fascismoIl modulo didattico che verrà presentato nelle pagine seguenti è dedicato a "Il
fascismo ed i fumetti", tematica che considero interessante trattare in ambito scolastico,
poiché facilitando nei giovani studenti il terreno motivazionale, riesce a attrarre in un
breve lasso di tempo la loro attenzione insieme, cognitiva ed emotiva.

L’approfondimento analitico dell’evoluzione del fumetto in Italia permette inoltre, di
cogliere, in modo trasversale, come ogni epoca storica, in tal contesto il fascismo, abbia
rivestito qualsivoglia attività umana, politica, culturale, sociale del proprio condizionamento ideologico.
Divenendo oggetto di studio storico, nella serietà del rispetto di criteri teorico-critici e dell’adeguatezza delle fonti documentarie, il fumetto demolisce nei ragazzi quella tradizionale ansia di prestazione nelle interrogazioni ove è richiesto esclusivamente uno sforzo di memorizzazione nozionistica, e dove non è concesso spazio alcuno a interventi personali, a lavori creativi singoli o in gruppo, quali il reperimento di materiale storico, attraverso l’utilizzo di internet o consultazioni in biblioteca, attività che richiedono agli studenti la possibilità di contribuire a progettare personalmente, senza il tradizionale atteggiamento direttivo dell’insegnante, un percorso didattico-modulare che apra i propri confini a conoscenze culturali, non immediatamente reperibili sul manuale adottato a scuola.

 

fascismoIl modulo didattico che verrà presentato nelle pagine seguenti è dedicato a "Il
fascismo ed i fumetti", tematica che considero interessante trattare in ambito scolastico,
poiché facilitando nei giovani studenti il terreno motivazionale, riesce a attrarre in un
breve lasso di tempo la loro attenzione insieme, cognitiva ed emotiva.

L’approfondimento analitico dell’evoluzione del fumetto in Italia permette inoltre, di
cogliere, in modo trasversale, come ogni epoca storica, in tal contesto il fascismo, abbia
rivestito qualsivoglia attività umana, politica, culturale, sociale del proprio condizionamento ideologico.
Divenendo oggetto di studio storico, nella serietà del rispetto di criteri teorico-critici e dell’adeguatezza delle fonti documentarie, il fumetto demolisce nei ragazzi quella tradizionale ansia di prestazione nelle interrogazioni ove è richiesto esclusivamente uno sforzo di memorizzazione nozionistica, e dove non è concesso spazio alcuno a interventi personali, a lavori creativi singoli o in gruppo, quali il reperimento di materiale storico, attraverso l’utilizzo di internet o consultazioni in biblioteca, attività che richiedono agli studenti la possibilità di contribuire a progettare personalmente, senza il tradizionale atteggiamento direttivo dell’insegnante, un percorso didattico-modulare che apra i propri confini a conoscenze culturali, non immediatamente reperibili sul manuale adottato a scuola.

 

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E’ come far entrare la storia dalla porta di servizio, per dirla con altre parole, si parte da una considerazione dello studio storico centrato non più su una ricezione passiva di conoscenze attinte dalle lezioni frontali del docente e, successivamente, dalla lettura domestica del manuale tradizionale; e questo punto mi fa avvicinare ad una questione delicata e vivamente dibattuta da non pochi anni a questa parte, nell’ambito della didattica della storia, che vede come protagonisti proprio i manuali di storia della scuola secondaria inferiore e superiore. La necessità di aggiornare i manuali di storia nella scuola secondaria inferiore e superiore e la proposta fatta in ambiente didattico da alcuni insegnanti, riguardo alle diverse modalità di narrazione di essa nell’insegnamento, hanno aperto un ulteriore dibattito che chiama in causa anche la lettura dei fumetti, considerati ormai una peculiare fonte di cultura popolare che se, a detta di Vovelle, lo storico del XX secolo non dovrebbe trascurare, tanto meno dovrebbe farlo l’insegnante che ha come oggetto di insegnamento la disciplina storica. E’ proprio la problematica della narrazione che conduce ad affrontare anche quella della possibilità o meno di introdurre l’analisi trasversale del fumetto. Infatti, se si parte dal presupposto che narrare voglia significare riordinare, restituire antichi vicinati, oppure crearne di nuovi in base alle esigenze di chi riordina, si forma davanti agli occhi del docente di storia un criterio di narrazione, non appartenente esclusivamente alla storiografia, in questo caso del manuale, un criterio che consiste invece «nella capacità di costruire racconti, comparazioni, descrizioni o classificazioni insieme con gli studenti, che quindi si può smontare, riattraversare, utilizzare anche solo parzialmente un testo storiografico se la prospettiva didattica lo chiede»1.
Nella scuola, la lettura del fumetto richiede dunque prioritariamente, l’uso di un manuale aggiornato, che rompa la idea tradizionale di manuale come modello inerte; oggi, abbiamo alcuni esempi di testi manualistici innovativi: pensiamo per esempio, al libro di Paravia, il quale presenta una ricchezza di fonti ragguardevole ed articola il racconto a più livelli, scomponendosi infatti in quaderni di approfondimento, in video cassette, in cd rom; vi sono scelte tematiche nuove ed una molteplicità di punti di vista.
Altro testo innovativo è il Giunti, il quale presenta, come spiega Francesca Koch, «un’analoga vivacità editoriale e pluralità di linguaggi, di fonti e di storiografie e pluralità di linguaggi, fonti, storiografie; l’introduzione propone agli studenti (il libro è rivolto a studenti della scuola inferiore) riflessioni sul presente, come punto di vista da
cui si guarda al passato, sulle biografie, sul metodo storico, sul lavoro con le fonti e la collaborazione con le altre scienze. Nei percorsi didattici è privilegiata la cultura materiale con approfondimenti sulle diverse abitudini alimentari, sull’abbigliamento e sui trasporti nei diversi contesti e nei diversi periodi»

Viene a rompersi così, quella inerzia narrativa che ha per troppo tempo soffocato la naturale energia creativa degli studenti, e il manuale acquista l’identità di strumento di lavoro, problematico ed interattivo, accanto al quale porre in esame fonti diverse, come per esempio il fumetto, e di organizzare molteplici livelli di narrazione. Nelle pagine successive, ho ritenuto utile svolgere una breve presentazione teorico-critica delle pubblicazioni fumettistiche durante il fascismo e, successivamente, ho cercato di tradurre, secondo una prospettiva modulare per obiettivi, la materia teorica in un contesto scolastico ipotetico, da me identificato con una V superiore di un liceo artistico.

