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drogheCon il presente contributo si intende descrivere alcune tra le più comuni sostanze stupefacenti che possono essere utilizzate dai giovani per sfuggire a quella sensazione di vuoto dell’anima e aridità dei sentimenti che caratterizza la noia.

Le notizie dei quotidiani ci riferiscono dell’abbassamento dell’età in cui i giovani si avvicinano alle droghe, ormai si tratta addirittura di pre-adolescenti. L'intenzione è quella di raccordare la noia adolescenziale con l’uso delle sostanze stupefacenti, dando una breve descrizione di queste ultime. Infatti tutti conoscono il nome delle diverse droghe, ma solo gli addetti ai lavori le hanno viste e sanno gli effetti che provocano.

drogheCon il presente contributo si intende descrivere alcune tra le più comuni sostanze stupefacenti che possono essere utilizzate dai giovani per sfuggire a quella sensazione di vuoto dell’anima e aridità dei sentimenti che caratterizza la noia.

Le notizie dei quotidiani ci riferiscono dell’abbassamento dell’età in cui i giovani si avvicinano alle droghe, ormai si tratta addirittura di pre-adolescenti. L'intenzione è quella di raccordare la noia adolescenziale con l’uso delle sostanze stupefacenti, dando una breve descrizione di queste ultime. Infatti tutti conoscono il nome delle diverse droghe, ma solo gli addetti ai lavori le hanno viste e sanno gli effetti che provocano.

Parte I: la noia adolescenziale

La noia adolescenziale

L’adolescenza è l’età più difficilmente descritta. Si può paragonare ad un romanzo d’avventura e, come in un romanzo è popolata di persone, luoghi, scenari, tutti interpreti di una transizione avventurosa. L’adolescenza può essere considerata da molti punti di vista: psichici, biologici, sociali. Converrebbe forse parlare non d’adolescenza ma d’adolescenze. Le trasformazioni fisiche trovano un riverbero psicologico e i ragazzi si trovano così “disorientati” che, interpretando De Filippo, possiamo dire che “ha da passa’ a nuttata”. L’adolescenza è il periodo di tempo in cui i ragazzi costruiscono il loro sentimento d’identità e in altre parole la percezione della continuità d’essere se stessi nel tempo e nello spazio. D’altro canto prima dell’età adolescenziale abbiamo i cosiddetti “anni invisibili”, una sorta di buco nero che corrisponde agli anni delle scuole medie inferiori: un periodo in cui sembra non sia successo nulla; anni avvolti nel silenzio di tutti, dei genitori, della scuola, ma invece è proprio in questo periodo importantissimo che i ragazzi si preparano all’adolescenza. L’adolescenza è un’avventura che s’intraprende e che continua per tutta la vita, e grande avventura è per i ragazzi riuscire a tenere insieme le diverse componenti del loro mondo interno e di quello esterno. Nell’età adolescenziale cambiano gli affetti, il modo in cui ci si propone al mondo circostante e proprio gli altri, gli adulti, sono i primi che accentuano questa discontinuità. Sbalzi repentini d’umore, magari che si presentano in forma ciclica, sono “crisi fisiologiche” dell’età adolescenziale che, contrariamente a quanto potrebbe accadere in un adulto, non presentano nulla di patologico. Proprio l’assenza di queste “crisi fisiologiche”, con il contemporaneo instaurarsi di altri segnali quali, ad esempio, il disinteresse per le relazioni affettive, l’umore invariabile di noia, apatia, diventano sintomi di preoccupante disagio.

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Ed è proprio la noia, questa “sconnessione dal mondo” come la definisce John D. Eastwood, psicologo della York University di Toronto, una delle cause dell’avvicinamento degli adolescenti al mondo della droga.
“Mi dicevo dunque che il mondo è divorato dalla noia. Naturalmente bisogna riflettervi un po’ sopra, per rendersene conto; la cosa non si sente subito. E’ una specie di polvere. Andate e venite senza vederla, la respirate, la mangiate, la bevete: è così sottile, così tenue che sotto i denti non scricchiola nemmeno. Ma basta che vi fermiate un secondo, ecco che vi copre il viso, le mani. Dovete agitarvi continuamente, per scuotere questa pioggia di ceneri. Perciò il mondo s’agita molto.”

Questa è la splendida definizione della noia data da Bernanos, una polvere sottile che si adagia in maniera continua su di noi e che ci obbliga ad un movimento perpetuo. Purtroppo, a volte, capita che alcuni giovani, per scuotersi la polvere di dosso, utilizzino altra polvere, più micidiale della noia.

“Per molti la noia è il contrario del divertimento; e divertimento è distrazione, dimenticanza. Per me, invece la noia non è il contrario del divertimento; potrei dire, anzi, addirittura, che per certi aspetti essa rassomiglia al divertimento in quanto, appunto, provoca distrazione e dimenticanza, sia pure di un genere molto particolare. La noia, per me, è propriamente una specie di insufficienza o inadeguatezza o scarsità della realtà”

“Ciò che mi colpiva, soprattutto, era che non volevo fare assolutamente niente, pur desiderando ardentemente di fare qualche cosa. Qualsiasi cosa volessi fare mi si presentava accoppiata come un fratello siamese al suo fratello, al suo contrario che, parimenti, non volevo fare. Dunque, io sentivo che non volevo vedere gente ma neppure rimanere solo; che non volevo restare in casa ma neppure uscire; che non volevo viaggiare ma neppure a continuare a vivere a Roma; che non volevo dipingere ma neppure non dipingere; che non volevo stare sveglio ma neppure dormire; che non volevo fare l’amore ma neppure non farlo; e così via. Dico sentivo, ma dovrei dire piuttosto che provavo ripugnanza, ribrezzo, orrore.

