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Calamità naturali e disastri
Da un punto di vista semantico esiste una distinzione tra disastro e calamità naturale. Il disastro viene definito "come un evento di eccezionale gravità, tale da mettere in pericolo l'incolumità di un alto numero di persone; può essere la conseguenza di un comportamento criminoso". La calamità naturale, invece, è descritta come "un evento imprevedibile di particolare natura ed estensione, che determina grave danno, o pericolo di grave danno, all'incolumità di persone o di beni, e che debbono essere fronteggiati con interventi straordinari dell'autorità pubblica". Possiamo in una prima analisi distinguere tra: disastri collettivi e calamità naturali.
Per disastri collettivi si intendono:
Emergenze nucleari.
Incidenti chimici.
Epidemie.
Eventi bellici.
Disastri dipesi da mezzi di trasporto (aerei, navali, ferroviari, automobilistici).
Disastri da inquinamento ambientale.
Per calamità naturali si intendono:
Terremoti.
Inondazioni e alluvioni.
Cicloni.
Eruzioni vulcaniche.
Slavine.
Frane.


Dall'analisi di queste definizioni si evince che il disastro afferisce a situazioni di origine antropica, mentre le calamità hanno cause esclusivamente di origine naturale. Il disastro può essere anche considerato come un evento di carattere collettivo che coinvolge e sconvolge la struttura e il funzionamento di intere comunità . Un disastro è caratterizzato da una serie di fasi  che non sempre sono la conseguenza l'una dell'altra, infatti, a volte è possibile che si presentino in maniera del tutto inconsueta, causando panico e confusione negli individui. In questo contesto verranno presi in considerazione quattro eventi disastrosi, tre dei quali hanno interessato la Regione Campania negli ultimi decenni: il "Terremoto del 23 novembre 1980 in Irpinia", il "bradisismo degli anni 1983/1985 a Pozzuoli", "l'alluvione del maggio 1998 nelle province di Salerno e Avellino" e quarto evento, la possibile e già prevista "eruzione del Vesuvio".

 

 

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