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L’influenza dei fumetti americani e la svolta autarchica del 1938

Nel dicembre del ’32, nasce a Firenze il Topolino italiano per opera dell’editore Mario Nerbini il quale è inizialmente ostacolato, nella realizzazione del progetto sia da un mancato accordo con Walt Disney, sia per l’opposizione manifestata dal direttore Paolo Lorenzini, contrario all’introduzione del fumetto americano in Italia. Sul Topolino italiano vengono pubblicate le avventure di Tim Tyle e del suo amico Spud Slavine, ribattezzati in Italia coi nomi di Cino e Franco, personaggi che diventano in breve tempo, famosi presso il pubblico infantile e adolescenziale e che spingeranno Nerbini a pubblicare un fumetto dedicato interamente alle loro avventure, fumetto che si intitolerà Franco e Cino che, nel ’38, cambierà nome, adottando quello di Giungla.
Altro giornale pubblicato dal medesimo editore è l’Avventuroso, rivista che contiene le storie di Flash Gordon, Radio Pattuglia, l’Uomo mascherato, caratterizzata esclusivamente da fumetti, senza presenza di novelle, rubriche e giochi (10). Non mancano i moniti del Minculpop, ministero della cultura popolare che spinge gli editori dei fumetti a rispettare una linea autarchica, senza prendere spunti artistici, culturali e ideologici dagli altri paesi, in particolare da quello americano; Nerbini, sentendosi più volte chiamato in causa, non manca, in alcune occasioni, di spiegare la propria posizione, come per esempio nel suo intervento fatto sulla piccola posta, un Omino enciclopedico, del 1936, dove si rivolge ai lettori, affermando di aver sempre voluto realizzare i propri lavori editoriali con disegnatori ed autori esclusivamente italiani.
E’ palese il conformismo culturale di molte storie e personaggi fumettistici editi da Nerbini, come nel personaggio Gianmarco il balilla, di Carlo Cossio, o di Giulio Cesare di Yumbo; nella storia La fiamma della rivolta, dove gli schiavi del negus sono liberati dai legionari italiani o ne Il re dei calciatori, ove si narra la vicenda di un asso del calcio italiano rapito in Cecoslovacchia dagli avversari. Una caratteristica dei fumetti editi da Nerbini è la prevalenza dei paesaggi esotici, nei quali si stagliano emigranti italiani con vari profili professionali e sociali: tecnici che recano in campo internazionale un’esperienza qualificata; poveri lavoratori sfruttati; geniali ed intrepidi poliziotti che combattono la violenza in tutto il mondo. Ritornando al destino editoriale di Topolino, bisogna ricordare che nel ’35, Nerbini decide di cederlo alla Mondadori e fino al ’38, esso continua ad avere dei rapporti pacifici col Minculpop: il celebre personaggio di Walt Disney è apprezzato in casa Mussolini; Romano si abbona alla rivista, entrando a far parte degli Amici di Topolino, e un disegno di Anna Maria viene pubblicato nella piccola posta. Vittorio Mussolini occuperà il ruolo di supervisore nella progettazione della riduzione a fumetti di Luciano Serra pilota, film di Goffredo Alessandrini, interpretato da Amedeo Nazzari; la vicenda sarà illustrata dalle tavole di Walter Molino ed apparirà sulle pagine di Paperino, nel gennaio del ’38. Simile interesse da parte della famiglia Mussolini per il fumetto Disney può forse spiegare il motivo per cui la censura non attua un comportamento aspramente severo nei confronti di esso. Altra ipotesi fatta, è legata alla esistenza di rapporti commerciali tra il regime fascista e Disney, quest’ultimo uomo conservatore, oppositore alla politica del new deal rosveltiana e simpatizzante per Mussolini, di cui è più volte ospite.
Accanto a Topolino, Mondadori fa uscire, tra il 1935 ed il 1937, I tre porcellini e, nel dicembre del ’37, anche Paperino, le cui storie vengono scritte da Federico Pedrocchi. Altri editori di fumetti molto attivi negli anni ’30, sono i fratelli Del Duca, fondatori del Monello, nel ’33, de La risata, nel ’34, rivista successivamente ribattezzata col nome di Folgore e dell’Intrepido nel ’35, giornale sulla cui copertina vengono illustrati fatti di cronaca; nel ’37, quando la direzione passa a Wanda Bontà, definita da Claudio Carabba una delle novellatrici più commossa e commovente dell’epoca, l’Intrepido acquista un taglio più pesantemente drammatico e patetico, rispetto al passato: pene del cuore, devozione per la famiglia ed amor patrio si mescolano insieme, secondo una formula che troverà piena realizzazione nel fotoromanzo del dopoguerra, con un colore di retorico borghese nazionalista. Tra i titoli che fanno risaltare toni prettamente moralistico-borghesi, spesso in contrasto con la tipicità del fascismo, spoglia di manierismi stilistici e priva di carattere patetico, si possono ricordare: Povera mamma, Principessa mendicante, Infermiera eroica, Piccola mamma.
Negli stessi anni, le riviste testé citate sono affiancate con successo di pubblico, dal giornale Il Vittorioso, fondato nel gennaio del ’37, stampato dall’AVE e destinato a rimanere in vita fino agli anni ’60; esso viene considerato il portabandiera dei piccoli cattolici d’Italia e, nei confronti del fascismo, riflette la variegata complessità di atteggiamenti dei cattolici, atteggiamento che, come spiegato da Carabba «non fu univoco e svariò dall’opposizione radicale fino all’esilio (Sturzo) e la collaborazione, passando per varie forme di fronda, facendo specchio a preoccupazioni ed incertezze, e anche a contraddizioni».

 

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