Riflessione personale sugli ultimi eventi di cronaca nera familiare. "Ci sono tanti  bambini che non avranno mai la possibilità di vedere un futuro migliore, trascinati nella fine prematura dai loro stessi genitori, quelle figure che dovrebbero costituire sempre un punto di riferimento, la sicurezza e il riparo dai pericoli della vita"... 

Attraversiamo un periodo buio, un arco temporale di decadenza e involuzione in cui la società, cosiddetta civile, sembra aver perso il valore della vita.

La cronaca quotidiana è piena di notizie tragiche, eventi impossibili da comprendere sul piano razionale ed emotivo. Mentre il progresso tecnologico ha raggiunto i massimi livelli i legami affettivi si sono deteriorati sotto il peso di una sorta di autismo emotivo che ha generato isolamento e incomunicabilità.

La crisi economica ha reso ancora più fragili le difese individuali mettendo a dura prova la resilienza, le risorse individuali in grado di contrastare gli eventi critici che ognuno incontra nella propria vita.

In questo contesto il nucleo collettivo più importante che è la famiglia sembra essersi disgregato, una sorta di implosione di forti sentimenti che purtroppo trovano sfogo nella violenza.

Ci sono tanti  bambini che non avranno mai la possibilità di vedere un futuro migliore, trascinati nella fine prematura dai loro stessi genitori, quelle figure che dovrebbero costituire sempre un punto di riferimento, la sicurezza e il riparo dai pericoli della vita.

La cronaca quotidiana martellante sfodera le sue analisi, indaga il vissuto personale dei presunti responsabili dei gesti estremi con minuziose e attente indagini, profili psicologici che possono in qualche modo dare un significato, una spiegazione ai gesti di violenza che cancellano in un attimo tante fragili vite.

C’è una innocenza tradita che chiede di essere ascoltata e difesa e la ricorrenza del Natale sembra amplificare questa voce, una voce che troppo spesso non è riuscita a farsi sentire, sommersa dall’egoismo e dalla prepotenza degli adulti che spesso hanno trasformato e trasformano i bambini in oggetti, cose materiali ingombranti dalle quali liberarsi in un attimo di follia.

In nome di questi bambini, vittime innocenti di una guerra senza nome, gli adulti hanno il compito di inventare nuove storie, magari rendere più vera la favola della vita, quella favola in cui il bene riesce sempre a prevalere e il coraggio della verità ha  il volto dell’innocenza.

 

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