Ogni tanto, tra queste frenesie della noia, mi domandavo se per caso non desiderassi morire; era una domanda ragionevole, visto che vivere mi dispiaceva tanto. Ma allora, con stupore, mi accorgevo che sebbene non mi piacesse vivere, non volevo neppure morire. Così, le alternative accoppiate che, come in un funesto balletto, mi sfilavano nella mente, non si fermavano neppure di fronte alla scelta estrema fra la vita e la morte. In realtà, come pensavo qualche volta, io non volevo tanto morire quanto non continuare a vivere in questo modo.”

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Secondo Moravia la noia è scarsità della realtà, incomunicabilità ed incapacità di uscire da sé stessi, desiderio di fare qualcosa accompagnato dalla volontà di non fare niente. Quante volte ci siamo messi dinanzi ad un libro con il desiderio di studiare per poi inseguire, e non solo con il pensiero, una mosca che stava svolazzando, trovando così una giustificazione alla volontà di non fare niente.

“La droga non è più la magia di chi non ha più nulla nella sua vita, ma il tentativo di combattere la noia, di sfuggire ad una vita piatta che per paura non si vuole cambiare. Siamo diventati incapaci di divertirci senza aver giramenti di testa, senza avere allucinazioni. Ma ancora peggio, non siamo capaci di cercare con tutte le nostre forze le soddisfazioni di una vita realmente vissuta che, come è giusto, non piovono dal cielo a nostro desiderio.”

Così Sara Raimondi, sul sito “Scuole di Modena On line”, il 21.05.2007 descrive la causa dell’iniziazione degli adolescenti alla droga.
“Che cosa rappresenta la droga per i giovani? Fuga o trasgressione?”, di seguito sono elencate alcune risposte date a questa domanda comparsa sul blog consultabile a questo indirizzo ed ecco che emerge la noia, la volontà di fuga dalla realtà tediosa, la voglia di fare qualcosa di “speciale”.
“Droga per me vuol dire: divertimento, fuga dalla noia. Se il sabato sera non c'è proprio un ***** da fare, vai cn la droga.”

“bella bella domanda...è la frustrazione che provoca questa società..una fuga...però in molti casi è la tentazione del trasgredire,di superare i limiti..dipende dai casi ma tendenzialmente dico fuga/noia
ciao!”

“decisamente trasgressione....tranne x ki maga ha dei gravi problemi e x nn pensare s droga”

“trasgressione...lo si fa all'inizio per trasgressione poi...dato che la tua vita si dissolve...lo si fa per fuga”

“parlando di marijuana e BASTA,niente di più pesante,non l'ho mai provato e spero di non cambiare idea,la motivazione,proprio dovendo scegliere è la fuga..ma nemmeno così tanto:solo un "relax,take it easy!" direbbe mika”

“fuga dai problemi relativi alla vita se ne hanno, trasgressione per sentirsi diversi dagli altri, fare cose che la gente comune o con un minimo di senno in + non farebbe...”

“i giovani non sanno più che ca**o fare la sera... non si divertono più e allora si drogano e bevono... fuga? trasgressione??? naaa ... pura e semplice noia”

“Secondo me la droga per i giovani rappresenta solo un divertimento per evadere dalla noia. Ci si droga quando si è arrivati a fare già tutte le esperienze e non c'è più niente da fare ...”

Per superare i momenti d’abbattimento psicologico si fa ricorso alle cosiddette “droghe ricreazionali”, che offrono, a prezzi più che accessibili, quell’”aiutino” che serve per superare i momenti di noia, risvegliando ogni istinto sopito, facilitando le relazioni sociali magari s-ballando in discoteca.

Ecstasy, cocaina, ma anche nuove droghe, quali la skunk, “puzzola”, a causa dell’aroma particolarmente penetrante, un tipo di marijuana che ha un principio attivo superiore del 10-15% rispetto a quello della pianta tradizionale, questi sono alcuni degli strumenti per fuggire dalla realtà.

Il giovane che assume stupefacenti non si sente un drogato, è convinto di smettere quando vuole, di dominare la situazione; d’altronde gli effetti che tali sostanze producono sono di generale benessere. A ciò si aggiunge che l’immaginario collettivo che raffigura il drogato è fermo tra gli anni 70/80 del secolo scorso: un giovane allampanato, avvolto nel soprabito lungo, appoggiato ad un muro della stazione ferroviaria nell’attesa dell’arrivo della dose o l’immagine successiva, seduto per terra, con l’ago infilato nel braccio mentre sta vagando per mondi chimerici. Sicuramente non si riconoscono in questa immagine i giovani che solo ingerendo una pasticca o tirando una “striscia” sperimentano sensazioni d’affetto, di socializzazione, d’estremo benessere psico-fisico.

