Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter per essere aggiornato sulle attività ed i servizi dello Studio e sui nuovi articoli di MenteSociale!

Privacy e Termini di Utilizzo

diventa fan

Una breve riflessione su ciò che è stato definito “scontro di civiltà” tra oriente e occidente, con particolare riferimento alle dinamiche riguardanti i paesi europei e occidentali negli ultimi decenni di società globalizzata, i timori reali o indotti degli ultimi decenni, come esortazione e stimolo al pensiero critico degli operatori psico-sociali e alla formazione di un modello italiano di dialogo tra culture.

Il nostro mondo è mutato negli ultimi decenni. 

I crescenti flussi migratori, che nella seconda metà dello scorso secolo erano limitati generalmente solo ad alcune nazionalità tra cui il vicino Nordafrica, ora raccolgono varie nazionalità e culture in un processo di integrazione non sempre facile; la tecnologia ha reso la globalizzazione fruibile e i mezzi di comunicazione interattiva hanno per sempre cambiato schemi e criteri dei rapporti internazionali. Dal 2001 abbiamo assistito a una nuova forma perturbante che ha notevolmente inciso sui  rapporti tra culture e l’immaginario collettivo a essi riferito.

A seguito dei fatti tragici dell’undici settembre, che hanno dato il via a una serie di scontri armati e violenti mutamenti geopolitici, l’umanità ci è apparsa come distinta in due mondi contrapposti tra loro in conflitto:, mondi che possiamo definire come “oriente” e “occidente”.

All’oriente vengono riferiti tutti gli argomenti dell’oscurantismo e della volontaria arretratezza, spesso tratti da epoche del nostro passato storico: l’assolutezza dei dogmi religiosi e la cieca obbedienza, l’opposizione ad ogni forma di emancipazione, il rifiuto dell’individuo come valore e altro ancora, percepito come forma più o meno palese di legittimazione della violenza sia personale che collettiva e politica (crf. Said 1978/2013).

L’occidente è, al contrario, concepito come una tendenza al progresso e all’emancipazione, sancito a livello istituzionale dallo stato di diritto e la rappresentanza democratica, la parità dei cittadini e la laicità (cfr. Buruma e Margalit 2004)  .

Tutto ciò ha a che fare solo in parte con le coordinate geografiche, come si può ben capire.

Una tale concezione del mondo traccia una marcata dicotomia che, come tutte le dicotomie, appiattisce e forza la realtà entro limiti così schematici e ristretti da non permettere analisi approfondite dei fenomeni. 

Si pone a un livello pre-razionale di definizione delle identità e identificazione del “nemico” depositario di tutte le alterità e un pericolo di contaminazione da non permettere alcuna riflessione alla maggioranza di coloro che ne sono influenzati (Lattanzi 2015).

Una tale contrapposizione finisce per favorire da una parte gli atteggiamenti xenofobi e di chiusura culturale, dall’altra la protesta contro i propri modelli culturali, l’odio rancoroso (Djouder 2007) e persino gli esiti violenti che possono sfociare in dolorosi attacchi terroristici.

I percorsi di deradicalizzazione messi a punto in Francia sembrano poco efficaci (cfr. http://it.euronews.com/2017/03/30/francia-il-fallimento-dei-centri-di-deradicalizzazione) forse proprio perché emersi dallo stesso ambito culturale che ha generato alcune delle condizioni della mancata inclusione armonica delle etnie ospitate.

Possiamo infatti vedere come esistano vari modelli dell’accoglienza, i maggiori in Europa sono quello francese dell’integrazione e quello inglese della multiculturalità.

Nel primo caso gli immigrati sono esortati a interiorizzare il più possibile la cultura del paese ospitante (la Francia, che pone tra i valori più importanti quello della laicità), nel modello inglese, al contrario, si preferisce tutelare le specificità culturali ed etniche secondo una concezione che potremmo definire di “Commonwealth”.

L’Italia non dovrebbe seguire tali fallimentari esempi per puro spirito xenofilo, ma favorire lo sviluppo e l’applicazione di un proprio originale modello che potremmo chiamare “di inclusione” e che emerge dalla peculiarità storica e culturale del nostro paese mediterraneo, da sempre dedito agli interscambi di qualsiasi tipo e nei diversi contesti del commercio, dell’arte, ecc. al riparo da ogni semplificazione dicotomica con i suoi conseguenti esiti conflittuali (cfr. Paradisi 2015).

A tale scopo si auspica una maggiore attenzione alla formazione degli operatori e degli scienziati sociali nel campo dell’interculturalità e sulle specifiche potenzialità di dialogo e armonizzazione insite nel nostro patrimonio culturale e storico.

L’Italia potrebbe essere protagonista di un processo non solo possibile, ma sempre più necessario.  

Potrebbe passare da spettatrice dei fallimenti altrui ad aiuto e insegnamento per i paesi il cui passato brutalmente coloniale ostacola in varia maniera la convivenza tra culture ed etnie (Lattanzi 2016), generando un malcontento socialmente pericoloso.

Bibliografia:

Ian Buruma, Avishai Margalit, Occidentalismo. L'Occidente agli occhi dei suoi nemici;  Einaudi 2004

Ahmed Djouder, Disintegrati. Storia corale di una generazione di immigrati; Il Saggiatore 2007

Euronews, “Francia; il fallimento dei centri di deradicalizazione”  http://it.euronews.com  2017

Barbara G.V. Lattanzi, “Islam e derive radicali” in Comunicazionepuntodoc  nr. 13 Media&Terror; Lupetti 2015

Barbara G.V. Lattanzi , “Lo scienziato sociale di fronte all’Islam europeo” Rivista di Scienze Sociali nr 14 2016 http://www.rivistadiscienzesociali.it

Alessandra Paradisi, “Punti di vista per un nuovo Mediterraneo”  in Comunicazionepuntodoc  nr. 13 Media&Terror; Lupetti 2015

Edward Said, Orientalismo. L'immagine europea dell'Oriente; Feltrinelli 2013

 

scrivereL'articolo è stato scritto da Barbara Lattanzi  
Sociologa delle Religioni e Traduttrice

Studio di Psicoterapia MenteSociale

studio mix

Indirizzo: Via dei Castani 170, 00171 Roma
ideaCon i mezzi pubblici lo Studio è vicino a: metro C fermata Gardenie, Tram 19 e Tram 15, numerose linee di bus

Email: info@mentesociale.it

Telefono: 0664014427

ORARI DI SEGRETERIA ED APERTURA AL PUBBLICO:
Lunedì dalle 10.00 alle 13.00
Martedì dalle 10.00 alle 13.00  (anche Sportello Psicologico)
Mercoledì dalle 17.00 alle 20.00
Giovedì dalle 10.00 alle 13.00 (anche Sportello Legale)
Venerdì dalle 10.00 alle 13.00
ideaIn altri orari o giorni è possibile lasciare un messaggio in segreteria, sarete ricontattati il prima possibile.

Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.