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Pillole di Film

movieUna rubrica di proposte e critiche personali su film diversi per generi, epoche e stili cinematografici. In pillole. Perché il cinema è come una medicina, allucinogeno e  calmante a seconda dei casi, capace sempre di donare a chi lo ama la preziosa sensazione di poter sperimentare altre vite e modi di essere ogni volta diversi.

…Allora, cosa volete vedervi stasera?

“Il cinema? Un mezzo per porre domande”
(Ken Loach)

“Il cinema è l’arte di rievocare i fantasmi”
(Jacques Derrida)

“Il cinema è il modo più diretto per entrare
in  competizione con Dio”

(Federico Fellini)

"Il cinema è un'invenzione senza avvenire"

(Louise Lumiére)

{tab=Recensione}
locandinaMaggie Fitzgerald è una cameriera ruba-avanzi appena sopra i trent’anni, povera, disincantata e con una situazione familiare molto più che problematica alle spalle. Solo una passione la tiene in vita: niente uomini, niente storie d’amore, niente progetti a lunga scadenza, solo e soltanto la boxe. Ma per diventare qualcuno non basta la passione, non bastano quattr’anni di combattimento autodidatta contro un sacco, ci vuole un allenatore. Anzi, L’allenatore, il più bravo: Frankie Dunn. L’unico problema è che quest’ultimo, a differenza del bidello ed ex pugile Scrap (un grandioso Morgan Freeman che riesce a mostrare la sua insuperabile abilità espressiva persino con un solo occhio ed uno scopettone sempre in mano!), proprio non ha intenzione di allenare una donna. Meno che mai un’ultra-trentenne. Eppure…
Un Clint Eastwood senza età che colpisce positivamente tanto come attore quanto come regista; volutamente diretto ed esplicito, arriva a pretendere l’elemento cruento, che dona realismo ed incisività ad alcune impressionanti sequenze (attenti al naso…). Analogo applauso, ed analogo Oscar così come ai due sopracitati, va ad Hilary Swank, convincente, mascolina e grintosa quanto basta, che per altro ha dichiarato di aver passato nottate intere a bere frullati proteici per raggiungere la massa muscolare adatta al ruolo.
Dei 137 minuti, la maggior parte dei quali colmi della tensione di un qualunque incontro di pugilato, risulta interessante soprattutto l’ultima parte, suggellata da un finale inaspettato anche se tragico, e da una trattazione finalmente originale della delicata tematica dell’eutanasia. Tuttavia la storia sa molto di Save the last punch, una rivisitazione in chiave ‘boxe femminile’ dei vari “Save the last dance”, “A time for dancing”, “Billy Elliot” etc., con meno melassa ma con la stessa prevedibilità (evidente soprattutto nella prima parte): il sogno nel cassetto che, se non altro per qualche istante, diventa realtà, dopo fatiche impensabili e tanta buona volontà.
La pellicola, pluripremiata nella Notte degli Oscar, tocca comunque altre tematiche importanti, come la labilità del successo, l’ipocrisia della famiglia, la forza della volontà, l’omosessualità e, prima fra tutti, il rispetto per il ‘diverso’, necessario e doveroso anche sul ring.

vota_star_50
{tab=Scheda tecnica}
Regista: C. Eastwood
Anno di produzione: 2004
Produzione: Stati Uniti
Durata: 137 minuti

{tab=Curiosità}

Non ci sono curiosità

{tab=Riconoscimenti}
4 Premi Oscar 2005: miglior film, miglior regia, miglior attrice protagonista (Hilary Swank), miglior attore non protagonista (Morgan Freeman)
2 Golden Globe 2005: miglior regia, miglior attrice in un film drammatico (Hilary Swank)
2 Screen Actors Guild Awards 2004: migliore attrice (Hilary Swank), miglior attore non protagonista (Morgan Freeman)
2 Satellite Awards 2004: miglior attrice in un film drammatico (Hilary Swank), miglior sceneggiatura non originale
2 Kansas City Film Critics Circle Awards 2005: miglior film, miglior attrice (Hilary Swank)
Premi César 2006: miglior film straniero
David di Donatello 2005: miglior film straniero
2 Nastri d'Argento 2006: regista del miglior film straniero, miglior doppiaggio maschile (Adalberto Maria Merli)
2 Ioma 2005: miglior attore non protagonista (Morgan Freeman), migliore sceneggiatura non originale