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Le nuove droghe sono accattivanti, sono colorate, assomigliano alle caramelle, hanno prezzi stracciati. Che male può fare ingerire una pasticca, per di più tanto simile ad un dolce confetto, quando oggi ogni problema si risolve con l’ingestione dell’”apposita” pillola, dal mal di pancia alla depressione.

Cosi dal sito web e giornale on line del liceo scientifico socio-psico-pedagogico “Cristoforo Colombo” di Marigliano (NA), parla Guido:

“ Ho conosciuto la droga attraverso amici che già ne facevano uso. Avevo 18 anni, nella sala giochi dove passavo le serate con i miei amici, la noia faceva da padrona e noi decidemmo di ammazzarla unendoci a dei nostri conoscenti che già l’assumevano. Io già facevo uso di hashish, fumavo spinelli. La prima volta che ho provato droghe pesanti, ho avuto paura che mi potesse succedere qualcosa, la seconda l’ho fatta perché nella prima non avevo capito la sensazioni che dava. La droga ha portato nella mia vita radicali cambiamenti: litigavo con i miei, cosa mai successa prima, mi ha lasciato la ragazza e ho perso il lavoro. La noia, che mi è stata fatale, stavolta mi ha spinto ad uscirne, non ne potevo più di essere guardato con soggezione, di litigare con la mia famiglia….Dopo 7 anni che assumevo sostanze stupefacenti decisi che era ora di finirla e mi recai al Ser.T. Spesso ho fatto terapie inutilmente, sono stato anche in comunità. Per un certo periodo sono stato bene, poi ci sono ricaduto ed ora sono 3 anni che sto “bene”. Nei momenti di crisi cercavo di non pensarci facendo altre cose: andando al cinema, uscendo con la ragazza o semplicemente passeggiando. Dalla dipendenza ne esci solo se lo vuoi veramente, il primo passo lo devi fare da solo. La droga è un tranello, sconsiglio ai giovani di provarla, anche perché se la provi la prima volta al 99% ci stai dentro.”

Parte II: le droghe

Le droghe
Ma quali sono le droghe che vengono consumate? Qui di seguito saranno descritte alcune tra le più comuni sostanze e anche qualcuna nuova, pericolosissima.

Cocaina

1. Cocaina.
La cocaina deriva dal trattamento delle foglie essiccate della pianta di coca. Le foglie di coca sono usate da secoli dalle popolazioni centroamericane, con la pratica del chewing (masticazione delle foglie), per le loro caratteristiche di alleviare la fatica, controllare il senso di fame, facilitare la respirazione alle alte quote. Nel 1800 uno spregiudicato farmacista corso, divenuto poi industriale, Angelo Mariani, ebbe l’idea di mescolare foglie di coca polverizzate al vino della sua terra, creando il famoso “Vin Mariani” che tanto successo ebbe tra personaggi famosi. Consumatori del “Vin Mariani” furono Verne, Zola, Gounoud e, si dice, anche papa Leone XIII. Nella ricetta definitiva del 1888, il farmacista americano John Styth Pemberton impiegò le foglie di coca, insieme all’estratto di noce di cola ad oli di agrumi ed acqua minerale frizzante, per la produzione della “Coca Cola”. Nel 1860 il fisico tedesco Albert Niemann riuscì per la prima volta ad isolare l’alcaloide principale dalle foglie di coca e lo chiamò cocaina. Uno dei procedimenti per la produzione della cocaina prevede di ammassare le foglie di coca essiccate in grandi contenitori (ad es. dei barili) o addirittura buche nel terreno, quindi mescolate con un solvente organico (molto spesso cherosene, ma anche calce e cemento), ottenendo così la pasta di coca; questa, trattata con acido cloridrico, diverrà “cloridrato di cocaina” (o cocaina idrocloruro), dall’aspetto classico di polvere cristallina bianca ed inodore. Attualmente la cocaina si trova in tre diverse forme:
1) cocaina idrocloruro, che viene generalmente sniffata ed è solubile in acqua;
2) cocaina free-base, che viene generalmente fumata ed è insolubile in acqua;
3) crack, di cui parleremo più avanti, che è cocaina free-base “cucinata” e che viene generalmente fumato.

La cocaina “da strada” si trova associata a “sostanze da taglio” per lo più inerti (mannitolo, lattosio ecc.), ma anche mescolata a sostanze attive (procaina, lidocaina ecc.). La droga può essere assunta per via endovenosa, per via orale, ma senza dubbio, la tecnica più praticata è lo “sniffing”, l’inalazione della polvere per via nasale o l’inalazione sotto forma di vapore. L’iniezione endovenosa dà l’effetto più immediato e più forte, ma anche quello più breve (10-20 minuti); se assunta per via nasale, l’effetto si otterrà dopo circa 5 minuti ed avrà la durata di più di un’ora. Nel recente passato era di moda lo “speed ball”, vale a dire l’assunzione di cocaina unita ad eroina. Gli effetti classici provocati dall’assunzione di cocaina sono quelli di lucidità mentale, aumentata capacità di concentrazione, loquacità, estroversione ed euforia. L’intossicazione da cocaina provoca contratture muscolari, aumento delle pulsazioni, secchezza delle fauci, ipereccitazione, aggressività, insonnia. Con l’assunzione prolungata sarà possibile il manifestarsi di denutrizione, impotenza, delirio paranoico. La cocaina da una forte dipendenza psichica, vale a dire il desiderio di sperimentare in maniera reiterata gli effetti della sostanza.