 

La nascita del giornale de Il Balilla


La nascita del giornale de Il Balilla

Il settimanale, intitolato Giornale dei balilla, dedicato, come suggerisce il titolo stesso, alla fiera gioventù del Littorio, fu stampato, per la prima volta, nel ’23, a Milano, ad opera dell’Imperia, la casa editrice del PNF, il cui direttore era Defendente De Amicis. Come ben spiegato nella nota di saluto, presente nella prima stampa del giornale e firmata da Dino Grandi, il settimanale era rivolto a tutti i fanciulli italiani, definiti, in modo fermamente lusinghiero, “viventi fiori della nostra razza, educati al ricordo degli eroismi compiuti da quegli altri fanciulli che andarono alla guerra cantando e fermarono l’invasore sul Piave…i nostri Balilla, raccolti in schiere ordinate, che saranno domani falange animose, troveranno in queste pagine l’alimento della loro intelligenza e del loro cuore” e continua “Non si conquista l’anima della Nazione, se non si cura l’educazione intellettuale e morale dei fanciulli e dei giovinetti, se non si coltivano i vincoli sacri che uniscono l’una generazione all'altra, l’una all’altra età…vivere significa essere forti ed essere buoni: accetterete volentieri lo studio paziente e faticoso, amerete la Famiglia, la piccola patria a cui dovete la vita, la lingua, la religione, quell’italianità che è il vostro orgoglio e la vostra fede”.
Come si può leggere a chiare lettere, in queste note di apertura, sono già calcati i nuclei pedagogici fondanti i messaggi che sarebbero stati poi mutuati nei fumetti, all’interno del settimanale: i bimbi sono descritti come i futuri soldati e devono dunque imitare il modello militare, imparando nozioni di guerra e di cameratismo. I primi numeri settimanali furono costituiti da storie austere che avevano come protagonisti dei veri e propri eroi di guerra, i “salvatori della patria”; ad essi, tuttavia, fecero seguito storielline allegre in versi, le quali riprendevano l’impronta del Corriere dei Piccoli, ed avevano come personaggi fissi il maldestro scolaro Crapottino o la famiglia Cocorito, simbolo della famiglia opulenta borghese, tanto disdegnata dal fascismo, come si può leggere in uno dei tanti versi satirici, dedicati ad essa “I signori Cocorito / una figlia han da marito / per trovar quel che conviene / ogni dì dan feste e cene”.
Tali personaggi sono comunque privi di precisi riferimenti politico- propagandistici, pertanto accanto ad essi compaiono i balilla, pronti a compiere la loro buona azione quotidiana: tra di loro si può ricordare Mimmo Piangimai, un fanciullo che fa fronte con coraggio alle prepotenze altrui, come per esempio nel rimproverare severamente due
monelli , colpevoli di aver infastidito due bambine o nello smascherare i trucchi di un oste che annacqua il vino.
Nonostante la distribuzione semiobbligatoria nelle scuole elementari, il giornalino balilla fa fatica ad affermarsi presso il mercato dei giovani i quali continuano a preferire il Corriere dei piccoli, per il suo aspetto più piacevole ed apolitico; per questo motivo, nel giugno del ’25, il giornale diviene supplemento del quotidiano fascista il Popolo d’Italia, prendendo il nome de Il Balilla e circondandosi di validi disegnatori come Antonio Rubino, creatore di Lio, balilla perfetto e Attilio Mussino, inventore della serie dei due camerati Sì e Se, il primo alto e allampanato, il secondo grassoccio e rubicondo. Alla vigilia della guerra, il giornalino, prenderà la denominazione di settimanale della Gioventù italiana del Littorio, passando direttamente alle dipendenze dell’ONB e di conseguenza assumendo un’impostazione più ligia alle direttive politiche, come si può capire dall’accentuazione della retorica littoria e dalla invenzione di storie con protagonisti bambini in camicia nera, come Peperino, “balilla sopraffino”, creato da De Seta, oppure Bobo, eroico balillino. Nel ’31, viene inoltre introdotta la Piccola Posta del Balilla, alla quale i piccoli lettori inviano quesiti, ricevendone risposte generalmente conformi alla linea del giornale. Il Corriere dei Piccoli che continua ad essere il settimanale più letto dai giovanissimi, non sempre mantiene un carattere di apoliticità, avvicinadosi alla linea ideologicopolitica del Balilla, in occasione di dibattiti sulla guerra in Libia o sulla Prima guerra mondiale, eventi bellici entusiasticamente elogiati dal direttore del Corriere Silvio Spaventa Filippi, uomo di spirito liberale, come forze liberatrici capaci di liberare energie:
“La guerra è stata presso di noi e nei paesi nemici, una mirabile suscitatrice di energie nuove. Una quantità enorme di persone hanno offerto alla patria, nell’ora suprema, il braccio e la mente, l’esperienza e la volontà; hanno intensificato la loro attività, l’hanno spesso rinnovata, si sono improvvisati dei magnifici artefici…insomma un complesso di mirabili energie è sorto nel mondo ed ha creato attività più vaste, strumenti di produzione possenti, iniziative ed opere che non cesseranno più a guerra finita”.
Vecchi personaggi del Balilla acquistano ulteriore notorietà, venendo così introdotti sulle pagine del corriere; tra di loro, si possono ricordare ad esempio, l’eroico sognatore Schizzo o Italino, in lotta contro il grassoccio nemico Otto Kartoffen.
A partire dalla fine degli anni ’20, il Corriere dei Piccoli diffonde tuttavia, presso l’immaginario collettivo giovanile, un modello antimilitarista, rappresentato nel personaggio Marmittone, soldato sfortunato, che ogni settimana finisce in prigione, definito pertanto, “il personaggio meno fascista di tutto il ventennio”; Angioletta, pubblicherà fino all’inizio della guerra il personaggio di Marmittone, rivestendo le sue storie ottonarie, di satira antimilitarista, pungente ed ironica nei confronti di quei gradi superiori che hanno sempre ragione. In un articolo apparso su Linus, alcuni anni fa, lo scrittore Oreste del Buono ha rievocato Marmittone, evidenziandone il profilo anticonformista rispetto alla retorica imperante dell’epoca; ribadendo, prima di tutto la derivazione dispregiativa del nome Marmittone da marmitta, recipiente da cucina, ove veniva solitamente cotto il rancio per i soldati, e l’esordio del personaggio nel fumetto come recluta appena arrivata in caserma, a contatto con le prime difficoltà della vita militare, alla quale non riesce a far fronte, come tutti gli altri soldati ed è vittima di continue e spiacevoli disavventure, come sottolineano celebri versi, apparsi sul Corriere, “Dalla tromba ecco è sonata – pei coscritti l’adunata – vispi lesti giù in cortile – tutti accorron nelle file – Marmittone è questo qui – che il segnale non udì – e per giunger puntuale – ora ai piedi mette l’ale – ma a cozzar va a tutto spiano – nell’entrante capitano – Trenta giorni di prigione – gli è costato quell’urtone”.
La rappresentazione antieroica del personaggio Marmittone stava a dimostrare da parte del creatore Bruno Angioletta, un pervicace disinteresse per il campo della politica, disinteresse che stava a testimoniare, secondo il giudizio di de Buono, un atteggiamento valido quanto un interesse, poiché alla politica nessuno sfugge, consapevole o
inconsapevole.

