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9 aprileSiamo ormai vicini alle elezioni del 9 aprile e tutto sembra procedere per il peggio. Una campagna elettorale come non si era mai vista in Italia, ha preso il passo ad un democratico confronto sui contenuti e sui programmi.

 

 

 


I PARTE

Siamo ormai vicini alle elezioni del 9 aprile e tutto sembra procedere per il peggio. Una campagna elettorale come non si era mai vista in Italia, ha preso il passo ad un democratico confronto sui contenuti e sui programmi. Quale che sia la questione del contendere (la vittoria alle politiche di aprile), l’operato dei due schieramenti è sicuramente non all’altezza di un paese democratico, ammesso che il nostro ancora lo sia. Se la politica ed i politici sono espressione della nostra società, ed io penso che sia così, questo è ciò che vogliamo e questo ci meritiamo.
Trattare il proprio avversario come un nemico da abbattere, da distruggere, da avvilire con tutte le armi possibili (processi in diretta televisiva, aule di tribunale ed ancora grida, urla e attacchi personali), è come se gli atleti di una competizione prima di ogni gara si prendessero a randellate, chi resta in piedi può partecipare alla sfida e dimostrare i propri argomenti.
Il fatto che, sia a destra che a sinistra si continui ad insistere su questa strada, dimostra come da ambo i lati vi sia un forte deficit di contenuti e di scaltrezza politica. La sinistra non ha fatto altro che dare l’appiglio a Berlusconi il quale, da furbo venditore di fumo, non ha fatto altro che cavalcare l’onda. Purtroppo ci aspettano altri tre mesi di spettacolo, uno spettacolo infimo, una lotta piena di colpi bassi, come  nei peggiori programmi spazzatura, anche questi molto seguiti.
Le collusioni che stanno emergendo tra mondo degli affari e politica non fanno altro che dimostrare che questa classe dirigenziale dopo appena quindici anni è già logora. Io personalmente non salverei, tranne qualche raro caso, nessuno.
La questione è sicuramente molto più vasta ed investe una tendenza ormai diffusa in tutto il mondo che con l’avvento della globalizzazione e della liberalizzazione dei mercati ha visto molto velocemente svendere i principi democratici all’economia, agli affari ed ai grossi interessi finanziari.
Ormai chi comanda in politica è il potere economico, piccoli gruppi molto potenti influenzano scelte che dovrebbero riguardarci tutti, aiutare i più deboli e migliorare il nostro vivere.
L’Italia è forse uno degli esempi più riusciti di questa distorsione del sistema democratico: un capitano d’affari, di incerte fortune e di passati ancora oscuri, ha influenzato ed influenza questa seconda repubblica. Si è ritagliato addosso, anche grazie agli assist che spesso gli sono stati forniti dai suoi avversari, il ruolo centrale della vita istituzionale; forse non si parla sempre di Berlusconi nel bene o nel male?
Ed adesso ci si scandalizza, si è sorpresi se anche la controparte (non parlerei di sinistra, controparte per il potere), si è adeguata, se ha cercato di entrare nei salotti buoni della finanza con tutte le scarpe (anche se non lo ammetteranno mai), ormai per fare politica si ha bisogno di appoggi e contante, molto contante.
Sono ormai diversi anni che Bertinotti frequenta il salotto di Vespa, sono diversi anni che tanti esponenti della “sinistra”, per avere la stessa visibilità e le stesse armi dei propri avversari, hanno venduto l’anima sempre e soltanto sul campo di battaglia deciso da Berlusconi.

 

 


II PARTE

Diamo seguito allo sfogo del mese scorso (riproponendo questa rubrica) che doveva essere fine a se stesso, ma a cui abbiamo deciso di dare un’ulteriore continuità. Questo per una serie di motivi personali e non, di cui non staremo qui a parlarvi, ma soprattutto per una specie di sfogo intimo, di liberazione interiore, per avere uno spazio in cui si può dire francamente e a volte anche “terra terra” ciò che si pensa di questa lunga campagna elettorale.
Lunga perché ancora manca più di un mese al giorno delle “consultazioni”, ma che per dirla chiaramente ci ha già stufati. E’ vero, qualcuno può pensare che uno spazio critico come questo lascia il tempo che trova, si rappresenta come una sorta di lamentela continua fine a se stessa, ma esistono materie del contendere? Ci sono tematiche reali su cui confrontarsi, arrabbiarsi, c’è qualcosa da difendere, in ciò che questi politici ci propinano?
Qualcosa c’è veramente: è la nostra intelligenza, la nostra indipendenza ed autonomia critica di scelta, di analisi, anche se ci sentiamo impotenti.
Proprio per questo ci affacciamo ai dibattiti, alle discussioni, ai confronti ormai stancamente, sicuri che tutto quel poco che avevano da dirci è ormai stato detto e quel che resta è un continuo parlarsi sopra, un bombardamento mediatico che ripete se stesso su di noi, soltanto per cercare quella corda più recondita che può farci scattare dicendo “hai ragione ti voto”; oppure per prendere il televisore con tutti i giornali per farci un bel falò.
Un rimedio per la sopravvivenza che stiamo attuando e che consigliamo caldamente è quello che abbiamo chiamato “la visione selettiva”, una selezione televisiva logico-illogica di lontana derivazione lombrosiana, con un piccolo spruzzo di spirito politico di seconda repubblica; eccone un breve campionario:

Rutelli: si consiglia alle donne singles di vederlo senza audio, basta la sua piacioneria per soddisfare i vostri più reconditi appetiti; è per voi preferibile ammirarlo appoggiando il televisore sopra una tavola ben imbandita, a lume di candela, così di avere la sensazione di un bel incontro romantico-flertante; per gli uomini può rappresentare fonte di stress oppure di orgoglio pensando a ciò che potevamo essere e ciò che siamo diventati.

