bullying

L'articolo affronta il fenomeno del bullismo da un punto di vista sociologico. I punti affrontati sono: gli studi sul bullismo, il ruolo di scuola e famiglia, l'effetto branco.

 Il bullismo è l' atteggiamento di prevaricazione da parte di bambini e adolescenti nei confronti dei compagni più deboli. E' un fenomeno sociale che consiste in una serie di prepotenze, umiliazioni e vessazioni, quindi azioni fisiche, quelle più note all' opinione pubblica, possono andare dalle forme lievi come il tirare i capelli sino a quelle più gravi di violenza fisica;comportamenti verbali che comprendono insulti e minacce; comportamenti indiretti, quale forma più subdola di bullismo, basata sul pettegolezzo e sulla calunnia, tipicamente femminile.

I bulli sono quei ragazzi che credono di essere più forti e furbi degli altri ma spesso, dietro questo loro attegiamento ostile si cela un profondo sentimento di invidia nei confronti della vittima, perchè quest' ultima non necessariamente è colei che ha caratteristiche fisiche e culturali indesiderabili, può infatti esere il compagno di classe studente brillante o di famiglia agiata al punto tale da suscitare invidia nell' altro e, come ben si sa, l'invidia è un po' il motore di certe angherie.
Il bullismo inizia quasi sempre fra i banchi di scuola, ci sono ad esempio bambini e adolescenti che ogni giorno pretendono di mangiare la merenda del compagno di classe o ancor peggio esigono soldi e oggetti personali. Il bambino intimidito non racconta nè ai genitori, nè agli insegnanti di ciò che subisce e, in seguito alle intimidazioni ricevute manifesta il suo disagio con atteggiamenti del tipo: aggressività in casa verso i genitori i fratelli o gli animali domestici, scarso rendimento scolastico, frequente distrazione, ansietà nel dover andare a scuola.
I suoi compagni ugualmente minacciati si chiudono in un' ostinata omertà , quindi c' è il bullo, la vittima e chi per paura di essere vittima fa finta di niente o si unisce al "branco", così che poco alla volta il bullo assume il totale controllo della situazione e il clima di minaccia si fa sempre più soffocante.

 

 

bullying

L'articolo affronta il fenomeno del bullismo da un punto di vista sociologico. I punti affrontati sono: gli studi sul bullismo, il ruolo di scuola e famiglia, l'effetto branco.

 Il bullismo è l' atteggiamento di prevaricazione da parte di bambini e adolescenti nei confronti dei compagni più deboli. E' un fenomeno sociale che consiste in una serie di prepotenze, umiliazioni e vessazioni, quindi azioni fisiche, quelle più note all' opinione pubblica, possono andare dalle forme lievi come il tirare i capelli sino a quelle più gravi di violenza fisica;comportamenti verbali che comprendono insulti e minacce; comportamenti indiretti, quale forma più subdola di bullismo, basata sul pettegolezzo e sulla calunnia, tipicamente femminile.

I bulli sono quei ragazzi che credono di essere più forti e furbi degli altri ma spesso, dietro questo loro attegiamento ostile si cela un profondo sentimento di invidia nei confronti della vittima, perchè quest' ultima non necessariamente è colei che ha caratteristiche fisiche e culturali indesiderabili, può infatti esere il compagno di classe studente brillante o di famiglia agiata al punto tale da suscitare invidia nell' altro e, come ben si sa, l'invidia è un po' il motore di certe angherie.
Il bullismo inizia quasi sempre fra i banchi di scuola, ci sono ad esempio bambini e adolescenti che ogni giorno pretendono di mangiare la merenda del compagno di classe o ancor peggio esigono soldi e oggetti personali. Il bambino intimidito non racconta nè ai genitori, nè agli insegnanti di ciò che subisce e, in seguito alle intimidazioni ricevute manifesta il suo disagio con atteggiamenti del tipo: aggressività in casa verso i genitori i fratelli o gli animali domestici, scarso rendimento scolastico, frequente distrazione, ansietà nel dover andare a scuola.
I suoi compagni ugualmente minacciati si chiudono in un' ostinata omertà , quindi c' è il bullo, la vittima e chi per paura di essere vittima fa finta di niente o si unisce al "branco", così che poco alla volta il bullo assume il totale controllo della situazione e il clima di minaccia si fa sempre più soffocante.

