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Venerdì 21 Aprile,       workshop esperenziale 

 

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meritocracyCi si domanda ancora oggi se per fare carriera nel mondo del lavoro, sia più importante avere conoscenze e amicizie al posto giusto piuttosto che lavorare bene ed ottenere la crescita professionale.
Ognuno di noi potrebbe fare numerosi esempi di casi in cui il merito è stato superato da altri criteri di giudizio: raccomandazione, amicizia, favoreggiamento, opportunismo...

La raccomandazione, largamente diffusa in Italia, consiste nel segnalare qualcuno con il chiaro intento di porlo in una situazione di vantaggio rispetto ad altri in particolari situazioni (selezioni, concorsi, ecc.).

Oggi esiste una contrapposizione tra un’Italia statica che spera di conservare all’infinito privilegi ormai morti e sepolti e un’Italia evoluta, che vive fuori e dentro ai nostri confini che sa che occorre modernizzare questo paese, intaccando certi privilegi ormai superati per compensarli con forme più moderne di incentivazione e sostegno sociale. Nel nostro paese il 60% delle assunzioni avviene sfruttando la propria rete di conoscenze.
Statistiche confermano che oltre sei aziende su dieci assumono persone che conoscono, oppure persone segnalate da qualcuno di cui si fidano. Spesso e volentieri, e per comodità, si rinuncia a cercare davvero il profilo migliore, preferendo quello presentato da qualcuno. Questo non è certamente un segnale di paese avanzato.
L’alternativa quindi di molti giovani professionisti, di quelli che non hanno conoscenze o raccomandazioni da vantare, ma un solido curriculum unito a tanto talento è quella di andare all’estero. All’estero li attendono a braccia aperte.
Ma così se ne va il futuro del paese, se ne va chi ha idee nuove di impresa, chi parla bene le lingue straniere, chi sa utilizzare nuove tecnologie. Se riflettiamo bene, in Italia esportiamo risorse umane qualificate ed importiamo manodopera non qualificata.

Ma quale futuro può avere quindi il nostro paese?
Un sistema meritocratico è in genere la migliore delle soluzioni in molte situazioni.
Ma per funzionare questo sistema è necessaria la presenza della competizione. In un mercato competitivo e regolato da leggi chiare e applicate con rigore, un azienda non sopravvive se non è produttiva. Ecco allora che c’è l’incentivo a premiare i migliori all’interno dell’azienda stessa. Dove la competizione non c’è o è viziata ciò non vale più e allora sopravvive chi ha appoggi politici che nulla hanno a che fare con il merito.

Ma come si fa a creare incentivi giusti nel settore pubblico dove la competizione di mercato molto spesso non esiste?
Si può. Negli anni 90 in Inghilterra si introdusse un sistema per cui se un ospedale riduceva i tempi di attesa al pronto soccorso gli erano date risorse aggiuntive.
I tempi di attesa medi crollarono e quindi fu un enorme successo.

Come mai in Italia nel 2012 non riescono ad uscire (da chi dovrebbero uscire) delle idee brillanti?
Oggi siamo di fronte ad una vera e propria battaglia culturale dove non basta una legge o una riforma per vincerla ma serve l’enorme contributo delle aziende pubbliche e private, che devono introdurre logiche nuove di selezione, progressioni di carriera, eccetera, dei sindacati che devono capire che il mondo è mutato e soprattutto della gente italiana che deve capire che l’Italia deve diventare "l’Italia del merito”.
Dove a tutti vengono fornite uguali condizioni di partenza.
Ma non di arrivo.
Chi è più bravo e merita di più vince.
Chi pensa che basti una spintarella perde.

Se si continua a pensare che si possa risolvere tutto con concorsi pubblici truccati, professioni chiuse, promozioni per anzianità, la famiglia e la politica come agenzie di collocamento non ci sarà un grande futuro per i giovani italiani! 

 

Studio di Psicoterapia MenteSociale

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