{tab=Recensione}
locandinaQualche anno fa un film come "The dreamers" avrebbe suscitato un clamoroso scandalo, sarebbe stato rigidamente censurato, proibito ai minori di anni diciotto. Qualcosa di simile è successo negli USA, il paese del buoncostume per eccellenza (vedi Bill Clinton, ad esempio!), mentre fortunatamente qui in Italia l'epoca della moralista inquisizione pare finalmente conclusa.
Nell'ultima pellicola che porta l'indistinguibile marchio di  Bernardo Bertolucci (regista famoso per i suoi "Ultimo tango a Parigi", "L'ultimo imperatore" -vincitore di ben nove premi Oscar- e "Io ballo da sola") i tre protagonisti indossano per i ¾ del film i soli costumi di Madre Natura.  Eppure le scene più stupefacenti, quelle che sbalordiscono lo spettatore tanto per la loro efficacia artistica quanto per la loro incisiva originalità, sono quelle in cui il nudo è evidente, eclatante, senza falsi pudori né fastidiose censure. E non è volgare. Non è mai volgare, lungo tutta la durata della pellicola. Questo perché il regista sceglie di evitare ogni tipo di allusione, di sottinteso, di forzato ammiccamento, ma fa vedere tutto esattamente così com'è: "Il nudo non è osceno, lo diventa quando ci si mette una foglia di fico davanti"  (Bertolucci)
"The dreamers" è la storia di tre appassionati della cinémathèque: un giovane americano (Matthew) e due gemelli francesi, un lui (Theo) ed una lei (Isabelle), che s'incontrano e si amano. E mentre fuori della casa in cui si ritrovano a condividere le più svariate esperienze infuria il '68, fra cortei e manifestazioni violente, l'ambiguo trio vive un sogno fatto di sfide cinematografiche e conseguenti punizioni intrise di erotismo. Un gioco che si conclude con il ritorno alla vita reale, la quale, invidiosa del loro passionale idillio, irrompe furiosa da una finestra…
Bertolucci ci regala ancora una volta l'emozione di un grande Cinema. Ottime le riprese che suggellano scene a dir poco indimenticabili: le telecamere indugiano disinibite lungo le linee di contorno dei giovani corpi distesi nel loro amore, non con banale lascivia, ma con estrema tenerezza. Pregevole anche la resa recitativa dei giovanissimi Eva Green, Louis Garrel e Michael Pitt, certo più fisica che verbale, ma comunque assolutamente verosimile. I primi due interpretano al meglio la coppia di gemelli siamesi, uniti da un legame indissolubile al limite del morboso, profondamente innamorati l'uno dell'altra, destinati a stare insieme sin dalla condivisione del feto materno. Chi rimane coinvolto nella loro passione, volendo incestuosa, è Matthew ovvero l'emergente attore Pitt, famoso per aver preso parte al serial tv più in voga negli States e non solo: "Dawson's Creek". Effettivamente, alcune scene di "The Dreamers" mantengono un certo odore di fiction, così come soprattutto il primo tempo ricorda vagamente "Cruel Intentions", un filmetto firmato Roger Kumble basato su un triangolo amoroso fra due fratellastri, ancora un lui ed una lei, ed una terza ragazza che se ne ritrova coinvolta suo malgrado. Ma qui interviene l'originalità del regista, che decide di afferrare quest'erotico nucleo tematico e piazzarlo nel bel mezzo del '68 (che, attenzione,  è solo cornice: il film non è affatto politico, come vorrebbe il maestro Bertolucci!), anno per eccellenza delle rivoluzioni socio-culturali -nonché dell'irruzione della libertà sessuale-. Ecco perché le figure più ambigue, alla fine del film, risultano quelle per così dire tradizionali: un padre allibito che non sa reagire, troppo debole per opporsi ad una moglie che è madre soltanto economica.
Suggestiva infine la scena conclusiva, "il filo rosso che congiunge il '68 ai nostri giorni": l'assalto dei poliziotti agguerriti sulla massa manifestante. L'immagine, ha confessato il regista, è stata digitalmente ritoccata per moltiplicare il numero di "celerini": l'intenzione era significare una carica infinita, una carica che dovrebbe coinvolgerci tutti a lottare ancora oggi  per ciò in cui crediamo.

