Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter per essere aggiornato sulle attività ed i servizi dello Studio e sui nuovi articoli di MenteSociale!

Privacy e Termini di Utilizzo

diventa fan

Pillole di Film

movieUna rubrica di proposte e critiche personali su film diversi per generi, epoche e stili cinematografici. In pillole. Perché il cinema è come una medicina, allucinogeno e  calmante a seconda dei casi, capace sempre di donare a chi lo ama la preziosa sensazione di poter sperimentare altre vite e modi di essere ogni volta diversi.

…Allora, cosa volete vedervi stasera?

“Il cinema? Un mezzo per porre domande”
(Ken Loach)

“Il cinema è l’arte di rievocare i fantasmi”
(Jacques Derrida)

“Il cinema è il modo più diretto per entrare
in  competizione con Dio”

(Federico Fellini)

"Il cinema è un'invenzione senza avvenire"

(Louise Lumiére)

{tab=Recensione}
locandinaIl regista Steven Shainberg mette in scena, con Fur, il conflitto interiore attraversato dalla discussa fotografa Diane Arbus, donna relegata per gran parte della sua vita nell’opprimente prigione del conformismo. La sua storia è descritta come un viaggio oltre il perbenismo, le ipocrisie, la fredda superficialità del mondo, alla scoperta dei segreti più intimi delle persone, di ciò che nascondiamo al di sotto di quelle apparenze con cui offriamo al mondo un’immagine ordinata e rispettabile. Diane Arbus (Nicole Kidman) è una casalinga modello e una madre premurosa, ma è frustrata (anche sessualmente) perché costretta in un mondo nel quale non si trova a suo agio. Avverte il bisogno di liberarsi ed andare verso mondi diversi, imprevedibili, non omologati, e trova una via di fuga in Lionel, un freak malato di ipertricosi, il cui volto è sempre celato da una folta pelliccia di peli. Il film è bellissimo per tutta la prima parte con la descrizione del progressivo avvicinamento della fotografa al mondo bizzarro dei freaks, ma poi perde intensità, trasformandosi in un eccessivo melodramma d’amore, con sequenze struggenti esagerate. L’ottimo finale riscatta ciò che il film perde per strada, con il modo particolare di rendere la definitiva accettazione della Arbus della propria ossessione di indagare le profondità più recondite delle persone: mondi interiori da immortalare e penetrare con la fotografia; luoghi ai margini di tutto quello che le era stato sempre insegnato ed imposto; territori dove nulla è mai scontato e c’è sempre da scoprire; o magari, semplicemente, dei mondi liberi e non oppressi da una soffocante pelliccia.

vota_star_30
{tab=Scheda tecnica}
Regista: S. Shainberg
Anno di produzione: 2007
Produzione: USa
Durata: 122 minuti

{tab=Curiosità}

Non ci sono curiosità

{tab=Riconoscimenti}
Non ci sono riconoscimenti

{tab=Recensione}
locandinaA volte essere la “pecora nera” della famiglia non è poi così male. Altre volte, invece, è una vera e propria tragedia. È questo il caso di April (Katie Holmes): andata via di casa ancora giovanissima per trasferirsi in una nuova città, la ragazza vive col suo fidanzato di colore in uno squallido appartamento, in un palazzo che cade a pezzi, in un quartiere malfamato. Ma il Giorno del Ringraziamento ha un’importanza particolare negli Stati Uniti; è in quell’occasione che si cercano di superare tutti gli ostacoli. Basta un invito a cena alla famiglia che non senti da anni e tutto potrà di nuovo andar bene. O meglio, sarebbe sicuramente così se si trattasse di una romantica commedia hollywoodiana. Schegge di April, però, ha davvero poco a che fare con Hollywood. Film indipendente ed opera prima di Peter Hedges che impiega soli trecentomila dollari per la realizzazione. Gente diversa, che non si conosce. Una famiglia divisa da incomprensioni e malattie. Una sola giornata in cui April si muove goffamente per le scale del suo palazzo alla ricerca di un forno funzionante. Qui incontra persone di culture ed etnie diverse. Si mescola a loro, ne percepisce valori e tradizioni. Impara ed insegna cose. Una commedia ironica (a tratti persino brillante) che, narrando una trama relativamente esile, svela un tema importante e di ampio respiro: il bisogno di sentirsi parte di una comunità, per quanto minuscola essa sia. Ma April dovrà confrontarsi con una comunità ben più dura da scalfire, che la rifiuta da che ne ha memoria: la sua famiglia, in viaggio per una meta non troppo entusiasmante e che eviterebbero volentieri di raggiungere. Il compito è arduo, il premio senza prezzo.

