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Mostra delle opere del ghanese Benard Asante, un artista defininibile come neo-graffitista che, seguendo una tradizione della propria tribù (gli Asante, per l’appunto), raffigura gli animali cancellandone poi il tratto per proteggerli dagli spiriti maligni.



Si è inaugurata il 22 maggio 2007 all’hotel de Russie (via del Babuino, n°9) la mostra del pittore ghanese Benard Asante dal titolo “Flying in Africa”: le sue opere, per la prima volta nella capitale, potranno essere viste ed apprezzate dal popolo romano fino al 1 luglio. L’artista, poco più che trent’enne, proviene da una famiglia di antica nobiltà ed ha frequentato studi di architettura e pittura di ottimo livello. Viaggiando tra i principali musei europei ha assorbito la cultura classica, pur rimanendo legato alle proprie radici.

I soggetti zoomorfi, descritti non in maniera naturalista, dominano la sua pittura, molto lontana dall’immagine occidentale dell’Africa come paradiso incontaminato. Asante oscilla oniricamente tra una pittura astratta ed una realista, senza scadere né nell’una né nell’altra: non si può parlare di arte astratta, perché il perimetro degli animali da lui raffigurati sono riconoscibili, d’altra parte però non vi è un rapporto diretto con il soggetto della tela, in quanto ne viene riprodotta solo la forma esterna. Seguendo le antichissime credenze magiche del popolo degli Ashanti il perimetro descrittivo di ogni animale è meticolosamente cancellato: si tratta della tecnica magica della protezione, ereditata dagli avi che presupponevano, cancellando l’immagine, di sottrarla all’attenzione degli spiriti negativi che avrebbero potuto provocarne la morte. Questa reiterata sottrazione produce un effetto di “corona di spine”, descrivendo con grande drammaticità il martirio di una fauna  troppo spesso destinata all’estinzione.

Asante, il quale dipinge su superfici che, grazie alle resine poliuretaniche, vengono assimilate alle pareti di pietra delle caverne ancestrali, è un convinto animalista, attento alla salvaguardia del patrimonio naturalistico della sua terra. Più che una scena zoofila descrive  l’anima, delicata, fiera o maestosa, dell’animale. Negli ultimi anni il suo stile si modifica: il colore diventa sempre più rarefatto, puntando in prevalenza sul bianco, simbolo  di elevazione spirituale per la religione animista.

In mostra l’attenzione è centrata sulle tele che hanno per soggetto le farfalle: infatti è uno dei temi che l’Hotel de Russie illustrerà il 29 maggio 2007 in occasione dell’apertura dell’oasi dedicata dall’albergo, appunto, alle farfalle. In occasione della mostra i curatori Luca Faccenda e Marco Parri della National Gallery Firenze hanno donato un'opera dell'artista che verrà poi messa all'asta in un prossimo evento. L'intero ricavato verrà devoluto all'Associazione Italo-Ghanese Amicus Onlus per il finanziamento del “Progetto Baobab” finalizzato alla costruzione di un Polo Universitario in Ghana.

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