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Assistiamo oggi, in un’era che sembra comunicare visioni contrastanti nell’approccio all’ecologia, a nuovi sviluppi delle azioni di difesa ambientale.

 

Da una parte si ha l’introduzione di programmi internazionali riguardanti soprattutto il concetto di sostenibilità e la sua applicazione al nostro sistema economico per garantire il futuro alle prossime generazioni, ma anche una diversa riscoperta delle istanze ecologiche (globale ed individuale, in quanto si è capito che molto possiamo fare semplicemente adeguando i nostri stili di vita personali); dall’altra si assiste spesso all’immobilità e alla lentezza degli stati nazionali nel recepire e nell’applicare le nuove disposizioni.

La centralità che in passato era stata assunta dai governi nel raccogliere istanze e legiferare in materia ambientale, sembra a volte smarrirsi.

La nostra analisi si prefigge da una parte di chiarire, per tappe fondamentali, la nascita e lo sviluppo dell’attenzione ecologica e dell’associazionismo ambientale, scandendo le varie fasi fino agli anni novanta (parte I), dall’altra parte osservare l’espansione in Italia dei movimenti e delle azioni di difesa rivolte all’ambiente (parte II).

 

 

Assistiamo oggi, in un’era che sembra comunicare visioni contrastanti nell’approccio all’ecologia, a nuovi sviluppi delle azioni di difesa ambientale.

 

Da una parte si ha l’introduzione di programmi internazionali riguardanti soprattutto il concetto di sostenibilità e la sua applicazione al nostro sistema economico per garantire il futuro alle prossime generazioni, ma anche una diversa riscoperta delle istanze ecologiche (globale ed individuale, in quanto si è capito che molto possiamo fare semplicemente adeguando i nostri stili di vita personali); dall’altra si assiste spesso all’immobilità e alla lentezza degli stati nazionali nel recepire e nell’applicare le nuove disposizioni.

La centralità che in passato era stata assunta dai governi nel raccogliere istanze e legiferare in materia ambientale, sembra a volte smarrirsi.

La nostra analisi si prefigge da una parte di chiarire, per tappe fondamentali, la nascita e lo sviluppo dell’attenzione ecologica e dell’associazionismo ambientale, scandendo le varie fasi fino agli anni novanta (parte I), dall’altra parte osservare l’espansione in Italia dei movimenti e delle azioni di difesa rivolte all’ambiente (parte II).

 

 

I parte


L’ecologismo e l’ambientalismo hanno prerogative sicuramente recenti, ma assumono un ruolo centrale per quanto riguarda le nuove dinamiche sociali.

Nel solco di un’era in cui le vecchie basi del sistema sociale entrano in crisi, la sensibilità ecologica nasce in maniera elitaria, per poi spostarsi alle masse e interessare tutta la vita sociale, dalla politica alle dinamiche più semplici della vita quotidiana.

I giudizi sociali e culturali sono stati sempre altalenanti: a volte considerato movimento reazionario legato alle istanze classiche della destra -come il sacro suolo o il legame di sangue- residui della sensibilità romantica, altre volte considerato in modo entusiasta, da parte di chi lo identifica come un nuovo sistema di significati per una migliore definizione del mondo. Da qualunque parte si veda è innegabile che concetti come quello di Equilibrio, Limite, Sostenibilità, siano entrati a far parte stabilmente, del nostro vocabolario comune e siano considerati argomenti di indubbia importanza per lo sviluppo delle dinamiche sociali e politiche.

Per Diani il movimento ecologista sembra articolarsi intorno a tre filoni principali di azione. Il primo di essi, che chiama conservazionismo, coincide con l’azione di volontariato, pur presentando una componente lobbistica. Il secondo viene denominato ecologia politica ed emerge dai movimenti e dalle lotte sociali degli anni Sessanta e Settanta, identificabile più con un movimento politico che culturale. Il terzo, viene chiamato ambientalismo legato al radicalismo libertario, influenza una gamma più vasta di gruppi e organizzazioni. L’approccio conservazionista è, secondo Diani, il primo ad emergere in epoca moderna; l’ecologia politica è invece legata ai movimenti degli anni Sessanta e Settanta e alla rielaborazione di filoni marxisti in chiave antiautoritaria e autogestionale. Lo sviluppo dell’ambientalismo viene invece legato all’esperienza del Partito Radicale, che ha avuto il merito di introdurre nel nostro paese un tipo di politica basato sulle campagne mirate a specifici obiettivi.

