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E’ come far entrare la storia dalla porta di servizio, per dirla con altre parole, si parte da una considerazione dello studio storico centrato non più su una ricezione passiva di conoscenze attinte dalle lezioni frontali del docente e, successivamente, dalla lettura domestica del manuale tradizionale; e questo punto mi fa avvicinare ad una questione delicata e vivamente dibattuta da non pochi anni a questa parte, nell’ambito della didattica della storia, che vede come protagonisti proprio i manuali di storia della scuola secondaria inferiore e superiore. La necessità di aggiornare i manuali di storia nella scuola secondaria inferiore e superiore e la proposta fatta in ambiente didattico da alcuni insegnanti, riguardo alle diverse modalità di narrazione di essa nell’insegnamento, hanno aperto un ulteriore dibattito che chiama in causa anche la lettura dei fumetti, considerati ormai una peculiare fonte di cultura popolare che se, a detta di Vovelle, lo storico del XX secolo non dovrebbe trascurare, tanto meno dovrebbe farlo l’insegnante che ha come oggetto di insegnamento la disciplina storica. E’ proprio la problematica della narrazione che conduce ad affrontare anche quella della possibilità o meno di introdurre l’analisi trasversale del fumetto. Infatti, se si parte dal presupposto che narrare voglia significare riordinare, restituire antichi vicinati, oppure crearne di nuovi in base alle esigenze di chi riordina, si forma davanti agli occhi del docente di storia un criterio di narrazione, non appartenente esclusivamente alla storiografia, in questo caso del manuale, un criterio che consiste invece «nella capacità di costruire racconti, comparazioni, descrizioni o classificazioni insieme con gli studenti, che quindi si può smontare, riattraversare, utilizzare anche solo parzialmente un testo storiografico se la prospettiva didattica lo chiede»1.
Nella scuola, la lettura del fumetto richiede dunque prioritariamente, l’uso di un manuale aggiornato, che rompa la idea tradizionale di manuale come modello inerte; oggi, abbiamo alcuni esempi di testi manualistici innovativi: pensiamo per esempio, al libro di Paravia, il quale presenta una ricchezza di fonti ragguardevole ed articola il racconto a più livelli, scomponendosi infatti in quaderni di approfondimento, in video cassette, in cd rom; vi sono scelte tematiche nuove ed una molteplicità di punti di vista.
Altro testo innovativo è il Giunti, il quale presenta, come spiega Francesca Koch, «un’analoga vivacità editoriale e pluralità di linguaggi, di fonti e di storiografie e pluralità di linguaggi, fonti, storiografie; l’introduzione propone agli studenti (il libro è rivolto a studenti della scuola inferiore) riflessioni sul presente, come punto di vista da
cui si guarda al passato, sulle biografie, sul metodo storico, sul lavoro con le fonti e la collaborazione con le altre scienze. Nei percorsi didattici è privilegiata la cultura materiale con approfondimenti sulle diverse abitudini alimentari, sull’abbigliamento e sui trasporti nei diversi contesti e nei diversi periodi»

Viene a rompersi così, quella inerzia narrativa che ha per troppo tempo soffocato la naturale energia creativa degli studenti, e il manuale acquista l’identità di strumento di lavoro, problematico ed interattivo, accanto al quale porre in esame fonti diverse, come per esempio il fumetto, e di organizzare molteplici livelli di narrazione. Nelle pagine successive, ho ritenuto utile svolgere una breve presentazione teorico-critica delle pubblicazioni fumettistiche durante il fascismo e, successivamente, ho cercato di tradurre, secondo una prospettiva modulare per obiettivi, la materia teorica in un contesto scolastico ipotetico, da me identificato con una V superiore di un liceo artistico.

 

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