Crack

2. Il Crack
Il termine prende il nome dal caratteristico suono (cracking, scricchiolio) che si sente quando si fuma il prodotto. Il crack si ottiene riscaldando la cocaina in soluzione acquosa di bicarbonato o ammoniaca. Ciò che ne deriva è una sostanza aggregata di colore azzurrino-biancastra o crema-biancastra. La preparazione è molto semplice, sono sufficienti un forno a microonde, un piatto caldo e 20 minuti di lavoro. Esistono diverse maniere per “cucinare” la cocaina, quelle più comuni sono senz’altro:
o a) il metodo backing soda: ad una soluzione acquosa di cocaina è addizionato bicarbonato di sodio, si porta tutto ad ebollizione e quindi si lascia raffreddare gradualmente, al termine si filtra la soluzione separando così i cristalli di cocaina;
o b) il metodo dell’ammoniaca: uguale al precedente, solo che il bicarbonato è sostituito dall’ammoniaca;
o c) il metodo del cucchiaio: in un cucchiaio da caffé si riscalda cocaina, acqua ed ammoniaca. La soluzione è riscaldata sino a che non si sviluppano vapori che sono direttamente inalati.

Comunemente il crack è assunto tramite apposite pipe ad acqua denominate “water pipes” o “camoke”, oppure è direttamente fumato mescolato al tabacco di una sigaretta, all’hashish od alla marijuana. Dall’assunzione ne deriva un “rush” rapido ed immediato, con sensazioni di forza, energia, euforia (talvolta violenta), scioltezza comunicativa e vivacità. Purtroppo il crack induce facilmente alla dipendenza psichica, portando al rapido aumento degli episodi ripetuti di fumo (binges). Infatti il consumo di crack si ripete più volte in un giorno, fino a quando l’assuntore non ha un crollo psico-fisico. Ma così come l’”high” è immediato, allo stesso modo il “down” è pesante: paranoia, apatia, depressione, nervosismo, sonno eccessivo o insonnia, diminuzione delle sensazioni di piacere. A lungo andare si manifesteranno stati paranoici accompagnati da deliri e allucinazioni, alienazione dell’individuo.

Eroina

3. L'Eroina. L’eroina è un derivato dell’oppio. Dall’oppio, opportunamente sottoposto a processo chimico, si ottiene la morfina, dalla quale, a sua volta, dopo ulteriori processi, si sintetizza l’eroina. L’eroina fu sintetizzata per la prima volta nel 1874 e commercializzata dal 1898 dall’industria tedesca “Bayer” come farmaco antitosse. Il termine eroina, denominazione commerciale della “3,6 diacetilmorfina”, deriva dal tedesco “heroisch” che significa energico, eroico. Per produrre l’eroina da strada (cosiddetta “al limone”) è necessario far reagire la morfina con l’anidride acetica, portando il composto alla temperatura di 100°, lasciandolo bollire per 2-3 ore. Successivamente si raffredda la soluzione sino a portarla alla temperatura di 20-30°, si aggiunge acqua e ghiaccio. Il precipitato ottenuto sarà “eroina base” alla quale dovrà essere aggiunto del bicarbonato per abbassarne il pH. Il prodotto ottenuto, che si presenta in forma di polvere bianca cristallina e di sapore amarognolo, sarà la cosiddetta “eroina da strada”, impura per la presenza del bicarbonato e difficile da sciogliersi in acqua. Proprio la difficile solubilità del prodotto costringe gli eroinomani, prima dell’iniezione, a diluirla con succo di limone. Oltre a quella “al limone” esistono diversi tipi d’eroina: “turca”, “pakistana”, “iraniana” ecc, queste si differenziano sia per la diversa natura del principio attivo, che per le modalità del “taglio”. Le modalità di assunzione dell’eroina sono multiple: questa può essere iniettata, ingerita, “sniffata”, fumata o, secondo la modalità cinese denominata “chasing the dragon”, scaldata su piastra metallica unitamente a caffeina ed inalata. Sicuramente l’assunzione più comune è quella per via endovenosa con il “sistema del cucchiaio”: l’eroina in polvere è posta in un cucchiaino da caffé con l’aggiunta d’acqua, quindi il composto è scaldato con un accendino, seguirà l’aggiunta di succo di limone (per facilitare la diluizione) e l’iniezione in vena con siringa da insulina. Ecco alcuni nomi famigerati:
o eroina brown sugar, granulosa e di colore nocciola-rosato, pura al 40%;
o eroina cinese I° tipo, 50/70% d’eroina, il resto è soprattutto caffeina;
o eroina cinese II° tipo, 50/70% d’eroina, il resto è caffeina, è presente il 5/10% di stricnina (necessaria per ridurre la depressione respiratoria provocata dall’assunzione d’eroina);
o eroina thailandese, pura al 10-50% il resto è lattosio. Si presenta in forma cristallina, di colore chiaro;
o eroina turca, pura al 14%, scarsamente raffinata si presenta di colore bianco-grigio;
o brown messicana, con un grado di purezza maggiore della turca;
o eroina persiana, pura al 90%;
o indian pink, penang pink e china white, purezza al 98%;
o Amsterdam marble, pura al 43%;
o Mexican tar, pura al 37%;
o speedball, mix d’eroina e cocaina;
o bombitas, mix d’eroina, amfetamine e/o caffeina.

