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terrorismo mediatico23 Settembre 2004, ore 22.55. Mancano cinque minuti all’inizio del programma che da anni s’infiltra nelle nostre case grazie al faccione abbronzato / truccato di Bruno Vespa.

 

“Mancano cinque minuti” grida il tecnico di turno; lo studio è in fermento, si respira un’inaspettata ansia che traspare un minimo anche dagli occhi del veterano conduttore. Perché stasera non è una puntata come le altre, stasera nessuno è in vena (almeno all’inizio) di polemiche battibecchi sproloqui inutili, stasera c’è voglia solo di silenzio. ANGOSCIA E SPERANZA è il titolo che abbraccia il maxischermo alle spalle di Vespa. Stasera si parla delle  due Simona, Torretta e Pari, scomparse già da molti giorni. Vive o morte? Questa è la domanda che tutta l’Italia si sta ponendo dopo quel messaggio inquietante comparso sul Web. A Palazzo Chigi sono pronti a scongiurare la tragedia, la notizia è inattendibile, parola di Casini. Feltri, invece, in collegamento video, non sembra essere così d’accordo, tant’è che legge con una punta di orgoglio il titolo appena sfornato del giornale di cui è direttore (“Libero”): “SGOZZATI E CONTENTI”. Un titolo che gela il sangue, che va avanti parlando di teste rotolanti da una parte e di occhi che preferiscono non vedere dall’altra, una diretta accusa, insomma, all’universo mediatico che finge di non sapere occultando con ipocrisia filmati cruenti ma importanti, e “intanto va in onda il Grande Fratello”. Parole dure, secche, che fanno pensare ma che sanno di disumano. Tuttavia, ecco subito il tema conduttore della puntata, ovvero il TERRORISMO MEDIATICO con la relativa domanda che ne scaturisce: è giusto dare in pasto al pubblico filmati di sgozzamenti vari o ci si deve limitare ad un semplice accenno verbale privo di spaventose immagini? In altre parole: fino a che punto può / deve arrivare l’informazione? Il dibattito si fa interessante, gli ospiti si schierano: inizia lo spettacolo. Condividono la sovraesposta teoria di Vittorio Feltri anche Ferruccio de Bortoli e Giuliano Ferrara, che sostengono entrambi la tesi secondo la quale i lettori come gli spettatori hanno tutto il diritto di conoscere la realtà fino in fondo, fino ai suoi meandri più scuri. Vespa, invece, è di tutt’altra opinione, come altri nello studio, perché così facendo si corre il rischio di trasformare i media in casse di risonanza per gli atti terroristici -una sorta di pubblicità, tanto per capirsi. Lo studio pullula di ipotesi e opinioni, dibattute più o meno correttamente, più o meno civilmente, da studiosi, giornalisti e note personalità. Troppo spesso gli ospiti politici si abbandonano a meri battibecchi di fazione, cercando sempre di dire la loro e di avere l’ultima parola ad ogni costo, dal rappresentante di Alleanza Nazionale a quello dei Comunisti Italiani, a quello della Margherita e così via. Il programma si fa a tratti esilarante per le acide battute di Feltri o per l’arguta comicità di La Russa (rapido esempio: Diliberto durante il suo discorso ripete: “Benché non credente… cioè, pur provenendo da una famiglia cristiana non sono credente… io non credo”; La Russa scoppia in un’esclamazione spontanea quanto inaspettata del tipo: “E vabbè non è mica un vanto sa?!” – le risate coinvolgono tutto il pubblico!) a tratti veramente interessante grazie ai vari collegamenti esterni (vedi ad esempio Magdi Allam del “Corriere della Sera”) e al documentario di un giornalista della Rai inviato per sei mesi in Iraq che ha conosciuto di persona e quindi intervistato le due Simona tutte intente nel loro lavoro umanitario di “Un ponte per…”. Sbalordisce la loro scelta consapevole di non avere scorta, per non compromettere il rapporto di fiducia costruito a fatica con quel popolo martoriato, quello stesso popolo che le ha tradite rapite forse decapitate. Errore di valutazione o eroismo? Feltri propende per la prima ipotesi, Franceschini per la seconda, ponendo l’accento sull’innocenza della popolazione civile: “donne e bambini… perché non fidarsi?”.Verso l’una di notte si susseguono le ultime frecciatine dopo un discorso che è sfociato sulla tematica scottante dell’immigrazione in Italia; poi la telecamera si concentra di nuovo sul faccione di Vespa sormontato dai volti delle due Simona. Si attende dunque con speranza. O, per molti, con disperazione.

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