 

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Ulteriore quesito che si pone de Buono è se sia lecito ancora oggi, come in epoca fascista, la posizione di Marmittone una posizione anacronistica; secondo il medesimo dipende dal punto di vista: essa appare anacronistica infatti, se ricondotta alla crescente retorica fascista dell’epoca, ma non se viene ricondotta alla realtà italiana dell’eterna mollezza e dell’eterna mitezza. Con la morte del suo direttore, Silvio Spaventa Filippi, avvenuta alla fine del ’31, e con l’arrivo alla direzione di Franco Bianchi, il giornale subisce una graduale fascistizzazione; il numero 1 dell’anno 1933, vede in copertina un giovane con indosso la divisa fascista, impegnato a combattere contro la Pigrizia, avvalendosi delle sue naturali doti di fierezza, energia e ludicità4. Accanto ai giornali testé citati, negli anni ’30, sorgono altre riviste per i piccoli; a tal proposito possiamo ricordare Il cartoccino dei piccoli, nato per iniziativa di Ettore Boschi, Mondo bambino diretto da Rubino, Mastro Remo, che contiene le avventure del Balilla Moschettino; ad opera di Vecchi, vengono pubblicati giornalini rimasti celebri come Rintintin, Tigre- Tino, Bombolo, Pinocchio e soprattutto l’Audace, nato nel 1934 e il cui successo è dovuto all popolarità incontrata in Italia, nel medesimo periodo dai fumetti stranieri come Tarzan o Mandrake; alla fine del ’40, Vecchi cederà il giornale alla Casa editrice Idea di Gino Bonelli e, nel clima patriottico, acquisterà una chiara impronta propagandistica, inserendo sulle proprie pagine, personaggi quali Maschera bianca, difensore degli emigrati italiani in Francia o Furio Almirante, egli stesso emigrante. Bisogna ancora rammentare Inferno nero, storia di Scipa, pubblicata nel marzo del 1937 ed incentrata sull’impresa di Etiopia5.

 

Come doveva essere la donna fascista: i personaggi della Piccola italiana

Come doveva essere la donna fascista: i personaggi della Piccola italiana

Durante il ventennio fascista, i fumetti rappresentano, come ogni attività artistica e culturale, lo specchio di una società italiana pienamente assoggettata ad un’opera di plasmazione ed irreggimentazione fascista. All’interno di questa rete di ruoli ed aspettative sociali ideologizzate al regime, si trova il profilo di una donna subalterna, denominata “angelo del focolare”, il cui senso esistenziale si identifica nell’impegno di essere sempre fedele e sottomessa all’uomo; simile profilo si riflette chiaramente nella lettura fumettistica per ragazzi, allora in voga.
Scrive infatti, a tal proposito, Claudio Carabba:
«…Coraggiosa e capace di sacrificarsi per il bene supremo della nazione, l’eroina del regime deve imparare l’arte di stare al posto suo, senza velleità eccessive in testa. In circostanze straordinarie può ritrovarsi a fianco del suo compagno a combattere contro nemici immancabilmente vili. Ma quando l’ora tanto attesa dei casti sponsali suonerà, la brava figlia della lupa si ritirerà prontamente per accudire con modestia ed amore alla sua nuova missione».
Nei due organi ufficiali della gioventù del Littorio, il Balilla e la Piccola italiana, si intende effettuare un lavaggio del cervello culturale nelle piccole lettrici: i versi sulle tavole fumettistiche vezzeggiano fanciulle zelanti, signore in miniatura che, con serietà e calma, aiutano le loro madri e accudiscono i fratellini, esercitandosi in tal guisa al loro futuro destino, di custodi del focolare domestico. Di contro alla figure suddette, considerate “i modelli esemplarmente positivi”, si affiancano, nelle pagine dei giornalini, modelli negativi: le infingarde punite, le pasticcione nei guai; notorietà acquistano, in poco tempo, i racconti di De Seta sulle avventure di Marisa Pelagatta, terribile distratta o di Giacometta Balaccà, con tutte le arie che si dà; bisogna poi ricordare il ciclo inventato da Zedda su Mariolina sfaticata, bimba assai disordinata. Queste giovincelle malandate, ribelli alla retta via vengono schiacciate dalle lodi rivolte all’esercito delle buone: Rosaspina, tesoro di bambina, la contadina Rosina, Lola che segue Radioscuola, Margherita dolcecuore, ecc.,. Le parti scritte dei due giornalini dedicate alla gioventù femminile, si rivestono di un forte tono didattico, essendo impastate di decaloghi per le ragazze per bene; sulla Piccola italiana viene dato ampio spazio alle rubriche, quali:

* la piccola posta di nonna Nicoletta, centrata su lezioni di economia domestica, ove non mancano tuttavia anche insegnamenti politici, soprattutto all’avvicinarsi della guerra;
* le lezioni di rammendo e cucito di Marisa;
* le lezioni di cucina ed economia domestica di donna Maria;

 

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Giunte all’età adolescenziale, le ragazzine hanno modo di riflettere sui propri bisogni amorosi, leggendo le dispense sentimentali, pubblicate sull’Intrepido ed il Monello, ove abbondano con insistenza finali matrimoniali e fidanzamenti ufficiali, colorati da languidi sguardi e da affettuosi sorrisi, mai da baci espressamente palesi, a causa dei divieti moralistico-puritani del tempo.
La sorte dei protagonisti di queste avventure amorose è spesso intrisa di pericoli: si può pensare all’idillio de Agli ordini di Franco, pubblicato sull’Avventuroso nel 1938, dove Mario e Gianna, due giovani italiani di fede fascista, si incontrano in Spagna dentro una cupa prigione di bolscevichi; dopo aver superato numerose insidie, scoprono di amarsi profondamente: ella si è innamorata dell’audacia e del fisico vigoroso di lui, egli della femminina modestia, accompagnata da una tenace fermezza di lei; l’atteggiamento sentimentale dei due non si esprime attraverso scambi di carezza o abbracci, ma dalla esplicitazione di progetti da realizzarsi dopo la vittoria finale delle camicie nere, alla cui causa l’uomo decide di impegnarsi lottando attivamente fino alla fine , mentre lei promette di aspettarlo per sposarsi. Le ragazze fasciste sono rappresentate come donne pazienti, fedeli ed obbedienti ai loro fidanzati futuri mariti e futuri padri dei loro figli, ma la loro fedeltà al fascismo le porta ad essere, nella stessa guisa, ferme nelle proprie ed altrui decisioni: non vi è alcuna tolleranza nei tentennamenti e pur di rimanere attaccate alla fede fascista, si accettano stoicamente le eventuali sciagure: un esempio viene dato, nel Racconto Agente segreto n° 13, pubblicato nella Giungla del 1941, dove la fidanzata del tenente Varzi, non sapendo che l’ufficiale ha avuto un importante incarico di spionaggio, teme che il suo innamorato sia un codardo, magari traditore e dopo essersi consultata con la di lui madre decide di lasciarlo: ci ripenserà solo avendo avuto solide garanzie sulla sua devozione al fascismo . Una volta coniugata, la donna va difesa come merita e l’uomo deve assumersi le proprie responsabilità; per l’uomo italiano non è difficile salvaguardare la integrità della propria donna da eventuali male intenzionati, poiché la fama degli italiani nella difesa delle loro donne è talmente diffusa all’estero che persino nababbi e sceicchi non si azzardano a compiere rapimenti nei loro confronti, per paura di ritrovarsi vittime di bombardamenti da parte di flotte aeree italiane. Esaurite le funzioni matrimoniali, la donna ha il dovere di accudire i propri figli, come viene più volte ribadito in Topolino, assumendo il ruolo di vestale della Casa, della stirpe e della Razza. La donna ha dunque, nel fumetto del ventennio, una posizione subalterna: considerata violino di seconda fila, la metà dolce della coppia; rispetto alle colleghe d’oltreoceano, ha posizione più umile, minore spazio, forse a causa anche della minore erotizzazione di cui viene altrove fatta oggetto. Le donne italiane sono di estrema riservatezza, vivono senza sfrenati eccessi la stagione dei loro amori, scegliendo al momento giusto il marito, assumendo di giorno in giorno, il ruolo di moglie-madre, monumento ed istituzione. Ma in tutto ciò, il fascismo non è inventore di nulla: esso si limita ad ereditare il peggio della vecchia società liberale; come ribadisce Carabba: «ciascuno al posto suo ed il Duce per tutti. Più che un passo avanti è un bel salto indietro. L’emancipazione è ancora maledettamente lontana».

