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Ilmondoinunclick2Le innovazioni ci colpiscono spesso senza che ce ne accorgiamo, questo è il caso di tantissime cose che hanno cambiato lo svolgersi della nostra vita ma che allo stesso tempo sono diventate parte del nostro agire quotidiano.

Questa considerazione non riguarda certo la diffusione di internet, che ha suscitato e continua a suscitare interesse e studi approfonditi, sia da parte di intellettuali per le svariate applicazioni che si possono fare nella nostra vita sia da parte di manager per gli usi commerciali ed economiche. La nascita di internet è dovuta come penso tutti ormai sappiamo alla commercializzazione di una rete costruita a scopo militare dal Ministero della Difesa Americano nel 1969 allo scopo di collegare i computer operanti nelle varie installazioni militari dislocate sul territorio, allora si era in piena guerra fredda e la paura della guerra totale, tra i due blocchi occidentale e orientale, richiedeva il collegamento e il coordinamento della difesa USA. In questa prima fase, in cui la rete veniva chiamata Arpanet, cioè il network dell’ARPA (Advanced Research Projects Agency), il sistema doveva essere in grado di resistere nel caso in cui una guerra avesse intaccato parte della rete, esso quindi fin dalla sua nascita nasce come strumento in cui ogni calcolatore fosse autonomo nella sua comunicazione con gli altri. Il progetto risulta però poco interessante per gli usi militari e fin dal suo sorgere stimola l’interesse del mondo scientifico e universitario. In un secondo momento tra la fine degli anni 60 e l’inizio degli anni 70, il mondo della ricerca inizia ad usare questa modalità di trasmissione delle informazioni; la crescita della rete è legata alla collaborazione tra ricercatori: lo spirito collaborativi e volontaristico (che rimane oggi uno dei suoi tratti distintivi), lo scambio di messaggi e collaborazioni a distanza per ricerche e progetti ha dato il via definitivo allo sviluppo della rete. In questo periodo si assiste alla scissione della rete tra Arpanet e Milnet (la rete militare vera e propria), e internet, la rete scientifica. Tra il 1971 e il 1980 gli hosts passano da 23 a 200 alcuni dei quali fuori dagli USA. Negli anni 80 si ha la terza fase di sviluppo di internet, si ha la creazione di nuovi e più importanti reti di internet, e si assiste all’ingresso in rete di nuovi utenti, estranei alla comunità scientifica. Vengono costruite nuove comunità virtuali, non più costruite sul senso di appartenenza territoriale, ma nelle quali i partecipanti sono uniti da etiche di rete e linguaggi condivisi. E’ paradossale come internet uno strumento nato per usi militari sia diventato lo strumento privilegiato di comunicazione per le comunità pacifiste e ecologiche internazionali. Negli anni 90 (quarta fase) lo sviluppo di Internet è caratterizzato dallo sviluppo delle interfacce grafiche sofisticate, che attirano il mondo degli affari e del commercio, oltre che quello delle pubbliche amministrazioni, ma è anche il periodo in cui  si la sua massima espansiane rispetto al passato. Dal 1994 al 1996 gli hosts registrati passano da 2,2 milioni a più di 9 milioni. Come si vede in appena trenta anni lo sviluppo è stato velocissimo e ormai ha raggiunto tutti, dalla massaia ai terroristi di Al Queda. A testimonianza dei passaggi velocissimi che ha subito la rete, poco tempo fa ho avuto la fortuna di parlare con un ricercatore, che faceva parte dell’equipe che per prima ha sperimentato Internet in Italia negli anni 70, mi ha raccontato come l’unico terminale fosse situato in una specie di bunker sotterraneo, controllato dai militari, per accedervi bisognava essere forniti di uno speciale tesserino magnetico e che il Pentagono in persona aveva dovuto rilasciare l’autorizzazione all’attivazione. Nello stesso tempo ha fatto alcune riflessioni, che mi sono sembrate molto interessanti, definendo Internet un sistema “Democratico Anarchico: democratico perché tutti vi hanno uguale accesso e uguale peso, dal computer di casa al superprocessore del Pentagono; anarchico perché comunque al suo interno non vi sono padroni e regole se non quelle del suo funzionamento”. C’è chi come Doc Searls e Devid Weinberger dicono che Internet ha tre regole fondamentali:

  1. Nessuno lo possiede. Esso infatti è un accordo e neanche chi fornisce le sue strutture lo possiede
  2. Chiunque lo può usare. Bisogna “solo” avere la fortuna materiale per una connessione e un apparecchio per connettersi
  3. Chiunque lo può migliorare. Chiunque dalla sua estremità può costruire qualcosa per migliorarlo, oppure creare un intero nuovo tipo di servizio basato su un accordo diverso.

Il contenuto della rete così innovativo, straordinariamente differente dal nostro vecchio modo di comunicare, è allo stesso tempo la sua forza e la sua fonte di guai: la forza perché man mano che si conosce, si diventa consapevoli di innumerevoli cose che prima non pensavamo neanche minimamente di poter fare (come ad esempio scrivere questo articolo e renderlo leggibile a tutto il mondo); man mano che si studia ci sono sempre nuove applicazioni che si conoscono o che forse ancora non ci immaginiamo e uno sviluppo continuo che può essere fatto, come detto, da ognuno di noi. Allo stesso tempo il contenuto della rete è la sua fonte di guai perché molto spesso ci vuole un po’ di tempo affinché le “rivoluzioni” vengano comprese ed accettate, utilizzate e controllate bene da ognuno di noi. A mio parere non si può incolpare Internet di nulla, perché non c’è una mente suprema che lo controlla ma siamo noi Internet, non si può accusarlo per le volgarità in esso presenti, per i fallimenti della New Economy, per le reti terroristiche e non può esistere un controllo, perché se paradossalmente nel mondo tutto andasse bene anche in Internet sarebbe così. Citando nuovamente i due amici di prima (Searls e Weinberger) “Le aziende il cui valore deriva dalla distribuzione di contenuti in modi che i mercati non vogliono più […] possono smettere di pensare che i bit siano degli atomi senza peso. Non riuscirete mai ad impedirci di copiare i bit che vogliamo.[…] Ai tipi di governo che hanno confuso il valore di Internet con il valore dei suoi contenuti, potrebbero rendersi conto che manipolando i sistemi centrali della rete non creano altro che perdita di valore. In effetti, potrebbero rendersi conto che avere un sistema in grado di trasportare bit in modo trasparente, senza censure da parte di governi o aziende, è in effetti la più potente forza per lo sviluppo della democrazia e di mercati aperti della storia. […] Gli enti governativi preposti alla gestione dell’etere potrebbero notare che il valore dell’etere è uguale al vero valore di Internet. Coloro che cercano di censurare le idee, dovrebbero rendersi conto che la rete non sarà mai in grado di distinguere un bit buono da un bit cattivo. Qualunque tipo di censura dovrà essere sviluppato alle estremità della rete e comunque non funzionerà mai molto bene.” Internet è e diverrà sempre più la cartina di tornasole della nostra società, il più grosso dizionario illustrato del mondo, in cui se già si può trovare di tutto si troverà sempre di più. Eliminare le sue storture sarebbe come eliminare la fame nel mondo (io ci credo che volendo si possa fare ma è difficile, non utopico). Gli sbagli, i furbi ci saranno sempre, ma è un mezzo stupendo se usato e visto con il più basilare dei principi di cui l’uomo dovrebbe sempre usufruire.
La libertà, che sprigiona sempre potenziali positivi e virtuosi, che abbattono ogni frontiera e uniscono sempre più gente.

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