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klimtArticolo centrato sul significato di essere un “vero professionista” della salute oggi. Ci troviamo di fronte ad un cambiamento di prospettive a livello sociale, culturale, economico,nella quale l’operatore sanitario, oltre ad essere un professionista preparato, ha il “ dovere” di essere in grado di sapersi relazionare con l’utente fruitore del servizio, tenendo in considerazione la sua unicità poichè soggetto portatore di diritti.

Prestazioni poco attente all’aspetto umano  della malattia, difficoltà nel rapporto tra medico e malato, indifferenza alle esigenze della persona e alla sua dignità. Sono i risultati, non certo confortanti, del XII rapporto Pit Salute di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, presentato a Roma ai primi di maggio. L’indagine, condotta su oltre 25000 segnalazioni sul tema dell’importanza di una sanità più umana ed accessibile, ha fotografato una realtà sanitaria diversa da regione a regione, con sempre minore attenzione all’aspetto umano delle cure e un aumento dei costi a carico degli utenti. Emerge soprattutto che i cittadini si sentono poco considerati, ascoltati con disattenzione o trattati con mancanza di rispetto, con l’effetto di vedersi abbandonati a se stessi.

Di qui l’idea di produrre un articolo centrato sul significato di essere un “ vero professionista” della salute oggi. Ci troviamo di fronte ad un cambiamento di prospettive a livello sociale, culturale, economico,nella quale l’operatore sanitario, oltre ad essere un professionista preparato, ha il “ dovere” di essere in grado di sapersi relazionare con l’utente fruitore del servizio, tenendo in considerazione la sua unicità poichè soggetto portatore di diritti.

klimtArticolo centrato sul significato di essere un “vero professionista” della salute oggi. Ci troviamo di fronte ad un cambiamento di prospettive a livello sociale, culturale, economico,nella quale l’operatore sanitario, oltre ad essere un professionista preparato, ha il “ dovere” di essere in grado di sapersi relazionare con l’utente fruitore del servizio, tenendo in considerazione la sua unicità poichè soggetto portatore di diritti.

Prestazioni poco attente all’aspetto umano  della malattia, difficoltà nel rapporto tra medico e malato, indifferenza alle esigenze della persona e alla sua dignità. Sono i risultati, non certo confortanti, del XII rapporto Pit Salute di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, presentato a Roma ai primi di maggio. L’indagine, condotta su oltre 25000 segnalazioni sul tema dell’importanza di una sanità più umana ed accessibile, ha fotografato una realtà sanitaria diversa da regione a regione, con sempre minore attenzione all’aspetto umano delle cure e un aumento dei costi a carico degli utenti. Emerge soprattutto che i cittadini si sentono poco considerati, ascoltati con disattenzione o trattati con mancanza di rispetto, con l’effetto di vedersi abbandonati a se stessi.

Di qui l’idea di produrre un articolo centrato sul significato di essere un “ vero professionista” della salute oggi. Ci troviamo di fronte ad un cambiamento di prospettive a livello sociale, culturale, economico,nella quale l’operatore sanitario, oltre ad essere un professionista preparato, ha il “ dovere” di essere in grado di sapersi relazionare con l’utente fruitore del servizio, tenendo in considerazione la sua unicità poichè soggetto portatore di diritti.

L’evoluzione del concetto di salute

 

L’evoluzione del concetto di salute

 

klimtL’evoluzione che il concetto di salute ha subito, nell’ultimo ventennio, ha portato a considerarla come un completo stato di benessere fisico, psicologico e sociale. La mancata identificazione della salute nell’assenza di patologia ha spostato l’accento su tutte le dimensioni che la costituiscono: sociale, morale, mentale, spirituale, fisica.

Essa è diventata questione complessa, non più strettamente sanitaria ma legata ai fattori socio-culturali ed economici che possono causarla e alle interpretazioni che della stessa forniscono gli individui. Di conseguenza, le politiche per la salute si sono trovate a dover spostare l’attenzione dalla rimozione della malattia alla promozione della salute e a dover adeguare le prassi organizzativo-gestionali che avevano caratterizzato i sistemi sanitari.

Di qui la necessità di valorizzare approcci umanistici, meno medicalizzati e più olistici, che tengano conto della persona nel suo insieme, che integrino i diversi saperi e gli ambiti disciplinari promuovendo dialogo e interazione tra i professionisti, che agevolino la diffusione di politiche intersettoriali che – attraverso la collaborazione dei diversi attori chiamati in causa – consentano la messa in atto di azioni multidimensionali.

Oggi non solo è cambiata l’immagine della medicina,e quindi della malattia, ma anche della salute. Le persone vogliono non solo curarsi, ma prevenire le malattie, informarsi, integrare le diverse conoscenze: dagli effetti dell’emotività alle energie sottili, dalla biochimica alle energie quantiche, dall’agopuntura alla meditazione. Si tratta di una medicina « olistica » che concepisce l’uomo come parte integrante dell’ambiente che lo circonda, prodotto e modellato da esso, ma pronto a modificarlo per renderlo sempre più adatto al suo benessere. Tutto questo non significa aver rinunciato definitivamente alle verità scientifiche, ma probabilmente aver imparato a vederle non come assolute e immutabili, ma come idee, teorie, pratiche, che quando non riescono a descrivere eventi nuovi, possono diventare obsolete e possono essere modificate, magari integrandole con saperi che apparivano ormai superati.

Si tratta di approcci molto diversi fra loro, ma che hanno tutti in comune un rapporto medico-paziente assai diverso da quello della medicina tradizionale. La relazione con chi si prende cura del benessere di una persona, infatti, con questi metodi appare decisamente più morbido e questo fa sentire le persone meno malate, più partecipi della cura; insomma ci si sente più «persone» e meno «casi clinici» e questo è davvero molto.

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