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Un altro ambito di particolare interesse è quello riguardante l’attività professionale e il ceto sociale: nella fiction si rileva una frequenza maggiore delle professioni redditizie e prestigiose e di personaggi di ceto sociale medio-alto. I ceti inferiori e le professioni manuali sono sostanzialmente ignorati, mediante quello che Gerbner (1969) definisce “processo di annullamento simbolico”.
Il ceto medio è il protagonista indiscusso di serie e serial e anche il solo a essere raffigurato in modo complessivamente positivo: infatti, se i ceti inferiori sono sottorappresentati, quelli superiori sono spesso proposti al pubblico con connotazioni prevalentemente negative: arroganti, prepotenti, infidi e traditori, secondo meccanismi di tipo consolatorio come la delegittimazione e il declassamento simbolico (Losito, 1993).

Numerose ricerche testimoniano che i contenuti televisivi hanno un ruolo importante nella formazione diretta e indiretta degli stereotipi di genere.
La rappresentazione del genere riveste un ruolo importante nei processi dell’elaborazione dell’informazione.
I modelli di comportamento e le modalità di interazione sociale proposti in TV, costituiscono per i più giovani uno scenario interessante che in molti casi si sostituisce alle esperienze reali.

In ogni immagine, dialogo e comportamento inscenato, la televisione trasmette importanti messaggi riguardanti sistemi e norme culturali, comunicando informazioni inerenti a ciò che è apprezzato, aspettato, giusto.
Ricerche empiriche suggeriscono che la regolare esposizione alla TV, genera nei giovani fruitori ideologie forzate e innaturali riguardo i ruoli di genere e i comportamenti maschili e femminili (Signorielli, 2001).
A tale proposito, è interessante lo studio fatto da Rivadeneyra e Ward (2005) riguardo l’associazione tra televisione e ruoli di genere percepiti da preadolescenti e adolescenti [3] .
Il lavoro è stato suddiviso in due ambiti di ricerca: la prima area di studio esamina se e quanto l’esposizione regolare ai media è correlato con le opinioni delle persone riguardo le occupazioni, le attività e gli attributi associati a ciascun sesso.
I risultati indicano molte connessioni significative: la visione televisiva assidua è strettamente connessa con associazioni stereotipiche riguardo i tratti, le attività, i lavori e le occupazioni, maschili o femminili.
In secondo luogo, una massiccia esposizione ad uno specifico genere televisivo crea determinate convinzioni nei telespettatori riguardo la reale distribuzione di ruoli e occupazioni. Per esempio, una forte esposizione a programmi di azione o di avventura, è associata con una bassa stima del numero delle donne in ambito lavorativo e professionale.
Il secondo ambito di ricerca, esamina le associazioni tra l’uso della TV e gli atteggiamenti dei soggetti verso il genere sessuale: riguardo, quindi, i comportamenti e i ruoli appropriati di uomini e donne, le competenze di ciascun sesso, l’ascesa delle donne dalle mura domestiche a ruoli professionali.
Un risultato significativo di questa parte di ricerca, è stato che la frequente esposizione alla TV è spesso associata ad attitudini particolarmente sessiste e pesanti stereotipi riguardo i sessi e il loro modo di comportarsi.

 

 

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