 

L’influenza dei fumetti americani e la svolta autarchica del 1938

L’influenza dei fumetti americani e la svolta autarchica del 1938

Nel dicembre del ’32, nasce a Firenze il Topolino italiano per opera dell’editore Mario Nerbini il quale è inizialmente ostacolato, nella realizzazione del progetto sia da un mancato accordo con Walt Disney, sia per l’opposizione manifestata dal direttore Paolo Lorenzini, contrario all’introduzione del fumetto americano in Italia. Sul Topolino italiano vengono pubblicate le avventure di Tim Tyle e del suo amico Spud Slavine, ribattezzati in Italia coi nomi di Cino e Franco, personaggi che diventano in breve tempo, famosi presso il pubblico infantile e adolescenziale e che spingeranno Nerbini a pubblicare un fumetto dedicato interamente alle loro avventure, fumetto che si intitolerà Franco e Cino che, nel ’38, cambierà nome, adottando quello di Giungla.
Altro giornale pubblicato dal medesimo editore è l’Avventuroso, rivista che contiene le storie di Flash Gordon, Radio Pattuglia, l’Uomo mascherato, caratterizzata esclusivamente da fumetti, senza presenza di novelle, rubriche e giochi (10). Non mancano i moniti del Minculpop, ministero della cultura popolare che spinge gli editori dei fumetti a rispettare una linea autarchica, senza prendere spunti artistici, culturali e ideologici dagli altri paesi, in particolare da quello americano; Nerbini, sentendosi più volte chiamato in causa, non manca, in alcune occasioni, di spiegare la propria posizione, come per esempio nel suo intervento fatto sulla piccola posta, un Omino enciclopedico, del 1936, dove si rivolge ai lettori, affermando di aver sempre voluto realizzare i propri lavori editoriali con disegnatori ed autori esclusivamente italiani.
E’ palese il conformismo culturale di molte storie e personaggi fumettistici editi da Nerbini, come nel personaggio Gianmarco il balilla, di Carlo Cossio, o di Giulio Cesare di Yumbo; nella storia La fiamma della rivolta, dove gli schiavi del negus sono liberati dai legionari italiani o ne Il re dei calciatori, ove si narra la vicenda di un asso del calcio italiano rapito in Cecoslovacchia dagli avversari. Una caratteristica dei fumetti editi da Nerbini è la prevalenza dei paesaggi esotici, nei quali si stagliano emigranti italiani con vari profili professionali e sociali: tecnici che recano in campo internazionale un’esperienza qualificata; poveri lavoratori sfruttati; geniali ed intrepidi poliziotti che combattono la violenza in tutto il mondo. Ritornando al destino editoriale di Topolino, bisogna ricordare che nel ’35, Nerbini decide di cederlo alla Mondadori e fino al ’38, esso continua ad avere dei rapporti pacifici col Minculpop: il celebre personaggio di Walt Disney è apprezzato in casa Mussolini; Romano si abbona alla rivista, entrando a far parte degli Amici di Topolino, e un disegno di Anna Maria viene pubblicato nella piccola posta. Vittorio Mussolini occuperà il ruolo di supervisore nella progettazione della riduzione a fumetti di Luciano Serra pilota, film di Goffredo Alessandrini, interpretato da Amedeo Nazzari; la vicenda sarà illustrata dalle tavole di Walter Molino ed apparirà sulle pagine di Paperino, nel gennaio del ’38. Simile interesse da parte della famiglia Mussolini per il fumetto Disney può forse spiegare il motivo per cui la censura non attua un comportamento aspramente severo nei confronti di esso. Altra ipotesi fatta, è legata alla esistenza di rapporti commerciali tra il regime fascista e Disney, quest’ultimo uomo conservatore, oppositore alla politica del new deal rosveltiana e simpatizzante per Mussolini, di cui è più volte ospite.
Accanto a Topolino, Mondadori fa uscire, tra il 1935 ed il 1937, I tre porcellini e, nel dicembre del ’37, anche Paperino, le cui storie vengono scritte da Federico Pedrocchi. Altri editori di fumetti molto attivi negli anni ’30, sono i fratelli Del Duca, fondatori del Monello, nel ’33, de La risata, nel ’34, rivista successivamente ribattezzata col nome di Folgore e dell’Intrepido nel ’35, giornale sulla cui copertina vengono illustrati fatti di cronaca; nel ’37, quando la direzione passa a Wanda Bontà, definita da Claudio Carabba una delle novellatrici più commossa e commovente dell’epoca, l’Intrepido acquista un taglio più pesantemente drammatico e patetico, rispetto al passato: pene del cuore, devozione per la famiglia ed amor patrio si mescolano insieme, secondo una formula che troverà piena realizzazione nel fotoromanzo del dopoguerra, con un colore di retorico borghese nazionalista. Tra i titoli che fanno risaltare toni prettamente moralistico-borghesi, spesso in contrasto con la tipicità del fascismo, spoglia di manierismi stilistici e priva di carattere patetico, si possono ricordare: Povera mamma, Principessa mendicante, Infermiera eroica, Piccola mamma.
Negli stessi anni, le riviste testé citate sono affiancate con successo di pubblico, dal giornale Il Vittorioso, fondato nel gennaio del ’37, stampato dall’AVE e destinato a rimanere in vita fino agli anni ’60; esso viene considerato il portabandiera dei piccoli cattolici d’Italia e, nei confronti del fascismo, riflette la variegata complessità di atteggiamenti dei cattolici, atteggiamento che, come spiegato da Carabba «non fu univoco e svariò dall’opposizione radicale fino all’esilio (Sturzo) e la collaborazione, passando per varie forme di fronda, facendo specchio a preoccupazioni ed incertezze, e anche a contraddizioni».

