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abuso e amoreL' America si sa, è più avanti di noi.
E succede anche quando si parla di abuso su minori.
In Italia i dati statistici ci evidenziano una netta preferenza dell'uomo  per le condotte aggressive -violenza sessuale, maltrattamenti fisici, percosse...- e psicologica sul minore, mentre la donna sembra prediligere quel comportamento che gli studiosi definiscono "Inadeguatezza delle cure".
Questo tipo di violenza indirizzata al bambino, riguarda sia il non tener conto dei bisogni e desideri dello stesso partendo proprio da quelli fisiologici di sonno, fame e sete-, sia la mancanza di rispetto verso il bambino come essere umano. Una mancanza di rispetto che si riscontra frequentemente verso la donna, vittima anch'essa di soprusi e maltrattamenti fisici e psicologici, e non di meno verso gli animali -l'abbandono estivo dei cani ne è un chiaro esempio-.
Tornando all'abuso su minore, dicevamo che, in Italia, questo si rivela particolarmente attuato dal sesso maschile (il cosi detto "pedofilo"). In America succede esattamente il contrario.
Ce lo dimostra il caso accaduto più di sette anni fa, nello stato di Washington e che divise l'America per tutto il processo. Un'insegnante di scuola media, certa Mary Kay, fu accusata e condannata per aver avuto una relazione con un suo allievo di origine samoana, Vili Fualauu, più piccolo di 21 anni. La storia e il relativo intervento della magistratura fino alla condanna, ebbe una forte risalto nell'opinione pubblica e sui media americani. All'epoca dei fatti lei aveva 34 anni e proveniva da una famiglia ultra cattolica e conservatrice: il padre ebbe una breve ma intensa carriera politica fino alla canditatura per la presidenza come indipendente e divenendo il "nuovo profeta dei rigidi valori familiari"; la madre casalinga, anche lei di un fortissimo orientamento cattolico. La carriera del padre e l'apparente intransigenza morale  della famiglia (negli anni '70 l'uomo subirà un'accusa per dei figli illegittimi avuti da un'altra donna), fanno crescere la piccola Mary in un ambiente profondamente in contrasto con il nuovo vento di liberazione introdotto dalla cultura degli anni sessanta e settanta. La giovane frequenta il college e, molto carina e ambita dai ragazzi, rimane incinta da uno di questi, Steve: non lo ama, ma per non abortire decide di sposarlo.
La vita di coppia è fin da subito difficile: lui la tradisce, lei alleva i quattro figli avuti  con tanto amore, le liti sono sempre più frequenti. I coniugi si trasferiscono dall'Alaska dove avevano vissuto, allo stato di Washington, dove lei inizia ad insegnare in una scuola elemantare; è molto appassionata del suo lavoro e riesce a sviluppare un bellissimo rapporto con tutti i bambini che la amano e in breve viene trasferita ad insegnare nella locale scuola media, dove riincontra quel ragazzo samoano già suo alunno alle elementari ed al quale aveva predetto un futuro da artista. La nascita della passione, le scappatelle per incontrarsi, la gravidanza di lei, in breve, come in tutte le cittadine di provincia, le voci iniziano a girare; il marito venutone a conoscenza la picchia e la insulta, arriva la denuncia anonima per abuso di minori.
Questa è la prima storia. La storia di due vite lontane che si incontrano; da quel giorno ne inizia un'altra che non coinvolge più i destini di due persone o delle anime di una piccola cittadina, ma diviene pubblico dominio di un'intera nazione, una nazione piene di eccessi e contraddizioni, culla delle più importanti correnti alternative e allo stesso tempo patria dei più bigotti e arretrati movimenti conservatori. Questi due poli fanno da sempre parte dell'anima degli Stati Uniti fin dal tempo dei primi padri fondatori.