L’assunzione d’eroina provoca un immediato “flash euforico”, della durata di pochi minuti, che dà sensazioni piacevoli di benessere generale, riduzione dell’ansia, della depressione, innalzamento dell’euforia, senso di pace, di calore, distensione nervosa, allontanamento dello stress psico-fisico, effetti analgesici. Il “flash euforico” è seguito da una fase di rilassatezza, distacco dal mondo, calma e soddisfazione che digrada in offuscamento delle funzioni mentali e assopimento, che può durare anche molte ore, con abbassamento della frequenza cardiaca e della respirazione, tanto che nei casi estremi può portare anche alla morte. Questo stato può perdurare da 2 a 6 ore. Gli effetti indesiderati a breve termine sono: costrizione delle pupille (le cosiddette “pupille a spillo”), eloquio “impastato”, nausea, diarrea e vomito, sonnolenza, apatia, difficoltà a concentrarsi, prurito insistente. L’assunzione prolungata d’eroina può portare a perdita dell’appetito e calo di peso, sedazione cronica e apatia, danni agli organi interni (polmoni, fegato, reni), deterioramento dei denti ed indebolimento delle gengive, costipazione, irregolarità del ciclo mestruale, se assunta per inalazione possono presentarsi danni alle strutture nasali, se iniettata si presentano le classiche ferite da puntura e otturazione dei vasi sanguigni con relativa necrosi delle zone irrorate, rapido instaurarsi della tolleranza con dipendenza psico-fisica (bisogno di assumere nel più breve lasso di tempio altra eroina), assuefazione (ben presto con l’assunzione di una dose sparirà il rush e si dovranno assumere altre dosi d’eroina per evitare crisi di astinenza). Oltre a ciò sono da considerare gli effetti indiretti provocati dall’assunzione d’eroina, che si manifesteranno con danni fisici e sociali: pericolo di contagio di malattie infettive (AIDS ed epatiti) per lo scambio di siringhe tra assuntori, polmoniti dovute all’indebolimento dell’apparato respiratorio, infezioni dovute ai batteri presenti nell’”eroina da strada”, furti e spaccio di droga per procurarsi le necessarie dosi quotidiane, compromissione dei rapporti affettivi in genere (familiari, d’amicizia, lavorativi), poiché ogni legame è strumentalizzato al fine di procurarsi eroina.

Cannabis

4. Cannabis.
74) Nel loro paese cresce la canapa, pianta molto simile al lino, ma più grossa e più alta; caratteristiche che la rendono assai superiore. Cresce spontanea o coltivata e da essa i Traci ricavano anche dei tessuti molto simili a quelli di lino: e se uno non è molto esperto non riesce a distinguere se sono di lino o di canapa; chi non ha mai visto la canapa, poi, crederà senz'altro che il vestito sia di lino.
75) Dunque gli Sciti prendono i semi di canapa, si infilano sotto la tenda fatta di coperte e li gettano sulle pietre roventi; i semi gettati bruciano producendo un fumo che nessun bagno a vapore greco potrebbe superare. Gli Sciti urlano di gioia per il fumo che sostituisce per loro il bagno; in effetti non si lavano il corpo con acqua.
Così Erodoto, ne “Le Storie”, IV (74-75), descrive l’uso che gli Sciti facevano della canapa indiana. Ma la pianta era già conosciuta molto tempo prima, se ne hanno notizie già dal 2737 a.C., da un trattato dell’imperatore cinese Shen Nung (2737 a.C.). Il nome della cannabis deriva dal greco kanabsi che significa acqua stagnante, proprio perché il vegetale trova il suo habitat favorevole in luoghi umidi. La Cannabis sativa (canapa) è una pianta che cresce spontaneamente in molte parti del mondo dove è usata per diversi scopi tra i quali la produzione di fibre tessili e droghe (marijuana, hashish ecc.). Fino a qualche tempo fa si credeva che esistessero distinte specie di cannabis, oggi è certo che non esistono piante di canapa morfologicamente diverse, ma solo delle “varietà chimiche” che si differenziano per il diverso contenuto delle sostanze farmacologicamente attive. Tali sostanze, che prendono il nome di tetraidrocannabinoli (in particolare il ?9-THC), si trovano distribuite in tutte le parti del vegetale e sono principalmente contenute in una sostanza resinosa giallo-dorata, dal caratteristico profumo di menta, che ricopre le infiorescenze e le foglie apicali della pianta femminile adulta. L’essudato essiccato prende il nome di hashish. Vediamo quali sono le preparazioni a base di cannabis che si trovano nel commercio clandestino:
1) Marijuana (chiamata anche Kiff o Dagga). Si tratta di una preparazione ottenuta mescolando diverse parti della pianta, opportunamente essiccate e triturate. E’ fumata pura o mescolata a tabacco dopo averne fatto delle sigarette.
2) Hashish (chiamato anche Charas o Chira). Si ottiene dall’essiccazione dalla resina delle estremità fiorite della pianta. E’ commercializzato in tavolette dal diverso colore, dalle quali prende anche il nome (es.: “nero” pakistano).
3) Ganja. E’ un termine creolo-giamaicano che sta ad indicare una particolare preparazione a base di cannabis. Si ottiene omogeneizzando solo la resina e le foglie superiori della pianta. La ganja ha un THC nettamente superiore alla marijuana. In questi ultimi anni va molto di moda il miele di ganja, un prodotto stupefacente molto potente che si ottiene lavorando la ganja con il gas butano.
4) Bhang. E’ il decotto di marijuana, va bevuto.
5) Olio di hashish. Si tratta dell’estratto di resina pura. D’elevata potenza stupefacente e facile da ottenere artigianalmente, in poco tempo e con pochi arnesi d’uso quotidiano. Generalmente si utilizza in aggiunta alle sigarette di hashish per aumentarne l’effetto stupefacente.
6) Skunk. Il Termine significa “puzzola”, proprio per il suo odore speziato, corposo, con sottile aroma di caffé. E’ un incrocio tra due diverse specie di cannabis (sativa e indica). Ha un contenuto di THC nettamente superiore alla marijuana.