 

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In alcuni momenti, tuttavia, il giornale sembra essere un ininterrotto cantico in onore del duce; nella seconda pagina del numero uno, ad esempio, compare una specie di manifesto programmatico, dal titolo: “Perché è uscito Il Vittorioso?”, domanda che ha come risposta: “perché noi italiani siamo Vittoriosi”, passando poi ad esaltare la bella avventura che vive il popolo italiano: «Noi viviamo l’avventura vittoriosa…qui da noi c’è atmosfera di eroismo e di gloria; c’è sempre stata veramente ma adesso c’è più che mai». Le storie a fumetti raccontano le gesta dei ragazzi italiani in Africa, negli Stati Uniti, in Cina; giovani eroi che devono affrontare nemici che prendono il volto di sovietici feroci, comunisti spagnoli crudeli, selvaggi africani e malviventi americani. Nel’38, appaiono due personaggi che incontreranno subito il favore dei giovani lettori: Andus, legionario di Giulio Cesare, disegnato da Chiletto e Romano, altra figura di legionario realizzata da Caesar, che inizia le sue avventure nella guerra di Spagna.
Nell’estate del ’35, inizia da parte del Ministero della cultura popolare, nato proprio in quel periodo, un attivo interesse nei confronti del fumetti; questi ultimi, infatti, negli anni della conquista dell’Impero e della guerra civile spagnola, hanno il compito di riflettere il clima di esaltazione patriottica. Nel ’38, avviene una svolta per la storia dei fumetti: a Bologna si riunisce un congresso di specialisti della letteratura per ragazzi, presieduto dall’accademico d’Italia, Filippo Tommaso Marinetti; tale congresso fissa le direttive che gli autori di pubblicazioni per ragazzi saranno tenuti a rispettare da quel momento in poi, direttive contenute nei punti del Manifesto della letteratura giovanile.
Nelle direttive viene sottolineata la necessità del rispetto da parte degli autori di una verità storica che sia comunque sempre sottomessa all’orgoglio italiano, sì da trattare gli infortuni italiani con “laconismo” e le vittorie nazionali con “lirismo”, inoltre, gli autori hanno l’obbligo di esaltare lo stato d’animo di “contentezza di vivere oggi da italiani fascisti imperiali”, rimembrando in continuazione “il recente glorioso passato degli ultimi 50 anni ai secoli superati dalla nostra attuale grandezza”; altro aspetto che viene sottolineato in uno dei 15 punti è il carattere espressamente antipacifista che tutta la letteratura per ragazzi deve mostrare: la guerra deve essere idealizzata a strumento di sviluppo e arricchimento delle razze intelligenti ed eroiche a dispetto di tutte le rancide teorie pacifiste ed avvilenti: di qui, la necessità di infervorare, secondo gli insegnamenti di Marinetti, gli animi dei giovani con lo spirito istintuale del movimento e con la religione della velocità.
Nel ’38, il Minculpop impone con una circolare:
- L’abolizione completa di tutto il materiale di importazione straniera;
- La soppressione di quelle storie ed illustrazioni che si ispirano alla produzione
straniera;
- La riduzione alla metà delle pagine per la parte dedicata alla pura illustrazione con
conseguente aumento del testo;
Le norme citate stanno chiaramente a testimoniare una presa di posizione autarchica anche nel campo dei fumetti, al cui controllo viene destinato un apposito ufficio nel Ministero.
Come spiega ancora Carabba:
«Nel Minculpop il problema della stampa per ragazzi è presentato in periodo di poco precedente la guerra, in relazione sia all’autarchia, sia ad una più accentuata volontà di fascistizzare questo tipo di pubblicazioni, che dovevano contribuire ad inquadrare i giovani in una certa mentalità ed in una certa etica. Soprattutto per impulso del partito, che determinava l'azione degli organi ministeriali, venne il momento in cui emerse la necessità di eliminare dai giornali per ragazzi tutto ciò che poteva essere contrario ad alcuni principi. Si dovette quindi procedere ad una attenta analisi della produzione, e in particolare di quella straniera, con riferimento alle trame, alle immagini e persino ai tipi somatici. Soprattutto eliminazione dei racconti e delle figure a tinte troppo gialle, così come di tutto quello che era in contrapposizione ad una esaltazione dei tipici valori italici: militari, intellettuali ed artistici».
Come sottolineato dal nostro, cominciano dunque a scomparire gli eroi stranieri d’avventura; maggiormente colpito è il gruppo editoriale Nerbini che tanto ha contribuito alla diffusione dei personaggi americani in Italia.

 

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Nel settembre del ’38, viene ad esempio soppresso su Giungla, il personaggio di Raymond, Jim della giungla; scompaiono, poi, Cino e Franco, Mandrake e Flash Gordon. Nell’Avventuroso iniziano le prime pubblicazioni delle avventure de I tre di Macallé, di Giove Toppi, avventure che ricostruiscono le imprese coloniali in Abissinia dal 1896 al 1935, attraverso le peripezie di tre italiani; nel medesimo giornale, si legge poi la storia dal titolo, Agli ordini di Franco, episodio della guerra antibolscevica in Spagna. La reazione dei lettori alla scomparsa dei fumetti americani si esprime con aspre proteste: numerose sono le lettere inviate alla direzione, lettere che naturalmente non vengono pubblicate. Tuttavia il tono aspro delle proteste dei lettori non si attenua e i direttori sono costretti a giustificare il loro comportamento di epurazione nei confronti dei fumetti americani, rispondendo di aver scelto da allora in aventi una linea autarchica, appoggiando così la giusta posizione politica che tutti i settori, artistico, culturale, economico, hanno il dovere si rispettare, di pieno appoggio al governo fascista. Soltanto quando il calo delle vendite si fa pesante, Nerbini decide di pubblicare un nuovo comunicato in cui riporta le norme emanate dal Minculpop, norme a cui devono uniformarsi tutti i giornali dedicati alla gioventù italiana. Nonostante i divieti ministeriali, alcuni disegnatori perseguono nel prendere a modello personaggi americani: Roberto Lemmi si rifà per esempio al personaggio di Phanton di Ray More, per il suo Giustiziere mascherato; ai lavori di More si ispira anche Toppi, il quale realizza figure stilizzate ed affascinanti donnine.
Quale è invece il destino di Topolino?
Ad esso viene dedicata un’intera pagina, intitolata Corriere di Topolino, con una propria testata ed un’autonoma numerazione, ove si sprecano le cronache del regime e i ritratti del duce. In generale le tavole di Disney riescono a scampare alla censura antiamericana; a godere di una certa libertà sono gli autori e i disegnatori legati al gruppo Mondadori, i quali hanno la possibilità, in questo frangente, di realizzare personaggi di notevole interesse come: il ciclo salgariano di Celsi o Saturno contro la terra di Zavattini, Pedrocchi e Scolari. Con l’avanzare dell’imminente conflitto, l’atteggiamento ministeriale nei confronti del fumetto si fa meno intransigente; i personaggi famosi sono sempre proibiti, ma si chiude un occhio sulle storie minori; così Tarzan diviene un discendente di Sigfrido e Brick Bradford diviene Guido Ventura.

