adolescenza e tvPresenza e effetti della “scatola magica” sui preadolescenti


Negli Stati Uniti, il 99% delle famiglie possiede un televisore. La media di televisori per abitazione è pari a 2,24 e, comunque, in due case su tre sono presenti tre televisori o più.
Mediamente, ogni televisore negli Stati Uniti resta acceso per sei ore e 47 minuti al giorno e due Americani su tre mangiano guardando la TV.
Per ogni libro preso in prestito gratuitamente da una biblioteca americana, ben due video vengono noleggiati a pagamento.
Un Americano su due ammette di vedere troppa TV (Pellai, 1999).
Il 54% dei minorenni Americani ha un televisore nella propria camera, dato sovrapponibile alla popolazione dei preadolescenti del Nord Italia [a] .
Negli ultimi anni bambini e adolescenti passano molte ore davanti alla televisione durante tutto l’arco della giornata, anche se la fruizione maggiore avviene di sera (Metastasio, 2002).
Il picco dell’ascolto italiano è per i più piccoli (4-7 anni) fra le 20.15 e le 21.30, mentre per i più grandi (8-14 anni) fra le 20.45 e le 21.45.
Alle 23.00 ancora un milione circa di ragazzi è ipnotizzato davanti alla Tv.

 

 

adolescenza e tvPresenza e effetti della “scatola magica” sui preadolescenti


Negli Stati Uniti, il 99% delle famiglie possiede un televisore. La media di televisori per abitazione è pari a 2,24 e, comunque, in due case su tre sono presenti tre televisori o più.
Mediamente, ogni televisore negli Stati Uniti resta acceso per sei ore e 47 minuti al giorno e due Americani su tre mangiano guardando la TV.
Per ogni libro preso in prestito gratuitamente da una biblioteca americana, ben due video vengono noleggiati a pagamento.
Un Americano su due ammette di vedere troppa TV (Pellai, 1999).
Il 54% dei minorenni Americani ha un televisore nella propria camera, dato sovrapponibile alla popolazione dei preadolescenti del Nord Italia [a] .
Negli ultimi anni bambini e adolescenti passano molte ore davanti alla televisione durante tutto l’arco della giornata, anche se la fruizione maggiore avviene di sera (Metastasio, 2002).
Il picco dell’ascolto italiano è per i più piccoli (4-7 anni) fra le 20.15 e le 21.30, mentre per i più grandi (8-14 anni) fra le 20.45 e le 21.45.
Alle 23.00 ancora un milione circa di ragazzi è ipnotizzato davanti alla Tv.

 

 

Pagina 2

Dai dati sulla frequenza dell’ascolto di bambini e ragazzi forniti dal Servizio opinioni della RAI, si rileva che tra i soggetti presi in esame “la Tv è oggetto di consumo serale ma prevalentemente solitario”.
Si è discusso molto del ruolo che la televisione svolge sulla determinazione e induzione di modelli e valori dei bambini e degli adolescenti.
La televisione ha più di un potere: in primo luogo crea dipendenza, cioè rende le persone incapaci di vivere senza.
Molte persone sono così dipendenti dalla televisione da soddisfare i criteri con i quali il concetto di dipendenza viene definito dal manuale ufficiale di diagnosi psichiatrica: il DSM IV. Infatti, come afferma lo psicologo Rober Kubey (1992), i grandi consumatori di TV utilizzano la televisione con le stesse modalità funzionali con cui un tossicodipendente fa uso di sostanze ad azione psicotropa. Questi individui, infatti:
§        Usano la televisione come un sedativo
§        Guardano tutto in modo indiscriminato e senza una decisione preventiva
§        Perdono ogni meccanismo di controllo della volontà
§        Durante la visione sono spesso arrabbiati con se stessi per aver guardato troppa TV ma contemporaneamente non sono in grado di ridurre la quantità del tempo destinata a tale attività
§        Non sono capaci di smettere di vederla quando realmente lo vogliono
§        Si sentono in colpa quando vengono scoperti a guardare la Tv

Sono, ovviamente, casi estremi di dipendenza psicologica verso il mezzo televisivo, che sembra avere per questi soggetti e in linea di massima per tutti gli individui, proprietà rilassanti, catartiche, di alienazione dalla realtà.

Secondo Murray (1980) il massimo consumo di televisione avviene intorno ai 12 anni e poi decresce lentamente durante l’adolescenza per lasciare spazio agli altri media che appassionano i giovani, come radio e musica.
Questo assunto dimostra la costruzione, la formazione e la crescita di quello che Sartori (1997) definisce “homo videns”: un modello di mente legato al vedere più che all’esperire, che crede e definisce reale ciò che vede e non ciò che fa.

