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Anche la fisiologia, d’altronde, ha dimostrato che non esistono figure, prospettive e colori assoluti e che tutta la percezione è fondamentalmente virtuale, una proiezione di contenuti mentali che strutturano le sensazioni. Non conosciamo, pertanto, una realtà data ma solo una costruzione consensuale della realtà, la quale, in senso assoluto, è mera potenzialità che l’uomo, attraverso l’evoluzione biologica e culturale, ha attualizzato in un particolare modo condivisibile e funzionale alla sopravvivenza. La realtà, in quanto potenzialità inconoscibile che attende di essere significata è paragonabile, al “pensiero vuoto” kantiano che può essere pensato ma non conosciuto, alla variabile matematica o alla “preconception”di Bion definibile come “un sentimento di attesa che ha la capacità di orientare verso certe realizzazioni” (Neri et al 1994 pag 115) così come la realtà fenomenica, quindi significata, rimanda alla “conception” bioniana ossia: “il risultato dell’incontro di un presupposto con impressioni sensoriali ad esso adeguato” (Neri et al 1994 pag 120) oppure alla trasformazione di una variabile in una costante. In sintesi, il reale al di la della coscienza è un codice a cui diamo senso; è un universo segnico, caotico, ordinato in una stuttura di significato, che deve essere condivisibile per creare un sistema di riferimenti finalizzato alla prevedibilità degli eventi. Il processo di significazione del virtuale, invece, meno vincolato ad una grammatica biologica e sociale di codifica dell’esperienza, riflette, nel suo compiersi, quella modalità privata e soggettiva di creazione simbolica e attribuzione di senso tipica del pensiero psicotico o onirico. Nel cyberspazio possono emergere i processi primari di pensiero, e non censurato, il “principio del piacere”, la soddisfazione immediata del desiderio non condizionata dai vincoli fisici del mondo reale. Il passaggio attraverso “lo specchio di Alice” conferisce materialità al nostro inconscio, aprendo le porte ad un universo governato da un minor numero di leggi. Gli stessi concetti di tempo e di spazio come afferma Caronia: “non sono più così "oggettivati" come nella concezione deterministica della scienza, sembrerebbero più influenzati da una dimensione relativistica o quantistica”. (Caronia 2005)

 

 

 

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