo di crederlo anche io.

 

Terry O’Quinn, alias John Locke, e Jorge Garcia, alias Hurley, direttamente dall’isola dei misteri di Lost sono sbarcati a Roma per raccontare ai fan e ai giornalisti la loro esperienza nel serial che ha rivoluzionato la fiction americana degli ultimi anni. All’incontro doveva essere presente anche Henry Ian Cusick, il criptico Desmond che è entrato a far parte del cast a partire dalla seconda stagione, ma un’improvvisa influenza (a luglio?) lo ha costretto in albergo.

Terry O’Quinn cosa le piace davvero del suo personaggio e perché non vuole proprio lasciare l’isola?terry o quinn
O’Quinn: Di lui ammiro la passione e la determinazione, il modo con cui ha vinto la paura, nonostante nella vita precedente allo schianto dell’aereo fosse un debole e un perdente. Lui è l’unico a credere di non essere finito sull’isola per caso, per questo vuole rimanerci. Per Locke, l'isola è ciò che il destino aveva in serbo per lui, l'occasione per riscattare la sua vita precedente. Fargli cambiare idea è quasi impossibile.

Che rapporto avete nella realtà con i vostri personaggi? Terry O’Quinn è davvero così spirituale come il suo personaggio e Jorge Garcia crede davvero, come Hurley, che esista la sfortuna e che sia persino contagiosa?
O’Quinn: Oggi molto più di prima credo che gli incontri e gli eventi che ci troviamo ad affrontare sul nostro cammino non siano affatto casuali. A me è successo proprio quando sono stato scritturato per questa serie: attraversavo un periodo difficilissimo sia dal punto di vista professionale che personale e, all’improvviso, tutto è cambiato. Io credo nelle coincidenze, ma credo anche che nella vita possano accadere cose davvero magiche, che nessuno di noi è in grado di spiegare razionalmente. Nella realtà, penso di sentirmi più vicino al Locke della prima serie serie, ho molte più cose in comune con lui che con il Locke attuale.

Garcia: Io non credo nei cattivi presagi e nemmeno che esistano delle persone che portino sfortuna o che siano di ostacolo allo svilupparsi di determinati eventi. Il problema è che Hurley lo crede e per questo, almeno per ora, devo fare in modo di crederlo anche io.

 

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Il copione vi viene dato puntata per puntata. Cosa si prova a dover recitare senza avere la minima idea di quello che accadrà negli episodi a seguire?
O’Quinn: Dipende dai punti di vista. Recitare spesso implica fare delle scelte senza guardarsi indietro e pensare a cosa sarebbe accaduto se si fosse intrapresa un’altra strada per questa o quella scena. In fondo, se si legge continuamente la sceneggiatura rischi di cambiare troppo spesso idea e, alla fine, di confonderti. A me, tutto sommato, piace così.
Garcia: Sono d’accordo. La recitazione viene più spontanea se non devi pensarci troppo su. Io preferisco non sapere quello che accadrà in futuro, così la vivo in modo più rilassato, senza dovermi portare i compiti a casa.
garcia
Avete mai letto le teorie dei fans su internet?
O’Quinn: Certamente, io lo facevo, solo che mi sono trovato a farmi le loro stesse domande, così ho smesso, stavo diventando matto.

Come avete reagito alla notizia che la serie terminerà con la sesta stagione nel 2010?
O’Quinn: Sono estremamente contento che si sia presa questa decisione, perché credo sia giusto fissare un termine entro il quale dare al nostro pubblico tutte le risposte. Certo, questo significherà per me rimanere senza lavoro, ma per fortuna Lost ha avuto un tale successo da aprirmi molte porte. Da qui alla fine tutto sarà più semplice per tutti e sono convinto che aumenterà ancora anche il livello qualitativo del serial.
Garcia: Secondo me era assolutamente doveroso da parte degli sceneggiatori fissare un punto d’arrivo, soprattutto nei confronti del pubblico, quindi mi ha fatto molto piacere la notizia. Certo, devo essere sincero, lavorare alle Hawaii è stato incredibile, mi spiacerà davvero molto dover lasciare quei luoghi semplicemente favolosi.

Avete il tempo di guardare le serie tv? Siete appassionati di qualche serie in particolare?

O’Quinn: Non guardo mai le serie in tv, quando ho tempo libero guardo soprattutto lo sport, sono un grande appassionato. Ho fatto eccezione solo per una fiction-tv western, Deadwood, ambientata nel 1870 in una cittadina realmente esistente del Dakota.
Garcia: Io sono un grande appassionato, invece. La mia preferita in assoluto è Studio 60 on the Sunset Strip, mentre per quel che riguarda il passato sono stato un grandissimo fan de I Simpson.

 

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