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diventa fan

guerritoreRiflessioni evocate dalla visione di uno spettacolo unico nel suo genere e non solo: Monica Guerritore affascina portando a teatro storie di coraggio e di lotta per i propri ideali.


Fino al 12 Febbraio 2004 a Roma sul palcoscenico del teatro Quirino – Vittorio Gassman accadranno cose strane: voci divine, apparizioni di angeli, morti che resuscitano attraverso l’immortalità delle loro parole. Parole alate, che trasbordano da un testo ben scritto per volare alto, oltre l’ultima galleria, fino ad arrivare nel cuore degli spettatori, congedati dalle note dell’indimenticabile “The show must go on”.

Nello spettacolo “Giovanna d’Arco” si respira un’aria mistica, che per esigenze di copione si presenta come cristiana, salvo poi esplodere dopo pochissimo in deliri eretici che svelano il vero significato della rappresentazione: ri-dare voce ai grandi personaggi-simbolo d’un tempo, al di là d’ogni colore o religione, partendo certo dall’interpretazione straziante ma al tempo stesso grintosa di una Giovanna muscolosa e fragile, che pur avendo paura di morire (finalmente: altro che eroina senzamacchiaesenzapaura) sceglie infine di esser fedele solo al suo dio - e non a quello imposto dalla chiesa/politici di turno. Da questa tragica fine hanno improvvisamente inizio altri fili di storiche memorie, che affrontano persino Giordano Bruno regalando al pubblico un sublime quanto toccante “De Immenso” declamato da una voce femminile, una Guerritore che per questo spettacolo rinuncia a tutta la sua fama di femme fatale per farsi uomo, maschera di guerra, armatura palpitante.

Dietro ad una scenografia essenziale costituita da corde, spada e palo luminoso (la trave della croce), sfilano parole ed immagini suggestive, che ritraggono ora Che Guevara ora Yan Palach, per arrivare alla speranza onirica eppur concreta dell’I have a dream di Martin Luther King .

“E’ il coraggio di queste vite che mi dà la forza di ripetere questo spettacolo, ogni singola sera” esclama evidentemente emozionata l’attrice, alla fine di tutto, dopo parecchi minuti ininterrotti di applausi. Logica conseguenza, del resto, di inattesi brividi distribuiti per tutta la pur breve durata dello spettacolo, che rivela un’importante verità: se il cinema italiano è sull’orlo della catastrofe, il teatro si propone come ben più valida alternativa, grazie alla abilità di grandi attori fra cui spicca maestosa la Guerritore (oggi per altro anche regista e sceneggiatrice), autrice in prima persona di una messa in scena che si fa realtà fin dentro l’anima dello spettatore, magari deluso dall’anonimato inerme del suo tempo.

Un tuffo nel passato, dunque, per rivivere sogni e passioni di martiri veri, di eroi quotidiani dai volti più vari, che sembrano gridare da dietro al sipario un’esclamazione ammiccante di Gigi Proietti: “Viva il teatro, dove tutto è finto e niente è falso”.

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