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Le mobilitazioni degli anni Ottanta, fondate sul risparmio delle risorse e sulle fonti di energia rinnovabile, provocano conflitti anche con il mondo sindacale. L’affermazione delle istanze ambientali all’opinione pubblica non bastano all’affermazione di un modello di sviluppo diverso che doveva porre l’ambiente come questione centrale, mancano concrete risposte da parte del mondo politico e sociale. Tra il 1980 e il 1983, in risposta proprio ai problemi di rappresentanza politica che il movimento ecologico denunciava, nascono le prime liste ambientaliste che faranno da “apri strada”, per la formazione dei partiti verdi.

Un’analisi più approfondita del movimento e delle associazioni ecologiche italiane, pone la questione della sistemazione delle iniziative succedutesi negli anni, utile a fornire un quadro delle istanze e delle proposte fornite alla società ed allo stesso tempo importante per comprendere anche le possibili vie future del movimentiamo ecologico; secondo Farro (1989) “…si può arrivare ad una formulazione che corrisponde principalmente a tre opzioni culturali” (Farro,1989).

Una è individuata nei processi produttivi non ben razionalizzati e punta ad un modello di conciliazione tra sviluppo ed equilibrio; a questa opzione aderiscono associazioni storiche come Italia Nostra e WWF. La seconda prefigura la costruzione e il controllo di un nuovo equilibrio tra vita sociale e enti naturali; a questa opzione aderiscono invece quelle associazioni che sono portatrici della rottura culturale come Greenpeace, Aam Terra nuova e Lega Naturista. La terza è invece una prerogativa dei partiti di destra e punta sulle fondamentali qualità dell’uomo, volendo costruire una restaurazione comunitaria tra le sostanzialità dell’individuo e la natura. Le aree di scontro sono quelle politiche e sociali, rispettivamente riguardanti il sistema istituzionale e lo scontro tra attori individuati come controparte e chi si pone in opposizione al sistema sociale e di sviluppo dominante; gli obiettivi sono generali o specifici a secondo se sono rivolti all’interno o all’esterno del gruppo, o se sono rivendicati da grandi o dalle piccole associazioni.

Come si vede il mondo dell’associazionismo italiano è molto variegato ed è ormai in una fase matura del suo sviluppo, diviso dal discorso culturale portato avanti dalle diverse associazioni. Il problema sta nel capire la realtà sociale e politica, le prerogative portate avanti e le identità che esse rappresentano, è questo il punto di svolta per comprendere le dinamiche sottostanti ad iniziative anche di protesta locali o il segno per conoscere la nascita di nuove realtà. Il pericolo è quello della chiusura, soprattutto nelle piccole comunità; sta a noi stabilire le prerogative che sottostanno a tali iniziative e le opzioni culturali da cui nascono.

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