Anche Strassolto fa una divisione dell’evoluzione del movimento ambientale, riprendendo in parte lo schema avanzato da Diani, ma dando una maggiore configurazione cronologica; identifica così quattro fasi dell’evoluzione dell’ambientalismo: la prima va dal 1890 al 1960 e viene denominata Conservazionismo elitario, in cui nascono le prime associazioni ambientali “sull’onda dell’estetica romantica dei parchi e del paesaggio”; questo periodo si caratterizza, più che per una visione diffusa del problema ambiente, per una difesa del patrimonio ambientale culturale. La seconda fase individuata da Strassolto, che va dal 1962 al 1973, si caratterizza per la presa di coscienza dei problemi ambientali e dall’inizio dell’associazionismo di massa. Problemi come il degrado delle città oppure l’annosa questione dello smaltimento dei rifiuti, mette in evidenza i fattori negativi che lo sviluppo economico proietta sulla qualità della vita considerata anche come qualità dell’ambiente.

Sono le stesse istituzioni che, in questo periodo, prendono coscienza del problema, anche grazie alle spinte date da programmi internazionali di ricerca come quella tra UNESCO e il “Programma Biologico Internazionale” (1960-1970). Gli stati nazionali prendono, così, coscienza attraverso leggi rivolte proprio alla difesa del patrimonio ambientale.

 

 

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La terza fase che va fino agli inizi degli anni Ottanta, si caratterizza invece per un rallentamento della spinta ecologica, si ha una lenta istituzionalizzazione dei valori ambientali e il discorso si focalizza sulle problematiche energetiche (con le famose lotte sul nucleare); queste aiuteranno, però, lo sviluppo del movimento, in quanto il mito di una crescita all’infinito del progresso dell’uomo, viene messo in discussione; masse di persone prendono coscienza che uno sviluppo senza rispetto dell’ambiente porterà alla distruzione.

In Sociologia si ha l’affermazione dello studio scientifico delle problematiche ambientali e la definizione, ad opera di Catton e Dunlap del “Nuovo paradigma ecologico” in cui i due autori affermano che: l’uomo è solo una tra le tante specie, anche se eccezionale, ed è interdipendente da tutte le altre e che “complessi di retroazione nella rete bionaturale producono conseguenze impreviste e si generano anche dall’azione umana” (Catton e Dunlap, 1978) e che infine, il mondo è un’entità finita ed ha limiti fisici che si oppongono alla crescita economica e sociale.

Per tornare alla divisione dei periodi dell’ambientalismo, la quarta fase individuata da Strassolto, è quella che a partire dagli anni Ottanta ripropone un rilancio dell’ecologismo dovuto al dopo-Cernobil e alle politiche estremamente “sviluppiste” intraprese da molti Stati. L’opinione pubblica torna ad interessarsi del problema, l’iscrizione ad associazioni del campo aumentano notevolmente ed iniziano a nascere le prime proposte di protesta popolare con, a volte, una critica radicale al sistema.

Anche i paesi orientali e del Terzo Mondo vengono per la prima volta interessati al problema. I limiti alle alterazioni poste dall’uomo prendono piede con “l’ipotesi Gaia” secondo cui la terra è un super-organismo dal metabolismo delicato. L’incidente di Cernobil e l’onda di paura da esso provocato permettono al movimento, che molto aveva fatto contro il nucleare, di affermare una delle sue prime vittorie con la dismissione, in molti paesi, di programmi nucleari anche già avviati.

Negli anni Novanta, con l’esplodere di problemi ambientali a livello planetario –effetto serra, buco dell’ozono, desertificazione- la questione ecologica diviene ancora più evidente e il movimento trova nuove possibilità di sviluppo, ma anche nuove difficoltà. “All’affermazione di legislazioni sull’impatto ambientale e a una sensibilità sempre maggiore, fanno da contraltare la piccola considerazione delle problematiche ambientali da parte del mondo politico”(Della Seta).