 

 

Le motivazioni all'uso della tv

Le motivazioni all’uso della TV

Rispetto al pubblico infantile e adolescenziale, Schramm, Lyle e Parker (1971), pionieri in questo settore di studi, parlano di un triplice ordine di motivazioni che corrispondono a diversi usi della televisione: un uso a fini di intrattenimento, uno a fini informativi e, infine, un uso strumentale.
Le ricerche condotte negli ultimi anni a tale proposito, hanno evidenziato che le motivazioni esplicite dei bambini e ragazzi rispetto all’uso della TV e conseguentemente alla scelta dei programmi, sono orientate da bisogni di gioco e divertimento, di esplorazione e conoscenza, di fantasia e avventura.
A questi bisogni si aggiungono anche il sostegno, la rassicurazione, l’aumento dei livelli di autostima, il sollievo da ansietà e preoccupazioni e, infine, l’accompagnamento ritualistico delle attività quotidiane.
Alcune ricerche condotte negli ultimi vent’anni in Italia (Anolli,1982; Capecchi, Ferrari, 1997) hanno indicato numerose funzioni e significati che la TV rappresenta per i ragazzi.
Prima di tutto, una funzione ludico-evasiva, anche se la TV, oltre a essere un divertimento, è spesso uno strumento culturale e informativo.
Quindi, una funzione capace di stimolare la fantasia e di attivare meccanismi di identificazione.
Infine, uno strumento di conoscenza di sé e caratterizzazione e conferma della propria identità sessuale.
Tutto questo senza ignorare gli interessi specifici degli spettatori, per ognuno dei quali l’esposizione è selettiva e l’effetto prevalente è il rafforzamento di opinioni, atteggiamenti e comportamenti preesistenti.
Un elemento interessante che si ricava da queste ricerche è l’attribuzione di un significato di condivisione sociale all’uso della TV, che può rappresentare anche un momento di interazione e aggregazione con i coetanei.
Oltre alle motivazioni individuali, particolare interesse è stato rivolto anche ai fattori che agiscono nei processi di costruzione dell’identità sociale.
Questo aspetto è di grande importanza per la fascia di pubblico preadolescenziale e adolescenziale, per i quali riveste un’estrema importanza la condivisione di norme, modelli e comportamenti con il gruppo dei pari (Harwood, 1999).
Indagini successive hanno messo in luce anche i possibili usi disfunzionali del mezzo televisivo.
Lull (1980) [1] evidenzia due tipi principali di uso sociale della TV: un uso strutturale e un uso relazionale.

Quando la TV è utilizzata in modo strutturale, può essere un rassicurante elemento di compagnia e un mezzo per organizzare le attività e scandire il tempo. Quando l’uso della televisione è relazionale, può avere funzione di facilitazione comunicativa, fornire occasioni di contatto fisico e emotivo, esempi potenzialmente utili di relazioni interpersonali (apprendimento sociale) e, infine, configurare relazioni di potere o di ruoli.
Secondo Mariet (1992), l’uso della televisione si può ricondurre a tre possibili stili di consumo: TV-passione, nel quale l’attenzione e il tempo che i ragazzi dedicano alla TV sono totali e incondizionati, fortemente motivati da un appuntamento atteso e al quale essi non mancano mai; TV-tappezzeria che rappresenta, invece, uno sfondo visivo e sonoro per altre attività: è vista di sfuggita e solo raramente, in presenza di segnali forti, richiama l’attenzione dell’utente; TV-tappabuchi che indica un’attività che si svolge in mancanza di un’alternativa migliore, in presenza della quale viene prontamente sostituita.

La televisione sembra capace di soddisfare molti dei bisogni fondamentali per le persone, tra cui la sicurezza, mediante una particolare tendenza alla circolarità ripetitiva, all’uniformità dei programmi che ha in sé qualcosa di rassicurante e riposante capace di lenire ansia, stress, paura, spaesamento, fatica.
I soggetti in età evolutiva rappresentano a questo proposito un pubblico particolare: i possibili livelli di interazione, in questo caso, hanno importanza proprio per la funzione non più solo integrativa ma, soprattutto, sostitutiva che il mezzo televisivo può assumere all’interno delle dinamiche relazionali e sociali di bambini e adolescenti.
Quando questo accade, la TV sembra assumere il ruolo preminente di risposta emotivo-affettiva ai bisogni individuali e sociali, divenendo un ruolo sociale sicuro, conosciuto e condiviso in cui trovano ascolto le personali richieste affettive.