vota_star_40
{tab=Scheda tecnica}
Regista: B. Bertolucci
Anno di produzione: 2003
Produzione: Italia, Gran Bretagna, Francia
Durata: 130 minuti

{tab=Curiosità}

Non ci sono curiosità

{tab=Riconoscimenti}
Non ci sono riconoscimenti

{tab=Recensione}
locandinaGiovanissime vite sbandate, condite da primi amori, droghe leggere, famiglia assente e corse clandestine.  
Il regista -alias Luca Lucini, alle prese con il suo primo lungometraggio - fornisce la definizione forse più appropriata del film, chiaramente ispirato all’omonimo libro di Federico Moccia: “…la più bella storia d’amore che un adolescente possa sognare”. Ed in effetti è proprio di questo che si tratta: una storia d’amore inevitabilmente costruita secondo parametri surreali, quei parametri che sorridono al cuore gonfio di speranza di un teenager che vive le sue prime esperienze; "Tre metri sopra il cielo" non è che un continuo ammiccamento ai suoi sogni, pieno com’è di ogni topos possibile ed immaginabile dell’universo adolescenziale: la prima volta, le amicizie 'vere' cresciute fra motorini e banchi di scuola, le cattive compagnie, la famiglia borghese tutta regole e niente affetto, la scuola (privata) che non capisce e non aiuta, le droghe leggere, i debiti di gioco, gli amori clandestini, la dedica sul muro (o sul ponte!), le corse proibite... Tutto studiato nel minimo dettaglio per strappare l’applauso di un pubblico giovanile, fino a calcare palesemente la mano con i vari piercing tatuaggi sms e cantanti più in auge del momento (Tiziano Ferro, Le Vibrazioni...).
Se vogliamo dirla tutta, non solo le situazioni proposte ma anche i personaggi sanno di stereotipo: il bel tenebroso - interpretato al meglio da un notevolissimo Riccardo Scamarcio - violento e sbandato che riesce a sedurre la brava studentessa - ovvero Katy Luoise Sounders, la piccola Sibilla di "Un viaggio chiamato amore" - portandola sulla famosa cattiva strada e finendo per innamorarsene perdutamente; l’amico simpatico ma sfigato (Pollo alias Mauro Meconi, ottimo interprete anche del recente "Fate come noi") che se la fa con l’amichetta un po’ facilotta di lei (Pallina, Maria Chiara Augenti); il fratello affermato di Step che pensa solo alla carriera e dimentica l’amore, una madre che si fa scoprire col suo amante, un padre che non ha più autorità, un altro che ridiventa ragazzo per una partita a biliardo...
Altra nota inevitabilmente stridente, i buffi nomignoli dei protagonisti, alla lunga più che fastidiosi: Step e Babi già fanno ridere, ma Pallina e Pollo proprio non si possono sentire!
Mettendo da parte tutto questo (e non è poco!) la visione di questo film può risultare anche piacevole, soprattutto grazie ad una perfettamente azzeccata voce fuori campo che congiunge frame su frame: il dj di Radio Caos che fa tanto "Noi siamo i giovani" e che dissemina dal primo all’ultimo minuto improbabili pillole di spicciola saggezza, tutte consacrate al mito del carpe diem, del vivere al meglio il presente: "Forza fratellini, spingete la vostra vita a tutta velocità..."

vota_star_30
{tab=Scheda tecnica}
Regista: L. Lucini
Anno di produzione: 2004
Produzione: Italia
Durata:  101minuti

