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Analisi sociologica sull'evoluzione dei diritti delle donne nella Tunisia di ieri e i cambiamenti che sta provocando la rivoluzione del 2011 con un passaggio in particolare: la dittatura aveva promosso nel tempo varie iniziative a favore della figura della donna, oggi dopo la rivoluzione anche le donne rivendicano un ritorno alla legge coranica per un ridimensionamento dei loro diritti (poligamia, diritti rispetto al marito, etc).

Nella seconda metà del secolo scorso e dopo la proclamazione della Repubblica nel 1956, la situazione della donna tunisina visse un periodo di grandi trasformazioni grazie al nuovo codice stabilito dal governo di Habib Bourguiba che le garantì una pari dignità a quella dell’uomo. Infatti, la legislazione tunisina permise alla donna di decidere per la propria persona della sua vita da quando diventa maggiorenne.
Nessuno puo` obbligarla a sposarsi o a rimanere a casa ed è per questi motivi che il codice fissò un’età minima per il matrimonio (17 anni per la femmina e 20 anni per il maschio) affinché possano essere evitati i matrimoni imposti. Inoltre, venne abolita la poligamia e consentito il richiesto del divorzio e, il diritto agli alimenti e l’affidamento dei figli. Altro punto di particolare importanza è l’annulamento dell’istituto del ripudio che dava prima la possibilità al marito di ripudiare la moglie senza nessun motivo evidente.

D’altronde, e sempre a differenza degli altri paesi musulmani, la donna ottenne il diritto di ereditare dal padre defunto anche se è figlia unica poiché prima solo i parenti paterni potevano beneficare dei diritti successori. Infine, la donna godé gli stessi diritti d’istruzione e di lavoro senza n essuna differenza di requisiti o di retribuzione.

La legge tunisina attribuì anche alla donna il diritto al voto nel 1957 e quello dell’aborto nel 1965.
Da un punto di vista sociale, il primo presidente tunisino provo` a dissuadere le donne a portare il velo islamico ed il “Sefsari”, incoraggio` la contraccezione e creo` l’unione nazionale delle donne tunisine “UNFT” che gli garantì la propria emancipazione, ricorso alla contraccezione. Grazie a tutte queste iniziative intraprese da quel governo la donna riuscì ad imporsi nella società e di contribuire nel corso degli anni alla vita sociale, economica, politica e culturale godendo gli stessi diritti dell’uomo. Ma oggi la figura di questa donna all’occidentale sta per scomparire? La rivoluzione della Tunisia del 14 gennaio 2011 ha generato tanti cambiamenti politici ma soprattutto sociali nel paese. Infatti, girando per le vie della capitale incontri sempre più donne velate e uomini barbuti, li vedi ovunque : nei centri commerciali, nei caffé, nei pullman, nelle università...

Ma quali sarebbero le ragioni di tale mutamento sociale?
La rivoluzione in Tunisia è stata la conseguenza di un regime politico di grande dittattura basato sul nepotismo e sulla repressione poliziesca che, ha per tanti anni impedito al popolo la libera espressione e colui che osava criticare il sistema politico tunisino veniva subito incarcerato. Tutto era controllato dai mass-media perfino alle comunicazioni telefoniche. Quello che è più aberrante è che all’epoca la polizia tunisina sorvegliava anche le moschee e colui che frequentava spesso queste ultime poteva anche ritrovarsi in prigione per “integralismo” ed accusato addirittura di terrorismo. Per quanto riguarda le donne, loro non avevano nemmeno il diritto di portare il velo e, spesso le donne velate venivano cacciate dalle istituzioni pubbliche e dalle università. Oltre a tutto questo, nell’ultimo Decennio, la Tunisia ha vissuto un periodo di grande crisi economica e sociale: il paese era in grande debito, aumentava notevolmente continuamente la disoccupazione dei giovani laureati e si moltiplicavano ogni giorno le ingiustizie. Di fronte a questo, il popolo era veramente frustrato, stanco, ancora più povero e subisce ogni giorno ingiustizie. Ed è proprio per quei motivi che si è fatta la rivoluzione, per chiedere “lavoro, libertà e dignità”.
Dopo il 14 gennaio si è notato un grande cambiamento di tendenza da un punto di vista sociale: sempre più donne velate ed altre con “il niqab” (un lungo abito nero da dove che copre tutto il corpo ed il viso di una donna lasciando apparire solo gli occhi) e uomini barbuti, i tunisini ormai sembrano voler seguire il modello degli altri paesi del mondo arabo musulmano ed adottare nella nuova costituzione “la chariaa” (legge coranica).
E quello che è più sorprendente è che tante donne rivendicano l’applicazione della chariaa ed altre reclamano anche la poligamia rinuncendo così ai diritti che hanno ottenuto ai tempi di Bourguiba. Sembra che queste novità nella società siano il risultato di duri anni di soffocazione e di oppressione esercitate da decceni dalle forze dell’esercito che impedivano tutto per tutti, è la conseguenza della drammatica situazione in cui si trova gran parte della popolazione. Pare che i tunisini oggi cerchino di crearsi una nuova id entità , di voler assolutamente rompere con il passato, di offrirsi una nuova vita come se cercassero “rifugio”nella religione.

Tuttavia, questa voglia di “ritrovare la fede” potrebbe generare una certa forma di integralismo ed è proprio quello che stiamo notando nella nuova società. Va pertanto considerato che le agitazioni sociali che sta subendo ora la Tunisia sono il risultato di un’ignoranza dei principi base della religione musulmana, di persone che, per motivi diversi vogliono creare uno stato di confusione nel paese a scopo probabilmente politico. Chissà però se è solo un fenomeno sociale solo momentaneo dovuto all’ex regime poliziesco oppure la fine di un paese arabo musulmano all’occidentale? 

 

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