vota_star_30
{tab=Scheda tecnica}
Regista: P. Hedges
Anno di produzione: 2003
Produzione: Stati Uniti
Durata: 80 minuti

{tab=Curiosità}

Non ci sono curiosità

{tab=Riconoscimenti}
Non ci sono riconoscimenti

{tab=Recensione}
locandinaAbout a boy, un film dolce e pieno di fascino ed intelligenza, stupisce per la profondità con cui i vari temi vengono trattati. L’insicurezza che trafigge l’ego di un uomo adulto (Hugh Grant) tanto quanto quello di un ragazzino imbranato e molto timido; la depressione di una madre decisamente incapace a vivere. L’incredibile debolezza della menzogna e l’insostenibile forza della verità.  
Racconta di un trentottenne londinese che, riuscendo a vivere nel lusso grazie ai diritti d’autore su una canzone scritta da suo padre nel 1958, se ne sta in casa tutto il giorno a poltrire. I pensieri principali di Will, infatti, riguardano lo shopping, la tv e, chiaramente, le donne. Non storie lunghe e durature, ma brevi, passeggere. Will è tremendamente geloso della sua libertà e della sua vita. Per questo l’intrusione di Marcus, un dodicenne sveglio ed affettuoso con seri problemi in famiglia, gli scombussola i piani. Il ragazzino scopre le bugie che Will racconta alle ragazze per convincerle ad uscire con lui (afferma di essere un genitore single), ma piuttosto che smascherarlo preferisce diventare suo complice.
I due diventano amici, e Marcus scopre in Will il padre che non ha. La madre depressa e con manie suicide non si occupa di lui, ma qualcuno dovrà pur farlo. E Will prova a resistere al richiamo del suo cuore, ma i suoi tentativi finiranno per essere vani. L’amore per la vita trionfa ancora una volta. Un amore sano e profondo per qualcuno che non solo ha bisogno di aiuto, ma che soprattutto è disposto a non tirarsi indietro mai.

vota_star_30
{tab=Scheda tecnica}
Regista: C. Weitz
Anno di produzione: 2002
Produzione: Gran Bretagna
Durata:  101 minuti

{tab=Curiosità}

Non ci sono curiosità

{tab=Riconoscimenti}
Boston Society of Film Critics Awards: Migliore attrice non protagonista (Toni Collette)
Empire Award: Miglior attore britannico (Hugh Grant)
Golden Camera: Miglior attore internazionale (Hugh Grant)
London Critics Circle Film Award: Attore britannico dell'anno (Hugh Grant)
Phoenix Film Critics Society Awards: Miglior performance maschile di un ragazzo (Nicholas Hoult); Film dell'anno
Satellite Award: Miglior canzone originale ("Something to Talk About")

{tab=Recensione}
locandinaAvere 16 anni non è certo la cosa più semplice del mondo: i caratteri si delineano e l’umore è particolarmente instabile. A tutto questo si aggiungono i primi problemi di cuore, i primi litigi con gli amici, il crescente interesse verso argomenti politici. I problemi con la famiglia, soprattutto riguardanti i genitori, certo non danno una mano.
Il secondo film di Gabriele Muccino, datato 1999, racconta tutto questo. Un gruppo di giovani amici, tra cui Silvio (il protagonista maschile interpretato dal fratello del regista, Silvio Muccino), vivono in prima persona l’occupazione della loro scuola superiore. I loro obiettivi non sono tanto politici quanto personali. Silvio vuole passare la notte a scuola perché sarebbe certamente in compagnia della ragazza che tanto gli piace, ma difende i propositi morali e civili dei giovani di nuova generazione quando il padre cerca di impedirglielo.
L’amore vince ogni cosa, e Silvio lo scoprirà molto presto. Valentina, la ragazza da cui lui è fortemente attratto, è fidanzata con Martino, un suo amico. Ma resistere alla tentazione è impossibile e tra i due si insinua un bacio che, andando a formare il pettegolezzo dell’ultima ora, mette nei guai entrambi. Martino è furioso e vuole vendicarsi; Silvio è preoccupato ed agitato. Fortunatamente c’è Claudia, la sua amica di sempre (e da sempre segretamente innamorata di lui) a parlargli. Un nuovo incontro tra i due è la nascita di un idillio, che permette all’amore puro e vero di due sedicenni di sovrastare ogni cosa.

vota_star_30
{tab=Scheda tecnica}
Regista: G. Muccino
Anno di produzione: 1999
Produzione: Italia
Durata:  88 minuti