 

La storia rivisitata in senso fascista attraverso i fumetti

La storia rivisitata in senso fascista attraverso i fumetti

Come si è potuto comprendere, da quanto riportato finora, il regime fascista sollecita i disegnatori di fumetti ad attingere dalla ricca fonte quale è la storia patria, dalla grandezza di Roma alla servitù e alla decadenza dei secoli bui, per giungere infine alla tanto attesa rinascita con il Risorgimento e culminata nel fascismo e nel suo duce. A tal proposito afferma Carabba:
«Tra i Cesari e Mussolini, i due estremi del lungo cammino, pur entro le delusioni e amarezze imposte dal frantumarsi dell’Impero e dal servaggio allo straniero, era sempre possibile trovare anime eccelse, giganti isolati, i quali con il loro vigore, ricordavano che l’italica virtù non mai si era spenta, dagli atri muscosi e dai fori cadenti il vindice coro si era sovente levato ammonitore, anticipando con vivide fiamme lampeggianti la rinascenza fascista».
Nei fumetti frequenti sono i personaggi fumettistici presi a prestito dalla storia; si tenta tuttavia di fare riferimento al tempo presente, ai valori eterni, validi sia ieri che oggi; sul giornale di Cino e Franco esce la storia di Giulio Cesare, ritrattato attraverso i disegni di Yambo; su Giungla, in un numero del ’38, il disegnatore Fantoni illustra “il Valore italiano di tutti i tempi”, concernente una serie di personaggi che va da Furio Camillo a Muzio Scevola.
Ritorna un Risorgimento fascistizzato: paradigmatico a questo proposito risulta essere il racconto storico a fumetti di Ugo Romagnoli con disegni di Vichi, I ragazzi i Portoria, pubblicato su Giungla, centrato sulla ricostruzione della sommossa antiaustriaca di Genova del dicembre 1746, il cui segnale di inizio fu dato dal lancio di un sasso da parte di Giovanni Battista Perasso, noto con l’appellativo di “Balilla”. Il comandante degli austriaci, l’esule politico genovese, maresciallo Botta Adorno, viene descritto come traditore e rinnegato vile.
Scrive ancora Carabba: << i ragazzi di Portoria può essere incluso senza esitazioni fra i fumetti fascisti, se non altro per la scelta dell’argomento, la riduzione in vignette del simbolo base del ventennio. La canonizzazione postuma di Balilla, è peraltro solo il caso più evidente della fascistizzazione della storia: da Giulio Cesare a Mazzini, da Augusto a Garibaldi, sono tutti predecessori del duce. L’esaltazione dei ragazzi genovesi non è dunque disinteressata operazione archeologica, ma implicito elogio della gioventù italiana e fascista “sempre all’avanguardia di ogni avvenimento”, come dice testualmente una vignetta. Il glorioso passato torna comodo per lodare il duce ed i suoi gerarchi, mentre la retorica degli arditi monelli la più atta per forgiare alla giusta maniera le novelle generazioni».

 

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Sui fumetti non mancano neppure i miti della razza e dell’impero; sulle pagine del Corriere dei piccoli, Vittorio Cossio dà vita al personaggio di Venturino, piccolo balilla, una specie di Tarzan in miniatura che si fa beffe, nella giungla africana, del gigantesco selvaggio Rodomonte; in Il Balilla, viene illustrata la saga di un altro balilla: Peperino, piccolo aviatore che reca la civiltà ai piccoli negri, facendo lezione ed insegnando l’alfabeto, offrendo generosamente il proprio aiuto, in cambio del rispetto. Sul medesimo giornale appare anche la famiglia Piroletto, composta da babbo, mamma, tre bambini (i Pirolini) ed una domestica; i componenti di essa sono soggetti continuamente alle scorribande dei predoni, ma riescono a superare inerti qualsiasi pericolo, grazie agli ingegnosi trucchi dei pirolini, in seguito ai quali gli assalitori sono costretti a fuggire, «…ed a suon di manganello piroletto ed i pirolin si lavorano bel bello quei terribili abissin». Le storie pubblicate a fumetti vogliono esaltare la missione civilizzatrice dei fascisti, insistendo sulla liberazione degli abissini dalla servitù feudale, esaltando l’eroismo e la generosità dei legionari, in contrapposizione agli intrighi dei nemici. Il tema della civilizzazione in Africa adopera del fascismo viene ampiamente sviliuppato nel fumetto a puntate di Spartaco Cozzi, intitolato Catene infrante, pubblicato sul Vittorioso dal dicembre del ’39 all’aprile del ’40; viene sottolineato più volte in esso l’opera di liberazione svolta dagli italiani nei confronti degli abissini, liberazione dalla schiavitù e dal passato medievale, grazie alla quale poter riprendere possesso di una propria dignità civile.
Man mano che ci si avvicina allo scoppio del conflitto mondiale, ogni mezzo propagandistico è considerato fondamentale per indirizzare il consenso popolare nei confronti dell’Asse; notorietà acquista il racconto a fumetti Un italiano contro la “Stella Rossa”, di Fancelli e Coghej, pubblicato su L’Avventuroso nel 1939, e riguardante la lotta tra i comunisti, cinesi e russi, che vogliono conquistare tutto l’Oriente ed i patrioti cinesi e i giapponesi che, combattendo eroicamente, cercano di contrastarli. Il capo del servizio sovietico, il cattivo Yrinskij, dai tratti somatici somiglianti a Lenin, è circondato da una banda di avventurieri di cui fa parte anche un
sordido ebreo; il capitano Roccabruna riesce a far fallire i loro disegni ed esalta l’alleanza Roma-Berlino-Tokyo; il capitano paga la sua vittoria con la vita, ma non è un prezzo troppo alto per chi combatte in nome di un ideale. Oltre a pubblicare le gesta di questi eroi, i giornali a fumetti provano ad annientare i nemici di guerra dell’Italia anche con le armi della satira: nell’ottobre del 1940, esce sul Vittorioso, il racconto Pippo e gli inglesi, ideato da Benito Jacovitti; i personaggi di questo racconto sono Pippo, Pertica e Palla, i quali lottano contro le spie britanniche e vengono, alla fine della vicenda, salvati da una nave tedesca. Nel 1941, viene pubblicato sul Balilla, ad opera di de Seta, la caricatura di re Giorgio VI d’Inghilterra e del premier Churchill, del presidente Roosevelt e di Stalin.
Ciurcillone, il protagonista dei racconti satirici sul re d’Inghilterra, fa di tutto per salvare quest’ultimo, servendosi persino di alcuni animali, come pulci ammaestrate e coccodrilli, che pone nella vasca da bagno reale; ma la fine è sempre la stessa: Re Giorgetto, adirato col suo ministro, gli scaglia contro la corona che lo colpisce in testa ed i versi concludono: “spetta adesso a Ciurcillone la dovuta punizione”. Il peggioramento degli eventi bellici porta ad un graduale silenzio la stampa narrativa e fumettistica per ragazzi; testimonianza paradigmatica di simile graduale silenzio viene data dall’improvvisa interruzione della saga che ha come protagonista Tore, il mozzo del sommergibile, realizzato da Pedrocchi e Cesare Avai; la cui pubblicazione ha inizio nel 1940, su Topolino e termina nel 1943; Tore ha a che fare con i marinai della Royal Navy, rappresentati come vigliacchi, voltagabbana, pronti ad ogni momento a colpire alle spalle i vecchi alleati, come è evidente, nelle vicende che vedono Tore attaccato da loro anche quando procede al recupero di naufraghi britannici.
Dopo il 25 luglio 1943, gli scontri di guerra che hanno come protagonista Tore si ridurranno e, dalla testata della sua ultima avventura, La Grande Crociera, scompariranno, il 10 agosto, la bandiera delle tre nazioni dell’Asse. Il mozzo alla penultima puntata, del 24 agosto 1943, torna in patria ed assiste preoccupato al volo di uno stormo di aerei nemici che si dirigono a bombardare le città italiane; nell’ultima puntata il sommergibile fa rientro alla base e le avventure di Tore terminano all’improvviso.

