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La terza fase che va fino agli inizi degli anni Ottanta, si caratterizza invece per un rallentamento della spinta ecologica, si ha una lenta istituzionalizzazione dei valori ambientali e il discorso si focalizza sulle problematiche energetiche (con le famose lotte sul nucleare); queste aiuteranno, però, lo sviluppo del movimento, in quanto il mito di una crescita all’infinito del progresso dell’uomo, viene messo in discussione; masse di persone prendono coscienza che uno sviluppo senza rispetto dell’ambiente porterà alla distruzione.

In Sociologia si ha l’affermazione dello studio scientifico delle problematiche ambientali e la definizione, ad opera di Catton e Dunlap del “Nuovo paradigma ecologico” in cui i due autori affermano che: l’uomo è solo una tra le tante specie, anche se eccezionale, ed è interdipendente da tutte le altre e che “complessi di retroazione nella rete bionaturale producono conseguenze impreviste e si generano anche dall’azione umana” (Catton e Dunlap, 1978) e che infine, il mondo è un’entità finita ed ha limiti fisici che si oppongono alla crescita economica e sociale.

Per tornare alla divisione dei periodi dell’ambientalismo, la quarta fase individuata da Strassolto, è quella che a partire dagli anni Ottanta ripropone un rilancio dell’ecologismo dovuto al dopo-Cernobil e alle politiche estremamente “sviluppiste” intraprese da molti Stati. L’opinione pubblica torna ad interessarsi del problema, l’iscrizione ad associazioni del campo aumentano notevolmente ed iniziano a nascere le prime proposte di protesta popolare con, a volte, una critica radicale al sistema.

Anche i paesi orientali e del Terzo Mondo vengono per la prima volta interessati al problema. I limiti alle alterazioni poste dall’uomo prendono piede con “l’ipotesi Gaia” secondo cui la terra è un super-organismo dal metabolismo delicato. L’incidente di Cernobil e l’onda di paura da esso provocato permettono al movimento, che molto aveva fatto contro il nucleare, di affermare una delle sue prime vittorie con la dismissione, in molti paesi, di programmi nucleari anche già avviati.

Negli anni Novanta, con l’esplodere di problemi ambientali a livello planetario –effetto serra, buco dell’ozono, desertificazione- la questione ecologica diviene ancora più evidente e il movimento trova nuove possibilità di sviluppo, ma anche nuove difficoltà. “All’affermazione di legislazioni sull’impatto ambientale e a una sensibilità sempre maggiore, fanno da contraltare la piccola considerazione delle problematiche ambientali da parte del mondo politico”(Della Seta).

 

 

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