Tutti i prodotti della cannabis, ottengono il maggior effetto stupefacente se fumati, sia tramite sigarette (anche con l’aggiunta di tabacco), sia con pipe chiamate “shilom”. Le sigarette contenenti prodotti della cannabis prendono il nome ormai noto di “canne”, “cannoni”, “spinelli”. L’assorbimento ottimale del THC richiede che il fumo non sia solamente aspirato ma anche trattenuto nei polmoni per un certo periodo di tempo. Gli effetti inducono ad un atteggiamento mentale positivo, ottimismo, buon umore, rilassamento, intensificazione dei sensi visivi ed uditivi, distorsione del senso del tempo, grandiosità d’idee. Gli effetti compaiono dopo circa 5 minuti dall’assunzione e possono durare, secondo il diverso metodo d’assunzione, da 2 a 9 ore. L’uso eccessivo può causare attacchi di panico, nausea, perdita di memoria. Altri effetti riguardano l’aumento della frequenza cardiaca, l’aumento della minzione, la secchezza delle fauci con stimolazione a bere di continuo, la congestione congiuntivale con lieve riduzione delle dimensioni della pupilla. A lungo termine si può avere la cronicizzazione di sinusite, faringite e broncocostrizione. Attualmente non vi sono notizie certe che la cannabis dia dipendenza fisiologica, ma è provato che la sostanza induce una forte dipendenza psicologica.

Ecstasy

5. Ecstasy.
Sostanza stupefacente che appartiene alla classe delle cosiddette designer drug, droghe progettate e realizzate in laboratorio. Brevettata nel 1913 dall’industria chimica tedesca “Merck”, come pillola dimagrante (mai posta in commercio), in seguito fu ripresa in considerazione dall’esercito degli U.S.A. per applicazioni militari. Negli anni ’60 fu utilizzata, sempre in America e sotto il controllo d’analisti, nella terapia di coppia, per le sue capacità di produrre fiducia nel prossimo, empatia e socializzazione. Proprio per i suoi effetti caratteristici, nel 1986, fu coniato il termine di droga “entattogena”. Nel 1985 fu messa al bando. L’ecstasy è una metamfetamina il cui principio attivo è la 3,4-metilendiossimetamfetamina, abbreviato in MDMA. Dall’America l’ecstasy ha raggiunto l’Europa, Ibiza, negli anni ’80, al seguito dell’”house and garage music”, antesignana dei “rave”. I dee-jay che lavoravano nell’isola iberica hanno poi contribuito alla diffusione dell’ecstasy nelle altre parti d’Europa, parallelamente allo sviluppo dei “rave party”. L’ecstasy è principalmente assunta per via orale, sotto forma di pasticche, ma anche sciolta in acqua o, più frequentemente, in bevande alcoliche. Gli effetti si manifestano dopo circa 25-30 minuti dall’assunzione, raggiungono il picco dopo circa un’ora permanendo per circa 3-4 ore, quindi declinano in 7-8 ore. Gli effetti dell’ecstasy sono costituiti da generale benessere, euforia, piacere, sintonia con l’altro, facilità di comunicazione, tutte le percezioni sono intensificate: la musica si sente più pulita, i colori si vedono più intensi, si allentano le inibizioni (ma non in maniera disorganizzata come sotto l’effetto dell’alcool), si accentua il desiderio del contatto fisico e della relazione intima (anche, ma non esclusivamente sessuale). Gli effetti indesiderati immediati sono la perdita dell’appetito, bocca arida, tachicardia, tensione delle mascelle, digrignamento dei denti, eccessi di caldo e freddo, e desiderio di urinare, innalzamento della pressione sanguigna, aumento della velocità del battito cardiaco e aumento della temperatura corporea, dilatazione delle pupille. Siccome molto spesso l’ecstasy si assume in discoteca, ballando, è possibile il verificarsi del cosiddetto “colpo di calore” (il calore prodotto dai muscoli non riesce ad essere smaltito e si traduce in un forte aumento della temperatura corporea), che può diventare mortale. Altri effetti indesiderati sono: vomito, crampi alle articolazioni, dolori di testa, capogiri, scarsa concentrazione, improvvisa stanchezza, depressione e panico, sino a pensieri suicidi. Gli effetti indesiderati a lungo termine sono ancora in fase di studio, ma senza dubbio l’assunzione prolungata causa insonnia e danni cerebrali irreversibili. Gli studi fin qui compiuti non hanno dimostrato che l’ecstasy induce dipendenza fisica, sicuramente dà dipendenza psicologica e tolleranza (per ottenere lo stesso effetto sono necessarie dosi sempre maggiori, con i rischi conseguenti). L’assuntore proverà la sensazione di non riuscire più ad avere normali rapporti interpersonali senza aiutarsi con pasticche d’ecstasy, tutto il mondo parrà senza colore. Un discorso a parte meritano gli effetti allucinogeni dell’ecstasy, vale a dire l’alterazione delle percezioni sensoriali e della realtà che, con la congiunta assunzione d’alcool etilico ed i conseguenti disturbi dello stato di vigilanza, sono i principali responsabili delle cosiddette “stragi del sabato sera”.