 

 

Le preferenze e i contenuti dei programmi televisivi

Le preferenze e i contenuti dei programmi televisivi

L’ascolto televisivo di bambini e ragazzi è prevalentemente competente e mirato: il giovane pubblico conosce bene i suoi programmi preferiti e i personaggi che li popolano.
Tra i diversi generi, la fiction televisiva è quella che raccoglie le più ampie preferenze (Metastasio, 2002). Gli adolescenti e i bambini sono solitamente forti consumatori di molti generi di fiction, a esclusione degli sceneggiati e di telenovelas e soap opera, generi preferiti da un’altra categoria di pubblico. In particolare, il genere sit-com è il preferito in età scolare fino alla prima adolescenza, momento in cui proposte di azione e avventura cominciano a essere citate come le favorite.
Molti approcci teorici differenti hanno evidenziato l’importanza della relazione fruitori-personaggi televisivi, mettendo in luce le diverse funzioni che questi possono svolgere: di mediazione degli effetti, di apprendimento di modelli e di particolari visioni del mondo e della realtà circostante, di svago e compagnia (Gerbner, Gross, 1976; Gerbner et al., 1980; Rose, 1986).
Tuttavia rimane da definire quali personaggi possano svolgere queste funzioni e in quale prospettiva esse possano essere analizzate.
Alcuni autori hanno fatto riferimento al concetto di identificazione, che rimanda al desiderio di essere quel determinato personaggio: ciò porta lo spettatore a condividerne la prospettiva e sperimentarne la storia. Un’estremizzazione di questa condizione, indurrebbe lo spettatore a voler imitare il suo personaggio, a essere come lui nella vita reale in un processo di identificazione illusoria (Hoffner, 1996).
Infine, un concetto più generale, è quello dell’affinità che deriva dalla preferenza di un personaggio. Riguardo tale nozione, alcune ricerche indicano una preferenza da parte dei più giovani per i programmi che propongono personaggi e ambientazioni familiari, che appartengono allo stesso retroterra etnico, alla stessa classe sociale (Maccoby, Wilson, 1957; Newcomb, Collins, 1979), alla stessa età e allo stesso genere sessuale (Cohen, 1999).
Queste indicazioni sembrerebbero in contrasto con il successo di trasmissioni che presentano, invece, realtà socio-culturali profondamente differenti da quelle degli spettatori.
In realtà, ognuna delle scelte, quella che privilegia contenuti familiari e quella che è orientata verso realtà opposte alla propria, trovano spiegazione nella soddisfazione di un bisogno: la prima di rassicurazione sulla base della presenza di elementi conosciuti; la seconda di esplorazione e avventura dati dalla scoperta di realtà nuove (Metastasio, 2002).
Alla base delle scelte e delle rappresentazioni dei personaggi televisivi, è possibile individuare diversi fattori relativi al personaggio, al programma e allo spettatore.

 

 

Pagina 5

Tra i più rilevanti, sono state identificate molte caratteristiche che lo spettatore considera importanti: l’apparenza fisica, il linguaggio, il comportamento, le reazioni emotive, le espressioni non verbali e l’attribuzione di tratti positivi o negativi
Spesso, nel caso di trasmissioni di fiction, questi elementi vengono associati agli attori piuttosto che ai personaggi (Hoffner e Cantor, 1991).
Gli spettatori di questo genere televisivo costruiscono rappresentazioni coerenti dei protagonisti sulla base della loro esperienza e comprensione del programma: la scelta del personaggio sono quindi determinate non solo dalle caratteristiche esteriori ma anche dalla percezione del loro ruolo nella storia.
La scelta dei personaggi preferiti non avviene semplicemente in funzione dei loro attributi, del loro status o ruolo ma anche, e soprattutto, dalle caratteristiche che il pubblico predilige e si aspetta (Livingstone, 1992).
Riguardo i processi di identificazione dei bambini con i personaggi televisivi, si rilevano chiare differenze di genere: la forza fisica e il livello di attività dei personaggi per i maschi, la bellezza fisica per le femmine sono predittori del desiderio di assomigliare a quel personaggio.
Per i ruoli maschili, l’attributo che dà luogo all’identificazione è l’intelligenza, mentre per le femmine è anche la simpatia.
I maschi preferiscono personaggi del loro stesso sesso, mentre circa la metà delle bambine sceglie un eroe maschile: questo, probabilmente, avviene in ragione della diversità e degli stereotipi sessuali dei personaggi maschili e femminili e conseguentemente dei ruoli ad essi attribuiti: il protagonista forte e coraggioso nella maggioranza dei casi è un maschio (Hoffner, 1996; D’Alessio, 2003).
Anche le scelte dei preadolescenti e degli adolescenti sono motivate dall’attrattività fisica dei personaggi, alla quale, tuttavia, si associa anche la valutazione delle caratteristiche della personalità, seguendo l’evoluzione tipica del pensiero di questa fascia di età che si stacca dalle caratteristiche oggettive e fisiche legate alla percezione tipicamente infantile (Harter, 1990).
Questo aspetto potrebbe spiegare una differenza, rispetto ad adulti e bambini, nella scelta del personaggio preferito: i preadolescenti e gli adolescenti, sia maschi che femmine, non indicano una preferenza per i personaggi dello stesso sesso (Cohen, 1999).

