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DALLA BACCHETTA MAGICA AL FALLIMENTO TERAPEUTICO
Venerdì 21 Aprile,       workshop esperenziale 

 

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vecchiaiaNessuno dovrebbe permettersi d’invecchiare senza prima essere divenuto saggio. (Seneca)

“A che cosa serve vivere se poi la vecchiaia ti costringe a  stare su una sedia a rotelle?”
Cosi’ una anziana signora dal volto magro con i capelli ben curati e un filo di rossetto sulle labbra mi chiede in  una famosa clinica di riabilitazione, a Roma dove è ricoverata.
“Che tristezza essere vecchi!, non mi sento piu’ io”
Così si esprime un uomo di 70 anni circa allettato per una emiparesi sinistra e ricoverato in una clinica di Roma dopo aver condotto una brillante carriera come avvocato. Diversi anziani tra i 70 e gli 80 anni si ritrovano nello stesso salone di un Istituto di Riabilitazione e confessano la loro inutilità, la loro rabbia per la perdita della propria autonomia , fattor comune di tutti i pazienti ricoverati: stati mentali che inducono la persona verso una evidente disistima  di sè, il rimpianto del passato, la negativizzazione del presente e del tempo che rimane da vivere.

Non tutti reagiscono  in questo modo. Altri anziani, pur in condizioni fisiche fortemente debilitanti,  continuano ad essere protagonisti della vita, proponendosi nelle proprie esperienze,  vigili ed attenti ad intervenire come possono, anche con un sorriso, uno sguardo, un contatto con la mano.

Il comportamento non puo’ prescindere dalla personalita’ dell’anziano, dalle sue esperienze, spiegano alcuni autori. Certamente, ma la personalità si costruisce in un ambiente e, se gli anziani a tutt’oggi, nonostante i progressi avanzati nel campo della prevenzione,  nel miglioramento assistenziale,. si deprimono, avvertono smarrimento, tristezza, apatia, senso di solitudine, depressione, disistima, non siamo piu’ giustificati a persistere negli errori del passato, mentre cerchiamo di rimediare e di risolvere i problemi del presente.