Fini: ecco, è come uno di quei tappeti spesso visti in case di studenti molto poco ordinati. Sembra bello pulito e lindo, ma basta alzarlo che sotto ci trovi tanta di quella sporcizia incrostata negli anni che già sai che non basteranno centinai di lavaggi per ripulire tutto. anche se lo fai con l’acqua di Fiuggi; si consiglia una bella doccia.

Vladimir Luxuria: nobili intenti, ma lo hanno costretto a snaturarsi o lo ha deciso da solo? Erano molto meglio le pailettes e le penne di struzzo a questo tailleur doppio petto blu, molto più simpatico e naturale e forse in quei panni riusciva ad essere più pungente e corrosivo, speriamo che sia una calcolo che serva…anche perché con quel filo di trucco è molto meno stuccato di tanti altri politici; allora il consiglio è: siate voi stessi.

Gianluigi Paragone (direttore della Padania): o ho la sfortuna di vederlo sempre io oppure è diventato il primo prezzemolino commentatore politico, promosso non si sa con quale merito; guardandolo ha tutte le caratteristiche dell’antiPadano, grasso, spelaticcio, scuro e con grossi labroni da jazzman, sembra quasi un Armstrong di casa nostra; allora si consiglia di dargli una bella tromba e mandarlo in una di quelle balere del nord-est con il gruppo di Raul Casadei, della serie: gli scherzi della genetica.

Prodi: speriamo che le idee che ha in testa non siamo organizzate allo stesso modo di come le esprime…per tale motivo anche noi non ci esprimiamo più di tanto, ma a giudicare dal programma che ha partorito (182 pagine) ci sarà bisogno di molto tempo per comprendere; consigliato per chi ha molte pause di riflessione e vuole capire meglio se stesso.

Berlusconi: io credo a tutto quello che dice: è vero, tutto quello che dice di aver fatto lo ha realmente fatto, non si discute, enigmatico come la Gioconda sferzante come il Joker è il mio vero supereroe, ci ha salvati. Solo una cosa gli rimprovero, l’unica vera grande riforma che doveva fare: la tassa sulle cazzate, sulle bugie sulle falsità, lui si troverebbe sul lastrico e noi ce lo saremmo tolto dai piedi.

 

 



III PARTE

Il voto si avvicina, è anche per noi si avvicina il momento di fare delle scelte. Come ho già detto questo piccolo spazio di “sfogo”, ci ha accompagnato per qualche tempo ed è ormai al suo ultimo atto. Da quei pochi che lo hanno letto è stato interpretato a volte con ironia altre volte come esempio di quest’epoca: il completo disfacimento delle ideologie, l’anti-identificazione politica, la ricerca della critica ad ogni costo.
Non importa, tra poco si vota e tutto sarà finito.
Si parlava di scelte e la nostra è già presa da tempo, dopo neanche tante discussioni, quindi si può ben dire che non facciamo parte del famoso e ricercato gruppo degli indecisi, la famosa classe media che deciderà le elezioni. Ammettendo che questo celebre voto moderato esista poi veramente in Italia. Su un interessante articolo Eugenio Scalfari, dopo un’attenta disamina dello sviluppo sociale del nostro paese, arriva alla conclusione che non esiste in Italia una reale e matura borghesia riformatrice o di destra, siamo sempre stati un paese anomalo e noi crediamo a questa visione almeno per l’autorevolezza della fonte.
Purtroppo la nostra scelta alla fine non è risultata “a favore di”, bensì è stata una decisione “contro chi”, quindi non parte dalla vicinanza con uno dei due leader canditati alla guida del prossimo governo, ma trae spunto dalla maggiore lontananza tra il nostro pensiero e quello di Berlusconi e di tutto ciò che rappresenta.
Il nostro voto è palesemente anti-Berlusconi, anche questa è una scofitta ne siamo consapevoli, ma è almeno una speranza. La speranza che uscendo dalla vita politica porti con sé tutto il berlusconismo, tutto ciò che ha rappresentato e significato in questi ultimi dieci anni. Un modo di raffigurare se stessi e la vita politica troppo personale, troppo identificato, troppo indecifrabile e troppo televisivo. Tutti si sono dovuti adattare all’essere Berlusconi, a giocare sul suo stesso campo ad averlo sempre al centro dei propri discorsi, sia che fossero critiche o elogi. Basta, non voglio sentire più nessun politico che abbia il cognome che inizi per B..
Certo se è stato così, noi tutti abbiamo delle colpe, tutti, da chi lo ha sempre attaccato a chi lo ha sempre lodato, dai suoi avversari politici ai suoi alleati che gli hanno permesso di tutto pur di mantenere intatto il loro potere.
Speriamo che finisca, sicuramente finirà, come dice spesso un mio amico “voglio tornare a leggere i giornali, voglio tornare ad interessarmi di politica, voglio un dibattito chiaro non questo teatrino”.
A dopo le elezioni.

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