 

 

I contenuti dei programmi televisivi

I contenuti dei programmi televisivi

La televisione può svolgere un ruolo importante nei processi di costruzione sociale della realtà dei preadolescenti attraverso i modelli e i contenuti culturali che veicola.
In particolare, la rappresentazione delle differenze sociali, sessuali, dei ruoli professionali e delle caratteristiche etniche, può assumere notevole importanza per alcune fasce di pubblico come gli utenti più giovani, dotati in misura minore di strumenti culturali e conoscitivi e che quindi non possono compiere valutazioni sulla base di conoscenze dirette ed esperienze personali (Porro, 1984).
I problemi riguardanti i contenuti proposti dalla TV, si pongono in relazione sia alla qualità che alla quantità.
La rappresentazione della realtà presentata dalla fiction televisiva [2] è, nel complesso, riduttiva, semplificata, stereotipata.
Il modo in cui i soggetti appartenenti ad un’etnia, sesso o fascia di età vengono rappresentati, è più rilevante della quantità di volte o del numero dei soggetti che vengono rappresentati e influisce maggiormente sulla formazione di un’immagine positiva o negativa del personaggio e quindi della sua categoria sociale o etnia di appartenenza, come sostiene Greenberg (1988) e il suo precedentemente citato “effetto a cascata”.
A tale proposito, Comstock (1993) parla di immagini e impressioni che diventano parte del tessuto sociale.
In particolare l’influenza della televisione relativa all’etnia e gli stereotipi che può creare nel pubblico più giovane, sono particolarmente pericolosi in quanto bambini e preadolescenti, che hanno avuto minori opportunità di interazione sociale con le minoranze etniche, formano le loro percezioni anziché attraverso l’esperienza personale, mediante la televisione. Se il messaggio trasmesso è distorto, anche la percezione della realtà sarà sbagliato (Greenberg, 1988).
In particolare, la rappresentazione televisiva dei personaggi di colore li relega generalmente in ruoli secondari, confinati in classi sociali medio-basse, spesso coinvolti, come autori o vittime, in episodi criminali; raramente occupano posizioni di prestigio come invece accade di frequente ai protagonisti maschi, bianchi (Lichter, 1987).
Per quanto riguarda la corrispondenza tra mondo reale e rappresentazione televisiva di etnia, sesso, età e classi sociali, esiste una tendenza ricorrente emersa in svariate indagini (Barcus, 1983; Cantor, Pingree, 1983; Greenberg, 1983; Berry, Asamen, 1995): la propensione della fiction televisiva a sottorappresentare alcune categorie e sovrastimarne altre. Ad esempio, i dati del contenuto della fiction degli ultimi anni evidenziano una sovrarappresentazione dei personaggi di sesso maschile, bianchi, adulti e appartenenti ad una classe sociale medio-alta (Gerbner, 1980; Signorielli,1985; Selnow, 1990).
Invece nei serial, genere seguito da una diversa fascia di pubblico con maggioranza femminile, tale preponderanza dei personaggi maschili su quelli femminili si inverte (Losito, Metastasio, 1996).

L’universo femminile è comunque generalmente sottorappresentato e costellato di ruoli prevalentemente domestici e tradizionali. La donna televisiva è presentata come più bisognosa di supporto emotivo, subordinata agli uomini nei rapporti professionali e interpersonali, maggiormente in balia di forze esterne (Signorielli, 1989; Davis, 1990; Vande Berg, Streckfuss, 1992; Rivadeneyra e Ward, 2005).

Tuttavia, va notato un cambiamento negli ultimi anni rispetto al modo in cui è rappresentata la figura femminile (Losito, 2002): il numero dei personaggi femminili ha visto un incremento significativo, sebbene ciò avvenga in prevalenza nelle sit-com e nelle soap operas. Anche il ruolo professionale migliora (Houston, 1995) insieme alle condizioni di status e di vita in generale, anche se, secondo Signorielli (1999) non gode ancora totalmente di riconoscimento e rispetto.
Nella fiction televisiva, anche bambini e adolescenti sono di solito sottostimati, ad eccezione delle sit-com che spesso incentrano la storia proprio sui ragazzi.
Quando presenti, essi sono comunque caratterizzati in modo stereotipato: i maschi sono più attivi e aggressivi delle femmine, di solito raffigurate in contesti tradizionali (Signorielli, 1999).