{tab=Curiosità}

Non ci sono curiosità

{tab=Riconoscimenti}
2000 Brussels International Film Festival: Silver Iris per migiore sceneggiatura a Gabriele Muccino, Silvio Muccino, Adele Tulli
2000 Buenos Aires International Festival of Independent Cinema:
Cinematography Award ad Arnaldo Catinari
OCIC Award a Gabriele Muccino
1999 Castellinaria International Festival of Young Cinema: Golden Castle a Gabriele Muccino
1999 Festival del cinema di Venezia: Rota Soundtrack Award a Paolo Buonvino

 

{tab=Recensione}
locandinaNon è il primo film, né sarà l’ultimo, a parlare di mafia siciliana.
Non è il primo film, né sarà l’ultimo, a parlare di mafia siciliana vista e vissuta da chi nell’organizzazione di Cosa Nostra c’è dentro.
Di chi cresce mangiando pane e criminalità familiare, portando con sé le gioie e i dolori (il dolce e l’amaro quindi) di una vita bevuta in una sorsata e sputata violentemente.
Luigi Lo Cascio – ovvero il protagonista Saro Scordia – è ottimo interprete di questo film, accanto al burattinaio boss mafioso Gaetano Butera – ovvero Renato Carpentieri, meglio conosciuto come il Commissario televisivo de “La Squadra” – che supera a pieni voti la prova di un ruolo certamente non suo (la cadenza siciliana, la parte del “cattivo”).
Sceneggiatura a tratti interessante, come la rapina in banca in siciliano incomprensibile da chi siciliano non è o da chi non ne sa parlare, o come l’attesa per il finale agrodolce, chiedendosi: “Di che morte morirà il protagonista?”

vota_star_30
{tab=Scheda tecnica}
Regista: A. Porporati
Anno di produzione: 2007
Produzione: Italia
Durata:  98 minuti

{tab=Curiosità}

Non ci sono curiosità

{tab=Riconoscimenti}
Non ci sono riconoscimenti

{tab=Recensione}
locandinaUn colpo di pistola a bruciapelo, un collaboratore tradito e un microchip d'inestimabile valore rubato. Stacco. Franz termina il suo turno di notte posteggiando l'autobus nel terminal dell'aereoporto di Fiumicino, dove viene raggiunto e minacciato da un gigantesco e spietato strozzino di nome... Titti! Sono i primi cinque minuti dell'opera prima di Davide Marengo e rappresentano l'esempio migliore, quasi un manifesto, del nuovo "genere" cui essa appartiene: la "commedia-noir".
Ambientata nella notte di Roma, trai sanpietrini lividi del Lungo Tevere che riflettono la luce gialla dei lampioni, la pellicola segue la vicenda di Franz, autista di bus ingenuo e perdente, a poker come nella vita, e Leila, o Alessia, o Francesca, truffatrice bugiarda e malinconicamente sfuggente, due opposti che il destino getta nel mezzo di una lotta spietata per un microchip che può rovinare un personaggio molto potente. A dar loro la caccia, da un lato, c'è Matera (Ennio Fantastichini, straordinario come sempre), ex-agente dei servizi segreti duro ma gentile, perseguitato dai rimpianti del passato; dall'altro, ci sono Garofano (Francesco Pannofino, ottimo attore oltre che bravissimo doppiatore di George Clooney, che sfata così il luogo comune: "ottimo doppiatore-pessimo interprete") e Diolaiti (un Roberto Citran eccezionalmente freddo e spietato), coppia efferata come i killer di "LE IENE" e, al tempo stesso, comica come Stanlio e Ollio. Il mistero del microchip si dipana tra sparatorie, tradmenti e inseguimenti mozzafiato in autobus.
Il giovane Marengo si muove tra commedia e thriller con disinvoltura e con un po' di quella "pazzia consapevole" che hanno tutti gli esordienti di talento con alle spalle una promettente gavetta. I suoi due protagonisti, suoi amici di vecchia data nella vita, lo aiutano non poco con le loro interpretazioni: la Mezzogiorno, finalmente libera dai ruoli di trntenne isterica, diverte e si diverte con i seducenti atteggiamenti della doppiogiochista Leila e Mastandrea conferma di essere uno degli attori più sottovalutati dal nostro cinema. Giovani e talentuosi registi (Marengo, ma anche Daniele Vicari) se ne sono resi conto e questo è un altro dei motivi per cui fare il tifo per loro.

vota_star_20
{tab=Scheda tecnica}
Regista: D. Marengo
Anno di produzione: 2007
Produzione: Italia
Durata: 104 minuti

{tab=Curiosità}

Non ci sono curiosità

{tab=Riconoscimenti}
David di Donatello 2007: miglior canzone (La Paranza e Mi persi di Daniele Silvestri)

