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Giunte all’età adolescenziale, le ragazzine hanno modo di riflettere sui propri bisogni amorosi, leggendo le dispense sentimentali, pubblicate sull’Intrepido ed il Monello, ove abbondano con insistenza finali matrimoniali e fidanzamenti ufficiali, colorati da languidi sguardi e da affettuosi sorrisi, mai da baci espressamente palesi, a causa dei divieti moralistico-puritani del tempo.
La sorte dei protagonisti di queste avventure amorose è spesso intrisa di pericoli: si può pensare all’idillio de Agli ordini di Franco, pubblicato sull’Avventuroso nel 1938, dove Mario e Gianna, due giovani italiani di fede fascista, si incontrano in Spagna dentro una cupa prigione di bolscevichi; dopo aver superato numerose insidie, scoprono di amarsi profondamente: ella si è innamorata dell’audacia e del fisico vigoroso di lui, egli della femminina modestia, accompagnata da una tenace fermezza di lei; l’atteggiamento sentimentale dei due non si esprime attraverso scambi di carezza o abbracci, ma dalla esplicitazione di progetti da realizzarsi dopo la vittoria finale delle camicie nere, alla cui causa l’uomo decide di impegnarsi lottando attivamente fino alla fine , mentre lei promette di aspettarlo per sposarsi. Le ragazze fasciste sono rappresentate come donne pazienti, fedeli ed obbedienti ai loro fidanzati futuri mariti e futuri padri dei loro figli, ma la loro fedeltà al fascismo le porta ad essere, nella stessa guisa, ferme nelle proprie ed altrui decisioni: non vi è alcuna tolleranza nei tentennamenti e pur di rimanere attaccate alla fede fascista, si accettano stoicamente le eventuali sciagure: un esempio viene dato, nel Racconto Agente segreto n° 13, pubblicato nella Giungla del 1941, dove la fidanzata del tenente Varzi, non sapendo che l’ufficiale ha avuto un importante incarico di spionaggio, teme che il suo innamorato sia un codardo, magari traditore e dopo essersi consultata con la di lui madre decide di lasciarlo: ci ripenserà solo avendo avuto solide garanzie sulla sua devozione al fascismo . Una volta coniugata, la donna va difesa come merita e l’uomo deve assumersi le proprie responsabilità; per l’uomo italiano non è difficile salvaguardare la integrità della propria donna da eventuali male intenzionati, poiché la fama degli italiani nella difesa delle loro donne è talmente diffusa all’estero che persino nababbi e sceicchi non si azzardano a compiere rapimenti nei loro confronti, per paura di ritrovarsi vittime di bombardamenti da parte di flotte aeree italiane. Esaurite le funzioni matrimoniali, la donna ha il dovere di accudire i propri figli, come viene più volte ribadito in Topolino, assumendo il ruolo di vestale della Casa, della stirpe e della Razza. La donna ha dunque, nel fumetto del ventennio, una posizione subalterna: considerata violino di seconda fila, la metà dolce della coppia; rispetto alle colleghe d’oltreoceano, ha posizione più umile, minore spazio, forse a causa anche della minore erotizzazione di cui viene altrove fatta oggetto. Le donne italiane sono di estrema riservatezza, vivono senza sfrenati eccessi la stagione dei loro amori, scegliendo al momento giusto il marito, assumendo di giorno in giorno, il ruolo di moglie-madre, monumento ed istituzione. Ma in tutto ciò, il fascismo non è inventore di nulla: esso si limita ad ereditare il peggio della vecchia società liberale; come ribadisce Carabba: «ciascuno al posto suo ed il Duce per tutti. Più che un passo avanti è un bel salto indietro. L’emancipazione è ancora maledettamente lontana».

 

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