 

Come lavorare con gli studenti utilizzando questa ricerca

Come lavorare con gli studenti utilizzando questa ricerca
Il percorso potrebbe essere realizzato, durante il mese di febbraio, dopo la trattazione teorica del fascismo in Italia, dagli anni ’20 all’avvento della Seconda Guerra mondiale. I prerequisiti richiesti allo studente, prima di approcciare alla seguente unità sono stati da me suddivisi in:
prerequisiti di conoscenza:
- la storia politica, economica e culturale dell’Italia prima dell’avvento del fascismo:
le conseguenze della Grande Guerra sulle condizioni materiali della gente, ma anche sull’immaginario collettivo;
- le relazioni politico-diplomatiche dell’Italia col resto del mondo all’avvento del fascismo;
- novità ed involuzioni introdotte dal fascismo;
- continuità e rotture realizzate dal regime fascista rispetto al passato;
- l’ideologia fascista: elementi costanti e cambiamenti ideologici;
- il legame del PNF con la Chiesa e con gli altri partiti;
- il problema del consenso della popolazione al regime fascista;
- la strumentalizzazione dei mezzi di comunicazione da parte di Mussolini e dei suoi alleati;
- l’avvicinamento sempre più forte, col passare del tempo, alla Germania, e la demonizzazione dei paesi nemici;
- la visione razzista ed il sogno dell’Impero;
- conoscenza dei fumetti contemporanei;

prerequisiti di capacità:
- abilità a lavorare sia individualmente che in gruppo;
- capacità di adattamento nel passare dall’utilizzo tradizionale di fonti cartacee a quello di materiale software ed elettronico;
- capacità di uso della posta elettronica, mediante la quale comunicare con i membri del gruppo, al di fuori delle mura scolastiche;

I contenuti che dovrebbero diventare argomenti di trattazione, all’interno di questa unità, sono quelli analizzati nella parte teorica del lavoro, elencabili nel seguente modo:

- Le riviste per ragazzi adattate all’ideologia fascista: la pubblicazione de Il Balilla;
- la figura femminile nel fumetto fascista: identità, ruolo ed aspettative sociali;
- l’influenza dei fumetti americani e la svolta autarchica del 1938, con l’instaurazione del Minculpop;
- La storia rivisitata in senso fascista attraverso i fumetti;

 

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Ho ritenuto opportuno indicare successivamente, le finalità educative alle quali si ispira il curricolo di una classe V di un liceo classico nel suo complesso, nonché sono rispettate anche dalle singole discipline, con moduli e unità didattiche ad esse connesse; le finalità che la progettazione dell’unità didattica tiene presenti sono:

- acquisire una forma maentis tesa ad apprendere dal mondo attraverso la curiosità intellettuale, che chiama in causa, non solo la parte meramente cognitiva dell’intelligenza, ma pure quella emotiva, considerando così lo stupore, la creatività e la volontà di inventare percorsi, strade, progetti nuovi, come un arricchimento formativo della persona;
- imparare ad usare linguaggi differenti da quello tradizionale del libro scolastico;
- imparare a stare e a lavorare in mezzo agli altri, difendendo le proprie idee, ma ascoltando anche quelle altrui, dimostrando capacità di ascolto, rispettando l’ordine di parola, assumendosi le responsabilità del proprio compito, all’interno del gruppo di appartenenza;
- imparare a riflettere, ponendo domande al gruppo classe, esponendo dubbi, o proprie soluzioni;
- sviluppare la propria personalità attraverso uno studio a scuola che tenga conto di differenti stili di apprendimento: imparare a sperimentare i diversi stili, riflettendo su quello di cui ci si sente più portati.

Per quanto riguarda gli obiettivi, sono stati da me suddivisi in conoscenze, intendendo con esse, teorie, principi, concetti, termini, tematiche, ma anche procedure di una determinata disciplina e in capacità, ossia, rielaborazione critica e consapevole delle conoscenze in vista di decisioni da prendere, comportamenti da adottare. Tra le conoscenze ho annoverato:
- la comprensione e la conseguente possibilità di esprimere in modo chiaro e appropriato i concetti fondamentali che si legano al fenomeno del fascismo;
- la conoscenza dei contenuti studiati a proposito della storia del fumetto;
- la comprensione degli agganci tra storia del fumetto e storia del fascismo e le tappe fondamentali dello sviluppo dell’attività editoriale per ragazzi;
- la conoscenza dei diversi pensieri, opinioni espresse da vari critici a riguardo;
- capacità di approfondimento di concetti attorno ad un tema;
- consapevolezza della interdipendenza tra cultura ed epoca in cui si trova immersa;
- rafforzamento di conoscenze e riflessione;
- conseguimento di un certo grado di autonomia nell’elaborazione e nella problematizzazione dei dati offerti;

Tra le capacità-competenze, ho voluto sottolineare:
- la capacità di leggere, oltre al testo scolastico, altre tipologie di testo: dalle enciclopedie ed i dizionari specialistici ai cd rom e alle fonti internet;
- maturazione di un atteggiamento aperto alle soluzioni date da altri;
- collaborazione tra studenti nel lavorare in gruppo;
- raggiungimento di un miglior grado di autostima;
- collaborazione dei vari gruppi col docente, visto sotto la luce di leader, dotato di maggior esperienza;
- acquisizione di una mentalità di ricerca, andando oltre lo studio passivo della lezione del docente e agendo creativamente, in modo intraprendente, ponendosi progetti da realizzare in staff;
- valorizzazione di tutte le risorse a disposizione, sapendo scegliere in vista del fine: dagli spazi, come biblioteche, libri, riviste, computer, alle persone competenti in materia;
- porsi domande sul tema che si allaccino al proprio presente, esaminandone eventuali somiglianze;
- potenziamento delle capacità di trasferimento in attività pratica di un lavoro teorico;
- capacità di sintesi: essere in grado di costruire un quadro d’assieme, oltrepassando la fase del riassunto;
- competenze linguistiche: conoscere la definizione dei termini, esprimere i dati essenziali, raggiungere un’efficacia comunicativa;

 

