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danteIl prof. Franco Nembrini ha proposto un ciclo d’incontri, raccolti in 3 libri dal titolo “Alla ricerca dell’io perduto. L’umana avventura di Dante”, in cui si ripercorre il viaggio del poeta attraverso le tre cantiche della Divina Commedia. Centrale risulta per l’uomo la presa di coscienza del proprio destino per poter cogliere la verità.


Il prof. Franco Nembrini è legato a Dante come Dante lo era a Virgilio: da «lungo studio e grande amore». E’questo legame che dà alla sua interpretazione una grande libertà, che è al tempo stesso fedeltà e rigore. Venne folgorato dai sublimi versi danteschi all’ età di 11 anni quando, gravato dal doppio peso della fatica e della lontananza da casa, gli tornarono alla mente i due versi in cui a Dante si predice l’esilio: “proverai sì come sa di sale lo pane altrui, e come è duro calle lo scendere e ‘l salire per l’altrui scale”. In quel momento, intuì, non senza viva commozione, l’inter-esse dell’Arte, che ha la pretesa di essere universale, perchè parla a tutti indistintamente, essendo imbevuta della storia personale di ognuno. Come scriveva Ugo Foscolo, infatti, Dante “descrive tutte le passioni umane, tutte le azioni, i vizi e le virtù. Li colloca nella disperazione dell’Inferno, nella speranza del Purgatorio, nella beatitudine del Paradiso”, esaltando il valore dell’individuo, la sua volontà e libertà, messa costantemente a dura prova, di scegliere tra il Bene ed il Male.
Gli incontri del professor Nembrini, organizzati dall’associazione Sant’Agostino di Bergamo e coadiuvati dall’alacre e competente avvocato Bruno Sconocchia, sono raccolti in 3 libri dal titolo suggestivo “Alla ricerca dell’io perduto. L’umana avventura di Dante”. Il tema principale, che irradia di senso tutto il percorso dantesco, è la centralità dell’io: lo smarrimento del proprio sé è il maggior ostacolo sulla via della conoscenza. Nella concezione medievale l’uomo, in rapporto strutturale e naturale con Dio, “prendendo coscienza di sé, capisce di essere apertura all’Infinito, all’Eterno, al Mistero.”     

L’uomo è chiamato a riconoscere il proprio male (Inferno), a superarlo in un cammino di purificazione (Purgatorio) per accedere alla visione beatifica di Dio (Paradiso). Monsignor Luigi Giussani nel libro “Il Senso religioso” ricorda che ci sono 3 aspetti su cui “si misura il valore o meno dell’esistenza umana: il problema del destino, il problema dell’amore e il problema politico, cioè della convivenza civile. Il rapporto con Dio, il rapporto con la donna, il rapporto con gli altri uomini”: queste sono le tre tematiche che Dante affronta inizialmente, come a rimarcare che sono le questioni fondamentali sulle quali bisogna soffermarci per viverle secondo ragione.

Il tema del destino è evidenziato dal ricorrente riferimento alle “stelle”. La parola, spia lessicale che evidenzia il rapporto con Dio, indica il moto mai pago di elevarsi oltre i propri limiti per conoscere la verità. Ogni movimento dell’uomo esprime l’unico grande de-siderio: il movimento del creato verso il proprio destino. Non è un caso che ogni cantica si conclude con il richiamo alle stelle. L’uomo è in rapporto con esse perché capace di vedere, di fissare lo sguardo. La santa protettrice di Dante, infatti, è Santa Lucia (luce), la patrona della vista, perché tutta la libertà dell’uomo si gioca su ciò che lui riesce a mettere a fuoco. “La vita è essere evocati, vocati, chiamati. La vita è vocazione, cioè se tu guardi le cose, le cose urgono ad un significato, chiedono una risposta a te, la realtà ti chiama”. Dante offre un salvifico punto di fuga: solo attraverso uno sguardo prospettico l’uomo acquisisce spessore e profondità, riuscendo a cogliere di essere segno, simbolo di qualcosa che lo trascende. Nel mistero dell’Essere “che move il sole e l’altre stelle”, il cuore ritrova l’obiettivo della vita, da cui, troppo spesso, la paura della morte lo di-verte. Lo sguardo dantesco con-verge, invece, attraverso una sorta di magnetismo mistico ed al contempo intessuto di realtà, su ciò che è essenziale, con-vertendoci nell’abbraccio di Dio, nell’abbraccio della verità.

