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caso englaroTra gossip e notizie dissacranti, tra oratori e critici del costume assistiamo al dibattito ormai diventato insistente e pressante intorno al caso Englaro.

Tra gossip e notizie dissacranti, tra oratori e critici del costume assistiamo al dibattito ormai diventato insistente e pressante intorno al caso Englaro.Una ragazza tenuta in vita vegetativa da 17 anni aspetta di ratificare la sua non vita per decisione della legge degli uomini. Lunghe ed estenuanti attese che hanno fatto di questo caso una tavola rotonda sul significato della vita e della morte, su cosa è eticamente giusto o sbagliato. Oggi più che mai credere nella vita intesa come valore indiscutibile è diventato molto difficile forse perché assistiamo quotidianamente alla morte inconsapevole di tanta gente che ha pian piano sostituito il tutto con il suo contrario, la negazione delle scelte con la difficoltà di poter vivere accettando la sofferenza e il dolore. Una memoria questa che non ha radici su cui fondare e alimentare il presente perché evanescente come il confine sottile tra la vita e la morte. E su questo confine ci troviamo spesso ad adattare i nostri pensieri, i nostri desideri per un futuro migliore e più giusto coltivando le poche certezze che ancora ci restano. I sentimenti non bastano e la razionalità ci spinge spesso a scegliere senza essere gratificati e soddisfatti di quello che abbiamo ottenuto, spesso con grandi sacrifici. Un caso, quello Englaro che scuoterà le nostre coscienze accrescendo i nostri dubbi e lievitando il senso dell’ingiustizia e della necessità. Forse la cosa più importante, adesso e dopo che gli avvenimenti saranno di dominio pubblico, è aver parlato di un argomento che ci spinge a pensare e a riflettere, a dubitare umilmente sulle nostre certezze, a guardare alla morte e alla vita come due facce di una stessa medaglia, una medaglia che mostra a volte il suo aspetto più profondo e misterioso e che non potrà mai diventare una merce di scambio perché non ha un prezzo. Il bellissimo libro “Memorie di Adriano” termina con queste parole:…”Cerchiamo di entrare nella morte ad occhi aperti” ad indicare come anche gli angoli bui della nostra esistenza possano essere illuminati e accolti oltre i limiti che il tempo ci ha destinato.

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Studio di Psicoterapia MenteSociale

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