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I contenuti dei programmi televisivi

La televisione può svolgere un ruolo importante nei processi di costruzione sociale della realtà dei preadolescenti attraverso i modelli e i contenuti culturali che veicola.
In particolare, la rappresentazione delle differenze sociali, sessuali, dei ruoli professionali e delle caratteristiche etniche, può assumere notevole importanza per alcune fasce di pubblico come gli utenti più giovani, dotati in misura minore di strumenti culturali e conoscitivi e che quindi non possono compiere valutazioni sulla base di conoscenze dirette ed esperienze personali (Porro, 1984).
I problemi riguardanti i contenuti proposti dalla TV, si pongono in relazione sia alla qualità che alla quantità.
La rappresentazione della realtà presentata dalla fiction televisiva [2] è, nel complesso, riduttiva, semplificata, stereotipata.
Il modo in cui i soggetti appartenenti ad un’etnia, sesso o fascia di età vengono rappresentati, è più rilevante della quantità di volte o del numero dei soggetti che vengono rappresentati e influisce maggiormente sulla formazione di un’immagine positiva o negativa del personaggio e quindi della sua categoria sociale o etnia di appartenenza, come sostiene Greenberg (1988) e il suo precedentemente citato “effetto a cascata”.
A tale proposito, Comstock (1993) parla di immagini e impressioni che diventano parte del tessuto sociale.
In particolare l’influenza della televisione relativa all’etnia e gli stereotipi che può creare nel pubblico più giovane, sono particolarmente pericolosi in quanto bambini e preadolescenti, che hanno avuto minori opportunità di interazione sociale con le minoranze etniche, formano le loro percezioni anziché attraverso l’esperienza personale, mediante la televisione. Se il messaggio trasmesso è distorto, anche la percezione della realtà sarà sbagliato (Greenberg, 1988).
In particolare, la rappresentazione televisiva dei personaggi di colore li relega generalmente in ruoli secondari, confinati in classi sociali medio-basse, spesso coinvolti, come autori o vittime, in episodi criminali; raramente occupano posizioni di prestigio come invece accade di frequente ai protagonisti maschi, bianchi (Lichter, 1987).
Per quanto riguarda la corrispondenza tra mondo reale e rappresentazione televisiva di etnia, sesso, età e classi sociali, esiste una tendenza ricorrente emersa in svariate indagini (Barcus, 1983; Cantor, Pingree, 1983; Greenberg, 1983; Berry, Asamen, 1995): la propensione della fiction televisiva a sottorappresentare alcune categorie e sovrastimarne altre. Ad esempio, i dati del contenuto della fiction degli ultimi anni evidenziano una sovrarappresentazione dei personaggi di sesso maschile, bianchi, adulti e appartenenti ad una classe sociale medio-alta (Gerbner, 1980; Signorielli,1985; Selnow, 1990).
Invece nei serial, genere seguito da una diversa fascia di pubblico con maggioranza femminile, tale preponderanza dei personaggi maschili su quelli femminili si inverte (Losito, Metastasio, 1996).

L’universo femminile è comunque generalmente sottorappresentato e costellato di ruoli prevalentemente domestici e tradizionali. La donna televisiva è presentata come più bisognosa di supporto emotivo, subordinata agli uomini nei rapporti professionali e interpersonali, maggiormente in balia di forze esterne (Signorielli, 1989; Davis, 1990; Vande Berg, Streckfuss, 1992; Rivadeneyra e Ward, 2005).

Tuttavia, va notato un cambiamento negli ultimi anni rispetto al modo in cui è rappresentata la figura femminile (Losito, 2002): il numero dei personaggi femminili ha visto un incremento significativo, sebbene ciò avvenga in prevalenza nelle sit-com e nelle soap operas. Anche il ruolo professionale migliora (Houston, 1995) insieme alle condizioni di status e di vita in generale, anche se, secondo Signorielli (1999) non gode ancora totalmente di riconoscimento e rispetto.
Nella fiction televisiva, anche bambini e adolescenti sono di solito sottostimati, ad eccezione delle sit-com che spesso incentrano la storia proprio sui ragazzi.
Quando presenti, essi sono comunque caratterizzati in modo stereotipato: i maschi sono più attivi e aggressivi delle femmine, di solito raffigurate in contesti tradizionali (Signorielli, 1999).

 

 

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