NEMBRINI E DANTE: LA CENTRALITA’ DELL’IO

Di Erika Eramo
i suoi contributi

Il prof. Franco Nembrini ha proposto un ciclo d’incontri, raccolti in 3 libri dal titolo “Alla ricerca dell’io perduto. L’umana avventura di Dante”, in cui si ripercorre il viaggio del poeta attraverso le tre cantiche della Divina Commedia. Centrale risulta per l’uomo la presa di coscienza del proprio destino per poter cogliere la verità.

Il prof. Franco Nembrini è legato a Dante come Dante lo era a Virgilio: da «lungo studio e grande amore». E’questo legame che dà alla sua interpretazione una grande libertà, che è al tempo stesso fedeltà e rigore. Venne folgorato dai sublimi versi danteschi all’ età di 11 anni quando, gravato dal doppio peso della fatica e della lontananza da casa, gli tornarono alla mente i due versi in cui a Dante si predice l’esilio: “proverai sì come sa di sale lo pane altrui, e come è duro calle lo scendere e ‘l salire per l’altrui scale”. In quel momento, intuì, non senza viva commozione, l’inter-esse dell’Arte, che ha la pretesa di essere universale, perchè parla a tutti indistintamente, essendo imbevuta della storia personale di ognuno. Come scriveva Ugo Foscolo, infatti, Dante “descrive tutte le passioni umane, tutte le azioni, i vizi e le virtù. Li colloca nella disperazione dell’Inferno, nella speranza del Purgatorio, nella beatitudine del Paradiso”, esaltando il valore dell’individuo, la sua volontà e libertà, messa costantemente a dura prova, di scegliere tra il Bene ed il Male.
Gli incontri del professor Nembrini, organizzati dall’associazione Sant’Agostino di Bergamo e coadiuvati dall’alacre e competente avvocato Bruno Sconocchia, sono raccolti in 3 libri dal titolo suggestivo “Alla ricerca dell’io perduto. L’umana avventura di Dante”. Il tema principale, che irradia di senso tutto il percorso dantesco, è la centralità dell’io: lo smarrimento del proprio sé è il maggior ostacolo sulla via della conoscenza. Nella concezione medievale l’uomo, in rapporto strutturale e naturale con Dio, “prendendo coscienza di sé, capisce di essere apertura all’Infinito, all’Eterno, al Mistero.”

 

L’uomo è chiamato a riconoscere il proprio male (Inferno), a superarlo in un cammino di purificazione (Purgatorio) per accedere alla visione beatifica di Dio (Paradiso). Monsignor Luigi Giussani nel libro “Il Senso religioso” ricorda che ci sono 3 aspetti su cui “si misura il valore o meno dell’esistenza umana: il problema del destino, il problema dell’amore e il problema politico, cioè della convivenza civile. Il rapporto con Dio, il rapporto con la donna, il rapporto con gli altri uomini”: queste sono le tre tematiche che Dante affronta inizialmente, come a rimarcare che sono le questioni fondamentali sulle quali bisogna soffermarci per viverle secondo ragione.

Il tema del destino è evidenziato dal ricorrente riferimento alle “stelle”. La parola, spia lessicale che evidenzia il rapporto con Dio, indica il moto mai pago di elevarsi oltre i propri limiti per conoscere la verità. Ogni movimento dell’uomo esprime l’unico grande de-siderio: il movimento del creato verso il proprio destino. Non è un caso che ogni cantica si conclude con il richiamo alle stelle. L’uomo è in rapporto con esse perché capace di vedere, di fissare lo sguardo. La santa protettrice di Dante, infatti, è Santa Lucia (luce), la patrona della vista, perché tutta la libertà dell’uomo si gioca su ciò che lui riesce a mettere a fuoco. “La vita è essere evocati, vocati, chiamati. La vita è vocazione, cioè se tu guardi le cose, le cose urgono ad un significato, chiedono una risposta a te, la realtà ti chiama”. Dante offre un salvifico punto di fuga: solo attraverso uno sguardo prospettico l’uomo acquisisce spessore e profondità, riuscendo a cogliere di essere segno, simbolo di qualcosa che lo trascende. Nel mistero dell’Essere “che move il sole e l’altre stelle”, il cuore ritrova l’obiettivo della vita, da cui, troppo spesso, la paura della morte lo di-verte. Lo sguardo dantesco con-verge, invece, attraverso una sorta di magnetismo mistico ed al contempo intessuto di realtà, su ciò che è essenziale, con-vertendoci nell’abbraccio di Dio, nell’abbraccio della verità.

(marzo 2007)


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