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La nascita del giornale de Il Balilla

Il settimanale, intitolato Giornale dei balilla, dedicato, come suggerisce il titolo stesso, alla fiera gioventù del Littorio, fu stampato, per la prima volta, nel ’23, a Milano, ad opera dell’Imperia, la casa editrice del PNF, il cui direttore era Defendente De Amicis. Come ben spiegato nella nota di saluto, presente nella prima stampa del giornale e firmata da Dino Grandi, il settimanale era rivolto a tutti i fanciulli italiani, definiti, in modo fermamente lusinghiero, “viventi fiori della nostra razza, educati al ricordo degli eroismi compiuti da quegli altri fanciulli che andarono alla guerra cantando e fermarono l’invasore sul Piave…i nostri Balilla, raccolti in schiere ordinate, che saranno domani falange animose, troveranno in queste pagine l’alimento della loro intelligenza e del loro cuore” e continua “Non si conquista l’anima della Nazione, se non si cura l’educazione intellettuale e morale dei fanciulli e dei giovinetti, se non si coltivano i vincoli sacri che uniscono l’una generazione all'altra, l’una all’altra età…vivere significa essere forti ed essere buoni: accetterete volentieri lo studio paziente e faticoso, amerete la Famiglia, la piccola patria a cui dovete la vita, la lingua, la religione, quell’italianità che è il vostro orgoglio e la vostra fede”.
Come si può leggere a chiare lettere, in queste note di apertura, sono già calcati i nuclei pedagogici fondanti i messaggi che sarebbero stati poi mutuati nei fumetti, all’interno del settimanale: i bimbi sono descritti come i futuri soldati e devono dunque imitare il modello militare, imparando nozioni di guerra e di cameratismo. I primi numeri settimanali furono costituiti da storie austere che avevano come protagonisti dei veri e propri eroi di guerra, i “salvatori della patria”; ad essi, tuttavia, fecero seguito storielline allegre in versi, le quali riprendevano l’impronta del Corriere dei Piccoli, ed avevano come personaggi fissi il maldestro scolaro Crapottino o la famiglia Cocorito, simbolo della famiglia opulenta borghese, tanto disdegnata dal fascismo, come si può leggere in uno dei tanti versi satirici, dedicati ad essa “I signori Cocorito / una figlia han da marito / per trovar quel che conviene / ogni dì dan feste e cene”.
Tali personaggi sono comunque privi di precisi riferimenti politico- propagandistici, pertanto accanto ad essi compaiono i balilla, pronti a compiere la loro buona azione quotidiana: tra di loro si può ricordare Mimmo Piangimai, un fanciullo che fa fronte con coraggio alle prepotenze altrui, come per esempio nel rimproverare severamente due
monelli , colpevoli di aver infastidito due bambine o nello smascherare i trucchi di un oste che annacqua il vino.
Nonostante la distribuzione semiobbligatoria nelle scuole elementari, il giornalino balilla fa fatica ad affermarsi presso il mercato dei giovani i quali continuano a preferire il Corriere dei piccoli, per il suo aspetto più piacevole ed apolitico; per questo motivo, nel giugno del ’25, il giornale diviene supplemento del quotidiano fascista il Popolo d’Italia, prendendo il nome de Il Balilla e circondandosi di validi disegnatori come Antonio Rubino, creatore di Lio, balilla perfetto e Attilio Mussino, inventore della serie dei due camerati Sì e Se, il primo alto e allampanato, il secondo grassoccio e rubicondo. Alla vigilia della guerra, il giornalino, prenderà la denominazione di settimanale della Gioventù italiana del Littorio, passando direttamente alle dipendenze dell’ONB e di conseguenza assumendo un’impostazione più ligia alle direttive politiche, come si può capire dall’accentuazione della retorica littoria e dalla invenzione di storie con protagonisti bambini in camicia nera, come Peperino, “balilla sopraffino”, creato da De Seta, oppure Bobo, eroico balillino. Nel ’31, viene inoltre introdotta la Piccola Posta del Balilla, alla quale i piccoli lettori inviano quesiti, ricevendone risposte generalmente conformi alla linea del giornale. Il Corriere dei Piccoli che continua ad essere il settimanale più letto dai giovanissimi, non sempre mantiene un carattere di apoliticità, avvicinadosi alla linea ideologicopolitica del Balilla, in occasione di dibattiti sulla guerra in Libia o sulla Prima guerra mondiale, eventi bellici entusiasticamente elogiati dal direttore del Corriere Silvio Spaventa Filippi, uomo di spirito liberale, come forze liberatrici capaci di liberare energie:
“La guerra è stata presso di noi e nei paesi nemici, una mirabile suscitatrice di energie nuove. Una quantità enorme di persone hanno offerto alla patria, nell’ora suprema, il braccio e la mente, l’esperienza e la volontà; hanno intensificato la loro attività, l’hanno spesso rinnovata, si sono improvvisati dei magnifici artefici…insomma un complesso di mirabili energie è sorto nel mondo ed ha creato attività più vaste, strumenti di produzione possenti, iniziative ed opere che non cesseranno più a guerra finita”.
Vecchi personaggi del Balilla acquistano ulteriore notorietà, venendo così introdotti sulle pagine del corriere; tra di loro, si possono ricordare ad esempio, l’eroico sognatore Schizzo o Italino, in lotta contro il grassoccio nemico Otto Kartoffen.
A partire dalla fine degli anni ’20, il Corriere dei Piccoli diffonde tuttavia, presso l’immaginario collettivo giovanile, un modello antimilitarista, rappresentato nel personaggio Marmittone, soldato sfortunato, che ogni settimana finisce in prigione, definito pertanto, “il personaggio meno fascista di tutto il ventennio”; Angioletta, pubblicherà fino all’inizio della guerra il personaggio di Marmittone, rivestendo le sue storie ottonarie, di satira antimilitarista, pungente ed ironica nei confronti di quei gradi superiori che hanno sempre ragione. In un articolo apparso su Linus, alcuni anni fa, lo scrittore Oreste del Buono ha rievocato Marmittone, evidenziandone il profilo anticonformista rispetto alla retorica imperante dell’epoca; ribadendo, prima di tutto la derivazione dispregiativa del nome Marmittone da marmitta, recipiente da cucina, ove veniva solitamente cotto il rancio per i soldati, e l’esordio del personaggio nel fumetto come recluta appena arrivata in caserma, a contatto con le prime difficoltà della vita militare, alla quale non riesce a far fronte, come tutti gli altri soldati ed è vittima di continue e spiacevoli disavventure, come sottolineano celebri versi, apparsi sul Corriere, “Dalla tromba ecco è sonata – pei coscritti l’adunata – vispi lesti giù in cortile – tutti accorron nelle file – Marmittone è questo qui – che il segnale non udì – e per giunger puntuale – ora ai piedi mette l’ale – ma a cozzar va a tutto spiano – nell’entrante capitano – Trenta giorni di prigione – gli è costato quell’urtone”.
La rappresentazione antieroica del personaggio Marmittone stava a dimostrare da parte del creatore Bruno Angioletta, un pervicace disinteresse per il campo della politica, disinteresse che stava a testimoniare, secondo il giudizio di de Buono, un atteggiamento valido quanto un interesse, poiché alla politica nessuno sfugge, consapevole o
inconsapevole.

 

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