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Le motivazioni all’uso della TV

Rispetto al pubblico infantile e adolescenziale, Schramm, Lyle e Parker (1971), pionieri in questo settore di studi, parlano di un triplice ordine di motivazioni che corrispondono a diversi usi della televisione: un uso a fini di intrattenimento, uno a fini informativi e, infine, un uso strumentale.
Le ricerche condotte negli ultimi anni a tale proposito, hanno evidenziato che le motivazioni esplicite dei bambini e ragazzi rispetto all’uso della TV e conseguentemente alla scelta dei programmi, sono orientate da bisogni di gioco e divertimento, di esplorazione e conoscenza, di fantasia e avventura.
A questi bisogni si aggiungono anche il sostegno, la rassicurazione, l’aumento dei livelli di autostima, il sollievo da ansietà e preoccupazioni e, infine, l’accompagnamento ritualistico delle attività quotidiane.
Alcune ricerche condotte negli ultimi vent’anni in Italia (Anolli,1982; Capecchi, Ferrari, 1997) hanno indicato numerose funzioni e significati che la TV rappresenta per i ragazzi.
Prima di tutto, una funzione ludico-evasiva, anche se la TV, oltre a essere un divertimento, è spesso uno strumento culturale e informativo.
Quindi, una funzione capace di stimolare la fantasia e di attivare meccanismi di identificazione.
Infine, uno strumento di conoscenza di sé e caratterizzazione e conferma della propria identità sessuale.
Tutto questo senza ignorare gli interessi specifici degli spettatori, per ognuno dei quali l’esposizione è selettiva e l’effetto prevalente è il rafforzamento di opinioni, atteggiamenti e comportamenti preesistenti.
Un elemento interessante che si ricava da queste ricerche è l’attribuzione di un significato di condivisione sociale all’uso della TV, che può rappresentare anche un momento di interazione e aggregazione con i coetanei.
Oltre alle motivazioni individuali, particolare interesse è stato rivolto anche ai fattori che agiscono nei processi di costruzione dell’identità sociale.
Questo aspetto è di grande importanza per la fascia di pubblico preadolescenziale e adolescenziale, per i quali riveste un’estrema importanza la condivisione di norme, modelli e comportamenti con il gruppo dei pari (Harwood, 1999).
Indagini successive hanno messo in luce anche i possibili usi disfunzionali del mezzo televisivo.
Lull (1980) [1] evidenzia due tipi principali di uso sociale della TV: un uso strutturale e un uso relazionale.

Quando la TV è utilizzata in modo strutturale, può essere un rassicurante elemento di compagnia e un mezzo per organizzare le attività e scandire il tempo. Quando l’uso della televisione è relazionale, può avere funzione di facilitazione comunicativa, fornire occasioni di contatto fisico e emotivo, esempi potenzialmente utili di relazioni interpersonali (apprendimento sociale) e, infine, configurare relazioni di potere o di ruoli.
Secondo Mariet (1992), l’uso della televisione si può ricondurre a tre possibili stili di consumo: TV-passione, nel quale l’attenzione e il tempo che i ragazzi dedicano alla TV sono totali e incondizionati, fortemente motivati da un appuntamento atteso e al quale essi non mancano mai; TV-tappezzeria che rappresenta, invece, uno sfondo visivo e sonoro per altre attività: è vista di sfuggita e solo raramente, in presenza di segnali forti, richiama l’attenzione dell’utente; TV-tappabuchi che indica un’attività che si svolge in mancanza di un’alternativa migliore, in presenza della quale viene prontamente sostituita.

La televisione sembra capace di soddisfare molti dei bisogni fondamentali per le persone, tra cui la sicurezza, mediante una particolare tendenza alla circolarità ripetitiva, all’uniformità dei programmi che ha in sé qualcosa di rassicurante e riposante capace di lenire ansia, stress, paura, spaesamento, fatica.
I soggetti in età evolutiva rappresentano a questo proposito un pubblico particolare: i possibili livelli di interazione, in questo caso, hanno importanza proprio per la funzione non più solo integrativa ma, soprattutto, sostitutiva che il mezzo televisivo può assumere all’interno delle dinamiche relazionali e sociali di bambini e adolescenti.
Quando questo accade, la TV sembra assumere il ruolo preminente di risposta emotivo-affettiva ai bisogni individuali e sociali, divenendo un ruolo sociale sicuro, conosciuto e condiviso in cui trovano ascolto le personali richieste affettive.

 

 

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