 

 

II parte


Dopo il quadro d’insieme offerto dalla prima parte di questo scritto (evidenziando gli sviluppi internazionali dell’ambientalismo) cercheremo di analizzare la nascita e lo sviluppo dei movimenti ecologici nel nostro paese. In Italia, la genesi del movimento ambientalista è molto più lunga che negli altri paesi europei, ciò è dovuto a ritardi nella sensibilità collettiva e alle problematiche riguardanti la difesa dell’ambiente. Secondo Della Seta (2000) nei primi anni del dopoguerra con il vorticoso sviluppo economico e sociale del paese, nascono le prime istanze a difesa del patrimonio culturale e ambientale italiano. Queste prime iniziative seguono maggiormente le linee di difesa del patrimonio culturale e contro “il sacco” delle città, sottoposte ad un selvaggio sviluppo urbanistico. Le rivendicazioni di questi primi movimenti sono però per lo più elitari, in quanto l’opinione pubblica resta indifferente a tali questioni. Italia Nostra (1955) è la prima associazione che nasce per la difesa del patrimonio artistico e paesaggistico e riflette pienamente le istanze elitarie che si erano affermate in quegli anni. All’interno di Italia Nostra si distinguono fin dall’inizio due anime, una legata maggiormente alla dimensione etica ed estetica, l’altra legata ad una dimensione politica per modificare tratti dello sviluppo economico post-bellico. Queste due anime si identificano con due personaggi che più le rappresentano: Umberto Zanotti Bianco per la prima e Antonio Cederna per l’anima politica. Nei suoi primi anni di vita Italia Nostra svolge un’importantissima opera di informazione e denuncia “… al suo interno si ritrovano già elementi anticipatori di ciò che caratterizzerà il vero e proprio ambientalismo italiano: l’attenzione per la dimensione urbana, il collegamento con la difesa dei beni culturali ed una presenza capillare sul territorio” (Della Seta 2000).

Sono gli anni Sessanta che vedono l’incubazione di quello che sarà il vero movimento, l’asse dell’impegno si sposta dalla conservazione alla lotta all’inquinamento, si prende coscienza che ad essere in  pericolo è la stessa salute dell’uomo. Nel 1965 nasce la Lega Italiana Contro la Distruzione degli Uccelli (Lenacdu) che nel 1975 diventerà Lipu e nel 1966 viene attivata anche in Italia una sede nazionale del Word Wildlife Found (WWF) ad opera di giovani esponenti di Italia Nostra, tra cui si distingue Fulco Pratesi, per molto tempo suo presidente. Con il WWF la questione ambientale assume un tratto globale sia riguardo alla crisi ecologica sia rispetto ai pericoli che l’uomo porta alla vita stessa della terra, viene dato grande impulso alla politica delle aree protette e nel 1976 il WWF supera i 30mila iscritti cifra che nel ’91 raggiunge quota 300mila.