Gli studi effettuati dalla neuropsicofisiologia spiegano che nel cervello si strutturano sia la personalità  che l’individualità della persona (IO cosciente).
La personalità è rappresentata da  esperienze, informazioni culturali acquisite e “conservate” (memorie) nel nostro cervello.
Questi engrammi neuronali che racchiudono le informazioni, le esperienze pregresse, si attivano automaticamente nell’emisfero sinistro del cervello che risponde all’esterno  sulla base di meccanismi associativi che collegano per similarità  gli stimoli in arrivo a quelli memorizzati in precedenza.  
Quante volte un genitore abituato da diverso tempo ad osservare atteggiamenti di aggressività da parte del figlio, attribuisce sempre lo stesso significato (aggressività= mancanza di rispetto, disobbedienza, negatività), mentre le motivazioni  vissute nel presente dal giovane sono completamente diverse  da quelle del passato?
In contemporanea all’attivazione dell’emisfero sinistro del cervello si verifica l’attivazione dell’emisfero destro, che  codifica i messaggi  informazionali in arrivo nel contenuto sostanziale (caratteristiche fisiche) e comunica  un messaggio integrato ed integrabile all’emisfero controlaterale (Sinergismo interemisferico). arricchendo le sue memorie e generando  una sintesi dinamica..
In poche parole i due cervelli  comunicano per loro fisiologia  attraverso il corpo calloso (commessura interemisferica delle fibre nervose) le proprie identificazioni informazionali,  parziali nel loro specifico, ma ricostruite  in maniera globale ed oggettiva alla realtà dai lobi frontali dove. attraverso le afferenze sensoriali, arrivano tutti i messaggi.
La realizzazione di risposte diverse ed integrate da parte dei due emisferi cerebrali concretizza nel tempo e nello spazio lo sviluppo dell’Io cosciente (Individualità della persona.
L’Io cosciente utilizza tutto lo spettro energetico delle informazioni, che arrivano attraverso i cinque sensi, codificate in maniera formale e sostanziale dai due emisferi cerebrali (Aree prefrontali e frontali) e ne rappresenta la guida sostanziale, il pilota che decide  di revisionare, positivizzare, modificare  il proprio vissuto mnemonico (emisfero sinistro) in funzione di un presente che  l’emisfero destro rileva, nella sua oggettività.
Di conseguenza l’Io  ad esprimersi nella  sua genialità, con ragionamenti,  progetti,  azioni, utili  all’evoluzione del proprio esistere, in ogni momento della vita fino alla morte:  tappa, quest’ultima, che  fa parte  di un processo dinamico (infanzia, adolescenza, fase adulta, anzianità) attraverso cui l’energia biologica e l’energia psicologica si  trasformano.
Essere se stessi e quindi protagonisti coscienti della propria vita comporta la conoscenza di come il proprio cervello “lavora”
Se l’essere umano fin da  bambino, è messo in condizione di attivarsi nelle sue potenzialità  biologiche sviluppando la coscienza di quanto apprende e vive, egli imparerà gradualmente a riconoscersi nel proprio Io con le sue emozioni, la sua razionalità, creatività e a stimarsi con autodeterminazione e chiarezza.
In sintesi  il bambino, utilizzerà  con coscienza la propria  energia (l’Io cosciente) nel momento in cui  imparerà a comprendere la Vita nel suo dinamismo.
Questa costuzione e consapevolezza non invecchia. L’Io della persona che ha condotto una corretta gestione della propria personalità, continuerà ad imperare e ad esprimersi anche quando la “corsa” rallenta.
Di conseguenza  la personalità influirà sulla vecchiaia così come l’Io continuerà ad influire sulla propria personalità.
Quale  metodologia educativa tiene conto di come si strutturano all’interno del cervello la personalita’ e l’individualità del bambino, futuro anziano?
Quale metodologia  favorisce  l’unicità e l’irripetibilità del bambino, nella gestione cosciente di se stesso e del proprio  cervello?
Quale metodologia insegna al bambino a diventare ricco di saggezza e conoscenza,  mettendo in discussione le informazioni che non “sente” giuste e ad esprimere le sue perplessità senza paura di essere penalizzato?
Quale metodologia è in grado di educare il bambino e il suo educatore?
Il 23 febbraio 2006 nella sala dei Presidenti, palazzo Giustiniani, Roma, si è tenuto il Convegno Internazionale su “Educazione per la Dignità Umana: una metodologia scientifica per esprimere le potenzialità universali del genoma umano. In questa sede il Prof. Michele Trimarchi, Presidente del C.E.U. ed I.P.V. presentando la dichiarazione conclusiva del Convegno, ha illustrato questa metodologia che si basa su conoscenze della  neuropsicofisiologia dei processi che regolano lo sviluppo della coscienza all’interno del cervello umano.
Su questa base scientifica l’educatore insegnerà al bambino, futuro anziano, ad autofertilizzare costantemente il proprio cervello permettendogli  di usufruire al meglio di tutte le proprie funzioni cerebrali.

L’essere umano potrà così, nel corso degli anni, identificare la “vecchiaia” non come “annullamento della coscienza” ma solo come il fisiologico rallentamento di una macchina in cui l’autista (l’Io cosciente) continuerà a  guidare la propria crescita fino al momento in cui la sua Energia si libererà verso altri percorsi evolutivi, al di là della materia che gli ha permesso di esistere in una Individualità  Cosciente.

Bibliografia
Pettinelli E., Immagini Funzionali del cervello umano, Cervello e l’Integrazione delle Scienze, n.31, A.D.E. C.E.U. 1 semestre 1988
Trimarchi M. e Papeschi L.L., Una psicologia integrata per il benessere psicofisico e spirituale dell’uomo, il Cevrello e l’Integrazione delle Scienze, n.17, 1 semestre 1991
Torlini M., Elaborazione delle informazioni ed emisferi cerebrali, Il Cervello e l’Integrazione delle Scienze, n.37, A.D.E. C.E.U., 1 semestre 2001

Meschini Luciano, Invecchiare fisiologicamente, Cultura e Natura,trimestrale si scienza,cultura e formazione, A.D.E. C.E.U., n.4,ott.dic. 2004

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