Tornando alla nostra seconda storia, la donna viene condannata, dopo un lungo processo sotto gli occhi delle televisioni, a tre mesi di carcere e sei mesi di riabilitazione in un centro specializzato per la cura dei pedofili. Scontata la detenzione viene però subito ritrovata col ragazzo in atteggiamenti molto intimi e subisce un secondo processo con una condanna ad una pena di sette anni. Conseguentemente all'ultima direttiva del Giudice, una volta uscita dal carcere, sarà obbligata a stare lontano dai due figli avuti dal giovane ragazzo.
Adesso dopo quasi sette anni sta per essere nuovamente rimessa in libertà, il ragazzo ha ormai più di 18 anni e vuole sposarla, ma la sua pena maggiore sarà sicuramente quella di non poter più riabbracciare i propri figli, divenendo più che una pena temporanea, già scontata per quello che può essere considerato un reato, un marchio a vita, una conseguenza interminabile in terra, un'espiazione infinita.
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Si è parlato a lungo di Pedofilia, a questo proposito possiamo ricordare che, da un punto di vista giuridico, un individuo fino agli anni quattordici è ritenuto "incapace di intendere e di volere" e quindi, se il comportamento abusante è indirizzato verso un bambino prepubere, esso è direttamente processabile. Dal punto di vista psicologico si ha pedofilia quando, oltre a quanto detto sulla vittima, "l'abusatore abbia almeno 5 anni più dell'abusato" e a seconda della gravità della manifestazione si possono distinguere tre livelli di classificazione:
- Lieve: quando gli impulsi parafiliaci non vengono messi in atto
- Moderato: quando l'impulso viene messo in atto occasionalmente
- Grave: quando l'impulso è agito ripetutamente
Le caratteristiche pedofile evidenziate, non lasciano dubbi sulla colpevolezza legale della donna che, avendo avuto centinaia di rapporti sessuali con un ragazzo di 13 anni e più piccolo di lei di 21, è stata sicuramente considerata in uno stato grave della patologia e come tale ha subito una lunga pena.
Evitando considerazioni di carattere strettamente legale e socialmente accettabile, è possibile stabilire un'età universalmente valida in cui un fanciullo è "capace di intendere e volere"? Può essere una semplice considerazione di carattere cronologico a stabilire il discrimine tra la colpevolezza e non? Sarebbe forse meglio analizzare la crescita culturale, mentale e sessuale dell' "abusato"? E soprattutto, si può realmente definire abusato un ragazzo che ha dei rapporti sessuali consenzienti con una donna anche molto più grande di lui, quando le statistiche affermano che mediamente i giovani hanno il primo rapporto sessuale intorno al quindicesimo anno di età?
Non è sicuramente questo il posto per dare risposta a tali domande e non ci sentiamo sicuramente in grado di poter esporre un giudizio di merito sulla questione analizzata, non conosciamo tutte le implicazioni, abbiamo cercato di riportare i fatti e di proporre qualche riflessione non tanto su una questione molto delicata, la pedofilia che spesso  ha influenze negative per il resto della vita e nei rapporti sociali di chi la subisce, quanto sul concetto di abuso, è possibile chiamare con questo nome un rapporto tra due persone anche se di età molto differenti? conosciamo tutti coppie regolarmente sposate anche con 20 anni di differenza, perchè allora nel rapporto tra una ventenne e un quarantenne non vengono colpevolizzate altre problematiche, sicuramente diverse da quelle del nostro caso, ma comunque importanti ed influenti per la vita del singolo e della coppia?
E' però da considerarsi sicuramente un accanimento quello di vietare la vista dei figli ad una colpevole e madre che ha scontato la sua pena, che ha subito la sua gogna mediatica, ma che non potrà più ( almeno per adesso) scrollarsi di dosso quella "pena divina" che le è stata inflitta dall'uomo eretto a giudice sulla sua intera vita a seguire; a questo punto forse lei avrebbe preferito una condanna a vita che le rendesse impossibile abbracciare e veder crescere i figli, perchè chiusa tra le quattro mura di un carcere...

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