I PROSSIMI LABORATORI PER BAMBINI

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Ricerca pilota sulle perversioni sessuali soft ed hard, allo scopo di chiarirne la diffusione di condotte parafiliache non patologiche

Il presente lavoro nasce da una riflessione di una proposta, da parte di Willy Pasini al Congresso Nazionale di Sessuologia, sulla possibilità di distinguere la perversione in due forme: l’una, patologica, definita “hard”, che evita la relazione intima con il partner; l’altra, definita “soft”, che tende al contrario, a rivitalizzare la coppia e, come già aveva affermato Stoller (1978), consente di mantenere il legame affettivo sessuale, senza sostituirsi ad esso.

La perversione hard, ricalca quindi la definizione di perversione –o meglio, di parafilia- data dal DSM IV, secondo il quale ci troviamo di fronte a impulsi, fantasie, comportamenti che hanno come caratteristiche principali il fatto di essere ricorrenti ed intensamente eccitanti sessualmente. Questi comportamenti, o fantasie, hanno la loro peculiarità insita nella necessità  di attuare tali condotte per poter ottenere l’eccitazione sessuale. La rigidità, la coazione a ripetere e, come afferma De Masi (1999) la monotonia e l’assenza creativa, sono anch’essi elementi indiscutibili della parafilia che, etimologicamente parlando, significa “intorno all’amore” (para-philia).

In questa sede, non ho intenzione però di dilungarmi troppo sulla perversione in senso lato, quanto di approfondire meglio cosa vuol dire avere una perversione soft e quando essa diviene hard.
Più specificatamente, la questione che mi sono posta è stata quella di comprendere quanto le perversioni soft siano presenti nella vita di tutti i giorni, sotto quale forma e con quale frequenza, ipotizzando che tali comportamenti non siano esclusivi e caratteristici di un gruppo ristretto della popolazione –che usualmente “vanta” disturbi psichiatrici-, ma che si possano ritrovare ovunque, anche se in maniera celata.
Partendo dalle premesse teoriche precedentemente accennate, è stata costruita una ricerca pilota, i cui risultati, mi preme ricordarlo, sono comunque relativi. Fra breve capiremo il perché.
Si è deciso di costruire un questionario a risposte chiuse, composto da 16 domande e concernenti diversi aspetti della sessualità. In esso, si è cercato di indagare:

  • I dati anagrafici del campione (sesso, età, titolo di studio, stato civile, orientamento sessuale)
  • L’interdipendenza, o meno,  tra sessualità e sentimenti
  • La possibile esistenza di perversioni soft –o anche hard- ed in linea generale quali fantasie sono presenti e quali di queste vengono poi attuate nella vita di tutti i giorni, con quale partner, con quale frequenza e perché
  • Se tali fantasie o comportamenti hanno mai interferito con le aree funzionali del campione (lavoro, coppia, famiglia) e da qui trovare il confine tra hard e soft
  • Se tali fantasie o comportamenti sono stati a volte indesiderabili o abbiano preso il sopravvento sull’individuo
  • Le possibili identificazioni sessuali. A questo riguardo è importante ricordare una ricerca di Petruccelli (2000) che ha dimostrato che gli uomini si identificano maggiormente con l'aggressore, dirigendo la loro aggressività verso l’esterno, mentre le donne, vedendosi più facilmente vittime, dirigerebbero la stessa contro se stesse. In questo senso, la ricerca presente, tende a verificare nel campione tali dati.

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