{tab=Recensione}
locandinaHalle Barry, più felina e graffiante che in “Catwoman”, è Rowena (un nome, un programma), giornalista rampante e arrampicatrice velenosa, che si diverte a firmare scoop bollenti, distruggendo senza ritegno le esistenze altrui. Intenta nella prossima mossa, per colpa di un imprevisto dovrà fare i conti con una brutta vicenda riguardante proprio i suoi migliori amici, che si riveleranno all’improvviso dei perfetti sconosciuti (di qui il titolo del film, “perfect stranger”: nessuno è ciò che sembra). “Per commettere un buon omicidio, servono buoni ingredienti al momento giusto”, si dice a più riprese. Qui in effetti ci sono tutti: infanzia difficile, sete di potere, senso di rivalsa, strategie, cambi d’identità, menzogne, vendetta, gelosia, possessione, sensualità spinta all’estremo... Il problema dell’ultima opera di James Foley è proprio questo: tutto troppo facile. E così il thriller (psicologico, nelle intenzioni) perde di tono, appiattendosi su un livello stile “Basic Instinct 2”, dove relazioni morbose sfociano in chattate pseudo-erotiche fra la ricercatrice della verità e il maggior indiziato (un notevole Bruce Willis, che obiettivamente insieme alla maliziosa Berry fa faville). La volontà di sfruttare il moderno espediente di internet, senza abbandonare gli stereotipi classici del sexy thriller, è un tentativo fallito che sfocia in un finale prevedibile: chi non si aspetta che solo il più impensabile sia il vero colpevole?

star1.gif

{tab=Scheda tecnica}
Regista: J. Foley
Anno di produzione: 2007
Produzione: Stati Uniti
Durata: 110 minuti

{tab=Curiosità}

Non ci sono curiosità

{tab=Riconoscimenti}
Non ci sono riconoscimenti

{tab=Recensione}
locandinaSi concludono le avventura del capitano Jack Sparrow con un episodio arrembante di effetti speciali, sequenze spettacolari e con infiniti colpi di scena. Chi pensava infatti di saperne già abbastanza sulla personalità e sul passato di Elizabeth Swann, Will Turner, Tia Dalma, Davy Jones e Barbossa si sbagliava, perché è solo in questo ultimo capitolo che tutti i nodi verranno al pettine. Diciamo subito che quello che un po’ delude di Pirati dei Caraibi – Ai confini del mondo è proprio l’aspettativa nei confronti di Johnny Depp, che ormai sembra avere un po’ esaurito l’energia del personaggio e risulta infatti un po’ sottotono, seppure sempre assolutamente geniale. In compenso, a trascinare letteralmente il film, che come il secondo episodio, più volte s’incaglia in passaggi lenti e macchinosi, è Jeoffrey Rush, strabordante nella sua interpretazione di Barbossa, tornato dal mondo dei morti per compiere l’impresa di sconfiggere Davey Jones. Nonostante gli ultimi due capitoli durino complessivamente cinque ore e mezza, Gore Verbinski lascia l’impressione di aver realizzato una trama fin troppo fitta e complessa per la genuinità e la semplicità cui ci aveva abituato con il primo (e migliore) episodio della trilogia: lo spettacolo è sempre garantito (e la battaglia finale è assolutamente imperdibile), ma spesso si rimane storditi da un vortice di sorprese, che lo spettatore non ha il tempo di assimilare. La freschezza del film, fortunatamente, rimane intatta, ma la differenza tra La maledizione della Prima Luna e le due pellicole successive (girate assieme) risulta evidente e la sensazione finale è quella di una trilogia discontinua, poco fluida e quindi incompleta.

vota_star_30
{tab=Scheda tecnica}
Regista: G. Verbinski
Anno di produzione: 2007
Produzione: Stati Uniti
Durata:  168 minuti

{tab=Curiosità}

Non ci sono curiosità

{tab=Riconoscimenti}
MTV Movie Awards 2008: miglior performance comica (Johnny Depp)

Studio di Psicoterapia MenteSociale

studio mix

Indirizzo: Via dei Castani 170, 00171 Roma
ideaCon i mezzi pubblici lo Studio è vicino a: metro C fermata Gardenie, Tram 19 e Tram 15, numerose linee di bus

Email: info@mentesociale.it

Telefono: 0664014427

ORARI DI SEGRETERIA ED APERTURA AL PUBBLICO:
Lunedì dalle 10.00 alle 13.00
Martedì dalle 10.00 alle 13.00  (anche Sportello Psicologico)
Mercoledì dalle 17.00 alle 20.00
Giovedì dalle 10.00 alle 13.00 (anche Sportello Legale)
Venerdì dalle 10.00 alle 13.00
ideaIn altri orari o giorni è possibile lasciare un messaggio in segreteria, sarete ricontattati il prima possibile.

Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.