Il movimento conservazionista negli anni Sessanta diviene la premessa per la nascita del fenomeno ecologista, un movimento che fa, della questione ambientale, il cuore di un progetto globale di trasformazione della società. A Stoccolma nel ’72 per la conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente, due sono le anime che maggiormente si distinguono: una legata alla figura di Peccei con “l’opzione della crescita zero” per porre un limite e un freno allo sviluppo senza controllo; l’altra anima è legata invece a Commoner che considera il dramma del nostro pianeta e il depauperamento delle risorse, legato alla sua ingiusta distribuzione e all’ingiusto uso fatto delle stesse. Nel ’71 aveva pubblicato il suo libro Il cerchio da chiudere che in breve divenne il manifesto della cosiddetta “politica ecologica”. Le due anime, che oggi vengono considerate complementari allo sviluppo del movimento, vennero classificate come inconciliabili e l’opzione di Commoner, in Italia, fu subito fatta propria dagli ecologisti di sinistra. Nel frattempo gravi disastri ambientali fecero emergere maggiormente i problemi di uno sviluppo selvaggio: è il caso di Seveso e del Vajont; ma furono le lotte contro il nucleare, anche in Italia, a far diventare le battaglie ecologiche un vero e proprio movimento politico, come quella contro la centrale nucleare di Montalto di Castro, che per la prima volta, convogliò l’attenzione dell’opinione pubblica, e che sebbene ebbe il demerito di essere mal organizzata, fu il punto di partenza per la costruzione del nuovo movimento: sia per l’attenzione che dava alla validità scientifica delle sue argomentazioni, sia per la capacità di conciliare istanze anche distanti. Tutto ciò fu dovuto anche all’importante esperienza del Comitato per il Controllo delle scelte Energetiche. Il 1979 è l’anno in cui l’ARCI dà vita alla Lega per l’Ambiente, che, dopo un anno di direzione di Menduni, viene affidata a Testa. Formata da entità molto eterogenee, è però caratterizzata da una forte valenza politica e scientifica e si qualifica come associazione “aperta” anche perché, sotto la guida di Testa, acquista una forte indipendenza dal partito comunista, infatti vengono usati modi inusuali di protesta e tecniche di azione legate all’esperienza radicale. Nel 1986 la Lega si stacca definitivamente dall’Arci e organizza la prima edizione di “Goletta Verde”, prima di una serie di iniziative per la sensibilizzazione e il controllo dell’ambiente, seguiranno “Operazione spiaggia pulita”, “Treno verde” e tante altre iniziative. Alla fine degli anni Ottanta Legambiente conta più di 50mila iscritti.

 

 

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Le mobilitazioni degli anni Ottanta, fondate sul risparmio delle risorse e sulle fonti di energia rinnovabile, provocano conflitti anche con il mondo sindacale. L’affermazione delle istanze ambientali all’opinione pubblica non bastano all’affermazione di un modello di sviluppo diverso che doveva porre l’ambiente come questione centrale, mancano concrete risposte da parte del mondo politico e sociale. Tra il 1980 e il 1983, in risposta proprio ai problemi di rappresentanza politica che il movimento ecologico denunciava, nascono le prime liste ambientaliste che faranno da “apri strada”, per la formazione dei partiti verdi.

Un’analisi più approfondita del movimento e delle associazioni ecologiche italiane, pone la questione della sistemazione delle iniziative succedutesi negli anni, utile a fornire un quadro delle istanze e delle proposte fornite alla società ed allo stesso tempo importante per comprendere anche le possibili vie future del movimentiamo ecologico; secondo Farro (1989) “…si può arrivare ad una formulazione che corrisponde principalmente a tre opzioni culturali” (Farro,1989).

Una è individuata nei processi produttivi non ben razionalizzati e punta ad un modello di conciliazione tra sviluppo ed equilibrio; a questa opzione aderiscono associazioni storiche come Italia Nostra e WWF. La seconda prefigura la costruzione e il controllo di un nuovo equilibrio tra vita sociale e enti naturali; a questa opzione aderiscono invece quelle associazioni che sono portatrici della rottura culturale come Greenpeace, Aam Terra nuova e Lega Naturista. La terza è invece una prerogativa dei partiti di destra e punta sulle fondamentali qualità dell’uomo, volendo costruire una restaurazione comunitaria tra le sostanzialità dell’individuo e la natura. Le aree di scontro sono quelle politiche e sociali, rispettivamente riguardanti il sistema istituzionale e lo scontro tra attori individuati come controparte e chi si pone in opposizione al sistema sociale e di sviluppo dominante; gli obiettivi sono generali o specifici a secondo se sono rivolti all’interno o all’esterno del gruppo, o se sono rivendicati da grandi o dalle piccole associazioni.

Come si vede il mondo dell’associazionismo italiano è molto variegato ed è ormai in una fase matura del suo sviluppo, diviso dal discorso culturale portato avanti dalle diverse associazioni. Il problema sta nel capire la realtà sociale e politica, le prerogative portate avanti e le identità che esse rappresentano, è questo il punto di svolta per comprendere le dinamiche sottostanti ad iniziative anche di protesta locali o il segno per conoscere la nascita di nuove realtà. Il pericolo è quello della chiusura, soprattutto nelle piccole comunità; sta a noi stabilire le prerogative che sottostanno a tali iniziative e le opzioni culturali da cui nascono.

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