{tab=Curiosità}

Non ci sono curiosità

{tab=Riconoscimenti}
Non ci sono riconoscimenti

{tab=Recensione}
locandinaUn gruppo di ragazzi americani in vacanza nell’esotico Brasile si ritrova in balia di uno spietato trafficante di organi, che agisce in nome dei malati più poveri e deboli, costretti ad aspettare per anni, spesso invano, un trapianto che dovrebbe spettargli di diritto. Questa è la trama che sta alla base di Turistas, uno dei primi horror di questa estate. Il film lascia già a desiderare se ci si basa solo sugli elementi di genere del film (tensione, inquietudine, suspense), ma diventa persino fastidioso quando con presunzione vuole farsi portatore di una denuncia sociale, che non solo è affrontata in maniera superficiale secondo la retorica più smielata, ma è anche ridicolizzata perché affidata al basso quoziente intellettivo di un gruppetto di fessi adolescenti americani. Al di là però di questo aspetto, il film è comunque noioso, perché forzato nello sviluppo degli eventi e contraddistinto da dialoghi mai taglienti e di puro riempimento tra una scena e l’altra. Persino nella sequenza più interessante, quella dell’inseguimento sott’acqua nelle grotte della giungla, il film manca di spessore, con i protagonisti che improvvisamente si trasformano tutti in cloni di Lara Croft e con un senso di claustrofobia che incredibilmente non si riesce nemmeno a sfiorare. Insomma, Turistas è l’ennesimo horror scritto male, che ancora una volta banalizza il genere forse più ingiustamente bistrattato della storia del cinema, al quale certe volte basterebbe solo meno superficialità nella caratterizzazione dei personaggi e nella costruzione della storia per ottenere un prodotto che sia almeno godibile per il pubblico.

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{tab=Scheda tecnica}
Regista: John Stockwell
Anno di produzione: 2006
Produzione: USA
Durata: 93 minuti

{tab=Curiosità}

Per alcuni, il film sembra essere una copia di Hostel pellicola prodotta da Quentin Tarantino.

{tab=Riconoscimenti}
Non ci sono riconoscimenti

{tab=Recensione}
locandinaCritica italiana ed americana sono concordi nel gridare al flop cinematografico più clamoroso degli ultimi tempi: malgrado il grandioso battage pubblicitario, l’attesissimo sequel di Basic Instinct non convince e, anzi, delude proprio tutti. Tanto per cominciare la storia, che ricalca fin troppo quella del primo film, non offre spunti di grande originalità, a partire dall’esordio vagamente insolito: un’automobile che sfreccia impazzita sull’asfalto londinese, con tanto di masturbazione e orgasmi in simultanea. E certo la povertà della trama (detta in due parole: la scrittrice assassina colpisce ancora, ma questa volta la sua vittima preferita è il suo psicanalista) non si fa perdonare con la morbosa insistenza su nudi generosi e scene pseudo bollenti (per altro ci si aspettava qualcosa di davvero clamoroso, visto il grande scalpore che aveva seguito le prime notizie sul film), tutte accompagnate da dialoghi improbabili e poco credibili. La Stone, va pur detto, campeggia sul grande schermo in tutta la sua magnificenza: biondissima, altissima, bellissima. Tuttavia anche lei, benché capace di ricalarsi nel ruolo che la rese famosa, non convince mai fino in fondo. Resta, dopo la visione del film, una sensazione d’insoddisfazione e, al tempo stesso, l’impressione di aver assistito più che altro ad una Stoniade, epopea filmica consacrata al mito della grande diva hollywoodiana. Cade anche la definizione di thriller erotico-psicologico, se è vero che l’erotismo non si riduce all’esibizione di nudi e l’introspezione psicologica a sguardi più o meno accattivanti mascherati da ombre d’inquietudine – non è un caso parlare di occhi: l’espressione finale dell’inebetito David Morrissey, alias Michael Glass finito in manicomio (da psichiatra a psicopatico nel giro d’un romanzo), è la cifra dell’intera pellicola, nonché la previsione dell’effetto sullo spettatore, che resta attonito, confuso, stupito da uno scivolone tanto eclatante.

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{tab=Scheda tecnica}
Regista: Michael Caton-Jones
Anno di produzione: 2006
Produzione: USA
Durata: 113 minuti

{tab=Curiosità}

«L'intrigo ha inizio nella mente.»

{tab=Riconoscimenti}
Non ci sono riconoscimenti

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