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Conclusioni
Il processo di recupero dai danni, provocati dalle grosse calamità naturali, è lento e doloroso in tutte le società. In Italia, così come in molti altri paesi europei, l'intervento del governo nazionale nelle calamità pubbliche è preminente, certamente più importante dell'aiuto dato dalle associazioni private, ed inoltre continuo, nel senso che agisce dal momento del pronto soccorso a quello del reinsediamento. Non vi altro ente in grado di rimpiazzare questa funzione così importante.
È legittimo, però, ritenere che le prestazioni della Protezione Civile possano essere migliorate, sia nel momento del soccorso, sia nell'opera di previsione, preallarme e prevenzione.
Sarebbe utile, da parte della Protezione Civile, dotare i vari professionisti sociali (Assistenti Sociali, Pedagogisti, Psicologi, ecc.) ingaggiati e non, di una accurata diagnosi sociale, riguardante la popolazione colpita, il suo territorio e gli interventi da attuare a breve e a lungo termine, in modo da favorire un'azione coordinata e multidisciplinare; senza incorrere in errori grossolani, dimenticanze inaccettabili e, soprattutto, standardizzazione le risposte di aiuto.
Altresì necessario, sarà il ripristino immediato delle normali attività quotidiane. Ciò significa evitare che la popolazione subisca una sorta di arresto, strutturandosi  nella passività e nella staticità sia del dire che del fare. Si tratta di riuscire ad entrare dentro "quella storia", in modo tale da contribuire a ricostruirla e  risignificarla.  
Il ruolo fondamentale dell'aiuto fornito dallo Stato ha dato alle ultime generazioni di "catastrofati" la sicurezza di non essere abbandonati al loro destino: vedi l'esperienza Abruzzo. Tuttavia, è anche vero che non tutto ciò che si richiede può essere ottenuto e non tutto ciò che si è programmato può essere realizzato.
Inoltre, gli enormi stanziamenti promessi, in passato, per la ricostruzione nelle zone hanno prodotto tutta una serie di aspettative sociali, di progetti politici ed economici e di idee per la ricostruzione, ma che saranno solo parzialmente realizzabili. È stato non solo un errore politico, ma anche un ovvio errore economico quello di allargare il pool dei comuni beneficiari della ricostruzione da quelli più distrutti ed abitati che erano stati solo marginalmente danneggiati. La mancanza di rigore e di controllo sull'uso effettivo di questi fondi ha favorito, in passato, manovre speculative e sprechi che sono stati rilevati a distanza di anni.
Non può, quindi, destare meraviglia che raggiunto l'obiettivo di sistemare la popolazione negli alloggi provvisori, le amministrazioni comunali non siano più riuscite a compiere la realizzazione delle alternative migliori e più desiderabili per la cittadinanza.
Il rischio di future calamità naturali richiede alla professioni tutte di sapersi adeguare alle nuove esigenze; ciò vale, soprattutto, per le professioni sociali il cui esordio è più recente e che, pertanto, sono meno articolate e consolidate.
L'azione assistenziale dovrà ispirarsi a concetti più ampi di quelli della beneficenza, che ancora governa gli interventi diretti ad alleviare certe specifiche situazioni di emergenza, per assumere l'aspetto di una vera e propria organizzazione di Servizi Sociali.
L'immagine dell'Assistente Sociale è, ancora, oggetto di slogan folcloristici di dubbio gusto, quali: "angeli custodi del terzo millennio", "ladri di bambini" e quant'altro. Ciò attesta il limitato grado di conoscenza e la percezione erronea di una figura professionale ancora oscillante tra assistenzialismo e professionalità. Va da sé che, prima ancora di fissare i giudizi in indistruttibili pregiudizi, è opportuno dare spazio alla riflessione e alla discussione; a cominciare da un adeguato investimento di ricerca sulle trasformazioni in atto in una professione dai tratti a dir poco mutevoli.
Ciò che è mancata, è l'apertura al confronto che troppo spesso è stata dipesa dagli stessi Assistenti Sociali, e non di rado anche da parte delle altre comunità professionali, senza per questo trascurare tutta la responsabilità delle agenzie istituzionali e formative chiamate a regolare e definire i contorni di uno spazio professionale ancora una volta da ridisegnare.

 

 

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