I PROSSIMI LABORATORI PER BAMBINI

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Dopo il quadro d’insieme offerto dalla prima parte di questo scritto (evidenziando gli sviluppi internazionali dell’ambientalismo) cercheremo di analizzare la nascita e lo sviluppo dei movimenti ecologici nel nostro paese. In Italia, la genesi del movimento ambientalista è molto più lunga che negli altri paesi europei, ciò è dovuto a ritardi nella sensibilità collettiva e alle problematiche riguardanti la difesa dell’ambiente. Secondo Della Seta (2000) nei primi anni del dopoguerra con il vorticoso sviluppo economico e sociale del paese, nascono le prime istanze a difesa del patrimonio culturale e ambientale italiano. Queste prime iniziative seguono maggiormente le linee di difesa del patrimonio culturale e contro “il sacco” delle città, sottoposte ad un selvaggio sviluppo urbanistico. Le rivendicazioni di questi primi movimenti sono però per lo più elitari, in quanto l’opinione pubblica resta indifferente a tali questioni. Italia Nostra (1955) è la prima associazione che nasce per la difesa del patrimonio artistico e paesaggistico e riflette pienamente le istanze elitarie che si erano affermate in quegli anni. All’interno di Italia Nostra si distinguono fin dall’inizio due anime, una legata maggiormente alla dimensione etica ed estetica, l’altra legata ad una dimensione politica per modificare tratti dello sviluppo economico post-bellico. Queste due anime si identificano con due personaggi che più le rappresentano: Umberto Zanotti Bianco per la prima e Antonio Cederna per l’anima politica. Nei suoi primi anni di vita Italia Nostra svolge un’importantissima opera di informazione e denuncia “… al suo interno si ritrovano già elementi anticipatori di ciò che caratterizzerà il vero e proprio ambientalismo italiano: l’attenzione per la dimensione urbana, il collegamento con la difesa dei beni culturali ed una presenza capillare sul territorio” (Della Seta 2000).

Sono gli anni Sessanta che vedono l’incubazione di quello che sarà il vero movimento, l’asse dell’impegno si sposta dalla conservazione alla lotta all’inquinamento, si prende coscienza che ad essere in  pericolo è la stessa salute dell’uomo. Nel 1965 nasce la Lega Italiana Contro la Distruzione degli Uccelli (Lenacdu) che nel 1975 diventerà Lipu e nel 1966 viene attivata anche in Italia una sede nazionale del Word Wildlife Found (WWF) ad opera di giovani esponenti di Italia Nostra, tra cui si distingue Fulco Pratesi, per molto tempo suo presidente. Con il WWF la questione ambientale assume un tratto globale sia riguardo alla crisi ecologica sia rispetto ai pericoli che l’uomo porta alla vita stessa della terra, viene dato grande impulso alla politica delle aree protette e nel 1976 il WWF supera i 30mila iscritti cifra che nel ’91 raggiunge quota 300mila.

Il movimento conservazionista negli anni Sessanta diviene la premessa per la nascita del fenomeno ecologista, un movimento che fa, della questione ambientale, il cuore di un progetto globale di trasformazione della società. A Stoccolma nel ’72 per la conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente, due sono le anime che maggiormente si distinguono: una legata alla figura di Peccei con “l’opzione della crescita zero” per porre un limite e un freno allo sviluppo senza controllo; l’altra anima è legata invece a Commoner che considera il dramma del nostro pianeta e il depauperamento delle risorse, legato alla sua ingiusta distribuzione e all’ingiusto uso fatto delle stesse. Nel ’71 aveva pubblicato il suo libro Il cerchio da chiudere che in breve divenne il manifesto della cosiddetta “politica ecologica”. Le due anime, che oggi vengono considerate complementari allo sviluppo del movimento, vennero classificate come inconciliabili e l’opzione di Commoner, in Italia, fu subito fatta propria dagli ecologisti di sinistra. Nel frattempo gravi disastri ambientali fecero emergere maggiormente i problemi di uno sviluppo selvaggio: è il caso di Seveso e del Vajont; ma furono le lotte contro il nucleare, anche in Italia, a far diventare le battaglie ecologiche un vero e proprio movimento politico, come quella contro la centrale nucleare di Montalto di Castro, che per la prima volta, convogliò l’attenzione dell’opinione pubblica, e che sebbene ebbe il demerito di essere mal organizzata, fu il punto di partenza per la costruzione del nuovo movimento: sia per l’attenzione che dava alla validità scientifica delle sue argomentazioni, sia per la capacità di conciliare istanze anche distanti. Tutto ciò fu dovuto anche all’importante esperienza del Comitato per il Controllo delle scelte Energetiche. Il 1979 è l’anno in cui l’ARCI dà vita alla Lega per l’Ambiente, che, dopo un anno di direzione di Menduni, viene affidata a Testa. Formata da entità molto eterogenee, è però caratterizzata da una forte valenza politica e scientifica e si qualifica come associazione “aperta” anche perché, sotto la guida di Testa, acquista una forte indipendenza dal partito comunista, infatti vengono usati modi inusuali di protesta e tecniche di azione legate all’esperienza radicale. Nel 1986 la Lega si stacca definitivamente dall’Arci e organizza la prima edizione di “Goletta Verde”, prima di una serie di iniziative per la sensibilizzazione e il controllo dell’ambiente, seguiranno “Operazione spiaggia pulita”, “Treno verde” e tante altre iniziative. Alla fine degli anni Ottanta Legambiente conta più di 50mila iscritti.

 

 

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