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le due simoneFeltri si sbagliava: a volte i media, così come la vita, si rivelano talmente imprevedibili da farci assaporare l’attesissima scena di liberazione di quelle stesse ragazze che appena qualche giorno fa erano state date per spacciate morte trucidate.

E invece Simona Pari e Simona Torretta sono tornate a casa. Su tale affermazione tanto positivamente sorprendente, che ammicca ai cuori speranzosi di tutti noi italiani, incombe tuttavia un’intricata catena di dubbi.Perché le hanno rapite? E’ l’interrogativo più immediato, quello che scatta spontaneo già al solo percepire della parola “rapimento”, figurarsi quando si tratta di rapimento di donne con tanto di attivo impegno pacifista! Ufficialmente sono state rapite perché ritenute delle spie. Mmh. E allora perché sono state liberate? Semplice, Watson: perché i “cattivi” si sono accorti di aver sbagliato. Nessuno scrittore di gialli avrebbe trovato una soluzione tanto ovvia da apparire inverosimile, eppure le stesse ex ostaggi, non hanno esitato a dichiarare: “Ci hanno trattato con rispetto (…) alla fine ci hanno chiesto perdono”. Addirittura, a sentire le Simona, tutt’oggi desiderose di tornare in Iraq nonostante tutto, quelli che fino a poco tempo fa venivano bollati come loro sospetti assassini, si sono rivelati invece una sorta di maestri di civiltà: hanno distribuito medicinali, elargito Corano in inglese e usato gesti delicati all’insegna della non-violenza…-si fosse trattato di un film ci verrebbe da chiedere: Sindrome di Stoccolma*?!Intanto serpeggiano voci che infastidiscono i “piani alti”. Si parla di un riscatto. “Al Rai al Aam”, il quotidiano del Kwait, assicura il pagamento di ben UN MILIONE DI DOLLARI.Scelli, commissario straordinario della Croce Rossa Italiana nonché intermediario a cui sono state consegnate le due ragazze una volta liberate, s’infuria. E Frattini, ministro degli Esteri, smentisce parlando di riscatto di tipo esclusivamente politico. Non si può negare, tuttavia, che l’ipotesi del riscatto monetario possa risultare credibile, e non solo a noi cittadini ignoranti, ma anche a chi in qualche modo respira l’aria del governo, come il Presidente della Commissione Esteri della Camera Selva (AN), pericolosamente sincero fino all’osso: “Ufficialmente si nega, ma credo che alla fine abbiamo pagato”. Certo è che, se così fosse, l’Italia si aggiudicherebbe una (altra?) gran figuraccia, non a livello umano (siamo tutti molto felici per la sorte delle due Simona, s’intende!) quanto a livello diplomatico internazionale. Pagare un riscatto equivale ad incentivare il rapimento, a promuovere finanziare quasi avallare l’abominevole atto terroristico che ne è alla base. Pertanto personalmente preferisco non credere a questa vergognosa ipotesi, perché per la liberazione di due vite non si può rendere un paese schiavo (del terrorismo, del dio denaro). E allora: calunnia diffamatoria o cruda realtà? Troppe le domande, dunque, che si addensano sulla vicenda delle due Simona. L’unica immensa soddisfacente certezza è che, finalmente, siano qui sane e  salve, di nuovo in mezzo a tutti noi. *=  Si definisce "Sindrome di Stoccolma" quella particolare situazione in cui la vittima può manifestare dei sentimenti positivi nei confronti del reo, arrivando ad instaurare con lui anche un forte legame affettivo. Prende il nome dalla città in cui, nel 1973, a seguito di una rapina in banca, gli impiegati presi in ostaggio richiesero la clemenza alle autorità per i loro sequestratori.

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