 

 

Pagina 7

Un altro ambito di particolare interesse è quello riguardante l’attività professionale e il ceto sociale: nella fiction si rileva una frequenza maggiore delle professioni redditizie e prestigiose e di personaggi di ceto sociale medio-alto. I ceti inferiori e le professioni manuali sono sostanzialmente ignorati, mediante quello che Gerbner (1969) definisce “processo di annullamento simbolico”.
Il ceto medio è il protagonista indiscusso di serie e serial e anche il solo a essere raffigurato in modo complessivamente positivo: infatti, se i ceti inferiori sono sottorappresentati, quelli superiori sono spesso proposti al pubblico con connotazioni prevalentemente negative: arroganti, prepotenti, infidi e traditori, secondo meccanismi di tipo consolatorio come la delegittimazione e il declassamento simbolico (Losito, 1993).

Numerose ricerche testimoniano che i contenuti televisivi hanno un ruolo importante nella formazione diretta e indiretta degli stereotipi di genere.
La rappresentazione del genere riveste un ruolo importante nei processi dell’elaborazione dell’informazione.
I modelli di comportamento e le modalità di interazione sociale proposti in TV, costituiscono per i più giovani uno scenario interessante che in molti casi si sostituisce alle esperienze reali.

In ogni immagine, dialogo e comportamento inscenato, la televisione trasmette importanti messaggi riguardanti sistemi e norme culturali, comunicando informazioni inerenti a ciò che è apprezzato, aspettato, giusto.
Ricerche empiriche suggeriscono che la regolare esposizione alla TV, genera nei giovani fruitori ideologie forzate e innaturali riguardo i ruoli di genere e i comportamenti maschili e femminili (Signorielli, 2001).
A tale proposito, è interessante lo studio fatto da Rivadeneyra e Ward (2005) riguardo l’associazione tra televisione e ruoli di genere percepiti da preadolescenti e adolescenti [3] .
Il lavoro è stato suddiviso in due ambiti di ricerca: la prima area di studio esamina se e quanto l’esposizione regolare ai media è correlato con le opinioni delle persone riguardo le occupazioni, le attività e gli attributi associati a ciascun sesso.
I risultati indicano molte connessioni significative: la visione televisiva assidua è strettamente connessa con associazioni stereotipiche riguardo i tratti, le attività, i lavori e le occupazioni, maschili o femminili.
In secondo luogo, una massiccia esposizione ad uno specifico genere televisivo crea determinate convinzioni nei telespettatori riguardo la reale distribuzione di ruoli e occupazioni. Per esempio, una forte esposizione a programmi di azione o di avventura, è associata con una bassa stima del numero delle donne in ambito lavorativo e professionale.
Il secondo ambito di ricerca, esamina le associazioni tra l’uso della TV e gli atteggiamenti dei soggetti verso il genere sessuale: riguardo, quindi, i comportamenti e i ruoli appropriati di uomini e donne, le competenze di ciascun sesso, l’ascesa delle donne dalle mura domestiche a ruoli professionali.
Un risultato significativo di questa parte di ricerca, è stato che la frequente esposizione alla TV è spesso associata ad attitudini particolarmente sessiste e pesanti stereotipi riguardo i sessi e il loro modo di comportarsi.

 

 

Il ruolo dei media nello sviluppo

Il ruolo dei media nello sviluppo

L’influenza dei personaggi della televisione sullo sviluppo dei preadolescenti è stata molto trascurata nella letteratura passata: fino a cento anni fa la serie di figure che potevano esercitare un’influenza sulla socializzazione e sullo sviluppo di bambini e adolescenti era ristretta ai genitori, i parenti, gli amici e gli insegnanti.
Nel periodo successivo, questo dato è stato stravolto dall’avvento dei mass-media.
Oggi, i giovani sono esposti continuamente ad una massiccia quantità di figure capaci di influire e modificare i loro schemi di comportamento, le loro convinzioni e opinioni, prima fra tutte la TV, seguita dalla radio, dalla cultura popolare, dalla carta stampata e da internet.
Il ruolo dei media ha un impatto innegabile sui modelli di sviluppo teorici (Giles, Maltby, 2004).
Uno degli effetti di una considerevole esposizione ai media, è l’incremento della rilevanza che assumono i personaggi televisivi preferiti nelle vite dei giovani.
Un recente studio sulla crescente influenza delle celebrità sui giovani, prova che il 75% dei soggetti esaminati mostra una forte attrazione verso il proprio personaggio televisivo preferito, percepito da loro stessi come un “idolo” in grado di influenzare alcuni aspetti dei propri valori e dei propri sentimenti, del proprio concetto di sé e della propria autostima, principalmente verso direzioni perlopiù positive, per esempio spronandoli ad intraprendere occupazioni creative o attività sportive o di interesse sociale (Boon e Lomore, 2001) [4] .