 

 

Gli studi

 Gli studi

Gli studi sul fenomeno sono oggi in aumento data la sua estensione.
Questi iniziano a metà degli anni '70 del 900 nei Paesi dell' area scandinava, poco dopo anche in Gran Bretagna e in Australia, negli anni '80 in Giappone e nella seconda metà degli anni '90 in Italia.Dagli studi effettuati, a grandi linee, si è potuto sostenere che il bullismo interessa prevalentemente i Paesi ricchi e industrializzati, (di fatto, non avrebbe ragione di esistere lì dove c' è costantemente violazione dei diritti umani e civili e si vive in una situazione di totale precarietà socio - economica), è anche emerso che episodi di questo tipo non restano confinati solo all' interno delle anonime periferie delle grandi città, in cui la devianza e la delinquenza sono all' ordine del giorno ma interessano senza mezzi termini anche i centri medi e piccoli certamente più vivibili e controllabili.

Famiglia e società: quali errori

 Famiglia e Società: quali errori 

Il bullismo trae origine in un tessuto sociale in cui frequentemente si mostra indifferenza verso le forme di violenza e prevaricazione nei confronti dei soggetti più deboli che evidentemente trovano maggiori difficoltà a integrarsi e a difendersi. Il punto forse è che le numerose vessazioni quotidiane passano spesso inosservate dagli stessi insegnanti, genitori e compagni di classe, sottovalutando il fenomeno e riducendo azioni incresciose a tipiche esuberanze infantili e adolescenziali. A livello familiare si evidenzia un certo lassismo educativo da parte dei genitori che sempre più spesso sono presi dai loro problemi, non mostrando la necessaria attenzione alle incessanti richieste dei figli, a volte fatte in maniera poco diretta e palese ma facilmente intuibili; o, di contro, autoritarismo, spesso eccessivo. Ciò che viene a mancare è un' adeguata manifestazione di affetto ed esempi di vita validi, e quella che tutti noi chiamiamo "la buona educazione".
In sociologia si parla di "processo di socializzazione primaria" ossia, l'apprendimento di regole di condotta, di modelli comportamentali e stili di vita trasmessi dalle figure genitoriali, di fondamentale importanza per la formazione della personalità del bambino. Da un lato c'è allora la famiglia, come punto di riferimento di primaria importanza, dall' altro c'è la società nel suo complesso che dimostra di avere grandi difficoltà nel proporre modelli positivi di riferimento, basti pensare per un attimo al ruolo dei mass-media, in particolare la televisione da molti oramai definita "cattiva maestra" davanti alla quale bambini e adolescenti trascorrono buona parte del loro tempo libero potendo guardare programmi differenti e poco raccomandabili in tutta libertà; poi la Grande Rete che conta ogni giorno milioni di utenti di età inferiori ai 14 anni senza alcuna imposizione di regole da parte dei genitori, permettendo loro tra l' altro di poter intrattenere conversazioni non solo fra coetanei, con tutti i rischi del caso; e ancora, i tanto amati videogames con giochi che addestrano alla violenza, dove si è vincitori solo riuscendo ad "uccidere" i giocatori (virtuali) avversari. Questi sono solo alcuni degli esempi possibili.
Ovviamente questo modo di comunicare non solo va ad influire sui contatti umani, ma va anche a compromettere la capacità di questi giovanissimi di vedere il mondo in maniera razionale, considerando che soprattutto i più piccoli sono fortemente influenzabili da un punto di vista psicologico.
E' doveroso allora affermare il ruolo cruciale che la famiglia e la società hanno.

L'effetto branco

L' effetto branco

Associato al fenomeno del bullismo c' è il c. d. effetto branco, che consiste nel fatto che più individui si mettono insieme con l'intento di svolgere un' azione violenta o comunque di sopraffazione nei confronti di una o più vittime. E' la stessa tecnica che usano gli animali predatori verso la preda prescelta. Lo stare in gruppo fa acquisire maggiore sicurezza e forza; un ragazzo che da solo è tranquillo e non presenta problemi comportamentali può trasformarsi in un ribelle e in un violento se inserito nel branco manifestando a volte condotte di inaudita violenza e ferocia fuori dall' immaginario collettivo, a scuola come al parco e in ogni altro luogo di aggregazione. 

Bibliografia dell'articolo

Bibliografia dell'articolo

Franco Biancardi "I NUOVI ARGOMENTI -tematiche di grande attualità per leggere, per riflettere", Ed. Manna

 

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