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La unità didattica in esame si differenzia dal tradizionale approccio manualistico- scolastico allo studio della storia; mentre il resto delle tematiche che si discutono all’interno del periodo fascista verrebbero trattate in classe, secondo un metodo tradizionale, costituito prevalentemente dalle lezioni frontali del docente, seguite da uno studio individuale sul testo, arricchito tutt’al più di letture critiche di approfondimento e da mappe concettuali guidate oppure create ex toto dal discente, e concluse con valutazioni, fatte di questionari ed interrogazioni orali, l’unità relativa a fascismo e fumetti richiede l’utilizzo di varie fonti, alternative al manuale, quali le enciclopedie e i dizionari specialistici, reperibili più che nella biblioteca scolastica, nelle biblioteche di quartiere, riviste e pubblicazioni sull’argomento, non solo in formato cartaceo, ma anche elettronico, usufruendo quindi di una rete internet a scuola a cui possano accedere i ragazzi, ove ne sentano la necessità.
La progettazione di tale unità parte dal tentativo di motivare gli studenti allo studio della storia, in particolare di una tematica complessa, articolata, comprendente un periodo di tempo relativamente lungo nella storia d’Italia, qual è appunto il fascismo; e la motivazione si raggiunge catturando innanzitutto l’attenzione curiosa degli studenti, stimolandoli a prendere iniziative di gruppo, attivandosi insieme allo sviluppo di ricerche intraprendenti e creative. E’ comunque compito dell’insegnante quello di reperire, inizialmente, materiale informativo relativo alla tematica in questione; secondo la mia progettazione, il docente dovrebbe compiere, in modo sintetico, un excursus storico delle principali riviste per ragazzi, divenute popolari in epoca fascista, quali il Corriere dei Piccoli, Il Balilla o La piccola italiana, excursus al quale dovrebbe procedere, sempre da parte del docente, la sottolineatura dell’esistenza di un forte legame tra prodotto artistico-culturale e epoca che lo produce, ricollegandosi a quanto detto nelle lezioni precedenti relative alla tematica fascista, dunque all’influenza dell’ideologia fascista sui mezzi di comunicazione di massa, alla diffusione degli stessi presso i diversi strati della popolazione italiana, alla disparità delle situazioni materiali e esistenziali delle famiglie reali con quelle tanto decantate nella letteratura per ragazzi, alla diffusione di immagini demonizzanti dei paesi nemici, nei libri, alla radio, al cinema, nella letteratura in generale.
Essendo una tematica legata alla dimensione grafica, il docente dovrebbe avvalersi dell’uso di un proiettore, su cui trasmettere le illustrazioni e i disegni pubblicati in riviste celebri dell’epoca, aumentando così la ludica curiosità generale della classe. A tal proposito, potrebbe avvalersi di una lettura ad alta voce di strofe divenute celebri in quei medesimi anni. Una volta introdotto l’argomento, il docente distribuirebbe alla classe del materiale informativo a riguardo e proporrebbe loro una lettura individuale a casa, al fine di aprire, nella lezione successiva una discussione collettiva. La discussione si aprirebbe con delle domande poste dal docente alla classe, domande di carattere generale, del tipo:
1) Cosa ne pensate di quanto letto a casa?
2) Secondo voi, è importante integrare lo studio del periodo fascista con l’analisi di una produzione di intrattenimento qual è quella del fumetto?
3) Trovate che vi siano effettivamente dei legami tra i messaggi letti nei fumetti e l’ideologia tipicamente fascista, delineati dai diversi critici ?
4) Avete riflettuto sulla possibilità di un’analogia di legame anche con i fumetti di oggi?
5) Trovate che ci siano differenze tra i fumetti di oggi e quelli dell’epoca fascista?
6) Se sì, che tipo di differenze?

Alla fine della discussione, il docente potrebbe proporre alla classe di suddividersi in due o tre gruppi e svolgere un lavoro di approfondimento, articolando il tema come segue:
- L’importanza del fumetto come strumento di propaganda tra le più giovani leve: ruolo femminile e ruolo maschile;
- la difesa della razza e la visione dell’Impero;
- il ruolo del fumetto nell’incentivare alla guerra, la satira contro il nemico;

Ogni gruppo dovrebbe scegliere uno dei temi su elencati, accordarsi al suo interno nella ricerca di ulteriore materiale, oltre a quello fornito dal docente; un modo per accelerare il lavoro potrebbe venire dalla consultazione di siti internet specializzati nel settore: la ricerca via internet verrebbe svolta sia collettivamente in classe, sia individualmente a casa; il contributo personale verrebbe comunicato dal singolo attraverso l’uso della posta elettronica, oppure in classe all’incontro successivo. Il singolo studente avrebbe comunque il compito di comunicare al proprio gruppo, una sintesi di quanto letto e parafrasato a casa (il docente dovrebbe consigliare di effettuare rimandi di quanto detto in classe, negli incontri precedenti, se attinente all’argomento); segue un lavoro collettivo di riflessione critica di quanto studiato singolarmente, commento che verrebbe scritto su un cartellone ed affiancato dalle raffigurazioni fumettistiche dell’epoca e, a titolo esemplificativo, da una mappa concettuale finalizzata a mettere in relazione tra loro, con frecce di rimando, i vari concetti su cui il gruppo di studenti si è soffermato.

 

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Ogni gruppo, finito il lavoro, esporrebbe il proprio lavoro alla classe, esplicitando i passaggi che hanno portato alla strutturazione di quella determinata mappa, evidenziandone i passaggi cruciali e mettendo in evidenza difficoltà sorte all’interno del gruppo, questioni dibattute, ecc,. Ciò starebbe a costituire per il docente una verifica in itinere, relativamente al gruppo; per quanto riguarda invece, la verifica dello studente, proporrei una tesina finale, ove egli dovrebbe ripercorrere l’iter svolto singolarmente e in gruppo sull’argomento, esprimere le proprie riflessioni, riallacciandosi anche all’intero modulo relativo al fascismo, nonché fornire degli agganci critici con la realtà contemporanea: la funzione del fumetto oggi. Il lavoro di tesi si differenzia per determinati obiettivi da quello di gruppo; con esso infatti, io mi prefiggo di far sviluppare negli studenti:
- un ripensamento dei dati raccolti per operare una selezione che produca una visione personale del problema;
- la capacità di dare ragione e giustificazione delle proprie affermazioni all’interno di un’esposizione per quanto possibile piana e lineare;
- l’avviamento ai processi di interpretazione e valutazione critica del materiale studiato, riservando particolare attenzione ad un eventuale dibattito critico;
- la capacità di sapersi spogliare dei propri pregiudizi;
- collegamento e raffronto di un problema col proprio vissuto;
- ritorno, con una riflessione approfondita, sul proprio sapere e sulla propria autonomia di pensiero;

Per quanto riguarda i tempi, ho pensato che per lo svolgimento di tale unità occorrerebbe un’ora d’introduzione da parte del docente, costituita da lezione frontale di mezz’ora, seguita dalla visione di lucidi e immagini su video proiettore, la discussione in classe che segue alla lettura individuale del materiale avrebbe la durata di un’ora, seguita dalla formazione dei gruppi di lavoro. Il lavoro di gruppo in classe dovrebbe durare non più di 3 ore; esso potrebbe infatti usufruire di un tempo maggiore, impegnando il singolo studente in un lavoro domestico, durante il quale egli si preoccuperebbe di riassestare quanto appreso in gruppo, arricchendo il lavoro di ulteriore materiale e svolgendo quanto gli è stato richiesto in classe, comunicandolo anche via-email agli altri esponenti. Le esposizioni orali dei gruppi, infine, avrebbero durata di 2 ore. Il tempo di svolgimento della tesina costituirebbe un impegno fuori dalle mura scolastiche, che ogni studente svolgerebbe singolarmente a casa, in vista, non solo del voto particolare, ma anche per come esercitazione ai fini dell’esame di maturità.

 

Bibliografia

Bibliografia

1 Gianna Pomata, narrazione e spiegazione nella scrittura della storia, in Mariuccia Salvati (a cura di) Scienza, narrazione e tempo, Milano, Franco Angeli, 1985.
2 Francesca Koch, Raccontare, insegnare, ragionare, p. 194, in Genesis, I/2, viella, 2002.
3 Claudio Carabba, Il fascismo e i fumetti, Guraldi 1973, p.35.
4 Arrigo Petacco, Storia del fascismo, Armando Curcio Editore, 1982, p.1530, vol. IV.
5 Ivi, p. 1509
10 Arrigo Petacco, op. cit., p. 1536.
11 Ivi, p. 1534.
12 Claudio Carabba, op. cit., p. 40
13 Carlo Carabba, op. cit., p.45.

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