Tale  tipo di attaccamento verso figure remote, è stato definito da Erikson (1968) come un “attaccamento secondario” che gioca un ruolo di transizione durante la preadolescenza: è un momento che riflette il passaggio dall’attaccamento verso le figure di accudimento, i genitori, all’attaccamento verso il gruppo dei pari che, tipico di questa fascia di età, costituisce un incremento dell’autonomia personale ed emozionale.
Oltre a ricoprire la funzione di modello identificativo, l’attaccamento secondario può anche modificare le performance sociali e le funzioni emozionali, soprattutto quando è di natura romantica (Adams-Price e Green, 1990).
Per esempio, un attaccamento “amoroso”, la tipica cotta infantile e adolescenziale, verso un cantante o un protagonista di fiction, può incoraggiare il giovane a mettere in pratica una relazione immaginaria, un po’ come una “prova generale” di una relazione adulta (Hinerman, 1992; Steele e Brown, 1995).
L’attaccamento secondario verso il personaggio preferito è generalmente ascrivibile ad una relazione parasociale dove, nonostante tutte le interazioni siano a senso unico, l’individuo percepisce un’intimità, una vicinanza con la figura di attaccamento, tale da sentirlo come un amico (Giles, 2005; Horton e Wohl, 1956).
L’incremento dei media durante la preadolescenza può essere spiegato in parte dal fatto che trascorrono molto tempo da soli, spesso nelle loro camere, dotate di televisore (Brown, Dykers, Steele, White, 1994; Larson, 1995,1997; Steele e Brown, 1995).
Allo stesso tempo, il soggetto entra in una fase critica dello sviluppo dell’identità, caratterizzata da uno spostamento dell’identificazione con i genitori verso altri gruppi esterni al nucleo familiare (Cramer, 2001). Il risultato è un graduale movimento verso l’autonomia (Steinberg e Silverberg, 1986), verso l’individualizzazione (Goosens e Marcoen, 1999).
I personaggi televisivi giocano un ruolo importante nel corso di questi cambiamenti, in quanto forniscono una varietà di possibili situazioni nelle quali i soggetti possono sperimentare quello che proverebbero e farebbero in determinate circostanze (Larson, 1995).
Inoltre i media procurano materiale culturale per lo sviluppo dell’identità di genere, costruendo opinioni e credenze, infondendo abbozzi di esperienze romantiche e sessuali (Arnett, 1995; Brown, Childers e Waszak, 1990).

 

 

Pagina 9

Riguardo tali argomenti, lo studio di Giles e Maltby (2004) riveste un notevole interesse [5] .
Tale ricerca è stata designata allo scopo di esplorare più da vicino il collegamento tra l’autonomia dei preadolescenti e la formazione di relazioni parasociali con le celebrità.
Molte delle funzioni dei personaggi preferiti della televisione sembrano essere ereditate direttamente da quelle dei genitori, come quelle di modelli, guide da seguire, maestri da cui attingere nozioni riguardo la vita e le situazioni in cui ci si viene a trovare.
Hermes (1995) ha definito il rapporto con i personaggi dei media come quello che si viene a creare con una famiglia estesa.
Per questo è probabile che, in proporzione all’incremento dell’attaccamento verso le celebrità, ci sia un declino dell’influenza dei genitori sui ragazzi. Questo perché durante l’adolescenza avviene un processo di deidealizzazione dei genitori (Goosens e Marcoen, 1999; Steinberg e Silverberg, 1986).
Molti autori sostengono che tale stadio rappresenti una fase necessaria al processo di individualizzazione: siccome i genitori non adempiono a lungo al compito di adulti idealizzati, vengono privati di tale idealizzazione e si crea quindi uno spazio dentro il quale le figure dei media possono entrare ed eseguire tali compiti.
Un importante sviluppo parallelo è l’aumento dell’influenza del gruppo dei pari, caratterizzata da un forte attaccamento e da relazioni di intimità e vicinanza (Coleman e Hendry, 1990; Patterson, Field e Pryor, 1994).
Probabilmente, la relazione con il gruppo dei pari influenza e viene a sua volta influenzata dallo sviluppo della relazione parasociale con i personaggi-media preferiti.
Recenti ricerche sull’interesse nei confronti delle celebrità, hanno trovato due distinte funzioni riguardo l’attaccamento verso personaggi della TV: una funzione di intrattenimento e divertimento sociale e una funzione emozionale (Maltby, Houran, Lange, Ashe e McCutcheon, 2002).
Ciò potrebbe dipendere dal ruolo del gruppo dei pari nello sviluppo della relazione parasociale: se l’attaccamento verso la celebrità viene condiviso con altri, può generalmente adempiere ad una funzione sociale, come un’estesa rete sociale.