LSD

6. LSD
Il nome tecnico è dietilammide dell’acido D-lisergico. Si tratta di una sostanza allucinogena, vale a dire di una sostanza che provoca allucinazioni. L’allucinazione, secondo il dizionario di psicologia di Umberto Galimberti, è la percezione di qualcosa che non esiste e tuttavia è ritenuta reale, è involontaria e non criticata, ha i caratteri della sensorialità e della proiezione spaziale. L’LSD è stato scoperto per caso, nel 1938, nei laboratori dell’industria farmaceutica “Sandoz”, da due chimici: Stol ed Hoffman. Nel 1945, Hoffman, lavorando in laboratorio scoprì casualmente gli effetti dell’LSD, sperimentandoli involontariamente su se stesso. Hoffman si sentì male, provò visioni fantastiche e colorate, con effetti simili a quelli causati dalla schizofrenia. Ecco la descrizione: “””Nella fase terminale, durante la purificazione e la cristallizzazione della dietilamide dell'acido lisergico in forma di tartarato (sale dell'acido tartarico), fui costretto a interrompermi a causa di insolite sensazioni. La descrizione che segue di questo imprevisto proviene dal rapporto che inviai al professor Stoll: Venerdì scorso, 16 aprile 1943, a pomeriggio inoltrato ho dovuto interrompere il lavoro in laboratorio e far ritorno a casa. Ero affetto da una profonda irrequietezza, accompagnata da leggere vertigini. Mi sono sdraiato e sono sprofondato in uno stato d’intossicazione niente affatto spiacevole, marcato da una immaginazione particolarmente vivida. In una condizione simile al sogno, ad occhi chiusi (la luce del giorno era abbagliante e fastidiosa), riuscivo a scorgere un flusso ininterrotto di figure fantastiche, di forme straordinarie che rivelavano intensi giochi caleidoscopici di colore. Dopo circa due ore questo stato svaniva. Il decorso di questi sintomi singolari faceva sospettare l'esistenza di un'azione tossica esterna; ipotizzai una relazione con la sostanza con cui stavo lavorando, il tartarato della dietilamide dell'acido lisergico. Questo implicava un'altra domanda: come ero riuscito ad assorbire il composto? A causa della nota tossicità delle sostanze a base di ergot, seguivo sempre abitudini di lavoro molto scrupolose. Poteva darsi che, durante la cristallizzazione, tracce di LSD fossero venute a contatto con la punta delle dita, e da lì fossero state assimilate attraverso la pelle. Se I'LSD era davvero la causa di questa bizzarra esperienza, doveva trattarsi senza dubbio di una sostanza di straordinaria efficacia. Pareva ci fosse un unico modo per fare chiarezza. Decisi di sperimentarlo su me stesso. Con la massima cautela, iniziai la programmata serie di prove a partire dalla più piccola quantità che potevo presumere avesse qualche effetto; considerando l'azione nota all'epoca degli alcaloidi dell'ergot: 0,25 mg (mg = milligrammo = un millesimo di grammo) di tartarato di dietilamide dell'acido lisergico. Segue l'annotazione nel mio diario di laboratorio di questo esperimento, in data 19 aprile 1943. Albert Hoffman”””. Qualche giorno dopo Hoffman assunse volontariamente dell’LSD e così descrisse gli effetti. “””Ogni cosa del mio campo visivo tremolava ed era distorta, come se fosse vista in uno specchio curvo... Pezzi di mobilio assumevano forme grottesche, minacciose... La signora della porta accanto, che riconoscevo a fatica... non era più la signora R., ma piuttosto una strega insidiosa e malevola, con una maschera colorata sul viso... Ancora peggio, delle trasformazioni demoniache del mondo esterno erano le alterazioni che percepivo in me stesso, nel mio essere interiore. Ogni esercizio della mia volontà, ogni tentativo di porre fine alla disintegrazione del mondo esterno e della dissoluzione del mio io, sembravano uno sforzo sprecato. Un demone mi aveva invaso, aveva preso possesso del mio corpo, della mia mente e della mia anima. Saltai su e urlai, cercando di liberarmi da lui, ma ricaddi di nuovo disteso e smarrito sul sofà. Ero preso dalla terribile paura di diventare pazzo. Ero portato in un altro mondo, in un altro luogo, in un altro tempo. Il mio corpo sembrava senza sensazioni, senza vita, strano. Stavo forse morendo? Era questa la transizione? A volte pensavo che il mio io fosse all’esterno del corpo che mi apparteneva e allora percepivo chiaramente, da osservatore esterno, la tragedia completa della mia situazione... La mia famiglia (mia moglie e miei tre figli) avrebbe mai capito che non avevo compiuto quell’esperimento avventatamente, irresponsabilmente, ma piuttosto con la massima prudenza, e che un risultato come quello che mi era capitato non era in alcuna maniera prevedibile?”””
La produzione dell’LSD inizia con l’azione parassitaria di un fungo della segale, il Claviceps purpurea (nome comune: Ergot). In particolare quando il parassita attacca le spighe di segale fa fuoriuscire da queste un liquido giallo, denominato “rugiada di miele” o “mielata”. Il liquido in questione attira gli insetti che oltre a nutrirsene contribuiscono al trasporto ed al successivo attecchimento delle spore di Claviceps purpurea in altre spighe di segale. Quando il campo di segale è stato infettato e la pianta si secca, il micelio presente nelle spighe s’indurisce, assumendo una forma a cono e dando origine ad una spiga dalla forma particolare, la segale cornuta. La maggior parte degli alcaloidi contenuti nel parassita della segale cornuta derivano dall’acido lisergico.

