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i sevizi sociali per anzianiCapire meglio i processi di invecchiamento ed ipotizzare possibili percorsi sociali per gli anziani, partendo da una nuova iniziativa a Roma

 

Negli ultimi anni si è dato sempre maggiore risalto all'aspetto della soggettività e unicità dell'individuo e del processo di invecchiamento che lo coinvolge: ci si è accorti che non è possibile compiere generalizzazioni, essendo troppo rilevanti le differenze individuali, dovute alle diverse storie e alle diverse situazioni esistenziali (Barucci M, 1993).
Nel processo di invecchiamento giocano un ruolo fondamentale tre fattori che si influenzano reciprocamente:
- aspetto biologico che implica le trasformazioni fisiche;
- aspetto psicologico in cui rientrano i processi di ri-adattamento alla nuova realtà di vita quotidiana;
- aspetto sociale che comprende il cambiamento del ruolo dell'anziano nella società (Reda GC, 1982; Mastronardi V. et al, 1993).

Il deficit sensoriale, così come quello motorio possono causare difficoltà nella stimolazione cognitiva, sia direttamente, sia tramite l'isolamento. I difetti uditivi producono imbarazzo, vergogna e limitano conseguentemente le interazioni sociali; anche i difetti motori, molto frequenti negli anziani, diminuiscono l'autonomia del soggetto, la sua possibilità di rapporti interpersonali (Barucci M, 1993).
A questo proposito, Musco (1982) sottolinea come riduzione sensoriale e minore efficienza motoria possano determinare difficoltà di decodificazione degli stimoli e limitazione delle possibilità manipolative sull'ambiente. Tutto ciò può portare, a sua volta, a un restringimento dello spazio fisico e quindi di quello psicologico, con l'aumento della tendenza all'introversione e all'isolamento.
La ricerca scientifica sempre più spesso documenta come molte delle perdite attribuite al tempo sono provocate da un cattivo stile di vita, da abitudini alimentari errate e dallo scarso esercizio. Va sottolineato che la grande maggioranza delle persone anziane - oltre i 65 anni - conserva un cervello in grado di funzionare in modo corretto. È stato dimostrato che, un ambiente stimolante unito ad un buon esercizio produce un aumento dello spessore e del peso del cervello, oltre che un aumento dei collegamenti tra neuroni e un miglioramento delle performance generali.
Con il passaggio all'attuale era post-industriale, il ruolo dell'anziano all'interno della società e della famiglia si è modificato in modo sostanziale. L'inizio della vecchiaia viene oggi sancito in modo brusco e repentino, dal pensionamento e dalla perdita dello status sociale connesso al ruolo di lavoratore.
La nostra cultura di paese occidentale si fonda in prevalenza, ancora, su valori legati alla produzione ed al lavoro e la stessa esistenza dell'individuo è valutata eccessivamente in termini di capacità lavorativa. Da questo punto di vista può accadere facilmente che le ore conquistate in favore del "tempo libero" grazie al miglioramento sociale, finiscano con il costituire paradossalmente un problema per i pensionati, quando non siano stati preparati ad una sua proficua utilizzazione. Il tempo liberato dall'obbligo lavorativo rischia quindi, di diventare spesso un tempo di "forzata inattività" per la perdita da parte dell’anziano del suo ruolo produttivo e per l'incapacità di vivere la sua età libera in maniera utile e creativa.
Inoltre al pensionamento si collegano spesso difficoltà economiche che incidono negativamente sulla qualità di vita dell'anziano e sul suo equilibrio psicologico (Birren JE, Renner J, 1977). Il pensionamento forzato e anticipato sembra dunque avere peggiori conseguenze sul tono dell'umore, specie in assenza di alternative vissute dal soggetto come validi sostituti dell'attività perduta.
Il disagio del pensionamento è particolarmente evidente nell'uomo, che trova maggiori difficoltà a crearsi nuovi interessi, mentre la donna in genere lo tollera meglio, dedicando il proprio tempo alla cura della casa e della famiglia, nonché a legami affettivi alternativi (Coda S, 2000)
Il tempo libero, può risultare un tempo vuoto ed in grado di favorire nell’anziano un processo graduale di isolamento e di solitudine, specialmente quando sia mancato qualsiasi intervento psicogeragogico nelle precedenti età. La persona anziana che si mantiene attiva ed operosa può trovare nuovi incentivi e ruoli che gli permettano di far fronte al senso di inutilità, di mancanza di prospettive e di risorse, cui non sempre l'anziano è in grado di contrapporre nuovi obiettivi e interessi, ma soprattutto al rischio di emarginazione sociale e solitudine (Aveni Casucci M.A., 1982).Solitudine vuol dire sentirsi soli e questo accade a chi vive isolato ed appartato, non per scelta propria, ma per condizione imposta dagli organismi sociali, economici e culturali. In questo senso possono soffrire di solitudine, sentirsi soli, anche i vecchi che, pur vivendo in famiglia o in qualche comunità di tipo assistenziale sperimentino paradossalmente l'isolamento affettivo e l'emarginazione quando la convivenza con i congiunti crea problemi e frustrazioni reciproche.
Dalla parte dell’anziano c'è, infatti, un bisogno continuo e pressante di affetto ed una costante esigenza di comunicazione che non trovano sempre corrispondenza nei membri giovani e adulti della famiglia. Nella maggioranza dei casi figli e nipoti non sono in grado di dare una risposta completa ai bisogni del loro congiunto che finisce per sentirsi un estraneo e quasi un intruso nel contesto affettivo familiare (Carrieri F, Greco O, Catanesi R, 1992).
Le possibilità di conflitti, frustrazioni, dissapori all'interno della famiglia sono continue: le differenze di età portano a concezioni diverse della vita e dei suoi valori, della moralità, della religione. Si può arrivare a veri scontri generazionali con dinamiche di competitività, di risentimento, di invidia, di colpevolizzazione verso i figli, i quali reagiscono spesso con rifiuto o senso di colpa e iperprotezione verso i genitori (Barucci M, 1993).

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