Nel lavoro di Giles e Maltby (2004) viene indagato il fattore autonomia nei preadolescenti che può essere associato con un grande interesse verso i personaggi celebri, fattore indicativo di un possibile cambio di idealizzazione dai genitori ai personaggi preferiti.
Viene inoltre esaminato l’attaccamento secondario e le sue due già citate funzioni, quella di intrattenimento e quella emozionale, che possono essere correlate a diversi aspetti dell’ attaccamento: la prima può risultare predittiva di una positiva forma di  attaccamento al gruppo dei pari, mentre la seconda può essere predittiva di uno scarso attaccamento verso i coetanei.
I risultati hanno supportato l’ipotesi che l’autonomia emozionale e l’attaccamento secondario verso i personaggi celebri, aumentano durante l’adolescenza e sono positivamente collegati l’uno all’altro.
L’età dei soggetti è un fattore altamente correlato ad entrambe le misure ma non è il solo.
Come accennato, l’attaccamento verso i pari e quello verso i genitori sono entrambi predittori significativi dell’interesse verso le celebrità: la relazione tra attaccamento verso i genitori e celebrità risulta negativa, indicando che i genitori vengono deidealizzati dai ragazzi e i personaggi televisivi adempiono alle funzioni svolte fino a quel momento e durante tutta l’infanzia dai genitori stessi.
Allo stesso tempo, l’interesse verso le figure televisive ha una relazione positiva con l’attaccamento verso i pari: questo dato suggerisce che le due forme di attaccamento si sviluppano simultaneamente.

Per quanto riguarda le due funzioni specifiche dell’attaccamento secondario, i risultati della ricerca hanno evidenziato che il fattore di intrattenimento e divertimento sociale è il miglior predittore di un forte attaccamento verso il gruppo dei pari e conseguentemente di un calo dell’attaccamento verso la famiglia.
Questi risultati indicano che la funzione principale dell’attaccamento secondario per preadolescenti e adolescenti, è l’estensione della rete sociale: un gruppo di “pseudo-amici” che costituiscono per il soggetto uno spunto di riflessione e discussione da affrontare con il proprio gruppo di coetanei (Cohen, 1999).
La seconda funzione dell’attaccamento secondario, il fattore emozionale, è risultato predittore di bassi livelli di sicurezza e vicinanza affettiva.
Questa funzione dell’attaccamento verso le celebrità sembra riflettere un aspetto particolarmente problematico della transizione verso l’autonomia emozionale degli adolescenti: secondo Cramer (2001) durante l’adolescenza, l’identificazione è usata come un meccanismo di difesa per allontanare l’ansia che proviene dal declino dell’attaccamento verso le figure genitoriali.

 

 

Gli effetti della TV sull’autostima dei preadolescenti

Gli effetti della TV sull’autostima dei preadolescenti

Nelle società occidentali, i mass media tengono in forte considerazione, nelle loro programmazioni, un irrealistico ideale di bellezza: una pelle perfetta, una vita sottile, un seno ben sviluppato (Groesz, 2002): questo è quello che molte volte la TV descrive come bellezza ideale, una condizione desiderabile che suscita, come sostiene Groesz, consistenti effetti negativi sull’autostima, soprattutto in alcuni individui.
Un importante fattore di vulnerabilità individuale è rappresentato dall’età del soggetto.
Come già accennato, le preadolescenti sono particolarmente recettive ai messaggi di questo tipo inviati costantemente dai mass media, dai feed-back sociali e da altre fonti esterne (Rosenblum e Lewis, 2001). L’autostima dei preadolescenti è un cruciale miscuglio di autoaccettazione, standard interni ed esterni più o meno severi, feed-back sociali (provenienti sempre più dal gruppo dei pari).
Il lato fisico, come anche il modo di vestirsi e di porsi, è particolarmente considerato dai rappresentanti di questa fascia di età ed i mass media influiscono pesantemente sull’immagine corporea, dettando legge in materia di moda, bellezza, acconciatura, prestanza.