Nella forma pura l’LSD si presenta sottoforma di un cristallo trasparente, oppure in forma liquida della consistenza e dell’aspetto dell’acqua. Nel mercato clandestino degli stupefacenti si trovano piccoli francobolli colorati impregnati di LSD. Questi vengono appoggiati sotto la lingua, lasciando sciogliere gli acidi. Dopo pochi minuti dall’assunzione si avranno effetti euforizzanti accompagnati da confusione, debolezza, vertigini, nausea. Dopo 2-3 ore dall’assunzione compariranno illusioni visive, acustiche, tattili, termiche, fenomeni di sinestesia (si potrà sperimentare il colore di un suono, il sapore di un colore ecc.). Si potrà sperimentare la comparsa di forme geometriche in movimento che andranno a sovrapporsi agli oggetti o alla luce. Si avranno visioni paradisiache od infernali, a ciò contribuiranno il set (ad es. lo stato d’animo preesistente all’assunzione) ed il setting (ad es. il luogo, la compagnia). Dopo 4-5 ore si avrà rilassamento e la sensazione di trovarsi in uno stato magico. L’effetto dell’assunzione da LSD durerà dalle 10 alle 16 ore. L’assunzione di LSD ha effetti collaterali molto pericolosi poiché l’assuntore sarà portato a credere d’essere invulnerabile, di poter vincere la forza di gravità, di attraversare i muri, aumentando così la probabilità d’incidenti. Altri effetti collaterali sono attacchi di panico, alterazione della capacità di pensiero e di giudizio. L’assunzione d’alte dosi di LSD può provocare completa confusione mentale e collassi nervosi. Un altro effetto indesiderato dovuto all’assunzione di LSD è il flashback retrospettivo, ovverosia l’improvvisa insorgenza, anche dopo anni, di una sensazione esperita in un precedente “viaggio”.

Termina qui l’elenco di alcune delle più comuni droghe usate sino ad oggi. Purtroppo è necessario dire sino ad oggi, infatti il mondo degli stupefacenti è in continua evoluzione e la legislatura è sempre un passo indietro. Attualmente sono presenti sul mercato delle droghe potentissime, i cosiddetti “nuovi sballi”, e solo alcune di queste hanno attenzione legale quali la piperazine (generalmente in forma di compresse), la ketamina (anestetico veterinario che si presenta in polvere bianca), shaboo (si presenta in forma cristallina), cobret (assunta invece della cocaina o dopo di questa, per il suo effetto calmante), GHB (pericolosissima, detta anche droga dello stupro, si presenta in forma liquida), smart drug (dette anche droghe furbe), allucinogeni derivati da piante e semi per lo più provenienti dal Centro America, sono numerosissime ma solo pochi principi attivi sono inseriti nella tabella allegata al DPR 309/90.

Bibliografia

Bibliografia

Andreoli V., La testa piena di droga, R.C.S. Libri S.p.A., BUR Saggi, Milano, 2008
Baccini C., Sostanze d’abuso e tossicodipendenze una visione molecolare del fenomeno, Edizioni Sorbona, Milano, 1997
Bernanos, G., Diario di un curato di campagna, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano, 1946
Burroughs W. S., Pasto nudo, Adelphi Edizioni S.p.A., Milano, 2001
Galimberti U., I vizi capitali e i nuovi vizi, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Saggi Universale Economica Feltrinelli, seconda edizione, Milano, 2008
Galimberti U, L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Serie Bianca Feltrinelli, nona edizione, Milano, 2008
Malizia E., Ponti H., Coca e Cocaina, Il sapere, Tascabili Economici Newton, nr. 89, Roma, 1995
Moravia, A., La noia, Tascabili Bompiani, XV edizione, Milano, 2005
Riviste consultate
AA.VV., Droghe e dipendenze, Mente & Cervello, Edizioni Le Scienze, maggio-giugno 2004, nr. 9
Bucchieri A., Fabiani A., Nuovi Sballi, Polizia Moderna, Edito a cura del Fondo di Assistenza per il Personale della P.S., gennaio 2008
Villalón C., Il regno della Coca, National Geographic Italia, Gruppo Editoriale l’Espresso S.p.A., luglio 2004

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