Studi riguardanti l’immaginario televisivo e la bellezza come ideale, hanno portato alla conclusione che l’esposizione a tali immagini, soprattutto nei soggetti in giovane età, conduce all’aumento degli stati di insoddisfazione corporea (Cattarin, 2000; Hargreaves e Tiggemann, 2002; Heinberg e Thompson, 1995; Lavine, 1999).
A tale proposito, il lavoro di ricerca di Hargreaves e Tiggemann (2003) [6] è di interesse fondamentale.
Il focus di tale studio è esaminare gli effetti di immagini televisive riguardanti l’attrattività fisica su giovani ragazze e ragazzi e il conseguente insorgere di stati di insoddisfazione fisica.
Oltre questo parametro, la ricerca si propone di valutare l’attivazione degli schemi di apparenza.
I processi e i modelli cognitivi derivanti dall’immagine corporea, suggeriscono che gli individui sviluppano schemi di apparenza, mediante i quali introiettano credenze, opinioni, assunti riguardo l’apparenza e le sue implicazioni (Thompson, 1999).
Tutti possiedono schemi di apparenza, ma non tutti hanno lo stesso livello di gradimento, nello stesso modo in cui tutti hanno schemi di comportamento ma in alcuni individui sono particolarmente elaborati e rivestono una maggiore rilevanza rispetto ad altri.
Perciò, molti soggetti che hanno schemi di apparenza particolarmente alti, investono molto di più nell’immaginario corporeo rispetto ad altri (Ruble e Martin, 1998; Signorella, 1993).
Tali schemi, una volta attivati, influiscono sui processi emozionali e su quelli legati alle informazioni.
Conseguentemente, la percezione dell’apparenza e quindi dell’immagine corporea, viene controllata da tali schemi di apparenza (Cash, 2002).
I risultati della ricerca di Hargreaves e Tiggemann (2003) dimostrano che l’immagine di bellezza ideale proposta dalla televisione influisce molto sul livello di insoddisfazione fisica dei preadolescenti e degli adolescenti, in particolar modo sulle ragazze: i soggetti che venivano sottoposti a immagini televisive riguardanti bellezza e attributi fisici, riportavano, nei test somministrati successivamente, una maggiore insoddisfazione corporea rispetto al gruppo cui non era stata fatta visionare alcuna immagine televisiva.
Tale stato di insoddisfazione persisteva nei soggetti per circa quindici minuti dopo la somministrazione dell’immagine televisiva.
Inoltre, in contrasto con le ipotesi degli autori, gli schemi di apparenza del campione di soggetti che avevano visto il filmato, non riuscivano a controllare il basso livello di soddisfazione fisica.
Tale incongruenza è probabilmente dovuta al fatto che gli schemi di apparenza dei preadolescenti non sono sufficientemente sviluppati o stabili da poter moderare gli effetti delle immagini televisive sull’autostima corporea dei soggetti.

Tale dato è di fondamentale importanza nel ribadire la vulnerabilità degli individui più giovani agli effetti dei media.

 

 

Note

[a] Tale ricerca è stata compiuta su un campione di 357 soggetti, di cui 160 ragazze e 197 ragazzi, di età compresa tra i 13 e i 15 anni.
[1] Il presente studio è stato svolto su un campione di 75 soggetti.
[2] Tale lavoro è stato compiuto su 191 soggetti tra gli 11 e i 16 anni, di cui 93 maschi e 98 femmine. Lo strumento usato è una versione della Celebrity Attitude Scale (CAS).
[3] Questo genere televisivo è risultato, come già accennato, tra i favoriti della fascia di età preadolescenziale (Metastasio, 2002).
[4] Tale ricerca è stata fatta su 186 ragazzi Latino-americani di età compresa fra i 10 e i 19 anni.
[5] Dati raccolti nell’ambito di una ricerca coinvolgente 1520 studenti delle scuole medie inferiori dell’area di Monza (2000).
[6] Ricerca compiuta utilizzando un approccio antropologico di analisi su più di 200 famiglie.

Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

MenteSociale

studio mix

Indirizzo dello studio: Via dei Castani 170, 00171 Roma
ideaCon i mezzi pubblici lo Studio è vicino a: metro C fermata Gardenie, Tram 19 e Tram 5, numerose linee di bus

Email: info@mentesociale.it

Telefono: 0664014427

ORARI DI SEGRETERIA ED APERTURA AL PUBBLICO:
Dal lunedì al venerdì. dalle 10.00 alle 13.00
ideaIn altri orari o giorni è possibile lasciare un messaggio in segreteria, sarete ricontattati il prima possibile.

Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.